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	<title>matterhorn Archives - SportOutdoor24</title>
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	<title>matterhorn Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>I 150 anni dalla prima ascensione al Cervino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/i-150-anni-dalla-prima-ascensione-al-cervino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2015 05:53:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[cervino]]></category>
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					<description><![CDATA[12 cose da sapere in occasione del 150° anniversario dalla prima ascensione in sulla Gran[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/07/Mammut_Matterhorn_297x210_CMYK_DL.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Matterhorn Cervino" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/07/Mammut_Matterhorn_297x210_CMYK_DL.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/07/Mammut_Matterhorn_297x210_CMYK_DL-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/07/Mammut_Matterhorn_297x210_CMYK_DL-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>12 cose da sapere in occasione del 150° anniversario dalla prima ascensione in sulla Gran Becca.</p>
<p>Il Cervino è <strong>‘solo’ la quinta vetta per altezza di tutte le Alpi</strong>: alla sommità si misurano 4478 metri.</p>
<p>Il Cervino è per antonomasia<strong> la montagna a forma di montagna</strong> (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/le-montagne-non-hanno-la-forma-di-piramide/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">anche se le montagne a forma piramidale sono solo una piccola minoranza</a>): le sue 4 pareti principali sono orientate verso i 4 punti cardinali (la nord guarda Zermatt in Svizzera, la est ghiacciaio del Gorner, la sud Breuil-Cervinia in Italia e la ovest la Dent d&#8217;Hérens). La vetta si riconosce per le due cime distinte: quella svizzera è più alta di 2 metri di quella italiana.</p>
<p>La <strong>prima ascensione alla vetta risale al 14 luglio 1865</strong>: fu conclusa con successo dalla spedizione partita da Zermatt e guidata dall’alpinista inglese Edward Whymper. Con lui c’erano altri 3 britannici (Lord Francis Douglas, D. Hadow, il reverendo Charles Hudson) e tre guide (i 2 Peter Taugwalder, padre e figlio, e Michel Croz). Giunti in vetta alle 13.40 videro la spedizione italiana composta da César e Jean-Antoine Carrel, Jean-Joseph Maquignaz e da una quarta guida: si trovavano alcune centinaia di metri sotto la vetta e decisero di abbandonare l’impresa.</p>
<p>Durante la discesa i primi 4 della cordata (Croz, Hadow, Hudson e Douglas) scivolarono e caddero per oltre 1000 metri nel precipizio verso il ghiacciaio del Matterhorn: i corpi di furono recuperati il 19 luglio, <strong>tranne la salma di Lord Douglas, mai ritrovata</strong>.</p>
<p>La <strong>prima spedizione italiana raggiunse la vetta il 17 luglio dello stesso anno</strong>: tornato a valle, Jean-Antoine Carrel ripartì ignaro dell’incidente con Jean-Baptiste Bich, Jean-Augustin Meynet ed l&#8217;abbé Gorret. Raggiunsero la vetta secondo una variante di quella che oggi è la via normale italiana. Seppero della tragedia della spedizione britannica solo una volta tornati a Cervinia, il 18 luglio.</p>
<p>Questi tragici eventi e tutti i tentativi falliti nel corso dell’Ottocento rafforzarono l’idea che il <strong>Cervino fosse una vetta ‘maledetta’</strong> tanto che le stesse guide locali rifiutarono per lungo tempo ingaggi anche molto generosi per accompagnare spedizioni provenienti dall’estero.</p>
<p>Tra il 18 e il 22 febbraio 1965, in occasione del centenario della prima ascensione al Cervino, <strong>Walter Bonatti ha scritto una delle pagine più straordinarie della sua carriera alpinistica</strong>: aveva già deciso di chiudere con l’alpinismo quando, per omaggiare Whymper e tutti i protagonist della prima tragica ascensione decise di tentare la parete Nord in inverno. Un primo tentativo, con Gigi Panei e Alberto Tassotti, fallì a gennaio a causa delle proibitive condizioni meteo. Ci riprovò a febbraio, e in solitaria, per firmare un’ascensione rimasta nella storia.</p>
<p>Dagli anni Novanta del Novecento la via normale italiana è stata oggetto di <strong>numerosi tentativi di salita in velocità</strong>, con partenza dalla piazza principale di Breuil-Cervinia (2025 m) e arrivo alla croce sulla vetta italiana. Il tempo necessario per un alpinista è di circa 10 ore: Kilian Jornet Burgada, il 21 agosto 2013 ha effettuato la salita in 1h 56’ 15” e la discesa in 55’ 47”, per un record totale di 2h 52’ 02”.</p>
