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	<title>russia Archives - SportOutdoor24</title>
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	<title>russia Archives - SportOutdoor24</title>
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	<item>
		<title>Costruisce un Suv con blocchi di ghiaccio e…lo guida</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/in-russia-e-stato-costruito-un-suv-con-blocchi-di-ghiaccio-che-ha-viaggiato-su-strada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 08:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ghiaccio]]></category>
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					<description><![CDATA[Vladislav Barashenkov , ‘fanatico’ di automobili, a Novosibirsk in Russia, insieme ad uno scultore di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_0.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="suv_ghiaccio_0" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_0.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_0-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_0-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><strong>Vladislav Barashenkov</strong> , ‘fanatico’ di automobili, a Novosibirsk in Russia, insieme ad uno scultore di opere in ghiaccio, ha realizzato un vero e proprio <strong>Suv con la carrozzeria completamente realizzata da blocchi di ghiaccio</strong>. Il modello “ricostruito”  è quello di un SUV Mercedes Classe G, montato su un telaio in metallo  e con un vecchio motore, perfettamente funzionante.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-acquatici/johanna-nordblad-la-sirena-finlandese-regina-del-ghiaccio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Johanna Nordblad, la sirena finlandese regina del ghiaccio</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-44886" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_1.jpg" alt="suv_ghiaccio_1" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_1.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/suv_ghiaccio_1-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" />Suv in versione economica</h3>
<p>Vladislav Barashenkov è il conduttore di <strong>‘Garage 54’</strong>, un popolare canale di YouTube incentrato sulle auto e il video che ha realizzato su questa ‘invenzione’ tanto assurda quanto geniale, è diventato immediatamente virale. Nella sua trasmissione ha infatti mostrato come è possibile realizzare una versione decisamente economica di un <strong>Suv di lusso come la Mercedes Classe G</strong>, utilizzando per la carrozzeria dei blocchi di ghiaccio trasparente. Non si tratta però di una semplice scultura di ghiaccio perché la carrozzeria è stata montata sul telaio di un vecchio veicolo militare UAZ 469 con motore funzionante.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/dove-sciare/4-motivi-per-decidersi-a-fare-un-tuffo-nella-neve/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">4 motivi per decidersi a fare un tuffo nella neve</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/3kuWgX2jVjk" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>Un Suv di ghiaccio e colori</h3>
<p>Non è chiaro cosa lo scultore coinvolto in quest’opera abbia utilizzato per tenere ben incollati i vari blocchi di ghiaccio, ma questa carrozzeria è apparsa sufficientemente resistente per sopportare un breve tratto su una superficie piana. Come se <strong>guidare un Suv fatto da cinque tonnellate di ghiaccio</strong> non fosse già una cosa, diciamo, appariscente, Barashenkov ha anche dotato il mezzo di luci a led colorati che creavano un effetto particolare attraverso i blocchi ghiacciati.</p>
<h3>E non è l’unica ‘follia’</h3>
<p>Vladislav Barashenkov è famoso in Russia per creare mezzi di trasporto con strane modifiche o dispositivi un po’ fuori dal comune. In passato ha realizzato un <strong>‘auto a tre teste’</strong>, un’altra con <strong>scarpe al posto delle ruote,</strong> tutte invenzioni che si possono vedere sul suo canale YouTube, Garage 54.</p>
<p><em>[photo credits: periodismo.com, <u>news.ngs.ru</u>]</em></p>
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		<title>Salita all’Elbrus, la montagna più alta d&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/avventura/salita-elbrus-estate-montagna-piu-alta-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cappellari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2015 14:55:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[caucaso]]></category>
