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	<title>ironman Archives - SportOutdoor24</title>
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	<title>ironman Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>Road to Ironman Copenaghen 2019: tra la Granfondo Colnago e le ripetute sui 1000</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Carlo Brena]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 06:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[granfondo]]></category>
		<category><![CDATA[ironman]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/04/Road-to-Ironman-Copenaghen-2019-tra-la-Granfondo-Colnago-e-le-ripetute-sui-1000_Accoglienza-a-Valvestino-dei-Granfondisti.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Road to Ironman Copenaghen 2019: tra la Granfondo Colnago e le ripetute sui 1000" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/04/Road-to-Ironman-Copenaghen-2019-tra-la-Granfondo-Colnago-e-le-ripetute-sui-1000_Accoglienza-a-Valvestino-dei-Granfondisti.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/04/Road-to-Ironman-Copenaghen-2019-tra-la-Granfondo-Colnago-e-le-ripetute-sui-1000_Accoglienza-a-Valvestino-dei-Granfondisti-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Se prendi un coach per l&#8217;Ironman Copenaghen 2019, è perché hai bisogno di uno che ti dica cosa fare. Punto. <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/road-to-ironman-copenhagen-2019-la-programmazione-e-tutto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Lui prescrive, tu esegui</a>. “Padrun comanda, caval trota” lo dice spesso lo Zaffa, l’amico del Carlo. E così lo stesso Carlo venerdì sera ha aperto Training Peaks &#8211; la piattaforma dove coach Matteo deposita gli allenamenti (sarebbe meglio dire lì condivide) &#8211; e si è ritrovato la tabellina del sabato. Visto che domenica il Carlo era iscritto alla <a href="https://www.colnagocyclingfestival.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Granfondo Colnago di Desenzano sul Garda</a>, l’allenatore ha pensato bene di fargli fare il giorno prima una bella seduta di <strong>corsa a piedi con un lavoro di qualità: 6 ripetute da mille</strong>, all’andatura di meno cinque secondi del ritmo gara.</p>
<p>Quindi, sabato all’alba, il Carlo si è alzato di buzzo buono, sapendo che la mattinata sarebbe stata impegnativa: colazione moderata, Gazza aperta sull’iPad, una passeggiatina con il Marshall (il suo Amstaff nero di tre anni) e ritorno a casa per infilarsi le Hoka. Alle 11 del mattino si scalda al Bajo, un quartiere di villette stile Beverly Hills, e al click sul Garmin al polso inizia la prima ripetuta. <strong>Il problema delle ripetute per il Carlo è capire se la velocità sia quella giusta</strong>, quella richiesta dal suo coach, perché lui lo sa bene che certi lavori vanno fatti con la testa, cioè con concentrazione. La prima la chiude a 4’33” al km. Non male pensa. Un minuto e mezzo di recupero da fermo e via la seconda, chiusa a 4’15”, troppo veloce, ma c’è una spiegazione: il Carlo si è ritrovato a correre mentre veniva superato dalla Marta Zenoni, una coetanea di sua figlia che pare essere un talento del mezzo fondo azzurro, e sull’onda dell’entusiasmo si vede che ha accelerato un po’. Seguiranno altre 4 ripetute, e il ritorno a casa con i quadricipiti che gridavano pietà.</p>
<p>E al Carlo i quadricipiti hanno risposto picche anche il giorno dopo, nelle pedalate della granfondo Colnago sul Lago di Garda. L’idea era di <strong>fare il percorso lungo di 145 km</strong>, ma si era capito da subito che quello di 110 sarebbe stato il tracciato migliore. Con lui l’inseparabile socio d’avventure sportive, Jeepy, soprannominato così per le qualità sciistiche che lo vedono controllare la tecnica di discesa sulla neve in modo eccelso, e mica per niente è un allenatore di sci alpino. L’amico Jeepy in vista della granfondo ha preso la bici dal garage per la prima volta in questo 2019: se a fine gara qualcuno gli avesse chiesto quanti chilometri avesse pedalato fino a quel momento, avrebbe risposto: “Semplice: centodieci!”.</p>
