È l’altra Roma: la città sull’Adriatico con un incredibile anfiteatro che sfida il Colosseo

Una città antichissima conserva uno degli anfiteatri romani meglio preservati al mondo, templi intatti, archi trionfali e un porto che sa ancora di flotta imperiale: si chiama Pola e si trova in Croazia

Pola, Croazia

Pola (in croato Pula) è la città più grande dell‘Istria, affacciata sul mare Adriatico all’estremità meridionale della penisola che oggi appartiene alla Croazia. Chi la conosce solo di nome tende a immaginarla come una meta balneare qualunque. Poi arriva, piega l’angolo di una strada qualsiasi e si ritrova faccia a faccia con un anfiteatro romano che, per dimensioni, entra di diritto nella top 6 del mondo antico. Il confronto con Roma, quindi, non è una provocazione, ma un vero e proprio dato di pietra calcarea grigia.

Pietra su pietra da tremila anni

La storia di Pola è stratificata come le sue mura. Gli Istri la abitavano già nell’VIII secolo a.C.; i Romani la trasformarono in colonia tra il II e il I secolo a.C., battezzandola Colonia Pietas Iulia e dotandola di tutto ciò che serviva a una città imperiale degna di questo nome: un foro, un tempio, un teatro, porte monumentali e, naturalmente, quell’arena che ancora adesso domina indisturbata il suo affascinante profilo urbano.

Profilo urbano di Pola

Per secoli la città ha cambiato bandiera con la stessa disinvoltura con cui il mare adriatico muta colore. Bisanzio, Venezia, gli Asburgo, l’Italia, la Jugoslavia, infine la Repubblica di Croazia dal 1991. Ogni passaggio ha lasciato un sedimento visibile, e il risultato è un centro storico in cui un caffè medievale può avere alle spalle un muro romano e davanti una piazzetta settecentesca. In sostanza, questo è un posto in cui il passato preme fisicamente contro i muri degli edifici attuali.

L’arena che non ha rivali (o quasi)

L’anfiteatro di Pola fu costruito tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., probabilmente sotto Augusto e ampliato da Vespasiano, lo stesso imperatore che a Roma stava innalzando il Colosseo. Poteva ospitare tra i 20.000 e i 23.000 spettatori e sfoggiava una struttura esterna a tre ordini di arcate in pietra calcarea locale, conservata quasi integralmente su tre dei quattro lati, una rarità assoluta.

Il quarto lato si apre verso il mare, scelta non casuale perché la brezza raffreddava il pubblico nelle calde giornate di giochi. Camminare lungo il perimetro esterno regala la sensazione di girare intorno a qualcosa che non si è mai arreso al tempo.

Anfiteatro di Pola, Croazia

Le torri angolari (ben 4 e distribuite a intervalli irregolari) contenevano cisterne per raccogliere l’acqua piovana, garantendo un sistema idraulico del tutto autonomo. Sotto l’arena, alcue gallerie sotterranee ospitano una collezione di anfore e utensili oleari dell’antichità istriana. In alcuni periodi dell’anno l’arena torna in vita con concerti e festival cinematografici che sfruttano l’acustica naturale della cavea. E stare seduti su quelle gradinate di pietra mentre la musica rimbalza sulle arcate romane è un’esperienza che pochi teatri al mondo sanno replicare.

Oltre l’anfiteatro: il dedalo del centro storico

L’arena catalizza l’attenzione, ma il centro storico di Pola merita altrettanto tempo. Ne è un esempio il Tempio di Augusto, eretto tra il 2 a.C. e il 14 d.C.,  che si affaccia sull’antico foro con una facciata corinzia di 6 colonne alte circa 8 metri e che è uno dei templi romani meglio conservati al di fuori dell’Italia. Nella stessa piazza, il municipio attuale incorpora lateralmente i resti di un altro tempio romano, inglobati nell’edificio medievale come se fosse la cosa più naturale del mondo.

C’è poi l’Arco dei Sergi, datato al 29-27 a.C., che prende vita a pochi passi e celebra tre fratelli della famiglia Sergia che combatterono ad Azio, la battaglia navale che consegnò il potere a Ottaviano Augusto. L’arco a fornice unico è decorato con fregi floreali e figure di vittorie alate.

Arco dei Sergi, Pola

Il porto antico, nel frattempo, ha perso la flotta pretoriana romana ma mantiene quell’aria di città che guarda al mare con familiarità, non con nostalgia. Il lungomare si percorre tra bar, pescherie e barche da pesca, con la penisola istriana che si estende verso nord e le isole del Quarnero che chiudono l’orizzonte a sud.

Va specificato, però, che nonostante tutte queste meraviglie Pola non è una città museo: è abitata, viva, con i propri mercati, le proprie controversie urbanistiche e il traffico di ogni mattina. Qualcuno la chiama la “Roma dell’Adriatico“, un soprannome che potrebbe sembrare esagerato, ma solo finché non ci si ritrova a fare colazione con l’anfiteatro dietro le spalle e un tempio romano dall’altra parte della piazza.

Foto Canva

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