Coronavirus in Spagna, lockdown in Galizia sul Cammino di Santiago

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Il coronavirus in Spagna ha costretto le autorità a dichiarare il lockdown in Galizia toccando una tappa del Cammino di Santiago. Dopo i nuovi focolai che hanno causato l’impennata di contagi in Catalogna, con conseguente lockdown a Lleida (a 160 km da Barcellona, in cui vivono 200 mila persone), la notizia dell’estensione della pandemia da Covid-19 in Galizia, ha convinto il governo della Comunità Autonoma della Galizia a chiudere un’area in cui vivono 70 mila persone, nella provincia di Lugo. Che è la loclaità da cui partono gli ultimi 100 km del Cammino di Santiago. La causa dei nuovi focolai sembra esser la movida di alcuni bar dell’area.
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Coronavirus in Spagna, lockdown in Galizia sul Cammino di Santiago

La zona della Galizia interessata dai nuovi focolai è quella di A Mariña, lungo la costa settentrionale interessata anche dal pellegrinaggio del Cammino di Santiago, che porta a Santiago de Compostela.
Nella città di Lugo si sono registrati 117 casi dei 258 che si contano in zona. Gli abitanti non potranno lasciare la zona da oggi a venerdì prossimo 10 luglio: solo chi viaggia per necessità potrà muoversi e lasciare la zona.
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Lugo si trova sul Cammino di Santiago, un tratto molto frequentato perché da qui si parte per gli ultimi 100 km che portano a Santiago. È una bella e antica città romana cinta da mura che sono patrimonio Unesco, nonché uno dei punti di riferimento della cucina galiziana.

Si può andare in Spagna a fare il Cammino di Santiago?

La Spagna ha appena riaperto le frontiere (4 luglio, non senza polemiche) nella speranza di rilanciare il turismo, di cui il Camino è un elemento importante.
Per ora è possibile percorrerlo, evitando per maggiore sicurezza Lugo, e arrivare alla Cattedrale di Santiago de Compostela, che è stata riaperta con misure di sicurezza anti coronavirus per la tutela dei pellegrini.
Il Ministero della Salute ha evidenziato che negli aeroporti spagnoli sono stati organizzati sistemi di controllo dei viaggiatori in arrivo con termometri, oltre alla raccolta di dati per poterli tracciare gli ingressi e contattare eventualmente le persone a rischio.

 

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