<p>Il <strong>primo concatenamento invernale delle quattro creste</strong> del Cervino si deve a <a href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/herve-barmasse/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Hervé Barmasse</a>.</p>
<p>Il Naso di Zmutt, insieme alla parete Nord dell’Eiger e delle Grandes Jorasses, è stato a lungo considerato come <strong>uno dei problemi irrisolti delle Alpi</strong>: la prima ascensione da questo versante si deve a due italiani – Alessandro Gogna e Leo Cerruti – tra il 14 e il 17 luglio 1969. <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/la-prima-ripetizione-italiana-al-naso-di-zmutt-per-la-via-gogna-cerruti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">La prima ripetizione di questa via è solo del 27 settembre dell’anno scorso</a>, 45 anni dopo la prima di Gogna e Cerruti.</p>
<p><strong>Il 14 luglio 2015 è la giornata del silenzio, con il Cervino chiuso a qualsiasi attività</strong> alpinistica in segno di rispetto e memoria delle numerose vittime perite nel tentativo di raggiungerne la vetta. Il 17 luglio invece si terrà una doppia ascensione, lungo le creste dell&#8217;Hörnli e del Leone, con alpinisti italiani, svizzeri, francesi e inglesi e la celebrazione di una Messa in vetta.</p>
<p>A <a href="http://www.cervinia.it/pages/Locandina_Eventi_Estate_e_it/3427" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Cervinia</a> e <a href="http://www.zermatt.ch/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Zermatt</a> sono stati predisposti eventi celebrativi lungo tutta l’estate: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/cervino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">qui tutti i nostri approfondimenti sul Cervino</a>.</p>
<p><em>Credits: ©Robert Bösch, Mammut und erdmannpeisker / Zermatt.ch.</em></p>
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		<title>La prima ripetizione italiana al naso di Zmutt per la via Gogna-Cerruti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/la-prima-ripetizione-italiana-al-naso-di-zmutt-per-la-via-gogna-cerruti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Busca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Oct 2014 09:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[cervino]]></category>
		<category><![CDATA[matterhorn]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Naso di Zmutt è quella sezione del Monte Cervino (4478 metri) che guarda verso[...]]]></description>
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								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Il Naso di Zmutt è quella sezione del Monte Cervino (4478 metri) che guarda verso Nord-Ovest. È caratterizzato da una prima parte su di uno scivolo di roccia e ghiaccio a 65 gradi, una seconda che si sviluppa su tetti e strapiombi e, infine, una terza sezione &#8216;più facile&#8217; ma che può regalare sorprese in caso di maltempo. Un totale di 2000 metri di dislivello da scalare completamente in ombra, e con due bivacchi intermedi da trascorrere nel cuore più freddo della montagna. <strong>Un ambiente che, per morfologia e difficoltà tecnica, tiene alla larga anche le cordate più velleitarie</strong>.</p>
<p>Negli anni Trenta, assieme alla parete Nord dell&#8217;Eiger e delle Grandes Jorasses, <strong>il Naso di Zmutt era considerato come uno dei problemi irrisolti delle Alpi</strong>.</p>
<p>La risoluzione di questo &#8216;enigma alpino&#8217; è datata <strong>1969, e al tempo furono due italiani – Alessandro Gogna e Leo Cerruti – ad arrivare in cima al Cervino da questo versante prima di chiunque altro</strong>. Dopo di loro, la Gogna-Cerruti sul Naso di Zmutt (la via più a sinistra guardando la parete per una difficoltà alpinistica di VI superiore con passaggi di artificiale A3 e 1200 metri di dislivello) venne ripetuta poche volte, tra cui in invernale da Edgar Oberson e Thomas Gros nel 1974 e, in solitaria, da André Georges nel 1982 (anche queste prime assolute). Fino a quest&#8217;anno, inoltre, nessun italiano era mai riuscito a ripeterla.</p>
<p>Ma lo scorso 27 settembre, 45 anni dopo la prima di Gogna e Cerruti, la cordata composta dagli alpini François Cazzanelli, Marco Farina e Marco Majori (della Sezione Militare di Alta Montagna – Reparto Attività Sportive del Centro Sportivo Esercito di Courmayeur) è riuscita a <strong>ripetere l&#8217;impresa su una delle pareti più difficili e ingaggianti delle Alpi</strong>.</p>
