Messner, i 40 anni della scalata all’Everest e il suo ultimo film, La Montagna Sacra

Reinhold Messner 40 anni fa saliva sull’Everest per la prima volta senza ossigeno. Ora, nel mezzo delle celebrazioni della grande impresa che ha cambiato la storia dell’alpinismo, esce anche il suo secondo film, La Montagna Sacra, in anteprima mondiale al Trento Film Festival 2018 .
La pellicola, il cui titolo originale è TYhe Holy Mountain racconta di un’altra sua impresa, stavolta come soccorritore, quando con la sua squadra intervenne per salvare la spedizione di Peter Hillary sull’Ama Dablam.
Una storia che sconfina nel magico, narrata in stile documentaristico.

Ospite da Fabio Fazio a Che Tempo Che Fa, domenica 22 aprile Messner ha ricordato le due avventure, ribadendo i rischi connessi al turismo alpinistico.

 

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40 anni dall’impresa sull’Everest senza ossigeno

L’8 maggio 1978 Reinhold Messner e l’austriaco Peter Habeler raggiunsero la cima del Monte Everest senza l’ausilio di bombole d’ossigeno, un’impresa ritenuta impossibile allora. Due anni dopo l’alpinista altoatesino ripeté l’impresa da solo, altra cosa ritenuta impossibile, che in seguito solo altri 200 alpinisti sono riusciti a fare.

In occasione del quarantesimo anniversario della prima impresa, Messner è tornato al Campo Base dell’Everest insieme ad altri sei compagni compagni di cordata ancora vivi (erano in 12, ma solo l’italiano e Habeler salirono fino alla fine senza ossigeno) per ricordare quell’impresa che fu individuale e collettiva. Sono stati seguiti da una tropue che ha realizzato un documentario, intitolato Land of the Mountains.

 

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Il turismo dell’Everest

Sia durante l’intervista con Fabio Fazio che nel corso delle celebrazioni in Nepal, Messner ha parlato senza mezze misure della macchina da turismo che è diventato l’Everest, dove con 70-100 mila dollari chiunque, anche senza esperienza, può salire in vetta, accompagnato da uno stuolo di sherpa e assistito in tutto da organizzazioni e tour operator che hanno invaso i diversi campi base, trasformandoli in vere e proprie cittadelle.

Un esempio di questo fenomeno è raccontato in modo leggero dal film Ascensione, presente nel catalogo Netflix.

Messner si rende conto che il Nepal ha bisogno del turismo per sopravvivere (ne ha parlato nei giorni scorsi sull’Himalayan Time). Ma, l di là dei problemi di affollamento, inquinamento e mancanza di rispetto per la montagna sacra, l’approccio da turismo deluxe all’Everest ha provocato stragi come quella raccontata da Jon Krakauer in Aria sottile, da cui poi è stato tratto il discusso film Everest (ecco qualche film alternativo sul tema Everest).

 

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Di cosa parla La Montagna Sacra, il film di Messner

La Montagna Sacra è il secondo film di Reinhold Messner, dopo Still Alive – Dramma sul Monte Kenya dello scorso anno. Nel nuovo lungometraggio non si parla di Everest ma dell‘Ama Dablam, dove nel 1979 si svolse un episodio drammatico che vide coinvolto in prima persona l’alpinista italiano.

Il film racconta la storia di un gruppo di giovani neozelandesi guidati da Peter Hillary (figlio di sir Edmund, il primo a raggiungere la vetta dell’Everest) che sta salendo sui 6812 metri della montagna nepalese (considerata per la sua conformazione il Cervino del Nepal), quando la caduta di un seracco ferisce gravemente Hillary e costringe il gruppo a una situazione pericolosissima.
Solo l’intervento di Messner, che per caso stava salendo con un altro gruppo, riesce a salvarli, con una azione di grande cameratismo alpinistico.

A Che Tempo Che Fa Messner ha raccontato le implicazioni metafisiche dell’impresa, dato che i nepalesi consideravano la caduta del seracco una vendetta degli dei della montagna sacra contro Hillary e il turismo irrispettoso.

 

 

Come vedere il film di Messner

La Montagna Sacra mescola immagini d’archivio, immagini private di Messner, e nuove riprese, oltre alle testimonianze dei protagonisti, ed è in lingua inglese e tedesca con sottotitoli.

La prima mondiale del film sarà il 30 aprile al Supercinema Vittoria di Trento, nell’ambito del Trento Film Festival, con la presenza del regista.

 

 

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(foto Reinhold Messner)

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