Kazimierz Nowak, il polacco che negli anni Trenta attraversò l’Africa in bicicletta

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Se pensate che farsi tutta l’Africa andata e ritorno in bicicletta sia qualcosa di folle, estremo, inconcepibile e insensato vuol dire che ancora non avete letto l’incredibile storia di Kazimierz Nowak, un fotografo e viaggiatore polacco che tra il 1931 e il 1936 ha attraversato l’Africa da Tripoli a Città del Capo e ritorno a bordo di una bicicletta oltre che a piedi, a cavallo e sul dorso di un cammello. Il tutto prima di rientrare a casa, a Poznan in Polonia, proprio alla vigilia dell’invasione tedesca e sovietica del suo paese.

Dalla Polonia alla Turchia in bicicletta

Kazimierz Nowak era nato nel 1897 nella cittadina di Stryj, nell’Oblast di Leopoli nell’attuale Ucraina, occupato tra l’ottobre 1914 e il maggio 1915 da parte dell’Impero russo: è in questo momento che Nowak si trasferisce a Poznan dove comincia a lavorare per una compagnia di assicurazioni, si sposa e vede nascere la figlia Elisabetta e il figlio Romualdo. È il 1925, e spinto dalla passione per le gite in bicicletta e dalla grave crisi economica che si abbatte sul paese Nowak decide di mollare tutto, lasciare il paese e, dichiarandosi giornalista e fotografo, guadagnarsi da vivere viaggiando in bicicletta in Europa e vendendo storie e fotografie. Attraversa Ungheria, Austria, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Romania, Grecia, Turchia.

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La prima volta in Tripolitania

Nel 1928 raggiunge la Tripolitania, la storica regione nord-occidentale dell’attuale Libia. La provincia ottomana è da oltre 15 anni colonia italiana, abbiamo promesso un po’ di autonomia ma le cose stanno rapidamente cambiando e la situazione è in pieno sommovimento. Quello di Nowak è un breve soggiorno, presto interrotto da problemi di salute ed economici, ma sufficiente a lasciar impresso nel viaggiatore polacco una sorta di mal d’Africa che gli fa promettere a se stesso di tornare, prima o poi, nel continente nero.Kazimierz Nowak avventuriero polacco bicicletta africa

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Il ritorno in Africa

Alla fine di ottobre del 1931 Nowak riprende la rotta verso sud, raggiunge Roma e Napoli e traghetta verso Tripoli da dove, a bordo di una bicicletta, punta verso sud attraverso il Sahara. Il sabato santo del 1932 raggiunge l’oasi di Maradah gettando nello scompiglio la guarnigione italiana: un polacco, in bicicletta, che spunta dal deserto, nel cuore della Cirenaica altrettanto turbolenta della Tripolitania. I soldati italiani lo respingono ma Nowak non si perde d’animo. Punta verso Bengasi e seguendo la costa raggiunge Alessandria d’Egitto da dove, seguendo il corso del Nilo, ridiscende di nuovo verso sud.

È un viaggio epico, che non risente dell’eco dei drammi europei e americani, dal nazifascismo alla Grande Depressione, e gli permette di entrare in contatto, forse primo viaggiatore senza intenzioni di conquista, con molte delle popolazioni indigene, dai tuareg ai Watussi, dai Pigmei ai Boscimani. È solo con loro, e in parte con i missionari polacchi in Africa, che Nowak trova pace: contrario all’espansionismo coloniale polacco ed europeo in generale, mal si concilia con militari, faccendieri, arraffatori e bracconieri assetati di soldi, ricchezze e dissolutezza.

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Dal Mediterraneo all’Unione Sudafricana

Nell’aprile del 1934 raggiunge la sua meta, Cape di Buona Speranza, la punta meridionale del continente africano da cui riprende la strada verso nord e attraverso l’Africa occidentale. Più o meno nell’attuale Namibia, in pieno deserto, la sua amata bicicletta gli si spezza in due: Nowak compra un cavallo, poi altri due, raggiunge le rive de fiume Kasai, al confine tra gli attuali Angola e Repubblica Democratica del Congo, vende il terzo cavallo e acquista una barca, cammina a piedi per migliaia di chilometri e poi per 5 mesi attraversa il deserto del Sahara a bordo di un cammello finché non giunge a Ouargla, un’oasi nell’attuale deserto algerino. Qui riesce a comprare una nuova bicicletta e finalmente in sella pedala fino ad Algeri: quando rivede il Mediterraneo sono passati 5 anni da quando ha messo piede in Africa, ha percorso oltre 40mila chilometri e in tasca ha i soldi giusto per comprare un biglietto per Marsiglia e qualche abito pesante per l’Europa.

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Il ritorno in Polonia e la morte

Una volta tornato in Francia prova a vendere qualche foto ma è con i soldi di sua moglie e l’aiuto del suo sponsor (in realtà la fabbrica Stomil che gli fornisce gli pneumatici da bicicletta e garantisce per lui durante l’attraversamento della germania) che riesce ad acquistare il biglietto del treno per tornare a Poznan. L’idea è quella di vendere foto e storie per racimolare altro denaro con cui partire nuovamente, direzione il Sud-Est asiatico questa volta. In Africa ha contratto la malaria e una profonda infezione agli arti inferiori, una periostite che lo obbliga all’operazione chirurgica. Durante la degenza contrae la polmonite che lo porta alla morte dopo meno di un anno dal ritorno in Polonia. È il 13 ottobre del 1937 e Kazimierz Nowak ha appena 40 anni: di lui rimarranno la sua storia e oltre 10mila fotografie scattate nel corso di quella sua incredibile avventura.

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Foto, documenti e testimonianze sulla vita di Kazimierz Nowak si trovano sul sito a lui dedicato kazimierznowak.pl

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