<p>&#8220;È stato un obiettivo importante – ha raccontato Cazzanelli –, al quale ci siamo preparati salendo due vie sulla Nord delle Grandes Jorasses: la Colton-McIntyre il 4 settembre e la Combinaison Michto-Polonaise il 16&#8221;. E anche se la Gogna-Cerruti era già un grande obiettivo in sé, anch&#8217;essa – nel programma annuale della cordata dell&#8217;Esercito – è un tassello di un mosaico più ampio: &#8220;Il 6 novembre, infatti – ha aggiunto il giovane alpinista valdostano – sempre con Farina e Majori partiremo per la Patagonia. Qui, in base alle condizioni meteo e della neve, decideremo quali vie e salite affrontare. Se il tempo sarà bello proveremo qualche &#8216;vione&#8217;, altrimenti scaleremo su qualche via più rapida e veloce&#8221;.</p>
<p>Il racconto della Gogna-Cerruti da parte dei protagonisti, pubblicato proprio sul <a href="http://www.alessandrogogna.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">blog di Alessandro Gogna</a> (il che dà un&#8217;idea di come l&#8217;alpinismo sia ancora fortemente legato alla sua storia e ai suoi protagonisti), è un viaggio fantastico che da la possibilità a tutti di avvicinarsi – almeno un po&#8217; – a un ambiente altrimenti fuori portata &#8230;</p>
<blockquote><p>Disarmante… Immensa…  &#8216;Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali&#8217;, così Patrick Gabarrou definisce il Naso di Zmutt: una parete misteriosa e austera incassata nell&#8217;immensa muraglia del versante nord del Cervino. Difficile da decifrare, ogni volta che cambia la luce sembra che la sua forma muti ed escano nuovi diedri e tetti. Una sfida completa, severa, dove nulla è scontato in un ambiente tra i più repulsivi che abbiamo mai visto.</p>
<p>Tutto comincia con un messaggio su Whatsapp di Marco Majori il 21 settembre sulla chat della SMAM: &#8220;Cosa pensate di fare questa settimana?&#8221; dopo qualche battuta e scambio di idee il piano è deciso: andiamo a vedere il Naso di Zmutt. Da lì nelle nostre teste hanno iniziato a girare un sacco di pensieri: &#8220;Sarà pulita la parete? A chi chiediamo? Saremo capaci di uscire? La via sarà tutta a posto o sarà crollato qualcosa come spesso accade sul Cervino?&#8221;</p>
<p>Poche storie, l&#8217;unica cosa da fare è partire e andare a vedere, qualcosa faremo. Il 25 settembre ci ritroviamo tutti a casa di François, prepariamo gli zaini, beviamo un caffè e ci muoviamo subito verso il colle del Breuil. Arrivati al rifugio dell&#8217;Hörnli ci aspetta una spiacevole sorpresa: il campo base provvisorio, installato poiché i proprietari del rifugio stanno compiendo delle ristrutturazioni, è chiuso! Iniziamo bene: già un bivacco la prima notte.</p>
<p>Non ci scoraggiamo, ci sistemiamo al meglio e alle 4 iniziamo a muoverci. Attacchiamo la prima parte della via al buio: si comincia subito con dei pendii belli dritti che conducono a una goulotte ripida ma con ghiaccio ottimo. Superato il canale ghiacciato con quattro lunghezze iniziamo ad attraversare verso sinistra per portarci alla base del Naso. Giunti sotto lo strapiombo la vista è impressionante: si ha la sensazione che il tetto in ogni momento possa chiudersi su se stesso inghiottendoci. Il freddo pizzica e i movimenti sono rallentati, Majo fa un movimento sbadato in sosta e perde un guanto.</p>
<p>Da qui in avanti Marcolino Farina passa al comando e iniziamo a scalare su roccia, la giornata è lunga e dopo aver superato un diedro in artificiale con le ultime luci del giorno arriviamo alla esile cengia dove Alessandro Gogna e Leo Cerruti bivaccarono per la seconda volta. Ci fermiamo e iniziamo a sistemarci per la notte, assicuriamo una corda dove possiamo appenderci e sistemare il materiale, ripuliamo dalla neve i nostri piccoli scalini, prepariamo da bere e mangiamo. Ci aspettano ore interminabili, ma non c&#8217;è vento e una stellata fantastica ci fa compagnia, sulla cengia troviamo un sacco di materiale abbandonato: chiodi moschettoni e corde, testimonianze indelebili di vecchi tentativi.</p>
<p>Scorre il tempo e alle 6 di mattina ancora al buio siamo di nuovo in azione, con ordine e calma prepariamo da bere, smantelliamo il bivacco, mangiamo qualcosa e ripartiamo. Marco è di nuovo davanti, si comincia con un muro compatto, solcato solo da una piccolissima fessura che ci costringe a usare le staffe. Il nostro socio scala veloce e sicuro, Majo a un certo punto commenta dicendo: &#8220;Faina scala come se non ci fosse un domani… che livello!!&#8221;</p>
<p>Passano le ore e i tiri si susseguono veloci, purtroppo non ne vediamo mai la fine, ci scambiamo due battute per fare morale: &#8220;Ma se chiamassimo l&#8217;elicottero?&#8221; Marco: &#8220;Piuttosto crepo, ma sull&#8217;elicottero non salgo&#8221;.</p>
