Perdersi e ritrovarsi nel labirinto di bambù più grande del mondo

Appena fuori del borgo medievale di Fontanellato (PR) si trova un luogo insolito, magico, quasi esoterico. È il Labirinto della Masone, un intreccio geometrico di siepi di bambù che si estende per sette ettari di terreno delimitati da filari di alti pioppi. Il dedalo è nato da un’idea dell’editore Franco Maria Ricci che sognò di costruirne uno quando ospitava l’amico e scrittore Jorge Luis Borges, negli anni Settanta. Si tratta del labirinto di bambù più grande del mondo: dopo dieci anni di lavori, nel 2015 ha finalmente aperto i battenti al pubblico.

Ma il labirinto – progettato da Ricci insieme agli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto – non è tutto: si trova all’interno di un polo culturale di 5mila metri quadrati che ospita una collezione privata di opere dell’editore, una biblioteca e diversi spazi dove si tengono incontri, concerti e seminari. La struttura si sviluppa in parte al centro del labirinto, dove svetta una piramide all’interno della quale si trova una cappella dorata.

Credits: Silvia Malnati

– Credits: Silvia Malnati

La nostra visita

Dopo averne molto sentito parlare, abbiamo deciso di visitare il Labirinto della Masone in occasione della presentazione della mostra del Codex Serafinianus di Luigi Serafini, un’opera enciclopedica fantastica che raccoglie tavole con disegni di creature misteriose e testi in un alfabeto mai decifrato (non poteva esserci luogo più adatto di un labirinto per esporla).

Un'illustrazione del Codex SerafinianusCredits: Silvia Malnati; Luigi Serafini

– Un’illustrazione tratta dal “Codex Serafinianus”. Credits: Silvia Malnati; Luigi Serafini

Poco prima di inoltrarci tra le siepi di bambù saliamo sulla torretta panoramica di fronte al labirinto per avere un’idea della sua estensione. La vista è spettacolare e ci permette di comprendere meglio la complicata pianta a stella del dedalo. A questo punto siamo pronti per iniziare: seguiamo il cartello indica l’ingresso del labirinto e ci lasciamo guidare dall’intuito.

Credits: Silvia Malnati

Inoltrarsi nel dedalo

All’inizio ci sembra impossibile perdersi. Le siepi in alcuni punti non sono ancora così fitte e l’ingresso è vicino alle nostre spalle. Ma più si cammina, più i muri verdi cominciano a ispessirsi e il senso dell’orientamento vacilla. Siamo portati ad avvicinarci al centro, ma presto ci accorgiamo che non è questo il metodo giusto per raggiungere l’uscita collocata sotto la piramide. Infatti, pur costeggiando la struttura centrale – dove si trovano le varie sale e l’ampia corte in mattoni circondata da portici – non si trova alcun ingresso per accedervi, ma solo una rete metallica.

L'autrice nel labirintoCredits: Giovanni Zenga

– L’autrice nel labirinto. Credits: Giovanni Zenga

Continuiamo a vagare. Scegliamo di rimanere più esterni rispetto al centro e dopo una mezzora di cammino giungiamo di fronte a un cancello con un cartello: “Siete a metà strada”. Riprendiamo a spostarci, le strade delimitate dal bambù cominciano a sembrarci tutte uguali, tanto che facciamo fatica a capire se stiamo ripercorrendo vie già esplorate. Avvertiamo un certo disagio. Ogni tanto incontriamo altri visitatori dall’aria confusa, altre giungiamo in “punti di raccolta” segnalati da un numero di metallo (le cifre sono in ordine sparso) da dove, in caso di emergenza o se ci si perde, si possono contattare telefonicamente gli operatori del labirinto per farsi venire a prendere. Non ci perdiamo d’animo e continuiamo con l’idea che tutto sommato “sbagliando si impara”.

Un punto di raccolta Credits: Silvia Malnati

Trovare l’uscita

Infatti fortunatamente alla fine ce la facciamo: dopo un’ora di peregrinare arriviamo ai piedi della piramide. Una porta a vetri si schiude magicamente (diciamolo, ci sentiamo come alla fine di un’impresa epica) e ci fa accedere alla corte centrale dove ci si può riposare sulle panchine collocate sotto i portici laterali.

Credits: Silvia Malnati

– La piramide al centro del labirinto. Credits: Silvia Malnati

Visitare il Labirinto della Masone, che tra l’altro è inserito nel circuito dei castelli del Ducato di Parma e di Piacenza, è un’esperienza da provare. Perché il labirinto è un luogo simbolico che ha molto da insegnare a chi lo percorre: ci ha fatto capire che a volte per trovare ciò che cerchiamo è necessario perdere i punti di riferimento e mettere in discussione le certezze più consolidate. E che per centrare un obiettivo la strada giusta non è per forza quella più veloce.

Ingresso: 18 euro; 15 euro soci FAI

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