Sul Lago di Bolsena ci sono due misteriose isole: una, la Bisentina, ha ospitato papi e cardinali, ha chiese affrescate, giardini curati, persino un porto; l’altra, la Martana, sembra esistere in un’altra dimensione temporale. Più piccola, più scura e più silenziosa, è avvolta da pareti di roccia vulcanica che sul versante nord precipitano a strapiombo nell’acqua senza nessuna spiaggia e senza nemmeno un approdo comodo.
L’Isola Martana si osserva e si circumnaviga, dunque, e senza mai calpestarla. Sì, è attualmente inaccessibile perché privata, ma forse è proprio questo a renderla magnetica.
Il Lago di Bolsena si trova nel Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo, ed è il più grande lago vulcanico d’Europa. Ha un’acqua limpida e profonda, un fondo irregolare come solo i crateri sanno essere, e le sue rive sono puntellate da borghi medievali che guardano la superficie come se aspettassero qualcosa. La Martana sorge a poca distanza dalla riva su cui si affaccia Marta, il borgo che le ha prestato il nome (o forse è il contrario, ma nessuno lo sa con certezza).
L’isola che si guarda ma non si tocca
La Martana ha una superficie modesta, una vegetazione così fitta da sembrare impenetrabile anche dall’esterno, e un profilo basso e irregolare che in certi mesi sembra quasi scomparire nella foschia del mattino. Vista dall’acqua, colpisce per il contrasto tra le rocce nere e la vegetazione sovrastante: lecci, ulivi, oleandri, arbusti fitti e uno strato vegetale che nasconde quasi tutto quello che c’è sotto.
L’unico modo per avvicinarsi è salire su uno dei battelli che effettuano il tour delle isole partendo da Bolsena o Capodimonte. Le imbarcazioni circumnavigano la Martana senza mai attraccare: si gira intorno, si osservano le pareti e si ascolta la guida che racconta. È una delle poche esperienze in Italia in cui il non poter scendere aumenta l’intensità di quello che si vede.
Una morte che ha cambiato la storia d’Italia
Qui, nel 535 d.C., finì la vita di Amalasunta, regina dei Goti e figlia di Teodorico il Grande. La storia è densa di tradimenti politici, alleanze spezzate e calcoli imperiali sbagliati. Amalasunta aveva governato il regno ostrogoto d’Italia come reggente del figlio minorenne Atalarico, cercando di mantenere vivi i legami con Bisanzio e con la cultura romana.
Quando il figlio morì giovane, lei tentò di consolidare il potere associandosi al cugino Teodato, che invece la fece imprigionare e poi uccidere proprio su quest’isola. La sua morte diede all’imperatore Giustiniano il pretesto formale per lanciare la guerra gotica, il conflitto che avrebbe devastato la penisola italiana per vent’anni e di fatto concluso la presenza ostrogota in Italia.
Un singolo omicidio su un’isola di pochi ettari ha innescato, perciò, uno dei conflitti più lunghi e distruttivi dell’alto Medioevo. Sul versante nord dell’isola si vedono ancora le rovine di una torre che, secondo la tradizione locale, sarebbe proprio quella della prigionia di Amalasunta.
Pareti di roccia, uccelli migratori e due villette dimenticate
La geologia della Martana è quella tipica dell’area, roccia vulcanica di origine laziale formatasi migliaia di anni fa durante l’attività dei vulcani che hanno modellato tutta questa porzione del Lazio.
Le pareti settentrionali sono le più spettacolari, lucide nei punti in cui l’acqua le lambisce continuamente, con sfumature che vanno dal grigio scuro al quasi-nero. La vegetazione è rimasta intatta per decenni di abbandono e protezione implicita. Questo ha trasformato l’isola in un rifugio straordinario per gli uccelli: specie migratrici la usano come tappa, quelle stanziali vi nidificano indisturbate.
Alzando lo sguardo dalle pareti rocciose verso la cima, tra i rami dei pioppi si intravedono edifici e ville private, abbandonate e semi-inghiottite dalla vegetazione. Hanno cornicioni scrostati, finestre oscurate da rami cresciuti all’interno e tetti ancora in piedi. Sono il segno che qualcuno, in un’epoca recente e borghese, aveva provato a fare dell’isola qualcosa di domestico.
Di fronte alla Martana, lungo la rotta del battello, appare il profilo del borgo di Marta con le sue case affacciate sull’acqua ed è uno degli scorci più puliti del Lago di Bolsena, quel tipo di veduta che non ha bisogno di filtri per sembrare dipinta.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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