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	<title>cambiamenti climatici Archives - SportOutdoor24</title>
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	<title>cambiamenti climatici Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>È il momento per navigare tra i fiori di loto sul Mincio: emozionante, struggente, bizzarro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Martino De Mori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 06:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[escursioni]]></category>
		<category><![CDATA[fiume]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra metà giugno e agosto il fiume Mincio si trasforma in una distesa verde e[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="426" height="309" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/loto-fiore.png" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="loto-fiore" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/loto-fiore.png 426w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/loto-fiore-300x218.png 300w" sizes="(max-width: 426px) 100vw, 426px" /><br><br><p>Tra metà giugno e agosto il <strong>fiume</strong> <strong>Mincio</strong> si trasforma in una distesa verde e rosa che lascia senza fiato. Lì dove l’acqua scorre lenta <strong>tra Curtatone e Mantova</strong>, sbocciano i fiori di loto: migliaia di<strong> petali rosa shocking che si aprono al sole</strong>, galleggiando su foglie giganti.<br />
È uno spettacolo ipnotico, che ricorda le immagini dei fiumi asiatici e che ogni anno attira sempre più visitatori.<br />
Navighi sopra una distesa di fiori <strong>sentendoti come in Indocina.</strong><br />
Vale la pena andarci, ma consapevoli che dietro questa bellezza tropicale c’è una storia bizzarre e <strong>una serie di problemi ambientali da non sottovalutare.<br />
<a href="https://www.instagram.com/p/DKwMfUrNdTr/?utm_source=ig_web_copy_link" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">C&#8217;è anche il nostro podcast che ne parla!</a></strong></p>
<h3><strong> </strong>Una fioritura esotica nel cuore della Pianura Padana</h3>
<p>Navigare lungo i canali tra Grazie di Curtatone e il Lago Superiore di Mantova è davvero come fare un viaggio improvviso in Indocina, senza allontanarsi dalla Lombardia. Le barche turistiche si muovono lentamente tra le piante, <strong>attraversando veri e propri corridoi fioriti.</strong> Al tramonto, la luce violacea del cielo si riflette sui fiori, mentre senti il profumo forte del loto che riempie l’aria e vedi il profilo di Mantova sullo sfondo. Un’esperienza mistica, ma se ci pensi, diventa surreale.<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio.jpeg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-651504" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio.jpeg" alt="navigazione-mincio" width="1124" height="852" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio.jpeg 1124w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio-300x227.jpeg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio-1024x776.jpeg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/navigazione-mincio-768x582.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1124px) 100vw, 1124px" /></a></p>
<h3>Perché sul Mincio ci sono i fiori di loto</h3>
<p>Tutto inizia nel <strong>1921</strong>, quando la botanica Anna Maria Pellegreffi decide di piantare il loto asiatico (Nelumbo nucifera) nel Lago Superiore di Mantova per ottenere una farina da usare a fini alimentari (siamo fr ale due guerre mondiali, l&#8217;Italia soffre la fame).<br />
L’esperimento viene abbandonato ma <strong>i rizomi sopravvivono</strong>. sono indubbiamente belli da vedere e i locali iniziano a diffonderli nei canali. Torneranno buoni negli anni &#8217;90, dopo la fine dell’economia legata alla cannuccia di palude: <strong>il loto diventa l’attrazione turistica</strong> per i locali e le Valli del Mincio cominciano a farsi conoscere.</p>
<h3></h3>
<h3>Ascolta il podcast</h3>
<p><strong>Il nostro viaggio-reportage per raccontare il Mincio e le sue contraddizioni:</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" style="border-radius: 12px;" src="https://open.spotify.com/embed/episode/19oZgGRIN7H9e5P8wa8jfr?utm_source=generator" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Un fiore bellissimo ma invasivo</h3>
<p>Dietro la poesia, però, si nasconde un <strong>problema ecologico crescente</strong>. Il loto è una specie invasiva, soffoca le piante autoctone, riduce la biodiversità, impedisce la fotosintesi e altera l’equilibrio del fiume.<br />
In più, ogni anno, a fine fioritura, <strong>tonnellate di foglie e steli marciscono sul fondale,</strong> innalzandolo e creando nuove isole di vegetazione. La manutenzione non è quella che servirebbe, lamentano i Barcaioli del Mincio, che portano i turisti sbalorditi su e giù per i canali.<br />
Ormai in alcune zone il fondo del fiume si è alzato di diversi metri, e la fauna originaria – rane, ninfee, uccelli migratori – è in drastico calo.<br />
L&#8217;acqua che arriva dal lago di Garda, viene dirottata sempre di meno verso il Mincio, per favorire i siti di agricoltura intensiva che alimentano l&#8217;industria locale.<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-estate.jpeg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-651505" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-estate.jpeg" alt="mincio-estate" width="1000" height="563" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-estate.jpeg 1000w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-estate-300x169.jpeg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-estate-768x432.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>Tutto questo, combinato con gli effetti del <strong>cambiamento climatico</strong> che stanno trasformando la pianura padana in un&#8217;area quasi tropicale, porta qui specie alloctone, come il pesce siluro, un mito per i pescatori dell&#8217;est Europa che hanno eletto il Mincio a santuario di pesca.<br />
Ma sta proliferando anche una amazzonica come la <em>Ludvigia grandiflora</em>. E perfino un gruppo di bellissimi ibis egiziani, volati qui in fuga da uno zoo e mai più allontanatisi.<br />
Si potrebbe ancora intervenire <strong>prima che sia troppo tardi </strong>con politiche più attente alla tutela  dell&#8217;ambiente, pur senza cancellare lo spettacolo dei fiori di loto. Ma il tempo è poco: secondo uno <a href="https://scholar.google.it/citations?view_op=view_citation&amp;hl=it&amp;user=xBp2EIgAAAAJ&amp;citation_for_view=xBp2EIgAAAAJ:qjMakFHDy7sC" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">studio</a> del Laboratorio di Ecologia Acquatica dell&#8217;Università di Parma, fra una decina d&#8217;anni, <strong>il fondale potrebbe ridursi a soli 50 cm</strong>. E addio anche alle gite in barca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Da dove partire per vedere il loto (finché si può)</h3>
<p>La zona migliore per osservare la fioritura è quella attorno a <strong>Grazie di Curtatone</strong>, considerato uno dei Borghi più belli d’Italia: ha una bella piazza e un santuario a dir poco curioso, con coccodrilli appesi e scene horror alle pareti: merita una visita.<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-barche.png" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-651557" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-barche.png" alt="mincio-barche" width="1000" height="248" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-barche.png 1000w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-barche-300x74.png 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2025/06/mincio-barche-768x190.png 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a><br />
Da qui partono le barche turistiche dei <a href="https://fiumemincio.it/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Barcaioli del Mincio</a>, esperte guide locali che raccontano la storia, la leggenda e i problemi ecologici legati a questa pianta affascinante. La stagione ideale è tra metà luglio e fine agosto, quando i fiori sono nel pieno della loro bellezza. Le escursioni al tramonto sono suggestive, ma <strong>la mattina si possono vedere i fiori al massimo della loro apertura e dello splendore.<br />
</strong>Foto Martino De Mori, Barcaioli del Mincio<br />
.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Martino De Mori' src='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/martino-de-mori/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Martino De Mori</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor &#8211; tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua: i modi per non sprecarla</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/il-22-marzo-e-la-giornata-mondiale-dellacqua-i-modi-per-non-sprecarla/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 08:15:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua, quel World Water Day istituito nel 1992[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/water-90781_960_720.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Giornata Mondiale Acqua" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/water-90781_960_720.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/water-90781_960_720-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/water-90781_960_720-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua, quel <a href="http://www.unwater.org/worldwaterday/about/en/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">World Water Day</a> istituito nel 1992 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica mondiale circa <strong>l&#8217;importanza, l&#8217;uso, l&#8217;abuso, lo spreco e la carenza della più importante risorsa naturale</strong> e bene comune del mondo: prevista all&#8217;interno delle direttive dell&#8217;Agenda 21, risultato della conferenza di Rio, la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua intende in particolare sensibilizzare l&#8217;attenzione circa l&#8217;<strong>accesso all&#8217;acqua dolce e potabile e alla sostenibilità degli habitat acquatici</strong>.</p>
<h2>Il 22 marzo è la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua: i modi per non sprecarla</h2>
