Under Armour Fat Tire Low, la prova delle scarpe trail con suola “grassa”

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Under Armour prova a sfidare la concorrenza nel settore del trail con la sue originalissime Fat Tire Low, e noi le abbiamo provate fra i primi.

La novità

Si tratta di calzature superammortizzate per i trail, con una linea che racconta molto di queste scarpe. La casa che ha moltiplicato il suo fatturato del 30 % in un anno grazie alle imprese del cestista Stephen Curry ha stretto una partnership con Michelin per la realizzazione delle suole e la cosa si è tradotta in una scarpa ispirata alle gomme di taglia extra di solito installate sulle fatbike (da cui il nome) per cui è (anche) conosciuta la casa francese.

(Credits: Under Armour)

In realtà non si tratta solo di estetica: la suola Michelin Wild Gripper promette una straordinaria aderenza sul terreno in pendenza e in generale un’approccio all terrain per le corse e gli allenamenti outdoor su trail.
L’abbiamo utilizzata in allenamento e in corsa, scoprendo alcune cose interessanti.

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Il training

La tomaia è sufficientemente resistente (con pannelli antiabrasione sovrapposti) e allo stesso tempo morbida e le stringhe fasciano molto bene il piede, anche se i runner di una carta altezza e peso (diciamo oltre l’1,80 e i 75 kg) e con una certa impostazione di corsa potrebbero risentire dell’effetto “Low”, con la parte di tomaia sul tacco un po’ troppo risicata.
Se con la suola carrarmato la capacità di adattamento allo sterrato è scontata, l’aderenza, in alcune situazioni, si è rivelata davvero impressionante. L’abbiamo trovata perfettamente confortevole sulla terra battuta e piccoli sassi (di dimensioni di 2/3 cm) e sorprendentemente, anche sull’asfalto; molto apprezzabile anche la stabilità che la Fat ci fornisce su declivi e percorsi leggermente inclinati: l’azione del sistema Charged Cushioning modella l’intersuola sul tracciato che affrontiamo e ci permette di rimanere mediamente perpendicolari alla superficie, assorbendo l’impatto della falcata e restituendo energia al piede. È questa la tecnologia proprietaria di schiume ammortizzanti con cui Under Armour vuole conquistare il pubblico.

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(Credits: Ilaria Cattaneo)

La gara

La morbidezza della suola ha un rovescio della medaglia: sui percorsi più duri in salita riscontriamo un affaticamento più rapido rispetto al solito. Rocce e sassi più imponenti si sentono un po’ troppo, come abbiamo sperimentato durante la Bettelmat Skyrace in Val Formazza il 16 e 17 luglio (versione da 22 km, con 750m di dislivello positivo), in un percorso fatto di terra battuta, piccoli sassi, tratti di neve, sassi medi. Da un lato la sicurezza in appoggio fino alle salite medie, un’ottima tenuta sulla neve (lingue di diversa dimensione dai 5 ai 100 metri) e una spinta aggiuntiva che ci ha aiutato nella performance; dall’altro la difficoltà nell’affrontare gradoni di 50/60 cm, dove si sente la sensazione di poca stabilità sul tallone, e un po’ di usura della pianta del piede. Un’altro limite è la dimensione dell’intersuola, abbastanza sporgente per avere un effetto frenante nell’erba alta.

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Il responso

Fra tutti gli aspetti positivi e negativi di cui vi abbiamo raccontato, tutto sommato la sfida è pari. La Under Armour Fat Tire Low è una scarpa abbastanza innovativa quanto a linea e tecnologia, buona in certe situazioni e meno in altre. Forse non ancora pronta a conquistare legioni di trailrunner ma è un buon prodotto di cui aspettiamo l’evoluzione.

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Il prezzo è di 160 euro.

 

(credits: Under Armour)

 

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