<p>E che bei centodieci, perché il giudizio generale sulla gara nelle chiacchierate in macchina rientrando a casa, è stato all’unanimità più che positivo. Ciò che ha colpito di più della Granfondo Colnago è l’<strong>assoluto presidio di tutti gli incroci stradali</strong>: ad ogni svincolo, a tutti i crocevia, qualsiasi incrocio sempre un volontario a bloccare il traffico. Difficile trovare gare amatoriali con un livello di assistenza in strada di questo livello. Perché le competizioni sono belle, ma la sicurezza è ancor più affascinante. Poi viene il giudizio tecnico sul tracciato, e anche in questo caso il Carlo si abbandona ad apprezzamenti generalizzati.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-50794" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/04/Road-to-Ironman-Copenaghen-2019-tra-la-Granfondo-Colnago-e-le-ripetute-sui-1000.jpg" alt="Road to Ironman Copenaghen 2019: tra la Granfondo Colnago e le ripetute sui 1000" width="1600" height="670" /></p>
<p>Per il nostro, infatti, il percorso di gara è stato l’ideale per questo inizio di stagione: vallonato, nessuna pendenza impossibile, lunghi tratti in piano. Le gambe non giravano come avrebbe voluto, e il lavoro svolto il giorno prima ha presentato il conto: “Ma non è adesso che devo essere in forma” pensa il Carlo. <strong>La strada verso l’Ironman di Copenhagen è ancora lunga</strong>, e ce ne sono di chilometri da pedalare. Tuttavia quando si è trattato di spingere non si è tirato indietro: alla fine ha fatto segnare 181 watt di potenza media che ha fatto dire al suo coach “Hai fatto una buona prestazione. O meglio: un ottimo allenamento”. Sono segnali positivi per l’autostima di un futuro ironman. E un coach serve a questo. O meglio, anche a questo.</p>
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		<title>Road to IronMan Copenhagen 2019: storie di triathlon, sicurezza e ossi buchi</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/road-to-ironman-copenhagen-2019-storie-di-triathlon-sicurezza-e-ossi-buchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Carlo Brena]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 07:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[ironman]]></category>
		<category><![CDATA[triathlon]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/03/IronMan-Copenhagen-2019_hp.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="IronMan Copenhagen 2019" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/03/IronMan-Copenhagen-2019_hp.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/03/IronMan-Copenhagen-2019_hp-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Inizia oggi il racconto semiserio di un percorso di avvicinamento che un uomo di mezza età (sarebbe meglio dire nella seconda metà dell’età) ha deciso di intraprendere verso <strong>Ironman Copenhagen 2019</strong> il prossimo agosto.</p>
<h2>Road to IronMan Copenhagen 2019: storie di triathlon, sicurezza e ossi buchi</h2>
<p>Sono passati otto giorni dalla mail di conferma: lui sostiene che quando la riceve è sempre un momento topico, torna ad essere un bambino il giorno del compleanno. Il messaggio ha il logo dell’omino rosso bello in evidenza, è sintetico perché in fondo non c’è molto da dire: Mr. Carlo Brena, <strong>la tua iscrizione all’IronMan Copenhagen 2019 è stata accettata</strong>. Punto. La rilegge un paio di volte per accertarsi di aver capito bene, ma sa che è esattamente quello che si aspettava. Ed è esattamente quello che vuole: trovare qualcosa da fare nei prossimi sei mesi. Il D-day è il <strong>18 agosto</strong>, lo aspettano <strong>3.8 chilometri di nuoto</strong> <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/nuoto/nuoto-in-acque-libere-cosa-serve-per-cominciare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">nelle acque della sirenetta</a>, <strong>180 chilometri di ciclismo</strong> nel vento dello Jutland e <strong>una maratona</strong> tra le vie della capitale.</p>