<p>Basti pensare che secondo l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e la Fao, più di <strong>una persona su sei al mondo non ha accesso a fonti di acqua potabile</strong> (si tratta di circa 894 milioni di esseri umani). Le previsioni dicono anche che entro pochi anni quasi due miliardi di persone vivranno in regioni ad alto rischio di crisi idrica: un abitante dell&#8217;Africa Sub-Sahariana arriva a stento a consumare 20 litri di acqua al giorno mentre un europeo ne usa giornalmente tra i 200 e i 250 litri.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/avventura/chi-sono-gli-off-gridder-protagonisti-di-ultima-fermata-alaska-su-dmax/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">Chi sono gli Off-Gridder protagonisti di “Ultima Fermata: Alaska” su DMAX</a></h4>
<p>La Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua non è però solo una questione di massimi sistemi e strategie di sviluppo mondiale: ciascuno di noi, nel suo piccolo quotidiano, può <strong>contribuire fattivamente a preservare un bene comune prezioso e fondamentale per l&#8217;esistenza</strong> di miliardi di persone e dello stesso pianeta. Ecco allora come risparmiare acqua in casa e contribuire alla Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua.</p>
<h3>Controllare le perdite</h3>
<p>Un gesto piccolissimo ma di enorme valore: <strong>basta una semplice goccia per sprecare fino a 20 litri</strong> di acqua per erogatore: chiudere bene il rubinetto, controllare le rondelle e la chiusura dei tubi, assicurarsi che lo sciacquone non perda richiede un attimo e può fare la differenza. Come fare? Per lo sciacquone per esempio si può usare del colorante atossico da versare nella cassetta del water: se al mattino il sanitario è &#8220;colorato&#8221; significa che da qualche parte c&#8217;è una perdita.</p>
<h3>Non usare i sanitari come cestini della spazzatura</h3>
<p>Un gesto comune a molti: c&#8217;è da buttare un fazzoletto, un grumo di capelli o qualcosa di piccolo e degradabile e lo si fa nel gabinetto, tirando l&#8217;acqua: basta fare i conti considerando che <strong>a ogni scarico se ne vanno dai 5 ai 7 litri</strong> di acqua potabile. Una enormità.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-distruggera-le-foreste-del-grande-nord/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">Il riscaldamento globale distruggerà le foreste del grande nord</a></h4>
<h3>Controllare il contatore</h3>
<p>È la <strong>misura più scientifica del nostro consumo di acqua</strong>: basta controllarlo periodicamente (la sera per la mattina se si sospettano perdite, settimanalmente per avere un&#8217;idea del proprio consumo) per rendersi conto dell&#8217;acqua che scorre in casa e che eventualmente possiamo risparmiare.</p>
<h3>Regolare lo sciacquone del gabinetto</h3>
<p>Come detto, ogni scarico consuma circa 7 litri di acqua, ma non è necessario usarla tutta ogni volta: ormai ci sono sciacquoni che prevedono due pulsanti, uno per lo scarico completo e uno per uno scarico parziale; oppure si può <strong>regolare il galleggiante all&#8217;interno della cassetta</strong>, per ridurre il ricarico di acqua; o ancora si può prestare attenzione a erogare meno acqua nel caso di sciacquoni a tiro. E in ogni caso in commercio esistono sciacquoni &#8220;smart&#8221; che permettono di modulare la quantità di acqua utilizzata di volta in volta.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/living-planet-index-scomparsa-animali-selvatici-ultimi-40-ann/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">In 40 anni è scomparsa la metà degli animali selvatici del mondo</a></h4>
<h3>Chiudere l&#8217;acqua sotto la doccia</h3>
<p>Certo, la doccia è un piacere oltre che una necessità. Ma non è necessario tenere aperta continuamente l&#8217;acqua, anche quando ci si insapona per esempio, e non è certo necessario permanere sempre a lungo sotto il getto d&#8217;acqua. Aprire a chiudere il rubinetto del doccino permette di risparmiare parecchi litri d&#8217;acqua per ogni doccia (<strong>se ne usano dai 5 ai 10 al minuto a seconda dell&#8217;erogatore</strong>). E poi è notorio come la doccia consumi meno del bagno: preferire una doccia breve a un bagno significa tagliare del 75% il consumo annuo di acqua per famiglia.</p>
<h3>Installare filtri frangi-getto e docce areate</h3>
<p>Ormai sono comuni in tutti i rubinetti ed erogatori, ma è bene ribadirlo: <strong>le docce areate e i filtri frangi-getto permettono di ridurre il consumo d&#8217;acqua</strong> anche senza modificare i propri comportamenti quotidiani. Se poi si modificano anche questi, tanto meglio.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/10-piscine-naturali-piu-belle-viaggi-avventura/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">Le 10 piscine naturali più belle del mondo</a></h4>
<h3>Chiudere i rubinetti mentre si lavano i denti</h3>
<p>Ma non solo: anche quando ci si sbarba, ci si lavano le mani o il volto, si sciacquano piatti e stoviglie e comunque ogni volta che si usa il rubinetto, è bene imparare a <strong>chiudere il flusso d&#8217;acqua quando non necessario per il risciacquo</strong>. Per fare due conti, un minuto di acqua corrente significa 6 litri d&#8217;acqua: 1 litro ogni 10 secondi.</p>
<h3>Usare lavatrici e lavastoviglie a pieno carico</h3>
<p>La lavastoviglie a pieno carico permette di risparmiare acqua rispetto al lavare i piatti singolarmente a mano, e lo stesso discorso vale per la lavatrice, se caricata a pieno volume: basta davvero un minimo di attenzione e qualche piccola modifica alle abitudini quotidiane per risparmiare sensibilmente sul consumo di acqua in famiglia: <strong>si può arrivare a preservare 8200 litri d&#8217;acqua all&#8217;anno per famiglia</strong>.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/la-top-10-delle-citta-con-laria-piu-pulita-alla-faccia-delleuroparlamento-e-del-dieselgate/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">La Top 10 delle città con l’aria più pulita</a></h4>
<h3>Usare ciotole per sciacquare frutta e verdura</h3>
<p>Certo, <strong>lavare frutta e verdura è necessario, ma non lo è farlo sotto l&#8217;acqua corrente</strong>: meglio riempire una ciotola o una bacinella in cui immergere i frutti e gli ortaggi.</p>
<h3>Riciclare l&#8217;acqua</h3>
<p>Quella del deumidificatore per esempio, che può essere usata per il ferro da stiro o per annaffiare, così come <strong>per annaffiare piante e fiori</strong> va benissimo anche quella dell&#8217;acquario o della vasca dei pesci.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/i-10-posti-piu-piovosi-del-mondo/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">I 10 posti più piovosi del mondo</a></h4>
<h3>Pacciamare intorno a piante e fiori</h3>
<p>Un bel giardino non è una colpa, ma <strong>usare della pacciamatura attorno a piante e fiori permette di ritardare l&#8217;evaporazione dell&#8217;acqua</strong>, soprattutto durante la stagione calda, riducendo la necessità di irrigare il giardino. In ogni caso meglio irrigare il mattino presto (meglio anche della sera tardi), non farlo nelle giornate ventose e comunque non irrigare più di una volta a settimana: si può anche predisporre un barile o un grosso contenitore nel quale raccogliere l&#8217;acqua piovana da utilizzare per irrigare piante, fiori e prato.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;eco-ansia influisce sulla salute mentale di 1 persona su 5</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/salute/psicologia/leco-ansia-influisce-sulla-salute-mentale-di-1-persona-su-5/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Salute]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 06:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal nuovo rapporto Headway 2023 è emerso che l&#8217;eco-ansia, caratterizzata da una paura pervasiva del[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1920" height="1280" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="L&#039;eco-ansia influisce sulla salute mentale di 1 persona su 5" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/marcos-paulo-prado-GAI_kOUIc8U-unsplash-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><br><br><p>Dal nuovo rapporto Headway 2023 è emerso che l&#8217;eco-ansia, caratterizzata da una paura pervasiva del cambiamento climatico e delle sue conseguenze, è in grado di influire sulla salute mentale, in particolare tra i giovani. La nuova ricerca, presentata al Parlamento europeo da The European House &#8211; Ambrosetti, un Think Tank italiano, insieme ad Angelini Pharma, azienda farmaceutica internazionale parte del Gruppo Angelini Industries, ha dimostrato che sempre più cittadini in Europa soffrono di questa paura.</p>
<h2>Eco-ansia: l&#8217;Italia sopra la media europea</h2>
<p>In generale, in termini di prevalenza dei disturbi mentali, l&#8217;Italia si colloca al di sopra della media europea, con più di 1 cittadino su 5 che soffre di almeno un disturbo mentale. Tra i disturbi mentali più comuni vi sono l&#8217;ansia e la depressione. Tuttavia, solo 1 persona su 3 affetta da tali disturbi riceve un trattamento medico adeguato.<br />
Per la prima volta da quando l&#8217;iniziativa è stata lanciata nel 2017, il rapporto &#8220;Headway &#8211; Mental Health Index 3.0&#8221; ha esaminato specificatamente l&#8217;eco-ansia come nuovo fattore chiave. Creato nell&#8217;ambito di un&#8217;iniziativa volta ad affrontare importanti questioni di salute mentale in tutta Europa, questo indice composito confronta la salute mentale tra i 27 Paesi dell&#8217;UE e il Regno Unito utilizzando 54 indicatori chiave di performance. Comprende tre macroaree: i determinanti della salute mentale, lo stato di salute mentale di una popolazione e la capacità dei sistemi sanitari nazionali di rispondere alle esigenze delle persone in termini di assistenza sanitaria, anche nei luoghi di lavoro, nell’ambiente scolastico e nella società in generale.</p>
<h3>Più di 1/3 degli europei si sente esposto alle minacce del cambiamento climatico</h3>
<p>Il rapporto mostra che, in media, più di un terzo degli europei (37%) si sente esposto a minacce legate al cambiamento climatico. Nei Paesi in cui i suoi effetti sono già tangibili a causa di eventi meteorologici estremi, come l&#8217;Italia, la Spagna e la Grecia &#8211; che fanno parte del cosiddetto hotspot mediterraneo, una delle regioni a più rapido riscaldamento del pianeta &#8211; l&#8217;impatto sulla salute mentale potrebbe essere ancora più forte. Il 64% della popolazione del Portogallo e il 63% di Malta si sente minacciato dai cambiamenti climatici, a causa dell&#8217;innalzamento del livello del mare e dagli incendi boschivi. In Italia a subire questa minaccia è il 43%.</p>
