Gli animali selvatici vengono a vivere in città

Falchi a Milano
Chiunque non ha potuto fare a meno di notare quanto siano aumentati negli anni corvi e gracchi in città. Spesso si incontrano esemplari di dimensioni notevoli. Non finisce qui però: lo splendido falco pellegrino (Falco Peregrinus), l'animale più veloce in natura che tocca i 320 km/h quando vola in picchiata all'attacco delle prede, nidifica in alcune città italiane (ma solo pochissime coppie - vedi www.birdcam.it) tra cui Milano. Il gheppio (Falco tinnunculus) è un altro rapace diurno protagonista nel tessuto urbano ed è addirittura in lenta espansione, nidificante in ben 42 capoluoghi di provincia italiani su 117. Un successo che si spiega anche con la predilezione dei gheppi per le pareti di roccia per nidificare, sostituite da palazzi ricchi di nicchie e anfratti. Sono stati segnalati nidi a Milano nella Stazione Centrale e a Roma al Colosseo, a San Pietro e alle Terme di Caracalla. Per cacciare tuttavia, questo rapace ha bisogno di spazi verdi dove trovare le sue prede, costituite in città da piccoli roditori, da lucertole, gechi, grandi insetti e a volte anche da piccoli uccelli giovani ed inesperti. Credit F.Tomasinelli

Falco Tinnunculus
Hierophis
Ardea Urban
gechi
credit Flickr CC Alastair Rae
credit flickr CC Anthony Quintano
Pappagalli a Genova
Tomasinelli_vivere_citta
Tomasinelli_vivere_citta

Non fa più notizia ormai la cronaca di maiali che grufolano nella spazzatura a Roma, il “comune agricolo più grande d’Europa”, non lontano dal GRA. Non i cinghiali che da tempo frequentano l’Olgiata nella periferia della città ma veri e propri maiali che riescono a uscire e rientrare da un allevamento.

Lo scorso marzo, del resto, era diventato virale un video che immortalava una capra che scorrazzava nella stazione della Linea A della metro a Valle Aurelia, non lontano dai Giardini Vaticani, la stessa zona dove nella piazza del paese giravano perfino i cavalli. Non stiamo parlando dei gabbiani che ormai hanno raggiunto anche le discariche delle grandi città del Nord Italia né degli scoiattoli americani che stanno colonizzandone  parchi e aiuole. Non stiamo parlando di casi fortuiti e isolati come i cervi che scendono in centro a Bolzano o l’orso che l’anno scorso è comparso alla periferia di Lecco.

Pare palese ormai che questa sia una tendenza di questi anni, il segno evidente della natura che si adatta e conquista nuovi spazi per la propria sopravvivenza. Proprio in questi giorni è stato presentato il nuovo libro di Francesco Tomasinelli  “Vado a Vivere in città”, un volume che racconta proprio perché gli animali selvatici sono sempre più comuni nelle metropoli e come possiamo convivere con essi (Edizioni Il Piviere, Euro 20,00). Assolutamente sorprendente e mai banale.

Noi abbiamo parlato con l’autore che ci ha raccontato i casi più eclatanti: “La progressiva contrazione degli ambienti naturali in gran parte dell’Italia impone agli animali di convivere con noi”, dice Tomasinelli, laureato in Scienze Ambientali Marine presso l’Università di Genova e divulgatore scientifico. “Le città, anche quelle più grandi, non sono i deserti biologici che molti si aspettano ma un ambiente complesso che può ospitare un numero sorprendente di specie di uccelli, ma anche mammiferi, rettili, anfibi insetti e pesci (www.isopoda.net)”.

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