Parkour: come iniziare con i consigli di Fausto Vicari

Parkour come iniziare

Il Parkour è più che uno sport, è una vera filosofia di vita. Dietro all’art du deplacement c’è una storia lunga almeno un secolo e iniziata in Francia: prima il cosiddetto metodo naturale di Georges Hébert, che agli inizi del Novecento ideò un metodo di allenamento per l’addestramento delle truppe militari, e poi il vero e proprio Parkour inteso come abilità di spostarsi in ambiente naturale o urbano nel modo più efficiente, semplice, veloce e sicuro possibile sviluppato da David Belle, figlio di un pompiere addestrato proprio con il metodo di Hébert. In Italia il Parkour è stato riconosciuto dal Coni come vero e proprio sport solo nel 2017, ma non ce ne’era forse nemmeno bisogno: dai pionieri dei primi anni Duemila al boom di traceur e traceuses di oggi, che si allenano per strada, nei parchi e nelle numerose palestre di Calisthenics e Freerunning sbocciate un po’ ovunque.

È proprio in una di queste, la Zero Gravity di Milano, che abbiamo incontrato Fausto Vicari, 20 anni, siciliano di Mascalucia in provincia di Catania, il primo campione italiano di Parkour, titolo vinto nel 2018, e wild card all’evento Red Bull Art of Motion di Matera. A chi meglio di lui chiedere come cominciare a fare Parkour?

Parkour come iniziare Fausto Vicari

Fausto, come è cominciata la tua storia con il Parkour?

Un po’ per caso ed ero molto giovane, e la cosa importante è che si può cominciare a qualsiasi età, sia come sport da ragazzi che come attività per tenersi in forma. Il Parkour è davvero uno sport adatto a tutti, un modo di riscoprire quei movimenti che si facevano da piccoli e che poi tendi a dimenticare e perdere.

Ok, ma in concreto come possiamo iniziare?

Per esempio quando vai a correre e poi ti arrampichi da qualche parte, come un albero o un muro. Il Parkour è un modo efficiente di superare un ostacolo, e basta andare al parco a correre per trovartelo davanti. Se anziché girarci intorno ed evitarlo punti a superarlo, ecco che stai facendo Parkour. In fondo non è altro che dare una bella spolverata al nostro corpo.

Quali doti fisiche sono necessarie?

Sicuramente avere un p’ di base e di agilità nella corsa, e sicuramente anche riuscire a sollevare il proprio corpo, per scavalcare un muro o fare una trazione alla sbarra. Basta questo, e poi tanta forza di volontà, immaginazione e liberarsi delle paure.

Le prime tecniche da imparare?

I “vault”, cioè i movimenti che servono appunto per scavalcare un ostacolo. Se ci pensi il Parkour è anche un po’ imitare il movimento degli animali, e infatti i nomi di molti vault si ispirano proprio al regno animale, da monkey a ket. E l’idea è proprio quella di fare come gli animali, che non pensano a quale movimento e fare e a come farlo, ma seguono l’istinto di andare da un punto all’altro. Poi i vault possono trasformarsi in trick, ma si parte dai movimenti semplici e si arriva a movimenti più complessi come le capriole in aria.

A proposito di movimenti semplici, ce ne sono di propedeutici al Parkour?

Sì, noi li usiamo come riscaldamento, per risvegliare i muscoli senza troppo impatto. La quadrupedia per esempio, o i rotolamenti, che tutti possono fare.

E se avessimo paura di qualche vault?

Puoi provare in qualche palestra come questa, se ne hai una vicino a casa, ma saltare sempre con la protezione di un materasso può anche essere controproducente. Bisogna capire e imparare che anche cadere è parte del movimento. Ovvio che c’è un po’ di rischio, ma non è niente di pazzesco e bisogna solo scrollarsi di dosso la paura.

Esistono corsi e allenatori di Parkour?

Sì, ora sì, anche se non ovunque. Pensa che per partecipare ai Campionati Italiani dell’anno scorso ho dovuto tesserarmi per la società di ginnastica di un amico. Comunque un istruttore e un corso possono essere utili, anche io alleno per divertimento qualche ragazzo, ma più che insegnare li porto a imparare da soli. Il consiglio è sempre quello di provare e riprovare, non aver timore di fare movimenti goffi e puntare a migliorare un po’ alla volta.

Ma tu, senza un istruttore, come hai fatto?

La mia fonte di ispirazione è stato Youtube, il Parkour è esploso grazie ai video online. Quando ero piccolo e non avevo nessuno con cui confrontarmi guardavo i video, cercavo di capire come erano i movimenti e poi andavo a provarli. Al tempo mi filmavo anche ogni allenamento, perché rivedersi aiuta a capire in cosa devi migliorare e a fare il confronto con gli altri notando le differenze.

Lo fai ancora?

Ora mi film solo quando sto provando qualcosa di nuovo, perché nel Parkour è fondamentale sviluppare la coscienza del movimento, ed è una cosa che acquisisci un poco alla volta. È come vedersi dall’alto, vedere dove sei rispetto all’ostacolo, in quale posizione è il tuo corpo, riesci a immaginare il tuo movimento da un’altra prospettiva. Il Parkour è anche uno sport molto mentale che ti permette di essere cosciente di quello che stai facendo proprio nel momento in cui lo stai facendo.

Cambiare location aiuta a migliorare?

Sì, assolutamente- Parkour e Freerunning sono un modo di interpretare il territorio e cambiare posto cambia il modo di fare Parkour. Per esempio io a casa ho solo un prato, ma quando sono arrivato alla Stazione Centrale di Milano ho visto subito un sacco di possibilità di allenarmi.

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