<h3>Eco-ansia, un disturbo da stress pre-traumatico, e altre crisi parallele</h3>
<p>La maggior parte delle forme di eco-ansia, definita come un disturbo da stress pre-traumatico, non sono cliniche ma possono contribuire e peggiorare condizioni di salute mentale preesistenti.<br />
Oltre all’eco-ansia, il rapporto evidenzia una serie di crisi parallele che hanno un impatto sulla salute mentale delle persone. I conflitti geopolitici, le tensioni sociali e la crisi del costo della vita hanno influenzato la vita quotidiana di milioni di europei, con il 62% di essi che dichiara di essere colpito dall&#8217;attuale policrisi. In particolare, i giovani emergono come gruppo particolarmente vulnerabile. Secondo i risultati del Report Headway, circa il 20% dei bambini sperimenta problemi di salute mentale durante gli anni scolastici e uno su cinque riferisce infelicità e ansia per il futuro a causa della solitudine, del bullismo e delle difficoltà nei compiti scolastici. Inoltre, il 45% delle persone di età compresa tra i 16 e i 25 anni riferisce di ansia e disagio quotidiani associati all&#8217;eco-ansia.</p>
<h3>Eco-ansia: la prevenzione parte dalle scuole</h3>
<p>A questo proposito, i Paesi dell&#8217;UE divergono ampiamente nella capacità di organizzare programmi di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole. In particolare, lo psicologo scolastico è una figura consolidata in quasi tutta Europa, ad eccezione di Romania, Turchia e Italia, dove il 10% dell’abbandono scolastico dei giovani è dovuto a disturbi della salute mentale. Per quanto riguarda il lavoro, invece, in Italia il tasso di occupazione delle persone, di età compresa tra 25 e 64 anni, con grave disagio mentale è del 40%.</p>
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<p>&#8220;Sebbene i disturbi della salute mentale possano colpire chiunque, indipendentemente dalla nazionalità, dal contesto socioeconomico, dal genere o dall&#8217;etnia, i giovani e le popolazioni più vulnerabili possono sperimentare livelli di disagio sproporzionati e necessitare di maggiori livelli di sostegno&#8221;, ha dichiarato Maria Walsh, membro del Parlamento europeo per la circoscrizione Midlands-Nord-Ovest. &#8220;Prevedere azioni politiche e interventi sanitari su misura che offrano un supporto completo per la salute mentale a causa delle sfide a cui sono sottoposte queste persone, alcune delle quali sono già presenti in alcuni Stati membri, potrebbe aiutare ad affrontare i disturbi della salute mentale nel momento in cui si presentano e a garantire un supporto e un trattamento appropriati&#8221;.</p>
<h3>Le difficoltà di accesso all&#8217;assistenza sanitaria mentale</h3>
<p>Fornendo una panoramica della salute mentale in Europa, basata su un&#8217;ampia gamma di informazioni raccolte e analizzate, Headway &#8211; Mental Health Index è utile anche come barometro della capacità di ciascun Paese di produrre banche dati efficaci e comparabili. Headway, in questo senso, continua a evidenziare le differenze strutturali e i limiti tra i diversi database e i sistemi di assistenza sanitaria e sociale, e sottolineando la necessità di una maggiore comparabilità per comprendere meglio l&#8217;attuale stato di salute mentale della popolazione nei diversi Paesi europei e le modalità di risposta ai bisogni di salute mentale.<br />
A guidare la classifica della percentuale di persone che hanno dichiarato che loro o i loro familiari hanno trovato difficoltà di accesso all&#8217;assistenza sanitaria mentale è l’Irlanda con il 44% del totale mentre l’Italia è ultima con il 13%.<br />
Nei vari Paesi europei, il livello di stigmatizzazione è molto eterogeneo. In Grecia e Romania, ad esempio, la stragrande maggioranza della popolazione ritiene che i pazienti affetti da salute mentale siano giudicati in modo diverso rispetto agli altri pazienti del proprio Paese (rispettivamente 86% e 85%). Al contrario, in Slovacchia (65%) e in Estonia (60%), questa percentuale è molto più bassa. In Italia è il 79% della popolazione.</p>
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<p>A questo proposito, esistono differenze significative nel modo in cui i disagi di salute mentale vengono affrontati nei Paesi analizzati e il rapporto indica punteggi più o meno alti in base alla capacità di risposta all’interno dei luoghi di lavoro, delle scuole e della società in generale. Ai primi posti secondo le metriche utilizzate per il rapporto Headway ci sono Danimarca, Svezia e Finlandia, mentre Slovacchia, Grecia e Croazia tendono ad avere punteggi più bassi. È importante notare che una diminuzione del punteggio di un Paese non significa necessariamente che i suoi servizi di salute mentale siano peggiorati, ma potrebbe piuttosto indicare che altri Paesi sono migliorati relativamente più velocemente.</p>
<p>La distribuzione delle risorse economiche destinata ai servizi per la salute mentale varia notevolmente tra gli Stati dell&#8217;UE: Francia (13,9%), Germania (13,1%) e Svezia (10,0%) sono i principali investitori, superando in modo significativo la media degli altri Paesi europei che si attesa al 5,4%. Nella classifica, Italia è terzultima con il 3% di risorse allocate, prima di Estonia e Bulgaria.</p>
<h3>Psicologi scolastici e psicologi di base</h3>
<p>Il Parlamento italiano sta attualmente discutendo due importanti proposte di legge, una per l&#8217;istituzione di psicologi scolastici e l&#8217;altra per la cosiddetta &#8220;Psicologo di base&#8221;, che lavorerebbe in modo simile ai medici di base, ma con un focus sulla salute mentale. Nel 2023 il Ministero della Salute ha attivato un Tavolo Tecnico sulla Salute Mentale, il cui scopo è quello di individuare le aree di miglioramento in termini di prevenzione, trattamento e supporto.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-619930" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash.jpg" alt="L'eco-ansia influisce sulla salute mentale di 1 persona su 5" width="1920" height="1280" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/11/elsa-tonkinwise-BlGFrdgpBqw-unsplash-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Nel corso di quest&#8217;ultimo anno, la popolazione europea ha affrontato la concomitanza di fattori di crisi economica, sociale, geopolitica e ambientale con un impatto significativo sulla salute mentale delle persone &#8211; ha dichiarato Elisa Milani, coordinatrice del progetto e consulente dell&#8217;area sanitaria di The European House &#8211; Ambrosetti. In questo scenario, l&#8217;aggiornamento dell&#8217;Headway Mental Health Index, giunto alla sua terza edizione, continua a rappresentare uno strumento utile per il monitoraggio e la pianificazione delle politiche sanitarie, assistenziali, educative e ambientali in materia di salute mentale nei Paesi europei. In quest&#8217;epoca post-pandemica, che è stata definita una policrisi per il verificarsi di molteplici crisi e sfide, l&#8217;adozione di strumenti data-driven per i decisori politici rappresenta un&#8217;opportunità per identificare le aree più critiche e, di conseguenza, per intervenire attraverso un approccio multidisciplinare e collaborativo finalizzato alla costruzione di una società complessivamente più equa e resiliente.&#8221;</p>
<h3>La strategia per la salute mentale dell&#8217;UE</h3>
<p>&#8220;La strategia per la salute mentale dell&#8217;UE, lanciata di recente dalla Commissione europea, si concentra sulla prevenzione, sull&#8217;accesso alle cure e sul reinserimento nella società. È un esempio incoraggiante della crescente consapevolezza da parte dei governi nazionali, del mondo accademico, dell&#8217;industria sanitaria e delle altre parti interessate della necessità di un sostegno più completo per affrontare l&#8217;aumento senza precedenti dei problemi di salute mentale in Europa&#8221;, ha dichiarato Jacopo Andreose, Amministratore Delegato di Angelini Pharma. &#8220;Siamo grati al Parlamento europeo e al nostro partner, The European House &#8211; Ambrosetti, per aver continuato a sostenere e a impegnarsi in ricerche, come il rapporto Headway, e siamo ansiosi di rafforzare il dialogo, il cambio di paradigma e la condivisione delle migliori pratiche in relazione a questo quadro più completo della salute mentale in Europa&#8221;.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/migliore-sport-contro-ansia/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">Quale attività è la migliore contro ansia e depressione?</a></p>
<p>Per saperne di più su &#8220;Headway: A New Roadmap in Mental Health&#8221; o per scaricare il rapporto completo, visitare il sito: <a href="http://healthcare.ambrosetti.eu" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">https://healthcare.ambrosetti.eu/it/incontri/view/12938</a>.</p>
<p><em>Photo by <a href="https://unsplash.com/@marcospradobr?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Marcos Paulo Prado</a> / <a href="https://unsplash.com/@cosiela?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Cosiela Borta</a> / <a href="https://unsplash.com/@elsatkw?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Elsa Tonkinwise</a> </em></p>
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		<title>La temperatura più fredda mai registrata sulla Terra, nuovo record</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/la-temperatura-piu-fredda-mai-registrata-sulla-terra-nuovo-record/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 May 2023 11:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualche giorno fa è stata registrata la temperatura più fredda sulla Terra, che stabilisce un[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<media:group><media:title>La temperatura più fredda mai registrata sulla Terra, nuovo record</media:title>	<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-pixabay-48814.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>Plateau antartico</media:title>
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							  	<media:title>Qual è il luogo abitato stabilmente più freddo? Oymyakon, Russia - meno 96,2 F (meno 71,2 C)</media:title>
