Ci sono luoghi che sembrano custodire una storia già nel proprio nome. Pierosara, minuscolo borgo del territorio di Genga, nelle Marche, è uno di questi. A leggerlo sembra quasi l’unione di due nomi, Piero e Sara, e secondo una leggenda tramandata da secoli sarebbe proprio così.
Il paese sorge a circa 394 metri di altitudine, su un colle roccioso immerso nel Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi. Da qui lo sguardo raggiunge due profonde incisioni dell’Appennino marchigiano: da una parte la Gola di Frasassi, attraversata dal Sentino, dall’altra la Gola della Rossa, modellata dall’Esino. Oggi Pierosara è un piccolo borgo raccolto tra mura medievali, porte e case in pietra. Un tempo, però, era un castello strategico conosciuto nei documenti come Castello Petroso o Castrum Petrosum, probabilmente esistente già prima dell’anno Mille.
Alla sua storia documentata si sovrappone una vicenda molto più romantica e drammatica. È la leggenda di Piero e Sara, appunto, i due innamorati che, secondo la tradizione locale, avrebbero lasciato al paese non soltanto il ricordo della loro storia, ma anche il suo nome attuale.
Piero e Sara, la leggenda che avrebbe dato il nome al borgo
La vicenda ci riporta idealmente nel Medioevo, quando il paese era ancora conosciuto come Castel Petroso. Secondo la leggenda, nel castello viveva una giovane chiamata Sara, promessa sposa a un castellano di nome Piero. Di lei si sarebbe però innamorato il conte di Rovellone, feudatario del vicino Castello di Rotorscio.
Il sentimento non era ricambiato e Sara era già legata a Piero. Il signore decise allora di rapirla. Una notte riuscì a entrare nel castello e a prendere con sé la giovane, ma gli abitanti si accorsero rapidamente di quanto stava accadendo. Le porte della rocca furono chiuse per impedire la fuga e ne nacque uno scontro con gli uomini del feudatario.

Messo alle strette, il conte avrebbe ucciso Sara. Poco dopo arrivò Piero, deciso a soccorrere la donna che amava, ma anche lui venne colpito mortalmente. La leggenda racconta che il giovane riuscì a raggiungere Sara e morì accanto a lei, dopo un ultimo abbraccio.
Proprio per ricordare quella tragica vicenda, Castel Petroso avrebbe assunto il nome di Pierosara, unendo per sempre i nomi dei due giovani.
Il racconto appartiene naturalmente alla sfera della leggenda, ma la storia di Piero e Sara resta comunque una delle tradizioni più caratteristiche (e commoventi) del borgo.
Da Castrum Petrosum a Pierosara, un castello tra due gole
Al di là della leggenda, Pierosara ebbe realmente un ruolo importante nel controllo di questa parte dell’Appennino marchigiano. La posizione spiega gran parte della sua fortuna. Il castello si trovava infatti tra la valle del Sentino e quella dell’Esino, in un punto dal quale era possibile sorvegliare l’accesso alla Gola di Frasassi e alla Gola della Rossa.
Non conosciamo con precisione il momento della sua fondazione, che viene generalmente collocata prima dell’anno Mille. L’ipotesi è che la zona potesse avere già in precedenza una funzione di controllo del territorio, vista anche la relativa vicinanza all’antico centro romano di Tuficum, nei pressi dell’attuale Albacina.
Le prime testimonianze certe risalgono alla seconda metà del X secolo. Il territorio di Castel Petroso compare in documenti del 975 e successivamente nei diplomi imperiali legati a Ottone II e Ottone III. Nel 981 viene attestato il gastaldato di Castel Petroso, inserito in un sistema amministrativo e militare di grande importanza per questa zona di confine.

Nei secoli successivi il castello entrò nell’orbita dell’Abbazia benedettina di San Vittore alle Chiuse, altro luogo fondamentale per la storia della vallata. Nel 1212 passò sotto il controllo del Comune di Fabriano, che ne acquisì successivamente la piena proprietà.
Pierosara mantenne comunque a lungo una propria organizzazione locale. Il governo del castello era affidato ai cosiddetti Capoquattro, quattro uomini scelti periodicamente, mentre il paese disponeva anche di un proprio sigillo legato a San Sebastiano, patrono della comunità.
Con l’Unità d’Italia perse definitivamente la sua autonomia amministrativa ed entrò a far parte del Comune di Genga.
Cosa vedere a Pierosara tra mura medievali e panorami
La struttura del borgo conserva ancora oggi diverse tracce del suo passato di roccaforte contro gli intrusi e i nemici. Pierosara era organizzata secondo un doppio sistema difensivo, con una prima cerchia destinata a proteggere l’abitato e una parte interna più fortificata. Dell’antico castello rimangono tratti delle mura, le porte d’accesso e soprattutto la torre che occupa la parte più alta del paese.
Il torrione a pianta quadrata, costruito su uno sperone di roccia, aveva funzioni di avvistamento e difesa. La sua posizione permetteva infatti di controllare un territorio molto ampio e gli accessi alle gole. All’interno del nucleo medievale si trova anche la Chiesa di San Sebastiano, dedicata al patrono del paese, mentre tra vicoli e case in pietra si aprono diversi scorci verso il paesaggio circostante.

È proprio la posizione a rappresentare uno dei motivi principali per visitare Pierosara. Il paese si trova nel cuore del Parco naturale regionale della Gola della Rossa e di Frasassi, un territorio attraversato da sentieri e caratterizzato da boschi, pareti calcaree e gole profonde.
Dai dintorni del borgo partono anche itinerari escursionistici che consentono di raggiungere punti panoramici sulla Gola di Frasassi. Alcuni percorsi, però, presentano tratti impegnativi e richiedono esperienza e attrezzatura adeguata, quindi è sempre opportuno informarsi preventivamente sulle condizioni e sulla difficoltà del sentiero.
Come arrivare a Pierosara e cosa vedere nei dintorni
Pierosara è una frazione del Comune di Genga, in provincia di Ancona, e si trova nell’entroterra marchigiano, non lontano dalle principali attrazioni della zona di Frasassi. Chi arriva in auto dalla costa può utilizzare l’A14 Adriatica e proseguire poi lungo la viabilità diretta verso l’entroterra e la SS76 della Val d’Esino, seguendo le indicazioni per Genga e Frasassi. La zona di Genga è servita anche dalla ferrovia, attraverso la stazione di Genga-San Vittore Terme. Per raggiungere Pierosara dalla stazione occorre però organizzare il successivo trasferimento su strada.
La visita può facilmente diventare parte di un itinerario di una giornata. A pochi chilometri si trovano le celebri Grotte di Frasassi, uno dei complessi carsici più spettacolari d’Italia, mentre a San Vittore Terme si può visitare l’Abbazia di San Vittore alle Chiuse, considerata uno degli esempi più importanti dell’architettura romanica delle Marche.
Poco distante si trova anche il Tempio del Valadier, costruito all’interno di una cavità naturale della montagna, altra tappa tra le più conosciute del territorio di Genga e tra le chiese italiane incredibili e isolate nella natura.
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