<p>Dopo aver riletto per l’ennesima volta la mail, al Carlo si spegne il sorriso e gli cala addosso <strong>una betoniera di preoccupazioni</strong>.</p>
<p>Sì perché <strong>un IronMan non lo si improvvisa</strong>, si sa, serve preparazione, dedizione, organizzazione, abnegazione, persino vocazione. In una sola parola: allenamento, che altro non è quella cosa a cui il Carlo rivolge il primo pensiero al mattino, e che merita anche quello della buonanotte.<br />
Sei mesi intensi che saranno raccontati in tutti i suoi aspetti, perché se è vero che il nostro aprirà e chiuderà la giornata con il pensiero fisso alla Danimarca, è altrettanto vero che in mezzo c’è il vortex della sua quotidianità fatta di lavoro, di famiglia, di casini, di una macchina da portare al tagliando, di una visita da prenotare dall’endocrinologo, del traffico in tangenziale est, del cane da portare fuori. E forse, a guardar bene, l’allenamento vero e proprio – quello tra piscina, bici e scarpette da corsa – per il Carlo sarà una passeggiata di salute.</p>
<p>E se è vero che <strong>saranno sei mesi impegnativi</strong> «da qualche parte bisogna pur iniziare» dice a sé stesso, e così una mattina santificata dal cielo velato, tira giù dai ganci la bici e fa scattare il click delle scarpe nei pedali. Ma per il giovane cinquantenne delle Orobie, la domenica mattina ha il suo rituale: prima di scendere in garage alza il coperchio della padella e viene travolto dalla visione di <strong>splendidi ossibuchi al porro</strong> schierati in formazione nel cerchio del grande tegame, pronti a cuocere e che andranno ad arricchire una <strong>polenta che ribolle nel paiolo di rame</strong>. A più tardi, e il Carlo chiude la cucina alle sue spalle per sollevare la claire del garage e fiondarsi a prendere la bici: mentre pedala pensa che avrebbe dovuto oliarla, controllare i freni, il settaggio, e tutte quelle cose che fanno i bravi meccanici, ma la voglia di far girare le gambe era così tanta che ha semplicemente portato a 8 la pressione delle gomme, e via in strada.</p>
<p>Il Carlo da anni ha una certa prassi: la prima vera uscita la fa in <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/mtb/8-consigli-per-comprare-la-mountain-bike/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">mountain bike</a> sulla pista ciclabile della Val Seriana, più che un allenamento diciamo un ‘portare a spasso i pensieri’ come quello, fisso, che <strong>l’importante è riportare a casa la bici integra</strong>, perché se la rimetti sul gancio così come l’hai tolta, allora vuol dire che tutto è filato liscio. Finché sei sulla ciclabile sei in una comfort zone «a parte le mamme con i passeggini che svoltano senza mettere la freccia» ci racconta nella chat, ma appena il Carlo si ritrova a pedalare in strada capisce al volo che la bellezza di pedalare ha un prezzo: il rischio della vita.</p>
<p>Le macchine di oggi raggiungono i 100 km orari in pochi metri, hanno dimensioni più grandi del passato, sono aumentate in numero e qualità, ma le strade sono sempre le stesse e <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/11-norme-codice-strada-da-sapere-per-circolare-in-bicicletta-sicurezza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">la convivenza tra ciclisti e automobilisti diventa importante</a> perché ognuno possa mangiare i propri ossi buchi. E il Carlo lo sa bene.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-50251" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/03/IronMan-Copenhagen-2019.jpg" alt="IronMan Copenhagen 2019" width="570" height="321" /></p>