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							  	<media:title>In generale, la temperatura media della Terra varia da meno 13 gradi Fahrenheit meno 25 gradi Celsius a 45 C</media:title>
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							  	<media:title>Gli scienziati studiano le temperature estreme per comprendere meglio il sistema Terra nel suo complesso</media:title>
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							  	<media:title>Qual è la temperatura più bassa registrata nell'emisfero settentrionale? Stazione meteorologica di Klinck, Groenlandia - meno 69,6 C</media:title>
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							  	<media:title>Qual è stata la precedente temperatura più fredda mai registrata? Stazione di ricerca Vostok, Antartide - 89,2 C</media:title>
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							  	<media:title>Le temperature estreme possono aiutare gli scienziati a capire come il clima stia attualmente tendendo verso temperature più calde in generale.</media:title>
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							  	<media:title>Su un altopiano ghiacciato nell'Antartide orientale è stata registrata la temperatura più fredda sulla Terra: -98 gradi Celsius</media:title>
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							  	<media:title>I ricercatori hanno scoperto che I fattori che hanno portato a queste temperature fredde sono state le condizioni di cielo sereno e l'aria estremamente secca.</media:title>
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							  	<media:title>C'è bisogno di condizioni climatiche perfette per far sì che le temperature raggiungano questo livello minimo</media:title>
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							  	<media:title>La temperatura più fredda mai registrata sulla Terra, nuovo record sul plateau antartico con -98 gradi</media:title>
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/antarctica-ga618d3255_1280.jpg" title="Qual è stata la precedente temperatura più fredda mai registrata? Stazione di ricerca Vostok, Antartide - 89,2 C" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/antarctica-ga618d3255_1280-100x75.jpg" alt="qual-stata-la-precedente-temperatura-pi-fredda-mai-registrata-stazione-di-ricerca-vostok-antartide-892-c" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/1-antarctica-glacier-icy-g434ccf51b_1920.jpg" title="Su un altopiano ghiacciato nell&#039;Antartide orientale è stata registrata la temperatura più fredda sulla Terra: -98 gradi Celsius" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/1-antarctica-glacier-icy-g434ccf51b_1920-100x75.jpg" alt="su-un-altopiano-ghiacciato-nellantartide-orientale-stata-registrata-la-temperatura-pi-fredda-sulla-terra-98-gradi-celsius" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/antarctica-g0de2fd24b_1920.jpg" title="Qual è stata la precedente temperatura più fredda mai registrata? Stazione di ricerca Vostok, Antartide - 89,2 C" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/antarctica-g0de2fd24b_1920-100x75.jpg" alt="qual-stata-la-precedente-temperatura-pi-fredda-mai-registrata-stazione-di-ricerca-vostok-antartide-892-c" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/antarctica-g95414ed8a_1920.jpg" title="Le temperature estreme possono aiutare gli scienziati a capire come il clima stia attualmente tendendo verso temperature più calde in generale." data-wpel-link="internal">
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								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/winter-gd758ad8c5_1920.jpg" title="Iceberg in Antartide" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/winter-gd758ad8c5_1920-100x75.jpg" alt="iceberg-in-antartide" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/iceberg-g1225daf50_1920.jpg" title="Qual è la temperatura più bassa registrata nell&#039;emisfero settentrionale? Stazione meteorologica di Klinck, Groenlandia - meno 69,6 C" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/iceberg-g1225daf50_1920-100x75.jpg" alt="qual-la-temperatura-pi-bassa-registrata-nellemisfero-settentrionale-stazione-meteorologica-di-klinck-groenlandia-meno-696-c" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-vasilis-karkalas-15383988.jpg" title="Gli scienziati studiano le temperature estreme per comprendere meglio il sistema Terra nel suo complesso" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-vasilis-karkalas-15383988-100x75.jpg" alt="gli-scienziati-studiano-le-temperature-estreme-per-comprendere-meglio-il-sistema-terra-nel-suo-complesso" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-сергей-9695700.jpg" title="In generale, la temperatura media della Terra varia da meno 13 gradi Fahrenheit meno 25 gradi Celsius a 45 C" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-сергей-9695700-100x75.jpg" alt="in-generale-la-temperatura-media-della-terra-varia-da-meno-13-gradi-fahrenheit-meno-25-gradi-celsius-a-45-c" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-christian-pfeifer-5334316.jpg" title="Qual è il luogo abitato stabilmente più freddo? Oymyakon, Russia - meno 96,2 F (meno 71,2 C)" data-wpel-link="internal">
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								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-nancy-leach-4730110.jpg" title="Antartide, pinguini" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-nancy-leach-4730110-100x75.jpg" alt="antartide-pinguini" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-pixabay-48814.jpg" title="Plateau antartico" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/05/pexels-pixabay-48814-100x75.jpg" alt="plateau-antartico" />
								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" /><br />
Qualche giorno fa è stata registrata<strong> la temperatura più fredda sulla Terra, che stabilisce un nuovo record.</strong><br />
Su un altopiano ghiacciato nell&#8217;Antartide orientale, le temperature possono scendere fino a meno 144 F <strong>(meno 98° C)</strong>, rendendolo il luogo più freddo della Terra.</p>
<h2>La temperatura più fredda mai registrata sulla Terra, nuovo record</h2>
<p>I ricercatori lo hanno scoperto riesaminando i dati satellitari rilevati su una cresta della calotta antartica che in precedenza aveva raggiunto i meno 135 F <strong>(meno 93 C).</strong> La nuova analisi, pubblicata sulla rivista <a href="https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2018GL078133" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Geophysical Research Letters</a>, ha dimostrato che le temperature hanno raggiunto livelli ancora più bassi.</p>
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</ul>
<p>Gli scienziati studiano le temperature estreme <strong>per comprendere meglio il sistema Terra nel suo complesso.</strong> In particolare, le temperature estreme possono aiutare gli scienziati a capire come il clima stia attualmente tendendo verso temperature più calde in generale.<br />
Questo sembra essere il limite al freddo che può raggiungere la superficie della Terra.</p>
<h3>Quanto varia la temperatura sulla Terra?</h3>
<p>In generale, la temperatura media della Terra varia <strong>da meno 25 gradi Celsius a 45° C.</strong> In confronto, le temperature diurne su Mercurio raggiungono i 430° C, mentre di notte precipitano a meno meno 180é C.</p>
<h3>Qual è stata la precedente temperatura più fredda mai registrata?</h3>
<p>Stazione di ricerca Vostok, Antartide &#8211; meno 128,6 F (meno 89,2 C)</p>
<h3>Qual è il luogo abitato stabilmente più freddo?</h3>
<p>Oymyakon, Russia &#8211; meno 96,2 F (meno 71,2 C)</p>
<h3>Qual è la temperatura più bassa registrata nell&#8217;emisfero settentrionale?</h3>
<p>Stazione meteorologica di Klinck, Groenlandia &#8211; meno 93,3 F (meno 69,6 C)</p>
<h3>Qual è la città più fredda del mondo?</h3>
<p>Yakutsk, Russia &#8211; meno 80 F (meno 62,2 C)<br />
Foto Pexels, Pixabay</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali sono i veri costi del cambiamento climatico? Mille volte più alti di quel che si pensa</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/costi-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 08:33:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
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					<description><![CDATA[I veri costi economici del cambiamento climatico sono mille volte più alti rispetto a quello[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/09/costi-cambiamento-climatico.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="costi-cambiamento-climatico" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/09/costi-cambiamento-climatico.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/09/costi-cambiamento-climatico-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>I veri <strong>costi</strong> economici del <strong>cambiamento climatico</strong> sono mille volte più alti rispetto a quello che si crede. Un team dell’Università di Chicago ha calcolato il costo reale del rilascio dei gas serra, scoprendo che di <strong>100 mila dollari (circa 84 mila euro al cambio di oggi) per tonnellata di emissioni di CO2,</strong> ben più alto rispetto a quel che si considera la soglia attuale (100 dollari per tonnellata). Una stima non per forza esatta ma che è frutto di un modello di calcolo più complesso e ricco rispetto a quelli utilizzati finora e che cerca di proiettare i dati verso il futuro.<br />
Si tratta soprattutto di un lavoro che vuole essere d’aiuto ai cittadini di tutto il mondo per capire meglio <strong>quale sia davvero l’impatto del cambiamento climatico in corso</strong> e le conseguenze per l’uomo e il pianeta.</p>
<h2>I veri costi del cambiamento climatico</h2>
<p>Il &#8220;costo sociale del carbonio&#8221; economico è un numero che rappresenta il valore di tutti i danni futuri alla nostra generazione. <strong>Come si calcola?</strong> Attraverso la differenza tra le proiezioni realistiche dell&#8217;economia con e senza cambiamento climatico, che tipicamente arriva a circa 100 dollari per tonnellata.<br />
