Ride, perché è da vedere il film italiano sui rider acrobatici

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C’è un film italiano, Ride, che sembra venuto da oltreoceano. Racconta di un gruppo di rider acrobatici e di una gara di downhill cha prende le sembianze di un thriller.

Ride è una interessante e piacevole novità nel campo del film d’azione italiano. Il regista, Jacopo Rondinelli, ha scelto di girarlo con le action cam Gopro, che danno dinamismo estremo alle scorribande in mountain bike dei protagonisti. Che sono Lorenzo Richelmy e Ludovic Hughes.

 

Ride, la trama

Ride racconta di Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes), due amici che fanno i rider acrobatici. Vengono coinvolti in una corsa in bici che mette in palio una grossa somma di denaro, ma le cose non sono così facili. I due finiscono dentro una gara segreta di downhill che nasconde un mondo oscuro e pericoloso. Quello che c’è davvero in ballo è la loro sopravvivenza.

 

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Ride, un film italiano che osa

Azione, mistero, suspence, sport estremo: Ride è un film anomalo nel panorama italiano, una pellicola che guarda al filone degli sport movie americani.

Rondinelli, sl suo esordio al cinema dopo una serie di videoclip di successo, gira scene anche con 20 GoPro, dando un tocco visivo ipercinetico e vicino allo stile dei videografi che spopolano su Youtube con i video adrenalinici.

 

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Ride, il trailer

 

 

 

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Ride, tra Spielberg e il donwhill

La produzione di Ride è tutta italiana (Lucky Red), così come la location i cui è stato girato: il Trentino. Ma i riferimenti sono quelli del cinema statunitense, e non solo dal punto di vista visivo. La sceneggiatura è opera di due autori come Marco Sani, Fabio Guaglione e Fabio Resinaro.

Gli ultimi due, citati anche come ‘direttori creativi’ di Ride, avevano già ottenuto l’attenzione di pubblico e critica come registi del film Mine (2016), un survival movie ansiogeno ambientato nel deserto con due soldati dei marines in condizioni disperate

 

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La storia della gara maledetta di Ride richiama i teen movie come Hunger games, ma anche lo Spielberg di Ready Player One. Un tentativo interessante di uscire dal solito canone del cinema italiano d’autore e provare un nuova strada, un po’ come altri film di questi ultimi ani. Ad esempio Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento.

 

 

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