<p>Per esempio ieri sera ha rimesso in carica il <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/garmin-varia-il-radar-di-sicurezza-per-i-ciclisti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Varia Radar</a>, lo strumento che posizionato sotto la sella della bici segnala sul computerino al manubrio se alle sue spalle sta arrivando una o più macchine. E la luce rossa del radar aumenta il lampeggio all’avvicinarsi dell’autovettura. Il Carlo dice che non esce più senza, che ormai divide lo sguardo tra quello che vede davanti e il bip bip del computerino che segnala il sopraggiungere delle macchine sulle sue code. Ma non è necessaria la più alta tecnologia in circolazione per ridurre il rischio di incidenti: <strong>a volte è sufficiente un gilet giallo</strong> (senza per questo essere un anti-Macron incazzato) che, certo non è il massimo sotto il profilo del look, ma rende visibile la parte più debole della strada: il ciclista. Lo stesso che vorrebbe tornare a casa dove lo aspetta un piatto di ossi buchi con polenta.</p>
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		<item>
		<title>Ironman Italy 2018 a Cervia: la 2^ edizione il 22 settembre</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/eventi/ironman-italy-2018-a-cervia-la-2-edizione-il-22-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 08:29:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ironman]]></category>
		<category><![CDATA[triathlon]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/09/Ironman-Italy-2018-Cervia.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Ironman Italy 2018 Cervia" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/09/Ironman-Italy-2018-Cervia.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/09/Ironman-Italy-2018-Cervia-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>L&#8217;<strong>Ironman Italy 2018</strong> si terrà a Cervia il 22 settembre 2018 con epicentro la spiaggia del Fantini Club, dove sarà situata la finish line e le aree Vip-Hispitality e dedicate agli eventi collaterali. Le iscrizioni sono sold-out da tempo, con i 2700 pettorali andati a ruba per concorrere sui 3,8 km di nuoto, i 180 km in bici e i 42 km di corsa a piedi <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/triathlon-che-cosa-e/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">tipici di questa distanza</a>.</p>
<h2>Ironman Italy 2018: gli eventi collaterali</h2>
<p>Accanto alla <strong>Ironman Italy 2018 Long Distance</strong> del sabato, ed al <strong>5150 Cervia Triathlon</strong>, la distanza olimpica a marchio Ironman in programma domenica,ci saranno numerosi side events che partiranno sempre dalla spiaggia del Fantini Club. Ad aprire il lungo weekend Ironman Italy 2018, giovedì 20 settembre ci sarà la <strong>Night Run</strong>, una corsa notturna non competitiva di 10 km che inonderà di energia la località di Cervia. Partenza prevista alle ore 20.00 dal Fantini Club, iscrizioni ancora aperte sul sito ufficiale: <a href="http://www.ironman.com/10kitaly" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">www.ironman.com/10kitaly</a>.</p>
<p>Venerdì 21 settembre è in programma una novità dedicata ai giovanissimi: la prima edizione dell’<strong>Ironkids powered by Fantini Club</strong>, evento non competitivo dedicato ai <strong>bambini e ragazzi di età compresa tra i 5 ed i 15 anni</strong>, che prevede le due discipline sportive nuoto e corsa, con le distanze adattate alle diverse fasce di età dei giovani partecipanti. La partenza è alle ore 15.00 dal Fantini Club. Sono ancora aperte le iscrizioni sul sito <a href="http://www.ironman.com/ironkidsitaly" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">www.ironman.com/ironkidsitaly</a>.</p>
