La prima cosa che si nota è l’umidità. Non la pioggia: una nebbia sottile che scivola tra i tronchi, si deposita sulle foglie e gocciola lenta dai rami. Ogni superficie è coperta di qualcosa: muschi, felci, orchidee, bromelie che crescono aggrappate agli alberi. In lontananza, un richiamo metallico che sembra un colpo di martello su un’incudine. Benvenuti nella foresta nebulare di Monteverde.
Lonely Planet l’ha inserita tra le esperienze del Best in Travel 2027 per l’America Centrale. È uno dei luoghi più celebri della Costa Rica, eppure non smette di sorprendere chi ci arriva per la prima volta.
Che cos’è una foresta nebulare
È una foresta di montagna tropicale in cui le nuvole restano per gran parte dell’anno all’altezza delle chiome degli alberi. A Monteverde succede per una ragione geografica: la riserva si trova intorno ai 1.400 metri, a cavallo dello spartiacque continentale, e gli alisei spingono l’aria umida dei Caraibi contro le montagne, dove si raffredda e si condensa in nebbia.

Gli alberi non ricevono acqua solo dalla pioggia ma anche dalla nebbia stessa, che le foglie e le piante epifite catturano goccia dopo goccia. Il risultato è un ecosistema ricchissimo: le stime parlano di migliaia di specie di piante, più di cento di mammiferi e oltre 400 di uccelli, tra cui il quetzal splendente, forse l’uccello più fotografato dell’America Centrale.
Una storia di quaccheri e biologi
Monteverde deve molto a un gruppo di quaccheri arrivati dall’Alabama nel 1951, attratti da un Paese che aveva appena abolito il proprio esercito. Si stabilirono sull’altopiano, avviarono allevamenti e una produzione di formaggi che esiste ancora oggi, e scelsero di proteggere la foresta sopra i loro terreni per preservare le sorgenti d’acqua.
Nel 1972, con il biologo statunitense George Powell e il quacchero Wilford Guindon, nacque la Riserva biologica Bosque Nuboso Monteverde, gestita ancora oggi dal Centro Científico Tropical. Fu uno dei primi esempi di conservazione privata in America Latina, e il punto di partenza dell’ecoturismo in Costa Rica.
Cosa fare
Il cuore dell’esperienza sono i sentieri della riserva, che si possono percorrere da soli o con una guida. La guida fa la differenza: senza un occhio esperto, nella penombra della foresta è facile passare accanto a un bradipo o a un quetzal senza accorgersene. Uno dei punti più noti è La Ventana, un belvedere sullo spartiacque da cui, nelle giornate limpide, lo sguardo corre verso entrambi i versanti.

Nei dintorni ci sono parchi privati con percorsi di ponti sospesi, che portano a camminare all’altezza delle chiome e mostrano la foresta da un punto di vista impossibile da terra. Molto consigliate anche le escursioni notturne, quando escono rane, insetti e mammiferi che di giorno restano nascosti. E oltre alla riserva principale ci sono altre aree protette, come la riserva di Santa Elena, spesso meno affollate.
Quanto è impegnativo
Sentieri: di lunghezza breve e media, ben tenuti e segnalati
Terreno: radici, gradini e fango, con umidità costante; dislivelli contenuti
Difficoltà: facile: adatta a chiunque sia abituato a camminare
Ponti sospesi: percorsi di un paio d’ore; chi soffre di vertigini deve metterlo in conto
Per chi: praticamente tutti, famiglie comprese
Attrezzatura: scarpe con buona aderenza e possibilmente impermeabili, giacca antipioggia e uno strato caldo: in quota fa più fresco di quanto ci si aspetti ai tropici
Quando andare
La stagione più frequentata è quella secca, da metà dicembre ad aprile. Nella cosiddetta stagione verde piove di più, ma ci sono meno visitatori. In ogni caso la nebbia fa parte del gioco: in una foresta nebulare il sole pieno è l’eccezione, non la regola.
Come arrivare
Monteverde si trova a circa tre ore di strada da San José. L’ultimo tratto è ripido e in parte sterrato: con un’auto propria è consigliato un fuoristrada. In alternativa ci sono autobus da San José per Santa Elena, il paese che fa da base, e un collegamento taxi, barca e taxi attraverso il lago Arenal per chi arriva da La Fortuna. Il consiglio è entrare nella riserva presto al mattino: meno persone, più animali.
Domande frequenti
Si vede il quetzal?
È possibile, soprattutto con una guida che conosce gli alberi dove si nutre, ma l’avvistamento non è mai garantito.
Serve una guida?
Non è obbligatoria, ma è molto consigliata per avvistare gli animali e capire l’ecosistema.
Quanto tempo serve?
Almeno due notti, per visitare la riserva, i ponti sospesi e fare un’escursione notturna.
Quando piove di meno?
Nella stagione secca, da metà dicembre ad aprile. La nebbia però è presente tutto l’anno.
LEGGI ANCHE
Le destinazioni dove il viaggio migliora davvero la vita
©RIPRODUZIONE RISERVATA