		<category><![CDATA[monte elbrus]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Flickr-Kuster-And-Wildhaber-Photo.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Elbrus" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Flickr-Kuster-And-Wildhaber-Photo.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Flickr-Kuster-And-Wildhaber-Photo-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Flickr-Kuster-And-Wildhaber-Photo-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>La montagna più alta d’Europa (se, come ormai comunemente accettato, il Caucaso è parte del Vecchio Continente), <strong>una delle 7 sorelle da scalare</strong> per chi vuole ascendere le vette maggiori dei 7 continenti, e senza dubbio un ambiente naturale di indubbio fascino, diverso da ogni altro si possa raggiungere con poche ore di volo dall’Italia: <strong>l’Elbrus, nel cuore del Caucaso spartiacque tra le distese pianeggianti della Russia europea e l’Asia</strong>, è con i suoi 5642 una meta sempre più popolare tra gli escursionisti.</p>
<p>L’ascesa in estate non è tecnicamente proibitiva: parliamo di un grado D, intermedio, quindi non un semplice trekking ma nemmeno una vera spedizione alpinistica. Meteo permettendo, tra giugno e agosto, è fattibile in una decina di giorni, compresi di acclimatamento (<a title="Cos’è il mal di montagna e come affrontarlo" href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/mal-di-montagna-salute-consigli/" data-wpel-link="internal">qui come prevenire il mal di montagna</a>) e margine per scegliere le finestre di tempo migliore.</p>
<p>La base di arrivo in aereo da Mosca o in treno da altre città russe è Mineralnye Vody; serve quindi un <strong>trasferimento in auto per Terskol, l’ultima cittadina ai piedi dell’Elbrus</strong> nella valle del fiume Baksan.</p>
<p>Da qui si possono intraprendere alcune escursioni di acclimatamento (come quella al Cheget, 3475 metri, ma non tutte le guide conducono fino alla vetta troppo vicina al confine con la Georgia), oppure dirigersi ad Azau da dove di solito partono le spedizioni con le guide; <strong>c’è anche una seggiovia che porta fino a 3800 metri di quota da dove si procede poi fino ai rifugi</strong> (il Garabashi è alla stessa quota, il Diesel Hut 300 metri più in alto).</p>
<figure id="attachment_27422" aria-describedby="caption-attachment-27422" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/04/Elbrus-Rifugio-Diesel-Flickr-Philip-Milne.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-27422" alt="Elbrus Rifugio Diesel" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2015/04/Elbrus-Rifugio-Diesel-Flickr-Philip-Milne.jpg" width="640" height="366" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Rifugio-Diesel-Flickr-Philip-Milne.jpg 640w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Elbrus-Rifugio-Diesel-Flickr-Philip-Milne-300x171.jpg 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a><figcaption id="caption-attachment-27422" class="wp-caption-text">Diesel Hut. <em>Credits: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/pamilne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Philip Milne</a></em></figcaption></figure>
<p>Da qui poi si parte per la conquista della vetta; talvolta le spedizioni con guida optano per l’<strong>uso del gatto delle nevi per salire di qualche centinaia di metri fino alle rocce Pastukhov</strong>, a circa 4700 metri. Ci vogliono poi almeno 7 ore per raggiungere la vetta, con uso di ramponi, picozze e corde fisse.</p>
<p>Una buona fonte di informazioni (oltre che logistica, organizzano tour estivi e invernali da 8 a 13 giorni) è il sito dell’associazione privata di guide alpine russe <a href="http://www.elbrus.su/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Geographic Bureau</a>.</p>
<p>PS: un buon libro per approfondire la conoscenza del Caucaso, dell’Elbrus e di <a href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/sochi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Sochi</a> (dove si sono tenute le ultime olimpiadi invernali) è <em>Nero-bianco-nero. Un viaggio tra le montagne e la storia del Caucaso</em> di Mario Casella, <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/nero-bianco-nero-libro-mario-casella-montagne-caucaso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">di cui vi abbiamo parlato qui</a>.</p>