<h2>Tavola Rotonda &#8211; La Bici: ecologica &#8211; salutare &#8211; ludica &#8211; sicura?</h2>
<p>Nella settimana dedicata all’Ironman la spiaggia del Fantini Club ospita mercoledì 19 settembre un <strong>incontro dal titolo “La Bici: ecologica &#8211; salutare &#8211; ludica &#8211; sicura?”</strong> che coinvolgerà autorevoli nomi dello sport e delle istituzioni, con l’obiettivo di sensibilizzare e promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto, di sport e di divertimento.</p>
<p>Relatori: Renato Di Rocco (presidente FCI), Roberto Sgalla (Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato), Emanuele Fabrizi (Medico FCI), Claudio Fantini (Sportur Travel), Davide Cassani (Presidente Apt Emilia-Romagna), Andrea Boschi (Università di Bologna) e Andrea Corsini (Assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna). Fra le autorità presenti, anche il Sindaco di Cervia Luca Coffari. Coordinerà l’incontro Luca Gialanella, giornalista de La Gazzetta dello Sport.</p>
<p>La tavola rotonda avrà <strong>inizio alle ore 17.30 al Fantini Club</strong>. L’ingresso è aperto a tutti e gratuito.</p>
<p><em>Credits photo: Gruppo Fotografico Cervese</em></p>
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		<item>
		<title>Le traversate a nuoto in acque libere più difficili (e belle) al mondo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/nuoto/le-traversate-a-nuoto-in-acque-libere-piu-difficili-e-belle-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2014 13:56:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[ironman]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto in acque aperte]]></category>
		<category><![CDATA[triathlon]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è il nuoto in piscina, e c&#8217;è quello in acque aperte: mare, laghi e specchi[...]]]></description>
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<p>C&#8217;è il nuoto in piscina, e c&#8217;è quello in acque aperte: mare, laghi e specchi d&#8217;acqua assortiti che in alcune occasioni possono diventare delle <strong>vere e proprie sfide da ironman</strong>. O da uomo che non deve chiedere mai, nemmeno se intorno a te, in acqua, ci sono correnti gelide, squali o ghiaccio. Alcune sono vere e proprie gare, altre semplici sfide individuali, alcune invece delle vere imprese da fuori di testa. Eccole.</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
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		<title>Che rumore fa la fatica?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/che-rumore-fa-la-fatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Busca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2014 15:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[ironman]]></category>
		<category><![CDATA[triathlon]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Dum. Du-dum&#8221;. È il battito del cuore che accelera pochi istanti prima dalla partenza. E[...]]]></description>
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<p>&#8220;Dum. Du-dum&#8221;. È <strong>il battito del cuore che accelera pochi istanti prima dalla partenza</strong>. E poi sale. Passa per la gola, dove smorza in un colpo solo respiro e coraggio, e poi prosegue sempre più in alto, fino alle tempie. A questo punto il cuore assomiglia a un metronomo impazzito in una stanza vuota.</p>
<p>Non è ancora la fatica vera e propria, ma ciò che la precede. <strong>La tensione prima del via</strong>, attimi brevi che diventano eterni in un dilatarsi indefinito di tempo, emozioni e percezioni.</p>
<p>È anche il vociare confuso degli altri 700 concorrenti che partono nella mia batteria, alle 10.05 di domenica 31 agosto 2014. <strong>Il giorno del mio primo Ironman 70.3 (per la cronaca: 1,9 chilometri di nuoto, 90 di bicicletta e 21 di corsa)</strong>. La gara è conosciuta anche come “mezzo Ironman”, una delle più dure e lunghe in assoluto di triathlon.</p>