Due geoscienziati e un filosofo dell&#8217;Università di Chicago hanno elaborato una stima che desse avere una <strong>visione più ampia e a lungo termine della questione,</strong> e che non contemplasse il suo punto di vista geologico. E hanno stabilito che il &#8220;costo finale del carbonio&#8221; per l&#8217;umanità si avvicina a 100 mila dollari per tonnellata di carbonio. Una cifra coerente dal punto di vista logico: si ritiene che il cambiamento climatico dovuto alla combustione del carbonio <strong>durerà centinaia di migliaia di anni.<br />
</strong>Fino ad ora gli economisti hanno cercato di stimare il costo sociale del rilascio di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera con proiezioni <strong>non oltre l&#8217;anno 2100,</strong> ben al di sotto dei millenni necessari perché i cambiamenti climatici dalla combustione del carbonio alla fine si plachino.<br />
<strong>&gt;&gt; LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/wwf-living-planet-index-animali-selvatici/" data-wpel-link="internal">Perché in 50 anni abbiamo perso il 70% degli animali selvatici</a></strong></p>
<h2>Quanto durerà il cambiamento climatico?</h2>
<p>I ricercatori hanno costruito un modello che prevedeva gli effetti del cambiamento climatico per centinaia di migliaia di anni, tenendo conto <strong>dello scioglimento dei ghiacci, dell’innalzamento del livello del mare, delle conseguenze come alluvioni e siccità sempre più intense</strong>. &#8220;Se perdi il 10% della tua capacità di coltivare cibo, nel nostro modello, perdi il 10% della tua popolazione e dell&#8217;economia&#8221;, spiegano.<br />
Il calcolo del team americano, pubblicato in un <a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s10584-020-02785-4" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">paper</a> sulla rivista Climatic Change, fa leva sul principio economico del<strong> tasso di sconto,</strong> che presuppone che l&#8217;economia crescerà continuamente, con la conseguenza di poter guardare avanti di un secolo.<br />
Così hanno trovato una stima di 100 mila dollari per tonnellata, utilizzando anche un principio molto semplice dimostrato dal loro modello: &#8220;I costi finali sono mille volte superiori al valore attuale calcolato più normalmente di quei costi perché <strong>il cambiamento climatico persisterà per mille volte più a lungo della nostra generazione&#8221;.</strong></p>
<h2>Come intervenire per salvare il pianeta</h2>
<p>Gli autori hanno sottolineato che il modello non vuole essere una misura esatta, ma <strong>aiutare le persone a visualizzare il futuro.</strong> &#8220;Poiché è impossibile prevedere in modo affidabile il futuro a lungo termine dell&#8217;umanità, abbiamo dovuto fare ipotesi semplificative irrealistiche, come l&#8217;umanità che vive in uno stato stazionario con una capacità di carico del pianeta senza alcun cambiamento nella tecnologia&#8221;, spiega il Prof. David Archer, scienziato del clima computazionale.<br />
&#8220;Quello che volevamo ottenere con questo calcolo è una migliore percezione del fardello che stiamo mettendo sulle generazioni future. Questo non vuole essere un calcolo realistico del valore attuale dei costi, ma è il nostro tentativo di provare a usare le scale temporali in unità più comprensibili”.<br />
L’obiettivo ultimo è quello di aiutarci a capire meglio quanto incide il nostro stile di vita sul presente e sul futuro, <strong>toccandoci anche nel portafoglio.<br />
</strong><em>[photo Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/spalla67-16041978/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5163649" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Andrea Spallanzani</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=5163649" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a>]</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Pau Capell e &#8220;Run the Arctic&#8221;: 250 km in 5 giorni nell&#8217;Artico contro i cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/running/pau-capell-e-run-the-arctic-250-km-in-5-giorni-nellartico-contro-i-cambiamenti-climatici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 07:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Running]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[the north face]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sportoutdoor24.it/?p=55852</guid>

					<description><![CDATA[Pau Capell, vincitore dell’edizione 2019 dell’Ultra Trail du Mont Blanc e atleta del team The[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/02/Pau-Capell-Run-For-The-Artic.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Pau Capell Run For The Artic" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/02/Pau-Capell-Run-For-The-Artic.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/02/Pau-Capell-Run-For-The-Artic-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Pau Capell, <strong>vincitore dell’edizione 2019 dell’Ultra Trail du Mont Blanc</strong> e atleta del team The North Face, ha corso per 250 km in 5 giorni nell&#8217;Artico per sensibilizzare sugli effetti del climate change. &#8220;Run the Arctic&#8221; è stato il progetto più ambizioso della carriera dell&#8217;atleta basco, fortemente voluto per sensibilizzare sugli effetti devastanti che il cambiamento climatico sta avendo sul nostro pianeta.<br />
Nonostante <strong>le temperature glaciali, i venti fortissimi e i percorsi ricoperti di neve</strong>, Pau è riuscito a coprire in soli 5 giorni i 250km partendo da Alta, in Norvegia, ben oltre il circolo polare artico, e arrivando al piccolo porto di Nordkapp. Durante le straordinarie imprese compiute tra le montagne, Pau ha preso assoluta consapevolezza dei <strong>danni causati dai cambiamenti climatici</strong> e ha dunque deciso di impegnarsi in prima linea per contribuire ad attirare l’attenzione su un problema che non deve e non può più essere ignorato.</p>
<h2>Pau Capell e &#8220;Run the Arctic&#8221;: 250 km in 5 giorni nell&#8217;Artico contro i cambiamenti climatici</h2>
<p>Scoprire che <strong>gli orsi polari sono oggi obbligati a percorrere 250 km per procacciarsi il cibo</strong> ha ispirato il progetto di Pau: “Quando sono arrivato In Norvegia, il freddo mi ha davvero spiazzato e pensare di dover correre 50km al giorno in quelle condizioni era scoraggiante. Sono però fermamente convinto che sia fondamentale mettersi alla prova in luoghi diversi e affrontare sfide sempre nuove. Quando due anni fa sono venuto a conoscenza dei dati allarmanti rilevati dai ricercatori, ho deciso di compiere un’impresa sportiva il più vicina possibile a ciò che gli orsi polari si trovano a dover affrontare per sopravvivere”.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/yPRBsu4HXk0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>The North Face si è rivolta alla nota glaciologa e membro del board di “<a href="https://protectourwinters.org/pow-international/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Protect Our Winters Europe</a>”, la <strong>Dott.ssa Heidi Sevestre</strong> al fine di comprendere le implicazioni del cambiamento climatico per l’ecosistema artico e il suo impatto a livello globale.<br />
“Siamo strettamente collegati all’Artico e sappiamo perfettamente che se non agiamo adesso, le temperature di tale area aumenteranno dai 5 ai 10 gradi entro la fine del secolo. Ciò comporterebbe un rapido aumento del livello dei mari, ondate di calore sempre più frequenti e altri eventi climatici estremi che avrebbero un impatto diretto su tutti noi. Ciò che è necessario comprendere è che siamo noi esseri umani la prima causa del cambiamento climatico e questo significa che siamo al contempo la soluzione al problema. Per questo motivo ogni azione che compiamo quotidianamente può avere un effetto positivo o negativo sul nostro clima. Impegniamoci affinché sia un effetto positivo”.</p>
<p>La <strong>coordinatice di POW Europe Brita Staal</strong> ha trascorso i primi anni della sua vita ad Alta e conosce perfettamente le condizioni estreme che Pau ha dovuto affrontare: “Promuovere la consapevolezza delle conseguenze dannose del cambiamento climatico diventa più importante di ora in ora ed è fondamentale mettere le nostre voci al servizio di questa causa agendo concretamente. Speriamo che l’iniziativa di Pau possa essere lo spunto per un impegno reale a favore dell’ambiente.”</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Il Ghiacciaio della Marmolada scomparirà entro 30 anni, ma non è il solo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/ghiacciaio-della-marmolada-scioglimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 10:51:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sportoutdoor24.it/?p=54763</guid>

					<description><![CDATA[Il Ghiacciaio della Marmolada scomparirà entro 30 anni. È la triste previsione di uno studio[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/12/ghiacciaio-della-marmolada-scioglimento.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/12/ghiacciaio-della-marmolada-scioglimento.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/12/ghiacciaio-della-marmolada-scioglimento-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il <strong>Ghiacciaio della Marmolada</strong> scomparirà entro 30 anni. È la triste previsione di uno studio condotto da un team di ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche, delle Università di Genova e Trieste, dell’Università di Aberystwyth e dall’ARPA Veneto.<br />
Il destino della montagna più alta delle Dolomiti pare quindi già segnato a causa del riscaldamento globale. Assieme alla Marmolada, anche la maggior parte dei <strong>ghiacciai del nostro paese</strong> (e di tutto il mondo) rischia di fare la stessa fine.<br />
Ed è ormai troppo tardi per intervenire.</p>
<h2></h2>
<h2>Ghiacciaio della Marmolada scompare: un destino segnato</h2>
<p>Il Ghiacciaio della Marmolada, nel corso degli ultimi anni, ha perso il suo aspetto di<strong> massa glaciale uniforme</strong>: ora è un frammentato insieme di zone ghiacciate e innevate, in mezzo alle quali spuntano le rocce. Un cambiamento visibile ad occhio nudo che ha attirato l’interesse della scienza. Per analizzare il suo <strong>tasso di riduzione</strong> e proiettarlo in ottica futura, i ricercatori dello studio in questione hanno utilizzato un ground penetrating radar terrestre (uno strumento utilizzato in geofisica basato sui segnali elettromagnetici) e uno aereo (via elicottero).<br />