<p><em>Credits: FlickrCC Kuster &amp; Wildhaber Photo</em></p>
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		<item>
		<title>Trans-Siberian Extreme 2015: da Mosca a Valdivostok in bici</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/trans-siberian-extreme-2015-da-mosca-a-valdivostok-in-bici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2015 13:19:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[red bull]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[siberia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Trans-Siberian-Extreme-2015.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Trans-Siberian Extreme 2015" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Trans-Siberian-Extreme-2015.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Trans-Siberian-Extreme-2015-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Trans-Siberian-Extreme-2015-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>C’è chi la Transiberiana l’ha fatta in treno (e noi siamo tra quelli). C’è chi sogna di farla in macchina, se e quando faranno l’autostrada che da Londra arriva a New York attraversando lo stretto di Bering. E poi c’è <strong>chi la Transiberiana la farà sicuramente in bicicletta, a luglio del 2015</strong>: sono gli iscritti alla Red Bull Trans-Siberian Extreme, la gara ciclistica da Mosca a Vladivostok già ribattezzata come la più estrema al mondo.</p>
<p>Punzonatura e partenza sono già fissate per il 15 luglio, così come l’itinerario (che toccherà Kostroma, Perm, Yekaterinburg, Omsk, Barabinsk, Novosibirsk, Krasnoyarsk, Tulun, Irkutsk, Ulan-Ude, Chita, Svobodny, Obluchye, Khabarovsk terminando a Vladivostok sulle sponde dell’Oceano Pacifico). In totale <strong>9200 km, divisi in 15 tappe (da 300 a 1400 km ciascuna) attraverso 5 zone climatiche</strong> e 7 fusi orari, da percorrere in 3 settimane massimo.</p>
<p>Si sono già iscritti atleti professionisti esperti di ultra marathons in sella a una bicicletta, ma si stanno iscrivendo anche cicloamatori in cerca di emozioni, paesaggi ed esperienze davvero forti. A organizzare il tutto <strong>gli stessi della Race Across Russia 2013 e 2014</strong>, direttore di gara Ernst Lorenzi, organizzatore della leggendaria granfondo austriaca Oetztaler Radmarathon.</p>
<p>Informazioni, iscrizioni, foto e video sul sito ufficiale <a href="http://www.redbulltranssiberianextreme.com" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">www.redbulltranssiberianextreme.com</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fotoreportage: sciare sui vulcani della Kamchatka</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/dove-sciare/fotoreportage-viaggio-in-kamchatka-a-fare-scialpinismo-sui-vulcani-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Negro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2014 13:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove Sciare]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[vulcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il maestro di sci Alberto Negro è stato in Kamchatka a fare scialpinismo sui vulcani dell&#8217;Oriente russo. Questo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[								
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<p><em>Il <a href="http://www.scuolascibielmonte.it/maestri/Maestri.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">maestro di sci Alberto Negro</a> è stato in Kamchatka a fare scialpinismo sui vulcani dell&#8217;Oriente russo. Questo è il suo racconto di quei giorni belli ed emozionanti.</em></p>
<p>La strada l’apriva un bulldozer. Era davanti a noi di qualche ora, un paio, forse meno. <strong>Tracciava la via nella neve altissima</strong>, incidendo un passaggio dove la natura aveva annullato ogni segno di vita. Apriva, allargava, fendeva la coltre senza sosta. Dietro di lui, tre camion in fila indiana. Mezzi di stazza sovietica, che trasportavano gasolio da consegnare a una base militare, su al passo in fondo alla strada. Arrancavano premendo sulle catene, procedevano lenti. Non capivamo bene perché ogni due o tre chilometri, piantate nella neve a lato, trovassimo bottiglie di birra vuote. Un segnale? Difficile dirlo.</p>