<p>Siamo a Zell am See, in Austria, nella regione del salisburghese, e di fronte a noi si staglia il plumbeo, calmo e freddo lago Ziller.</p>
<p>Oltre alle domande dei miei compagni di avventura agli sconosciuti con cui condividono soltanto il colore della cuffia, e le battute che tentano di smorzare la tensione, <strong>nell’anticamera della fatica sento anche la voce dello speaker</strong>. Dà le ultime indicazioni ai partecipanti. A noi 700 e agli altri 2100 iscritti che ci partiranno dietro le orecchie. Un briefing in inglese e poi in tedesco.</p>
<p>Qualche bambino urla, poi ride. È qui per vedere mamma o papà, o forse tutti e due. Il tifo sale, la musica cresce di intensità. Il metronomo aumenta la cadenza. <strong>La lucidità sembra abbandonarmi. Ci siamo quasi</strong>.</p>
<p>&#8220;BAAAAM&#8221;. Un colpo di cannone secco, un po’ di fumo e la puzza di bruciato della polvere da sparo. È il segnale. &#8220;Ave, Caesar, morituri te salutant&#8221;.</p>
<p>È il caos più totale. Una tonnara. Il tifo ci porta in acqua cercando di riscaldarci i muscoli dentro alle mute. Cerchiamo la bracciata giusta e fluida sin dall’inizio, cerchiamo di rompere il fiato ma <strong>ci urtiamo, imprechiamo l’uno con l’altro. Ci tiriamo calci e pugni, ma non ci lamentiamo</strong>. Sapevamo che sarebbe andata così e andiamo avanti mirando alla prima boa, piazzata a 950 metri di distanza.</p>
<p>Il rumore della primissima fatica di giornata è <strong>il rumore fluido dell’acqua che ci avvolge</strong>. Non assomiglia né a un fiume, né alle onde che si infrangono sulla costa. Non è nemmeno quello di una cascata. È il rumore di 700 persone che si nuotano a fianco, che iniziano piano piano ad avere il fiatone e fanno brutti versi sott’acqua per buttare fuori l’aria prima della bracciata successiva.</p>
<p>È un rumore a cui piano piano ci si abitua, che diventa parte di te, e che verso la fine della prima frazione sembra quasi quiete e silenzio. Passiamo anche la seconda boa, ai 1150 metri. È l’ultimo cambio di direzione. Il gruppo dei 700 si è sfaldato e iniziano a superarci anche le batterie partite dopo di noi. Le cuffie verdi fluo.</p>
<p>Vedo l’uscita dal lago: un materassone blu con una scritta rossa. Vorrei abbracciarlo tanto mi tira su il morale. <strong>Esco zoppicando dall’acqua e meno male che qualche volontario mi dà una mano</strong>. Tempo: 37 minuti. Sono di nuovo immerso nel frastuono della partenza: musica, urla, acqua e macchine fotografiche.</p>
<p>&#8220;Vai Nik!&#8221;. No. Non può essere vero. In questo frastuono riesco a sentire lei che mi dà un po’ della sua energia. Mi volto e la vedo. <strong>Marta è in prima fila e tifa per me. Incredibile. In mezzo al casino riesco a trovare una finestra di quiete</strong>: la individuo, la isolo per un attimo, spengo il rumore di contorno, faccio il pieno e poi riparto. Voglio sembrare calmo e rilassato, ma il freddo del lago dipinge tutta un’altra espressione sul mio volto.</p>
<p>Le urla confuse ci portano fino alla zona cambio. Prima transizione, da nuoto a bici. Come un ubriaco al rientro da una nottata brava, vago alla ricerca della prima borsa, quella blu. Pettorale numero 188. Sto cercando il cambio per la frazione di bici. Trovata. Ci metto un po’ a togliermi la muta bagnata e infilarmi il gilet e i manicotti asciutti. Poi inforco la bici, risalgo in sella al tifo e vado verso la nuova avventura.</p>
<p>Il tempo ci sta graziando, anche se siamo continuamente avvolti da un grigiore diffuso. Solo ogni tanto compare un po’ di sole a riscaldarci le ossa.</p>