Grazie ai dati raccolti, gli esperti hanno ricostruito<strong> due modelli 3D del Ghiacciaio della Marmolada</strong> e si sono concentrati non solo sulle sue caratteristiche morfologiche e interne, ma anche la sua evoluzione dal 2004 al 2015.<br />
I risultati dello studio hanno confermato i timori iniziali: <strong>tra il 2004 e il 2015</strong>, il volume e l’area del Ghiacciaio della Marmolada si sono ridotti rispettivamente del <strong>30% e del 22%.</strong> E se il tasso di riduzione dovesse rimanere uguale o simile a quello osservato, il ghiacciaio potrebbe <strong>scomparire tra 25 anni</strong> (massimo 30). Uno scioglimento completo che si verificherà anche nel caso in cui la temperatura dovesse stabilizzarsi (senza innalzarsi ulteriormente). Un destino che pare ormai segnato.<br />
<strong>&gt;&gt; LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/courmayeur-ghiacciaio-planpincieux-val-ferret-rischio-crollo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Courmayeur, ghiacciaio Planpincieux a rischio crollo </a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2></h2>
<h2>A rischio tutti i ghiacciai sotto i 3500 metri</h2>
<p>Quello della Marmolada, ovviamente, non è l’unico ghiacciaio che si scioglierà del tutto nel giro di pochi decenni. Il rapporto ‘Cryosphere 1.5 gradi’, presentato di recente a Madrid, ha infatti lanciato un altro allarme: bisogna contenere l’aumento medio della temperatura globale <strong>entro 1.5 gradi per la fine dell’attuale secolo</strong>, altrimenti tutti i ghiacciai del mondo (eccezion fatta per i Poli e l’Himalaya) scompariranno. Anche 2 gradi in più, insomma, potrebbero essere fatali.<br />
A settembre, invece, un dossier del <strong>WWF Italia</strong> ha sottolineato che con le medie di temperatura degli ultimi anni, <strong>tutti i ghiacciai italiani sotto i 3500 metri</strong> spariranno tra due o tre decenni.<br />
I dati parlano chiaro: la superficie dei ghiacciai italiani è passata dai<strong> 519 chilometri quadrati del 1962 agli attuali 368</strong> (40% in meno). Se nel 1989, in Italia, c’erano 1381 ghiacciati, oggi ne possiamo contare “solo” 903: questo perché i sistemi glaciali complessi stanno diventando sempre più frammentati.<br />
<strong>&gt;&gt; LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-rende-lalpinismo-sempre-piu-pericoloso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Il riscaldamento globale rende l’alpinismo sempre più pericoloso </a></strong></p>
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<h3>Lo scioglimento dei ghiacciai dello Stelvio</h3>
<p>Uno dei ghiacciai italiani a risentire maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici è stato il<strong> Ghiacciaio dei Forni</strong> (in alta Valtellina), che era il più grande ghiacciaio vallivo del nostro paese. Parliamo all’imperfetto perché oggi ricopre una superficie di <strong>10 chilometri quadrati</strong>, a differenza dei 20 chilometri quadrati della metà dell’800. È praticamente scomparso.<br />
In generale, solo sul versante lombardo del <strong>gruppo Ortles-Cevedale</strong> (nel parco Nazionale dello Stelvio) lo scioglimento ha interessato un’area di <strong>25 chilometri quadrati</strong>, pari alla metà della superficie ghiacciata del 1954 (lo rivela una ricerca dell’Università degli studi di Milano).<br />
<em>(Foto di copertina: pcdazero / Pixabay)</em></p>
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		<title>Il riscaldamento globale rende l&#8217;alpinismo sempre più pericoloso</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-rende-lalpinismo-sempre-piu-pericoloso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martino De Mori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 21:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
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					<description><![CDATA[Il global warming potrebbe porre fine alle arrampicate in certe aree montuose? È la conclusione, in[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/01/climbing-wageningen.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/01/climbing-wageningen.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/01/climbing-wageningen-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/01/climbing-wageningen-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il global warming potrebbe <strong>porre fine alle arrampicate</strong> in certe aree montuose? È la conclusione, in effetti un po&#8217; estrema, a cui si potrebbe giungere leggendo lo studio condotto alla <a href="http://www.wageningenur.nl/en/newsarticle/Mountain-climbing-more-dangerous-due-to-climate-change-.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Wageningen University</a>, che ha portato alla pubblicazione di un <a href="http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/geoa.12116/abstract;jsessionid=2DB20DDE62FB88A0C38150E6BD546BA7.f04t03" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">paper</a> dedicato al tema.</p>
<p><strong>&gt;Per approfondire: </strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/trekking/perche-camminare-in-montagna-ci-rende-felici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Perchè camminare in montagna ci rende felici</a></p>
<h2>Rocce sempre più instabili</h2>
<p>La ricerca olandese, a cura di <a href="http://www.wageningenur.nl/en/Persons/Arnaud-Temme.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Arnaud Temme</a>, (assistente professore di Geomorfologia nonché alpinista), ha tratto le conclusioni su base <strong>storico-statistica</strong>. Temme ha raccolto dati contenuti in molte guide dedicate all&#8217;alpinismo e alle vie sulle rocce, concentrandosi su quelle delle Alpi Bernesi, la cui prima guida risale al 1946. Il lavoro ha preso in esame la frequenza di valanghe, le misure dei crepacci, i numeri sulla progressiva degradazione delle rocce e le statistiche sugli incidenti occorsi agli scalatori. In sostanza, si conclude che lo <strong>scioglimento del permafrost e il ritiro dei ghiacciai e nevai</strong> dovuto all&#8217;innalzamento delle temperature ha come conseguenza che le rocce, maggiormente esposte all&#8217;aria e agli agenti atmosferici, vedono ridurre le loro stabilità, aumentando i rischi di scivolamento per gli scalatori. Inoltre, ogni volta che l&#8217;acqua ghiaccia e successivamente si scioglie nei crepacci, si allargano le dimensioni di queste spaccature nel terreno fino a una ulteriore rottura delle rocce sottostanti.</p>
<p><strong>&gt;Per approfondire: </strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/arrampicare-in-falesia-la-scala-di-difficolta-blog/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Arrampicare in falesia: la scala delle difficoltà</a></p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/10/icefight_2015.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-21332 size-full" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/10/icefight_2015.jpg" alt="Arrampicata su ghiaccio" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/icefight_2015.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/icefight_2015-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/icefight_2015-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a></p>
<h2>L&#8217;utilità dello studio</h2>
<p>Per quanto si tratti di un lavoro teorico che non aggiunge nulla di nuovo alla consapevolezza pratica degli alpinisti, già ben consci dei rischi causati dai cambiamenti climatici, quello dell&#8217;università olandese è il primo studio scientifico del genere. In ogni caso lo studio può essere utile per <strong>integrare più precisamente le previsioni del tempo in montagna</strong>: gli enti locali possono indicare i possibili rischi di frane e crolli rocciosi nelle zone di loro competenza, fornendo informazioni utili agli scalatori.</p>
<p><strong>&gt;Per approfondire: </strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/montagna/in-montagna-senza-rischi-con-i-consigli-dei-soccorritori-del-cai/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">In montagna senza rischi con i consigli dei soccorritori del CAI</a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Martino De Mori' src='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/martino-de-mori/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Martino De Mori</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor &#8211; tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cop21: perché la conferenza sul clima di Parigi ci riguarda da vicino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/cop21-perche-la-conferenza-sul-clima-di-parigi-ci-riguarda-da-vicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2015 13:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è aperta oggi a Parc des Expositions Paris le Bourget, Parigi, la 21^ Conferenza[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Cop21 Parigi Conferenza Clima" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Si è aperta oggi a Parc des Expositions Paris le Bourget, Parigi, la <strong>21^ Conferenza delle parti per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop21)</strong>, il meeting dei capi di stato e di governo sul clima e sul riscaldamento globale.</p>
<p>Nonostante lo scetticismo che circonda sempre questi enormi incontri internazionali, ci sono molti buoni <strong>motivi per seguire con attenzione l’andamento dei lavori</strong>. Primo fra tutti il fatto che dal documento finale che verrà ratificato deriveranno conseguenze che ci riguardano molto da vicino.</p>
<h3>I cambiamenti climatici esistono e sono colpa dell’uomo</h3>
<p>Questo <strong>punto è stato stabilito fin dal primo “Summit della Terra” che si tenne nel 1992 a Rio de Janeiro</strong>, in Brasile: la Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) o Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici stabilì l’obiettivo di &#8220;<em>raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico</em>&#8220;.</p>
<p>Da questa prima, burocratica, assunzione derivò <strong>5 anni dopo il più celebre Protocollo di Kyoto, firmato da più di 180 Paesi</strong> in quell’occasione ed entrato in vigore solo il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia: il Protocollo di Kyoto vincolava nel periodo 2008-2014 a una riduzione delle emissioni di una serie di gas serra inquinanti in una misura non inferiore all&#8217;8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1985.</p>