<p>Noi stavamo dietro, con le nostre motoslitte: Martino guidava quella a cui io ero attaccato con una corda, trascinando me, i miei sci e il nostro carico verso un apparente nulla. Igor, la guida, era seduto sull’altra. Dietro di lui, come appendici di uno strano motoscafo, Stefano e Lorenzo. &#8220;Bella storia&#8221;, mi ero detto quando <strong>mi avevano annunciato le quattro ore di viaggio in modalità traino</strong>. &#8220;Accidenti, chi diavolo me l’ha fatto fare?&#8221;, imprecavo adesso sobbalzando sulla neve strapazzata, dietro al bulldozer cingolato e ai tre camion che distribuivano ricordi di birra. Alla fine li abbiamo raggiunti. Si sono messi di lato, hanno fatto segno di andare. Solo lì abbiamo capito che le bottiglie conficcate nella strada come briciole di un emancipato Pollicino erano nient’altro che spazzatura. Tracce di rifornimento. Residui dell’insaziabile sete del camionista seduto al volante a torso nudo in una giornata di ordinario lavoro. Tutto qui.</p>
<p><strong>Questa è la Kamchatka, bellezza.</strong></p>
<p>Anche quel che sembra strano è normale, in questo mondo che i suoi abitanti descrivono come una nebulosa tutta da scoprire. &#8220;Qui non esistono strade: solo direzioni&#8221;, ci avevano annunciato al nostro arrivo. E infatti capiamo subito che è vero. Un volo su Mosca, poi un altro per Petropavlovsk. Non ci serve altro per sprofondare nell’anima più vera, più tradizionale, più bella dell’ex Unione Sovietica: senza traiettorie precise da seguire, solo con la sensazione che tutto sia da esplorare.</p>
<p>Ci planiamo sopra arrivando dall’Ovest del capitalismo, <strong>volando sui vulcani fumanti che sbucano dal bianco sconfinato di quest’annata eccezionale</strong>. Li guardiamo incantati dall’oblò, e già sogniamo discese da mordere con le lamine, polvere da respirare a pieni polmoni, altezze da raggiungere, distanze da coprire. Siamo turisti, ma non ci piace la scia tracciata dai colleghi europei. Niente resort nella capitale, niente elicottero da decine di rotazioni al giorno.</p>
<p>Il nostro sci nella penisola dei vulcani sarà qualcosa di diverso. <strong>Avventura, vita selvaggia. Scoperta</strong>. Qualcosa di più barbaro ma più vero, che solo l’agenzia cui ci appoggiamo &#8211; Kamchatka Explorer &#8211; offre, unica in tutto il Paese. Arriviamo e non fa freddo. Ci aspettavamo temperature più rigide, a due passi dallo stretto di Bering. E invece tutto sommato male non si sta.</p>
<p>Sappiamo che <strong>dovremo vedercela con il vento e le bufere di neve</strong>, ma quella sarà storia da affrontare sci ai piedi. E non ci pensiamo. Partiamo con la capo-agenzia, l’alaskiana Marta, la guida Igor e la &#8220;local&#8221; Elena. Ci viene presentata come segretaria, ma scopriamo ben presto che la ragazza, passato da studentessa in Germania, all’occorrenza sa trasformarsi in cuoca, rifornitrice di materiali, addetta alla logistica. Non male. Pensiamo che in fondo potremmo farne a meno, indipendenti come da sempre siamo abituati ad essere. Ma accettiamo la sua collaborazione. E ancora non sappiamo quanto quella prima sensazione si rivelerà sbagliata.</p>
<p>La direzione è il nord, dove giacciono due dei circa trenta vulcani attivi presenti nel Paese, mete pronte su cui riscaldare le gambe. Passeremo lì i primi giorni della nostra &#8220;quindicina&#8221;, un marzo di neve tardivamente abbondante sulle Alpi e di straordinarie precipitazioni agli antipodi del globo.</p>
<p>Ci arriviamo in macchina, lasciandoci alle spalle le strade della capitale costellate da automobilisti piantati nella neve. La sistemazione è decisamente in linea con il nostro bisogno di avventura. <strong>Una capanna dall’aspetto e dalla sostanza spartani</strong>, priva di comfort materiali ma dotata di tutto ciò che serve. Un letto su cui stendersi, una stufa, un tavolo su cui mangiare i piatti preparati da Elena e la nostra toma. Esattamente quanto il gestore, un ex militare ora diventato eremita, ha ritenuto fosse sufficiente per condurre una vita normale. L’essenziale, non fosse per quella &#8220;perla&#8221; di non poco conto che troviamo all’esterno: una sauna che scalda anche le tre capanne, la nostra, la sua e quella che ospita il wc. <strong>Uniche testimonianze di vita </strong>in un nulla fatto di natura ma anche di pericoli, tanto che l’antidoto alla violenza delle bufere è sotto gli occhi di tutti: un cavo d’acciaio che unisce le casette, impedendo che volino via e dando una traccia di direzione a chi deve proprio correre là anche in quei momenti.</p>
