I cibi salati fanno aumentare la sete ma soprattutto la fame

I cibi salati aumentano sì la sete, ma soprattutto la fame

I cibi salati aumentano la sete ma solo a breve termine: in realtà ci spingono anche a mangiare di più e possono scatenare patologie piuttosto gravi. Lo racconta una importante ricerca che ha simulato il viaggio di un essere umano fino a Marte e che è stata condotta da un team internazionale composto da scienziati della Vanderbilt University (Stati Uniti), del Centro Max Delbruck per la medicina molecolare (MDC) e dall’agenzia spaziale tedesca (DLR).

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Uno studio importante

Lo studio ribalta le ricerche precedenti e fissa alcuni concetti importanti utili anche nel nostro comportamento quotidiano. Se abbiamo sempre avuto la sensazione che le patatine, i salatini e le noccioline, per quanto gustose, provocano la sete, le cose non stanno esattamente così (e sono in realtà ben più complesse). Nel condurre i test della simulazione del volo su Marte, il gruppo di ricerca si è concentrato sulle problematiche dell’alimentazione degli astronauti, la prima delle quali è la gestione delle riserve d’acqua, che sono preziosissime durante il lungo viaggio verso il pianeta rosso.

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Il viaggio su Marte

Gli studiosi hanno sottoposto 10 volontari maschi a una esperienza in una capsula che simulasse la traversata spaziale. Un gruppo è rimasto nella piccola astronave per 105 giorni, un altro per 205, entrambi seguendo il medesimo regime alimentare, salvo alcune settimane in cui sono state cambiate le quantità di sale (6, 9 o 12 grammi al giorno). E qui la sorpresa: i cosmonauti a cui era stata aumentata la dose di sale (da 6 a 12 grammi al giorno) hanno avuto un comportamento inaspettato, ovvero hanno bevuto meno e mangiato di più degli altri. Lo stesso meccanismo si è poi verificato in un esperimento simile sui topi. In sostanza è emerso che una dieta ricca di sale induce l’organismo a risparmiare l’acqua ma a aumentare la fame.

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Adattamento distruttivo

Il motivo di questo meccanismo è dovuto ad alcune molecole, i glucocorticoidi, che distruggono le proteine dei muscoli per trasformarle in urea, che a sua volta aiuta il corpo a riassorbire l’acqua nei reni. Se da un lato quindi la sensazione di sete indotta dal cibo salato aumenta, dall’altro pare che duri solo poco tempo, e che in realtà aiuti a risparmiare acqua nelle 24 ore, cosa utile in condizioni estreme come un viaggio su Marte. L’altro aspetto è che questa dinamica adattiva del nostro corpo nell’evitare la disidratazione abbia come conseguenza quella di una degenerazione dei muscoli, che vengono privati delle loro proteine. Le conseguenze sono gravi: per conservare l’acqua l’organismo spreme i muscoli e attinge alla riserva di energia, esponendoci a rischi elevati di diabete e malattie cardiovascolari.

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Meglio la fame o la sete?

Il paper, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, spiega che per sopravvivere, l’organismo si adatta nuovamente: per evitare la distruzione del nostro corpo viene indotta la sensazione della fame, proprio per il mantenimento del tono muscolare e la conservazione dell’energia. Questo ci spinge così a mangiare di più (e non a bere di più) dopo aver consumato cibi salati. Lo studio fa insomma capire che il sale influenza il consumo energetico dell’organismo e spiega che un’alimentazione troppo ricca di sale ha conseguenze negative oltre quello che ci immaginavamo e oltre quello che finora la scienza ha raccontato.

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