<h3>Contenere entro +2°C l’innalzamento della temperatura sulla Terra</h3>
<p><strong>+2°C da qui al 2100 è l’innalzamento massimo di temperatura che la Terra può sopportare</strong> senza che avvengano cambiamenti irreversibili del clima sul nostro pianeta. Cambiamenti che potrebbero portare a conseguenze come l’aumento della frequenza e dell’intensità delle alluvioni disastrose, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari.</p>
<p>Il limite è stato fissato in occasione della Cop15 di Copenhagen nel 2009 e ratificato l’anno successivo a Cancun, Messico: benché ci siano pareri scientifici discordanti (c’è chi limiterebbe a 1.5°C l’aumento massimo della temperatura, e chi invece inserirebbe anche altri parametri oltre al solo aumento dei gradi sulla Terra) <strong>per raggiungere l’obiettivo bisognerebbe ridurre le emissioni di CO2 tra il 40 e il 70% entro il 2050</strong> e conquistare le emissioni zero (carbon neutrality) entro il 2100.</p>
<h3>A Parigi sono rappresentati il 95% della popolazione e il 94% delle emissioni globali</h3>
<p>Numeri freddi, ma numeri importanti: alla Cop21 di Parigi sono presenti <strong>179 Paesi in rappresentanza della quasi totalità della popolazione e delle emissioni mondiali</strong>: obiettivo della conferenza francese sarà ratificare e rendere operative le Indc (Intended national determined contribution) o promesse di riduzione dei gas serra e inquinanti.</p>
<p>Alla data del 1 ottobre erano state <strong>presentate 149 Indc per 176 nazioni</strong> (l’Unione Europea ha presentato un documento comune) con le azioni che ciascun paese (o Unione come nel caso della UE) intende mettere in atto a partire dal 2020 per raggiungere gli obiettivi della Convenzione quadro.</p>
<p>La vera partità si giocherà in funzione della firma dell’11 dicembre, a fine lavori: in quella data sapremo se gli Indc saranno vincolanti oppure no.</p>
<h3>Climate finance, 100 billion goal e Green Climate Fund</h3>
<p>Tra le <strong>misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra e al contenimento dell’innalzamento della temperatura</strong> sul nostro pianeta ce ne sono alcune anche di natura finanziaria chiamate in gergo “climate finance”. Tra queste c’è anche la cosiddetta <strong>100 billion goal, un accordo ancora da ratificare</strong> secondo il quale a partire dal 2020 i Paesi più ricchi e industrializzati indirizzeranno 100 miliardi di dollari l’anno verso il finanziamento di azioni di contrasto ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Secondo un <a href="http://www.oecd.org/env/cc/oecd-cpi-climate-finance-report.htm" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">rapporto dell’OECD</a> reso pubblico a Ottobre nell’incontro di Lima, in Perù, <strong>nel 2014 sono stati mobilizzati circa 62 miliardi di dollari</strong> (contro i 52 del 2013), per il 70% da finanze pubbliche e per il 25% da finanze private.</p>
<p>Secondo Laurent Fabius, presidente di Cop21 e Ministro degli Affari esteri francese:</p>
<blockquote><p>The goal of $100 billion per year by 2020 now seems to be within reach.<br />
<em>Fonte: <a href="http://www.cop21.gouv.fr/en/the-100-billion-goal-is-within-reach/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">cop21.gouv.fr</a></em></p></blockquote>
<p>Il Green Climate Fund invece, frutto dell’Accordo di Cancun Cop16 del 2010, è l’<strong>organo internazionale incaricato del trasferimento di fondi e tecnologie dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo</strong> per l’implementazione di politiche rivolte alla riduzione delle emissioni inquinanti. Nelle intenzioni dell’Accordo di Cancun dovrebbe essere l’attore principale per il raggiungimento del 100 Billion Goal.</p>
<h3>A Parigi si troverà un accordo?</h3>
<p>Benché circoli già una bozza di accordo sottoscritta il 23 ottobre a Bonn, in Germania (<a href="http://unfccc.int/files/bodies/application/pdf/ws1and2@2330.pdf" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">qui il draft ufficiale</a>) i dubbi sul buon esito della Cop21 sono molteplici.</p>
<p>Principalmente il fatto che, finora, <strong>i paesi industrializzati che hanno assunto impegni vincolanti a partire da Kyoto riguardano appena il 37% delle emissioni globali</strong>, e tra questi non ci sono né gli Stati Uniti né la Cina.</p>
<p><strong>John Kerry, segretario di Stato Usa</strong>, ha dichiarato al Financial Times il 12 novembre che:</p>
<blockquote><p>Any agreement in Paris is definitively not going to be a treaty</p></blockquote>
<p>Come scritto dall’<a href="http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/11/30/le-speranze-della-conferenza-sul-clima" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">analista di politica internazionale Bernard Guetta</a> <strong>dalla parte di Kerry ci sono i Repubblicani e le lobby industriali USA, ma non il presidente Obama</strong>, il cui mandato scade tra un anno e che ha dalla sua l’opinione pubblica a stelle e strisce. La volontà presidenziale potrebbe anche saldarsi a quella della <strong>Cina, altro grande Paese inquinante ed energivoro</strong> che però avrebbe capito il rischio di avvelenare le proprie megalopoli con i conseguenti rischi di contestazione politica.</p>
<p>Trait d’union tra USA e Cina potrebbe essere proprio l’<strong>UE, che invece spinge fortemente per un accordo vincolante</strong> e che potrebbe trovare il sostegno di Australia e Canada. A frenare una firma vincolante invece ci sarebbero <strong>Brasile, Giappone e Russia, per i quali però entreranno in gioco anche considerazioni geopolitiche</strong> (così come per l’Arabia Saudita). E infine c’è l’incognita dell’Africa e dell’India, due realtà in bilico tra l’interesse per il sostegno finanziario (100 billion goal e Green Climate Fund) e desiderio di sviluppo industriale incontrollato.</p>
<p><em>Credits: <a href="https://pixabay.com/en/earth-globe-water-fire-flame-1023859/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a></em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le montagne non hanno la forma di piramide</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/le-montagne-non-hanno-la-forma-di-piramide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2015 05:55:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=28611</guid>

					<description><![CDATA[Provate a disegnare una montagna. O fatela disegnare ai vostri figli. Uscirà irrimediabilmente a forma[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Cervino.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Cervino Forma Montagna" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Cervino.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Cervino-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Cervino-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Provate a disegnare una montagna. O fatela disegnare ai vostri figli. <strong>Uscirà irrimediabilmente a forma di triangolo</strong>: due line che salgono fino a incrociarsi. O a forma di piramide, se già abbiamo idea della profondità e dei volumi.</p>
<p>Insomma, uno pensa alla <strong>montagna ideale e gli viene in mente il Cervino</strong>, la montagna con la forma di montagna.</p>
<p>Be’, sorprendetevi: <strong>le montagne con la forma di montagna sono poche</strong>. Anzi, una minoranza. È quanto ha scoperto uno studio condotto da Paul Elsen dell&#8217;università di Princeton e pubblicato sulla rivista <a href="http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate2656.html#affil-auth" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Nature Climate Change</a>, che <strong>per la prima volta ha mappato la forma di 182 catene montuose del mondo</strong>.</p>
<p>La balzana idea di verificare se davvero le montagne hanno la forma di montagna è saltata in mente ad Elsen mentre faceva un trekking in Himalaya per fare il suo lavoro, che è quello di studioso della biodiversità degli uccelli: <strong>pensava di salire, salire e salire, secondo l’idea che più si sale e più l’area disponibile diminuisce</strong>, e invece si ritrovava sugli immensi plateau himalayani, dove la vista si perde quasi all’infinito.</p>
<p>Tornato a terra si è messo a <strong>studiare la topografia delle montagne</strong>, e ha scoperto due cose. La prima è che sostanzialmente esistono 4 tipologie di forma per le montagne: quella a piramide che tutti abbiamo in mente; quella di diamante; quella di clessidra; e quella di piramide rovesciata.</p>
<figure id="attachment_28613" aria-describedby="caption-attachment-28613" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Tipologia-Forme-Montagne.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-28613" alt="Credits: Paul Elsen, Morgan Tingley, and Mike Costelloe" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Tipologia-Forme-Montagne.jpg" width="670" height="422" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Tipologia-Forme-Montagne.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Tipologia-Forme-Montagne-300x188.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28613" class="wp-caption-text"><em>Credits: Paul Elsen, Morgan Tingley, and Mike Costelloe</em>&nbsp;</p>
<p></figcaption></figure>
<p>Per capirci, la maggior parte delle montagne &#8211; 4 su 10 &#8211; ha la forma di un diamante, come per esempio le Montagne Rocciose negli Stati Uniti.</p>
<figure id="attachment_28614" aria-describedby="caption-attachment-28614" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Montagne-Rocciose.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-28614" alt="Credits: FlickrCC Zach Dischner" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Montagne-Rocciose.jpg" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Montagne-Rocciose.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Montagne-Rocciose-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28614" class="wp-caption-text"><em>Credits: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/zachd1_618/8042036522/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Zach Dischner</a></em>&nbsp;</p>
<p></figcaption></figure>
<p>Le montagne a forma di piramide come le nostre Alpi (o il Cervino appunto) sono circa 3 su 10. Poi ci sono le montagne come l’Himalaya, che hanno la forma di una clessidra.</p>