<p>Saranno tre giornate di scenografico sci. Nulla di improponibile, almeno dal punto di vista tecnico. Ma di estrema bellezza. <strong>Si va di pelli, perché alternativa, da queste parti, non c’è</strong>. E ogni giorno sono almeno 800 metri di dislivello, su pendii in grado di regalare neve da urlo alternata a crosta ventata. Serve fortuna, per imbattersi nell’angolo di versante più godibile. Ma la vista da vicino del cratere fumante ripaga da ogni delusione sportiva: è qualcosa che non abbiamo mai visto. E questo ci emoziona.</p>
<p>Il tempo è bello, non fosse per qualche tempesta di neve mattutina e il vento che di tanto in tanto ci spolvera per bene. È lo scenario giusto per godersi le sterminate distese di neve, le vallate ampie tutte da scoprire,<strong> il nulla in cui nessuno vuole addentrarsi</strong>. Eppure, anche la civiltà in qualche modo ci attira. Ed è questo a spingerci un giorno verso una piccola stazione sciistica, un angolo dimenticato da Dio nel quale sopravvivono due ancore e un baretto come reduci del passato. Un posto talmente local che gli impianti ai turisti aprono solo alle 12, dopo aver fatto generoso spazio alle scuole di sci e allo sci club del posto. Un’esperienza da vivere, comunque. Anche per il bellissimo bosco nel quale ci immergiamo per un fuoripista da bere tutto d’un fiato.</p>
<p>Quando si fa tempo di partire e cambiare base, l’avventura sembra farsi più avvincente. &#8220;Bella storia&#8221;, mi dico. <strong>Quattro ore di motoslitta da percorrere tutte al traino</strong>, sci ai piedi, per raggiungere un paesino dopo il passo. La nostra nuova destinazione. Ma ancora non so che sarà un’esperienza fisicamente devastante. Quantomeno per le mie povere braccia e i continui sobbalzi sulla neve tatuata dai cingolati del bulldozer e dei camion che lo seguono.</p>
<p>Arriviamo infine nella nostra nuova casa, un’altra capanna gestita questa volta da un curioso personaggio che fa coppia fissa con un gattino. Un genio, per noi, visto che sfruttando il geyser che sgorga a due passi dall’abitazione<strong> ci ha ricavato una piscina in cemento armato</strong>. Quaranta gradi di puro piacere immerso in una sconfinata, e abbondantissima, distesa di neve.</p>
<p>Soddisfiamo subito la nostra voglia di sci tentando un vulcano a poca distanza. Saliamo sci a spalla, ma qualcosa non ci piace. Tanta, troppa neve. Pendii rischiosamente aperti. Freddo. Placche a vento. Odore di pericolo. A duecento metri dalla cima decidiamo di tornare indietro, convinti che sia qui, nel saper dire anche no,<strong> il vero segreto di un giusto alpinismo</strong>. Sarà una bella sciata. Ma quel rifiuto sarà anche un presagio che ci farà venire i brividi: poco dopo veniamo a sapere da alcuni militari sbucati da un carro armato che mentre salivamo la montagna eravamo binocolati. I pendii che avevamo scelto erano gli stessi su cui i militari avevano in programma un’esercitazione di distacco artificiale delle slavine. Bombe, in pratica. Che ci sarebbero piovute esattamente sulla testa, se i militari non ci avessero visti e non avessero cambiato destinazione. Come dire, un colpo di fortuna. Ripagato ulteriormente dalla concessione ricevuta poco dopo: il permesso di assistere al lancio delle bombe su una montagna vicina. Una scoperta. E visto che neppure uno scoppio sarà capace di staccare qualche metro cubo di neve, anche un sollievo.</p>
<p>Nel piccolo rifugio l’aria è calda. I tubi che trasportano l’acqua del geyser sono in grado di creare atmosfere a dir poco estive. E noi ci passiamo le notti quasi boccheggiando, in un paradosso fatto di sacchi a pelo e finestre aperte. Ma quel che conta è solo sciare. Ovunque, comunque. <strong>Scegliendo a caso i pendii, semplicemente guardando le montagne intorno e puntando il dito</strong>. Un po’ come si fa col mappamondo da bambini, quando si lascia alla scelta di un piccolo indice il posto in cui si vorrebbe essere in quel momento. Sono gite che si susseguono giorno dopo giorno, senza grosse distanze. Un piccolo paradiso tutto da scegliere, come un mazzo di carte da cui estrarre la più bella.</p>