<p><strong>Il fiato deve abituarsi al nuovo mezzo di trasporto</strong>, e la gamba trovare il rapporto con il quale gira meglio. Ma oggi è un rebus di difficile soluzione. Il motivo è semplice: oggi la gamba non gira. Non ce n’è. &#8220;Calmati e ricordati comunque di mangiare e bere&#8221; mi dico. La testa, al contrario, è al suo posto e fa il suo dovere.</p>
<p>&#8220;Ziiip&#8221;. È il rumore della zip della sacchetta che ho montato sul telaio per mettere dentro barrette e gel. Inizio a mangiare qualcosa in un tratto di strada pianeggiante poco dopo i primi 10 chilometri di pedale.</p>
<p>&#8220;Click, click. Ta-tack&#8221;. È il cambio. Sto ancora cercando, invano, di trovare il passo giusto. Mi adeguo a un ritmo non particolarmente pimpante, ma che mi consente comunque di avere una buona velocità nonostante la conserva. Posizione bassa e alta cadenza di pedalate.</p>
<p>&#8220;Track. Ta-tack. Voooooom&#8221;. È il cambio. Quello degli altri ciclisti. Bassi sulle appendici da cronometro, biciclette da gara <em>contre la montre</em>. Ruote ad alto profilo, caschi aerodinamici a coda di rondine. Mi sento un principiante. Loro il ritmo l’hanno trovato e mi superano ai 50 all’ora. (Censura).</p>
<p><strong>Ecco la salita: 900 metri di dislivello in 13 chilometri al 7 per cento</strong>: i primi 10 pedalabili, gli ultimi 3 al 15 per cento. Sono come una macchina ingolfata, un motore diesel al quale hanno fatto il pieno di benzina.</p>
<p>La fatica aumenta, il sudore mi cade copioso sul volto, <strong>il fiatone diventa il rumore assordante che copre quasi tutto il resto</strong>. Ogni tanto le sirene dell’ambulanza, le motociclette dei giudici, le urla dei tifosi e i suoni gutturali dell’apparato digerente dei miei compagni di giornata si insinuano nella mia dimensione mistica e mi riportano con la testa sulla strada. Per il resto, mi immergo nei suoni del mio corpo e viaggio con la testa al di là dell’uomo e del tempo. Sono ormai in una sorta di trance mistica e agonistica.</p>
<p>Mangio regolarmente, ma mai dai rifornimenti in strada. Non so il perché. Semplicemente, nel momento in cui passo davanti ai volontari che ci sporgono acqua, sali minerali e Coca Cola, faccio solo il pieno di tifo e forza per andare avanti. <strong>Le loro incitazioni in tedesco e in inglese sono un mantra indescrivibile</strong>. Guardo i chilometri che passano sul Garmin e ogni tanto piango. Ma di gioia.</p>
<p>&#8220;Wiiiiiii. Flap, flap, flap, flap&#8221;. Dopo il Gpm inizia la discesa. La strada è bagnata. Il ricordo della caduta sulle rotaie del tram (in una giornata non piovosa, ma comunque umida) di due mesi fa è ancora vivo. Tiro il freno più del solito. Non gli altri. Qualcuno mi passa a velocità folle, punta dritto al tornante (&#8220;adesso si schianta&#8221;, penso), una staccata da Moto Gp, piega la bici all’interno e si butta a testa bassa verso la curva dopo. Chapeau.</p>
<p>&#8220;BAAAM&#8221;. No, non è un altro cannone. E nemmeno qualcuno che si è schiantato contro un muro. È un temporale. <strong>Gli ultimi 40 chilometri in bici sono sotto la pioggia</strong>, sotto il rumore battente delle secchiate d’acqua gelata che si schiantano al suolo e sulle nostre teste. Accompagnati dal suono sordo del rigolo che si alza dalla ruota posteriore, mesti, tiriamo avanti chilometro dopo chilometro.</p>
<p>Novanta. La seconda frazione è andata. Tempo 2 ore e 58, media dei 30 all’ora. Ho limitato i danni.</p>
<p>Adesso <strong>ci aspetta la mezza maratona</strong>. Come reagirò? Come andranno le gambe? Poco tempo per pensarci, scendo dalla sella prima di entrare nella T2 e inizio a correre con ancora le scarpette della bici addosso.</p>
<p>&#8220;Clap, clap, clap, gnac, gnac, gnac&#8221;. Le scarpette bagnate avanzano sui tappeti verdi e nel prato infangato. Lascio la bicicletta e vado alla ricerca della seconda borsa, quella rossa. Numero 188. Anche questa la trovo in fretta. Non ci credo.</p>