<p>Il morale è alle stelle siamo motivatissimi e improvvisamente ci troviamo al sole alla base dell&#8217;ultimo salto: sono le 17.30 dobbiamo muoverci. Farina si supera un&#8217;altra volta e alle 18.15 arriviamo sul bordo del Naso, ma purtroppo non è ancora il momento di esultare perché dobbiamo raggiungere con la luce le tracce della cresta di Zmutt. Mettiamo i ramponi e prendiamo in mano le picche, saliamo velocemente su terreno misto e appena accendiamo le frontali troviamo le tracce, da qui però mancano ancora 250 m di dislivello fino alla vetta e la stanchezza inizia a farsi sentire.</p>
<p>La progressione diventa più facile e la concentrazione cala, Majori perde un altro guanto che sparisce nel buio della notte, François recupera alla rinfusa le corde e in ben due soste si aggomitolano tutte facendoci perdere minuti preziosi. Dopo qualche cappellata alle undici di sera giungiamo tutti e tre in vetta al Cervino. Siamo gasati ma tuttavia consapevoli di dover mantenere la concentrazione per la lunga discesa notturna che ci aspetta. Beviamo un the, mangiamo qualcosa e siamo di nuovo concentrati per la discesa: per riposarci dobbiamo arrivare alla capanna Carrel. La notte è perfetta, non fa freddo, non c&#8217;è neanche una bava di vento, scendiamo con calma senza prendere rischi e alle cinque di mattino mettiamo piede in capanna, giusto il tempo di bere una coca e ci buttiamo nei letti. Il giorno dopo alle 9 siamo svegliati dal papà di François, Valter che ci è venuto incontro, rifacciamo gli zaini e scendiamo, per le tredici abbiamo le gambe sotto il tavolo a casa Cazzanelli.</p>
<p>Che avventura, siamo euforici e soddisfatti, la nostra dovrebbe essere la settima ripetizione assoluta e prima italiana. Non abbiamo ancora realizzato bene quello che abbiamo fatto, questa salita ci rimarrà per sempre nel cuore, sicuramente è la via più completa e severa che abbiamo mai affrontato fino ad ora.</p>
<p>Un viaggio mistico nel cuore del Cervino dove nulla è scontato e banale. Complimenti agli apritori che nel 1969 si sono superati aprendo una via futuristica e complicata che sicuramente ha portato un passo avanti l&#8217;alpinismo dell&#8217;epoca.</p></blockquote>
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		<item>
		<title>Il figlio di Richard Branson salvato dall&#8217;elicottero sul Cervino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/il-figlio-di-richard-branson-salvato-dallelicottero-sul-cervino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2014 11:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[cervino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/strive_matterhorn_climb_helicopter.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/strive_matterhorn_climb_helicopter.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/strive_matterhorn_climb_helicopter-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/strive_matterhorn_climb_helicopter-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Sir Richard Branson, l&#8217;eccentrico miliardario padrone della Virgin e di un sacco di altre cose, è sempre un vulcano di iniziative. Alcune strampalate, altre serie e meritevoli, come la <a href="https://www.strivechallenge.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Strive Challenge</a>, l&#8217;ultima trovata in ordine di tempo per raccogliere fondi a favore di <a href="http://www.bigchangecharitabletrust.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Big Change</a>, il programma di inclusione e sviluppo dei talenti dei giovani britannici.</p>
<p>La sfida di Strive Challenge era partire da Londra e, senza l&#8217;aiuto di alcun mezzo a motore, <strong>raggiungere la vetta del Cervino</strong>, dal versante svizzero di Zermatt (a proposito, sono cominciati i festeggiamenti per il 150° dalla prima ascensione: ci siamo andati anche noi e <a href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/zermatt/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">potete leggere tutto qui</a>). Protagonisti dell&#8217;impresa 10 avventurieri di comprovata fama ed esperienza<strong> più Sam, il figlio 29enne di Sir Richard</strong>, il quale se l&#8217;è cavata alla grande finché si è trattato di camminare e pedalare, ma non appena si è avventurato in alta montagna ha cominciato a stare davvero male.</p>
<p>Insomma, erano a pochi metri dalla vetta quando <strong>Sam Branson ha cominciato a soffrire terribilmente di mal di montagna</strong> (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/mal-di-montagna-salute-consigli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">per i sintomi e i rimedi puoi leggere qui</a>), tanto che il capo spedizione delle <a href="http://www.dream-guides.com/en/splash/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Dream Guides</a> ha cercato di convincerlo in tutti i modi ad accettare l&#8217;intervento di un elicottero del soccorso alpino. Scelta ragionevole, se non che a pochi metri dalla vetta Sam, figlio di tanto padre, <strong>non ha voluto sentire ragioni e prima ha toccato il punto più alto del Matterhorn</strong> e solo dopo, in condizioni assai critiche e sotto l&#8217;occhio di papà Richard che stava seguendo tutto da un altro elicottero, ha accettato di farsi portare a valle.</p>