<p>Questa è la Kamchatka, bellezza. <strong>Sci sconfinato, libertà senza limiti</strong>. Città in cui sfilano palazzine a cubetti arredate da chilometri di tubi del teleriscaldamento. Posti lontani da quel sapore fintamente occidentale che respiriamo da sempre, perché dotate sostanzialmente di nulla, se non di quanto basta. Nonostante ciò, è evidente, non c’è comunque povertà. I ragazzi studiano all’estero, l’inglese è ovunque, la vita non è dura. Forse è la scia di quel rigoroso comunismo che per decenni qui ha lasciato il segno, e che Igor, in confidenza, ci dice che &#8220;faceva stare bene un po’ tutti&#8221;. Sono considerazioni che alimentiamo nei nostri estemporanei giri nei centri abitati, quando di tanto in tanto capitiamo tra la civiltà. Un mondo che, solo all’ultimo, vogliamo assaporare anche nella sua declinazione più commerciale.</p>
<p>È la fine della vacanza. E anche noi sciatori del selvaggio, dell’avventura, decidiamo che è ora di una bella frullata. Prendiamo l’elicottero per chiudere il sipario in grandezza, con una giornata di eliski. Ma anche qui è un’esperienza da raccontare. L’ammonimento è di quelli che ti mettono a tuo agio fin da subito. &#8220;Niente foto prima del volo, solo dopo&#8221;, ci viene caldamente suggerito. <strong>Il pilota è scaramantico</strong>: ecco la chiosa. Roba da toccarsi le lamine, non fosse che sono d’acciaio e non di ferro. Non c’è comunque granché da fare, se non accettare il simpatico consiglio. La faremo dopo, la foto. Andrà bene lo stesso.</p>
<p>Solo in volo capiamo che la scaramanzia del pilota ha un suo perché. Lui, con il suo sguardo che non si schioda un millimetro dal nulla che ha davanti, che nemmeno ci degna di un’occhiata, lui che sembra cortesemente, ma silenziosamente, chiederci se non potevamo proprio starcene a casa nostra, alla fine alza in aria un arnese che chissà quanti anni conta. E lo fa volare, almeno.</p>
<p>Poi poco conta che <strong>ogni atterraggio sembri un frontale con un bisonte</strong>, o che la neve su cui poggiamo si tinga magicamente di gasolio ad ogni impatto. Quel che conta è sciare, e per ben otto volte sfidiamo la sorte risalendo su quel mostro delle nevi dal passato militare. La cosa più bella, alla fine, è potersi godere in santa pace queste ultime discese. Senza pelli da attaccare e staccare, senza fatiche da sopportare, senza nulla se non <strong>il piacere di scendere in direzione dell’oceano</strong>. Saranno gli ultimi scampoli di un ricordo che ci terremo dentro. Sarà neve e nient’altro. Da divorare liberi. E noi ce la godremo a perdifiato, sapendo che ad ogni giro ritroveremo ad aspettarci quelle pale che girano solo per noi.</p>
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		<title>Bivacco Gervasutti preso a modello per il monte Elbrus in Russia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 12:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
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		<category><![CDATA[rifugi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="5184" height="3456" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2013/08/Bivacco-Gervasutti-3_ph.-Luca-Gentilcore_Leapfactory1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2013/08/Bivacco-Gervasutti-3_ph.-Luca-Gentilcore_Leapfactory1.jpg 5184w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2013/08/Bivacco-Gervasutti-3_ph.-Luca-Gentilcore_Leapfactory1-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2013/08/Bivacco-Gervasutti-3_ph.-Luca-Gentilcore_Leapfactory1-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 5184px) 100vw, 5184px" /><br><br><p>Da Mosca al Monte Bianco: un team di architetti e ingegneri ha volato dalla Russia al ghiacciaio del Fréboudze, proprio di fronte alla parete Est delle Grandes Jorasses, per studiare da vicino l’architettura del <a href="http://www.bivaccogervasutti.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Bivacco Gervasutti</a>, il rifugio installato nel 2011 e intitolato alla memoria dell’alpinista torinese <strong>Giusto Gervasutti</strong> e della sua prima ascensione alla parete Est delle Grandes Jorasses.</p>
<p>L’interesse dei tecnici russi è dovuto al fatto che il Bivacco Gervasutti è stato scelto come modello pilota per il campo base che sarà costruito dall’italiana <a href="http://www.leapfactory.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Leapfactory</a> degli architetti torinesi Luca Gentilcore e Stefano Testa sul Monte Elbrus (5.642 metri), la montagna più alta della Russia.</p>
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