Il pesce di terra esiste davvero, ha pinne come braccia, occhi sporgenti e respira aria: il bizzarro saltafango

Ha le pinne che sembrano braccia, gli occhi che sporgono come periscopi e respira aria portandosi una riserva d\'acqua nelle cavità branchiali. Il perioftalmo, o saltafango, è un pesce che vive nelle mangrovie tropicali e che l\'evoluzione sembra non aver ancora finito di costruire. O forse sì, e il risultato è un vertebrato a metà strada tra il mare e la terra, ancora in piena attività, a ogni marea.

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C’è una categoria informale, nella zoologia, che potremmo chiamare “animali assemblati male”. L’ornitorinco, l’echidna, il celacanto. Creature che sembrano messe insieme con pezzi avanzati da altri progetti e che invece funzionano perfettamente nel loro ambiente.
Il perioftalmo, conosciuto anche come saltafango o mudskipper, appartiene a questa categoria. Ed è probabilmente il caso più estremo di tutti. Una specie di ‘pesce di terra’.sltafango
I perioftalmo è un pesce. Un pesce che salta nel fango, respira aria, cammina sulle pinne pettorali, scava tane, scala le radici delle mangrovie e guarda il mondo con due occhi bulbosi che ruotano in modo indipendente, come periscopi. Un pesce che sembra essersi dimenticato di cosa sia un pesce.

Un corpo costruito per due mondi

I perioftalmi appartengono alla famiglia dei Gobiidae e comprendono diversi generi, tra cui Boleophthalmus, Periophthalmodon, Periophthalmus e Scartelaos. Vivono nelle mangrovie tropicali dell’Africa orientale, del subcontinente indiano e del Sudest asiatico, in quegli ambienti di confine in cui la terra e il mare si disputano lo stesso spazio a ogni ciclo di marea.
La loro biologia è una serie di soluzioni ingegnose a un problema che la maggior parte dei pesci non si è mai trovata ad affrontare: come sopravvivere fuori dall’acqua.sltafango-perioftalmo
Le pinne pettorali sono muscolose e robuste, usate come leve per muoversi sul fango con un movimento a stantuffo che ricorda una camminata a quattro zampe. Le cavità branchiali funzionano come una riserva d’acqua portatile, che mantiene umide le branchie e permette la respirazione anche all’asciutto. La pelle stessa contribuisce agli scambi gassosi, a patto che rimanga umida. Per questo i perioftalmi evitano il sole diretto e cercano l’ombra tra le radici, oppure si immergono periodicamente nelle pozze lasciate dalla marea.

Gli occhi meritano un capitolo a parte. Posizionati sulla sommità della testa, sono in grado di muoversi in modo indipendente e di ritirarsi nelle orbite per mantenersi umidi, in una sorta di ammiccamento continuo. Garantiscono una visione a 360 gradi che serve tanto a cercare cibo quanto a tenere d’occhio i predatori. Sul fango scoperti, non c’è quasi niente che possa avvicinarsi senza essere visto.

Perché l’evoluzione li rende affascinanti

I paleontologi sanno che circa 375 milioni di anni fa alcuni pesci con arti rudimentali cominciarono ad avventurarsi sulle rive dei mari primordiali, dando origine a quella transizione che avrebbe portato ai tetrapodi, cioè a tutti i vertebrati terrestri, incluso l’essere umano. I fossili di quella fase, come il celebre Tiktaalik, raccontano un momento cruciale della storia della vita.sltafango-perioftalmo-origine

I perioftalmi non sono i discendenti di quella linea, ma la osservano. Sono un altro esperimento evolutivo, indipendente, in corso adesso, a ogni bassa marea, su ogni lingua di fango tropicale. Guardarli muoversi significa vedere qualcosa di simile a quello che successe centinaia di milioni di anni fa. Un piede in mare e uno a riva. O meglio: una pinna.

Nelle mangrovie di Sumatra si scopre ancora

La narrazione dominante dice che l’epoca delle grandi scoperte naturalistiche sia finita. Non è così. Le mangrovie del Sudest asiatico, in particolare quelle di Sumatra, restano tra gli ambienti più ricchi e meno esplorati del pianeta. I confini tra specie affini vengono ridisegnati regolarmente, nuovi taxa emergono dall’analisi genetica, e ogni spedizione sul campo può portare sorprese.sltafango-perioftalmo-pesce-terra

È in questo contesto che lavorano i ricercatori che si occupano di perioftalmi oggi: con gli stivali nel fango, il taccuino e la tecnologia molecolare. Una combinazione che avrebbe riconosciuto anche Alfred Russel Wallace, il naturalista vittoriano che nel Borneo e nell’arcipelago malese raccolse migliaia di esemplari sconosciuti alla scienza. O Odoardo Beccari, botanico fiorentino che a Sumatra arrivò nel 1865 e ne tornò con una collezione che riempì musei per decenni.
Finché ci sarà qualcuno disposto a sporcarsi gli stivali in cerca di una specie nuova, quella stagione non sarà finita.

L’evento a Torino: 14 ottobre al MRSN

Per chi vuole saperne di più senza partire per Sumatra, c’è un’occasione concreta. Mercoledì 14 ottobre alle 18:00, il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino (via Accademia Albertina 15) ospita la conferenza “Alla ricerca di un misterioso pesce anfibio nelle foreste di Sumatra” con Gianluca Polgar e Giuseppe Ripepi, due ricercatori che sul campo con i perioftalmi ci vanno davvero.
Si parla di biologia, di tassonomia, di spedizioni nelle mangrovie asiatiche e di tutto quello che ancora non sappiamo su questi animali straordinari.
Ingresso al museo, programma su prenotazione.

Foto Animalia Bio, Charles J. Sharp https://www.wikidata.org/wiki/Q54800218

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