<figure id="attachment_28616" aria-describedby="caption-attachment-28616" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Himalaya.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-28616" alt="Credits: FlickrCC Koshy Koshy " src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Himalaya.jpg" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Himalaya.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Himalaya-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28616" class="wp-caption-text"><em>Credits: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/kkoshy/11490510604/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Koshy Koshy</a> </em>&nbsp;</p>
<p></figcaption></figure>
<p>E infine ci sono le montagne come il Kunlun che hanno la forma di una piramide rovesciata e sono 1 su 10.</p>
<figure id="attachment_28617" aria-describedby="caption-attachment-28617" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Kunlun.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-28617" alt="Credits: FlickrCC Chen Zhao" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Kunlun.jpg" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Kunlun.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Kunlun-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28617" class="wp-caption-text"><em>Credits: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/livepine/1514182593/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Chen Zhao</a></em>&nbsp;</p>
<p></figcaption></figure>
<p>Insomma, nella maggior parte delle catene montuose <strong>non è affatto vero che l’area disponibile e il volume diminuiscono con l’aumentare dell’altitudine</strong>, anzi è vero proprio il contrario.</p>
<p>A cosa serve questa ‘scoperta’ di Paul Elsen? Di certo non a cambiare il modo in cui i nostri bambini disegnano le montagne. La ricerca di Elsen getta invece una <strong>luce diversa sul modo in cui gli animali sfuggono ai cambiamenti climatici</strong>. Sta infatti accadendo una <strong>specie di migrazione verso l’alto dovuta all’aumento delle temperature</strong>, con molte specie animali che inseguono il clima a cui sono abituate semplicemente salendo di quota. Salendo di quota in teoria ci dovrebbe essere meno spazio, e quindi maggior competizione per le risorse, ma in effetti questo è vero solo per le Alpi, mentre per tutte le altre tipologie di montagne questo non avviene, e potrebbe essere una buona notizia: <strong>pur salendo gli animali troverebbero comunque risorse sufficienti per vivere</strong>, almeno nelle zone in cui non ci sono montagne a forma di montagna.</p>
<figure id="attachment_28618" aria-describedby="caption-attachment-28618" style="width: 670px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Mappa-Montagne-Forma.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-28618" alt="Credits: Paul Elsen, Morgan Tingley, and Mike Costelloe" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/05/Mappa-Montagne-Forma.jpg" width="670" height="335" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Mappa-Montagne-Forma.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/05/Mappa-Montagne-Forma-300x150.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><figcaption id="caption-attachment-28618" class="wp-caption-text"><em>Credits: Paul Elsen, Morgan Tingley, and Mike Costelloe</em>&nbsp;</p>
<p></figcaption></figure>
<p><em>Credits immagine Cervino: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/71267357@N06/14258699540/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Transformer18</a></em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il riscaldamento globale distruggerà le foreste del grande nord</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-distruggera-le-foreste-del-grande-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 12:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre (o almeno dal 1880, quando sono[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Foreste boreali" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre (o almeno dal 1880, quando sono cominciate le serie storiche sul clima), ma quando si parla di riscaldamento globale, in mancanza di prove concrete, c’è sempre <strong>qualche scettico che nega le potenziali conseguenze dell’innalzamento delle temperature</strong>. Ora abbiamo delle prove concrete: nei prossimi anni chi visiterà le grandi foreste del nord troverà piante, animali e habitat notevolmente differenti rispetto a quelli del passato. Ovvero: <strong>il global warming sta distruggendo le grandi foreste boreali</strong>.</p>
<p>Lo ha dimostrato uno studio condotto dall’Università del Minnesota e pubblicato su Nature Climate Change, che ha <strong>riprodotto in piccolo l’habitat delle foreste al confine tra Stati Uniti e Canada</strong>: sono state infatti prese alcune piante che trovano in quella zona sia il loro margine settentrionale di diffusione &#8211; come querce e aceri &#8211; che quello meridionale &#8211; come i pecci e gli abeti. La microforesta riprodotta è stata poi sottoposta a un riscaldamento artificiale di alcuni gradi attraverso lampade a infrarossi e serpentine per riscaldare il terreno.</p>
<p>Cosa è successo dopo tre anni di ‘terapia del riscaldamento globale’? Che <strong>erano cambiati i rapporti di forza tra le due tipologie di piante</strong>, con quelle abituate a climi più miti che avevano preso il sopravvento su quelle più settentrionali: queste ultime, in deficit di crescita, soffrivano del fatto di ricevere sia meno luce che meno acqua rispetto alle piante concorrenti.</p>
<p>“Se il trend non sarà invertito, nella migliore delle ipotesi querce e aceri prenderanno il posto delle piante boreali, e avremo comunque le nostre foreste: diverse certo, ma pure sempre foreste”, ha spiegato Peter Reich, responsabile della ricerca, “Tuttavia potrebbe anche capitare che le piante più meridionali non riescano a reggere il ritmo della riforestazione, e la conseguenza potrebbe essere che <strong>quelle aree boreali saranno invase da cespugli sempreverdi</strong> come quelli del genere Rhammus che cambierebbero totalmente le foreste del nord, dalla fauna alle possibilità del turismo”.</p>
<p><em>Credits: FlickrCC Nicholas Tonelli</em></p>
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		<title>In 40 anni è scomparsa la metà degli animali selvatici del mondo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/living-planet-index-scomparsa-animali-selvatici-ultimi-40-ann/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2014 05:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[wwf]]></category>
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					<description><![CDATA[All&#8217;inizio del Novecento c&#8217;erano oltre 100mila tigri, ora ne sono rimaste appena 3000; in 40[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/Elefante-Wildlife-FlickrCC-Nagesh-Jayaraman.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/Elefante-Wildlife-FlickrCC-Nagesh-Jayaraman.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/Elefante-Wildlife-FlickrCC-Nagesh-Jayaraman-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/Elefante-Wildlife-FlickrCC-Nagesh-Jayaraman-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>All&#8217;inizio del Novecento <strong>c&#8217;erano oltre 100mila tigri, ora ne sono rimaste appena 3000</strong>; in 40 anni la popolazione di leoni del Ghana si è ridotta del 90%; le porzioni di foresta a disposizione degli elefanti in Africa occidentale è il 7% dello spazio disponibile un secolo fa. E ancora: <strong>mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci si sono ridotti del 52%</strong>, mentre le specie di acqua dolce – fiumi e laghi – sarebbero crollate del 76%.</p>
<p>Numeri impressionanti, che emergono dall&#8217;aggiornamento del <a href="http://www.livingplanetindex.org/home/index" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Living Planet Index</a> appena pubblicato dalla <a href="http://www.zsl.org/science/news/urgent-action-needed-to-protect-wildlife-as-global-populations-halve-in-40-years" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">London Zoological Society</a> e che segnalano una <strong>situazione ben più grave di quella prospettata nell&#8217;ultima edizione del LPI</strong>, quella del 2008.</p>
<p>È chiaro che un censimento numerico della fauna selvatica è un&#8217;operazione statistica per la quale occorre valutare un numero enorme di variabili. Ed è noto come <strong>il nuovo metodo statistico adottato dalla ZSL punti l&#8217;occhio in particolare sulle specie più a rischio</strong>: in precedenza il Living Planet Index era calcolato in base al declino medio di tutte le specie considerate dal 1970 a oggi (più di 10mila specie di vertebrati); il nuovo metodo di calcolo assegna invece un peso maggiore alle specie più numerose in una determinata area geografica, e così importanza diversa è assegnata a specie diverse in diverse regioni geografiche o in diversi habitat.</p>
<p>Applicando questo nuovo metodo di calcolo ai dati raccolti nel 2008, gli scienziati della ZSL si sono resi conto che <strong>il numero totale di animali selvatici sul pianeta si era ridotto del 52% anziché del 30%</strong>.</p>
<p>Secondo il report della London Zoological Society e le statistiche prodotte dal WWF, <strong>la causa sarebbe da ricercare in particolare nel consumo di risorse naturali attuato dall&#8217;uomo</strong>: staremmo tagliando più piante di quante ne ricrescano; staremmo mangiando più pesci di quanti gli oceani siano in grado di produrre; staremmo utilizzando l&#8217;acqua di fiumi e laghi più di quanto le pioggia non siano in grado di rifornirne; staremmo emettendo più CO2 di quanta le foreste e gli oceani siano in grado di assorbirne.</p>
<p>Il report è stato pubblicato dopo il Climate Summit tenutosi alle Nazioni Unite a New York, e sottolinea come ci sia ancora la possibilità di invertire la rotta con politiche di difesa della fauna selvatica come gli accordi da firmare nel 2015 sul <a href="http://sustainabledevelopment.un.org/?menu=1300" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Sustainable Development Goals</a>, da raggiungere entro il 2030, e sull&#8217;<a href="http://unfccc.int/2860.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">UN Framework Convention on Climate Change</a>.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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