<p>&#8220;Wa-wa-wawa-wa-wa&#8221;. <strong>Nella tenda dove ci cambiamo il vociare è confuso</strong>. Qualcuno si lamenta perché ha perso qualcosa, qualcuno è redarguito da un giudice, qualcun altro da un volontario per aver lanciato male la borsa o per non averla chiusa. Mi tolgo la roba bagnata e mi infilo qualche gel nel body. Riparto. Che Dio me la mandi buona. Tra due ore massimo sarà finita. &#8220;Un po’ come andare al rifugio Sella partendo dal Colle della Bettaforca&#8221;, penso. Alé.</p>
<p>&#8220;Flap, flap. Flap-flap&#8221;. È il rumore dei miei passi sullo sterrato lungolago dove si svolge la frazione di corsa. Le gambe iniziano ad andare bene. Cioè, con qualche dolore qui e là, ma meglio di prima. Provo ad aumentare il ritmo, ma non posso permettermi niente di stratosferico. Se aumentassi, il fiato mi chiederebbe di diminuire. Il calore del corpo mi surriscalderebbe nonostante la giornate fredda, e andrei fuori giro. Guardo ancora il Garmin. Sto correndo il chilometro a 4’30”, 4’40”. Non male comunque per essere ai primi chilometri. Mantengo l’andatura.</p>
<p>Dopo due chilometri passiamo in centro a Zell am See. È la prima volta che vedo davvero la città.</p>
<p>C’è gente che corre ovunque, e altra gente che fa il tifo da ogni parte. <strong>Uno spettacolo che mette i brividi</strong>. Prendo il primo bracciale colorato. È giallo.</p>
<p>Dopo un primo passaggio in centro, usciamo ancora sul lungolago. Il percorso è eterno, non si vede la fine. Vedo soltanto un serpentone di corridori davanti a me, e un altro convoglio che viaggia in direzione contraria. <strong>Dieci chilometri di gente che corre</strong>. Andata e ritorno. Pazzesco.</p>
<p>Qualcuno parla, qualcuno ride. Qualcuno ha smesso di correre a causa dei crampi e fa allungamento. I bambini ci danno il cinque, un po’ d’acqua e altri sali minerali. Anche in questo caso vado avanti con quello che mi sono portato da casa. Ogni 5 chilometri bevo un gel, mentre al decimo e quindicesimo prendo un po’ d’acqua e mi raffreddo la testa con una spugna.</p>
<p>Mi sono ripreso rispetto alla frazione bici. &#8220;Hai mangiato male nei giorni scorsi. Adesso sei più leggero e vai più veloce&#8221; penso in parte delirando. <strong>Senza più nulla in corpo, e dopo aver digerito tutto quello che ho mangiato negli ultimi giorni, mi sento effettivamente meglio</strong>. Il diesel è di nuovo pulito.</p>
<p>Tuttavia non accelero, vado allo stesso ritmo e mi godo la gara. Ho faticato tanto per essere qui. Voglio godermi ogni istante, ogni immagine, ogni profumo. Ogni rumore e ogni pensiero.</p>
<p>Al secondo giro infilo il secondo bracciale colorato. È rosa e si abbina molto bene al viola dello smalto che io e Andrea ci siamo dati sul pollice e il mignolo della mano. Non siamo una coppia di fatto: sono solo quelle cose un po’ stupide che si fanno alla vigilia.</p>
<p>La tensione inizia a scendere e i pensieri prendono il sopravvento. <strong>Non c’è più rumore, ma una pace silenziosa</strong>.</p>
<p>Penso ai miei genitori. Non potranno condividere con me questo attimo di gioia immensa, ma li ringrazio per avermi insegnato a non mollare mai.</p>
<p>Penso poi alle persone con cui potrò condividere questa esperienza. Perché, in fin dei conti, sto facendo qualcosa che vissuto in solitaria perde significato. <strong>Piango ancora. Un passo dopo l’altro il traguardo si avvicina</strong>.</p>
<p>Il silenzio scompare. È di nuovo tifo, è di nuovo caos. Sono di nuovo colori e rumori indecifrabili. Vedo il traguardo, un tappeto blu ci porta sotto l’arco dell’arrivo. Cinque ore e trenta in totale.</p>
<p>È di nuovo silenzio, ma solo per una frazione di secondo. E poi &#8220;WOW&#8221;. È <strong>l’ultimo respiro di fatica. È l’ultimo vero rumore di fatica</strong>.</p>
<p>E poi è gioia. E lacrime. E vita.</p>
<p>Ancora, ne voglio ancora.</p>
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