Le storie incredibili della Maratona dell’Afghanistan

(Credits: Marathon of Afghanistan/Latif Azimi)

All’inizio del mese di novembre si è tenuta la seconda edizione della Maratona dell’Afghanistan, una delle principali competizioni outdoor del continente asiatico. Si tratta dell’unico evento sportivo a genere misto del paese, con l’appuntamento di quest’anno che ha visto partecipare più di 250 runner provenienti da ogni parte del mondo.

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In mezzo alle montagne

La maratona si è svolta nella valle di Bamiyan (patrimonio dell’UNESCO), una panoramica regione montuosa in cui il freddo può rivelarsi un ostacolo insidioso per chi corre. Gli atleti hanno calcato un percorso sia asfaltato che sterrato, per poi tagliare il traguardo nel punto in cui, fino al marzo del 2001, si trovavano le due statue del Buddha rase al suolo dai talebani. Si tratta, perciò, di un luogo che simboleggia le ingiustizie e le violenze che ha subito il popolo afghano. Grazie specialmente alla partecipazione delle donne, questa manifestazione è caratterizzata da un’enorme valore sociale.

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Includere le donne nello sport

Durante l’edizione del 2016 hanno corso 250 atleti inglesi, americani, olandesi, tedeschi, canadesi, australiani, irlandesi, finlandesi e, ovviamente, afghani. Gli organizzatori della maratona hanno lavorato al fianco di Free to Run, un’agenzia senza scopo di lucro che si batte giorno dopo giorno per includere le donne nel mondo dello sport di tutte le aree colpite da conflitti bellici.

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Un secondo posto che vale oro

Una delle storie più affascinanti della competizione di questo autunno è stata quella di Charlie Lewis. Il runner inglese, qualche anno fa, ha subito l’amputazione della parte finale della gamba destra a causa di un incidente sugli sci. “Avevo 19 anni quando sono caduto. Il mio sogno era quello di intraprendere una carriera da professionista nel rugby, poi è andato tutto in fumo”, ha scritto in un articolo su The Guardian. Lewis, però, ha mostrato una forza d’animo fuori dal comune e si è rialzato più forte di prima grazie al ciclismo e alla corsa. In Afghanistan ha partecipato alla sua prima maratona, tagliando il traguardo per secondo nonostante la protesi.

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