<p>&#8220;<em>Sono stato salvato almeno 8 volte io stesso da un elicottero: è proprio un vizio di famiglia</em>&#8220;, <a href="http://www.virgin.com/richard-branson/helicopter-rescue-as-virgin-strive-challenge-completed" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">ha commentato Sir Richard Branson una volta finita l&#8217;avventura</a>.</p>
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		<item>
		<title>6 passeggiate panoramiche a Zermatt con vista sul Cervino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/trekking/6-passeggiate-panoramiche-a-zermatt-con-vista-sul-cervino/</link>
					<comments>https://www.sportoutdoor24.it/sport/trekking/6-passeggiate-panoramiche-a-zermatt-con-vista-sul-cervino/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2014 10:52:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trekking]]></category>
		<category><![CDATA[cervino]]></category>
		<category><![CDATA[matterhorn]]></category>
		<category><![CDATA[passeggiate]]></category>
		<category><![CDATA[zermatt]]></category>
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					<description><![CDATA[Il conto alla rovescia è cominciato: il 14 luglio 2015 sarà il 150° anniversario della[...]]]></description>
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Il conto alla rovescia è cominciato: il 14 luglio 2015 sarà il <strong>150° anniversario della prima ascesa alla vetta del Cervino</strong>. Quando alle 13:40 del 14 luglio 1865 Edward Whymper, Douglas Robert Hadow, Lord Francis Douglas, il reverendo Charles Hudson e le tre guide (Peter Taugwalder padre e figlio, e Michel Croz) raggiungevano per la prima volta la vetta del Matterhorn, non potevano sapere che stavano facendo nascere il moderno alpinismo.</p>
<p>Sarà un anno di celebrazioni e festeggiamenti per <a href="http://www.zermatt.ch" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Zermatt</a>, la cittadina svizzera da cui partì quella spedizione: festa per chi vorrà ripercorrere le vie dei molti che in questo secolo e mezzo hanno raggiunto quella vetta, e festa per chi semplicemente vorrà <strong>andare ad ammirare da vicino questa bellissima e montagna</strong>.</p>
<p>Noi l&#8217;abbiamo fatto, e abbiamo scelto per voi <strong>sei trekking sulle montagne intorno a Zermatt davvero panoramici</strong>: escursioni con vista sulla parete nord del Cervino, semplici passeggiate alla ricerca delle stelle alpine, camminate per incontrare le capre dal collo nero e le pecore dal naso nero del Vallese, gite-gourmet per assaggiare le specialità gastronomiche e culinarie di Zermatt o facili ascese verso le aree pic-nic e barbecue intorno ai laghi alpini.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
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		<title>Millet per il mountaineering</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/millet-per-il-mountaineering/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2013 10:13:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[eiger]]></category>
		<category><![CDATA[giacche]]></category>
		<category><![CDATA[gore-tex]]></category>
		<category><![CDATA[matterhorn]]></category>
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		<category><![CDATA[pantaloni]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 1987, quando Eric Escoffier conquistò per la prima volta la Trilogy &#8211; Eiger, Matterhorn,[...]]]></description>
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2013/10/Millet-TRILOGY-PRO-GTX-JKT.jpg" title="Millet TRILOGY PRO GTX JKT" data-wpel-link="internal">
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Nel 1987, quando Eric Escoffier conquistò per la prima volta la<strong> Trilogy &#8211; Eiger, Matterhorn, Grandes Jorasses</strong> &#8211; inventando così lo stile Alpino, indossava capi <a href="http://www.millet.fr/en/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Millet</a>. Oggi il marchio francese celebra quell&#8217;impresa con una <strong>limited edition Trilogy</strong> di giacche, pantaloni e scarponi da montagna tra cui le giacche Trilogy in <strong>Gore-Tex Pro</strong> 3 strati con retro ristop, totalmente impermeabili, antivento e traspiranti. Con un peso di appena 475 grammi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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