<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>riscaldamento globale Archives - SportOutdoor24</title>
	<atom:link href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/riscaldamento-globale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.sportoutdoor24.it</link>
	<description>Per spiriti liberi</description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Sep 2021 13:53:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>en-US</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.7.2</generator>

<image>
	<url>https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/favicon-32x32.png</url>
	<title>riscaldamento globale Archives - SportOutdoor24</title>
	<link>https://www.sportoutdoor24.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Pianta un albero in città: 4 progetti contro il cambiamento climatico</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/pianta-un-albero-in-citta-4-progetti-contro-il-cambiamento-climatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Inverardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 15:46:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sportoutdoor24.it/?p=69765</guid>

					<description><![CDATA[Se vuoi aiutare l’ambiente, pianta un albero in città con 4 siti contro il cambiamento[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="2000" height="1403" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti-contro-il-cambiamento-climatico.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti-contro-il-cambiamento-climatico" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti-contro-il-cambiamento-climatico.jpg 2000w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti-contro-il-cambiamento-climatico-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti-contro-il-cambiamento-climatico-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><br><br><p align="left">Se vuoi aiutare l’ambiente, <strong>pianta un albero in città con 4 siti contro il cambiamento climatico</strong>: zeroCO2, Treedom, Forestami e Selva Urbana. Sono quattro progetti che hanno come obiettivo la riforestazione ad alto impatto sociale per contrastare uno dei problemi legati all’ambiente, il cambiamento climatico.<br />
La crisi climatica che stiamo vivendo è un fenomeno molto complesso. E l’uomo, con le sue azioni è il principale fattore che alimenta questa crisi. La riforestazione è un buon punto di partenza per contrastare il cambiamento climatico.</p>
<h2 align="left">Pianta un albero in città con 4 siti contro il cambiamento climatico</h2>
<p align="left">Ecco <strong>quattro progetti</strong> che secondo noi propongono iniziative concrete per il bene del pianeta e delle persone che lo abitano. Quattro realtà che vedono la riforestazione come una delle azioni più efficaci per contrastare la crisi climatica.<br />
Ti senti in colpa perché hai sempre <strong>sottovalutato il problema del cambiamento climatico</strong> o semplicemente vuoi contribuire a contrastarlo? Oppure sei in cerca di un regalo da fare?<br />
Questi 4 progetti possono fare al caso tuo. Hai solo l’imbarazzo della scelta. Non aspettare troppo e se sei indeciso puoi provarli tutti. Piantare un albero non fa male a nessuno. Anzi, lo facessero di più <strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/perche-bezos-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente/" data-wpel-link="internal">le persone più ricche del mondo sarebbe meglio.</a></strong></p>
<h2 align="left">zeroCO2 <u></u></h2>
<p align="left">La missione di <a href="https://zeroco2.eco/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">zeroCO2</a> è di realizzare progetti di riforestazione e messa a dimora di alberi in aree urbane ed extra urbane in diversi luoghi del mondo, con l’obbiettivo di salvaguardare la natura e non solo. zeroCO2 gestisce direttamente e senza intermediari il <strong>processo di piantumazione degli alberi,</strong> dalla scrupolosa selezione delle sementi fino al momento della consegna alle comunità.<br />
zeroCO2 pianta <strong>nuovi alberi nelle regioni del mondo vittime di grandi deforestazioni</strong> e svolge una funzione di supporto ad intere famiglie di coltivatori, regalando loro gli alberi e portando sostegno all’economia e all’alimentazione locale. La frutta prodotta rimane alla famiglia contadina che l’ha coltivata che deciderà se usarla per il consumo personale o se portarla al mercato più vicino per venderla.<br />
zeroCO2 non si limita a piantare gli alberi e a sostenere le comunità di contadini, si occupa anche della loro formazione sull’agricoltura organica e sulla gestione sostenibile della terra.<br />
Con un click puoi piantare un albero e seguirne la crescita online. Come è possibile? Grazie a CHLOE, un <strong>sistema di tracciamento</strong> che fornisce ai clienti la sicurezza e la possibilità di seguire passo dopo passo la crescita del loro albero.<br />
I progetti attivi nel mondo di zeroCO2 sono tanti e diversi. Sono partiti dal <strong>Guatemala</strong> per arrivare in <strong>Perù</strong>, ma ora hanno iniziato un progetto anche in Italia, piantando i primi alberi a <strong>Trieste</strong> e <strong>Milano</strong>.<br />
E se un albero muore? zeroCO2 cerca di fare tutto il possibile <strong>per non far morire neanche un albero,</strong> ma per diverse cause può succedere che accada, d’altronde la natura è imprevedibile. Se dovesse morire un albero, zeroCO2 lo sostituisce e il cliente riceve un nuovo codice per tracciarlo.</p>
<h2 align="left">Treedom <u></u></h2>
<p align="left">Anche <a href="https://www.treedom.net/it/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Treedom</a> è una piattaforma web che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2010 a Firenze, sono stati piantati più di 1.000.000 di alberi in Africa, America Latina, Asia e Italia. Tutti gli alberi vengono piantati <a href="https://www.treedom.net/it/" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">direttamente da contadini locali</a> e contribuiscono a produrre benefici ambientali, sociali ed economici.<br />
Grazie a questo modello aziendale, Treedom fa parte dal 2014 delle Certified B Corporations, il network di imprese che si contraddistinguono per elevate performance ambientali e sociali.<br />
<strong>Ogni albero di Treedom ha una pagina online,</strong> viene geolocalizzato e fotografato, può essere custodito o regalato virtualmente a terzi. Grazie a queste caratteristiche, l’albero di Treedom coinvolge le persone ed è al tempo stesso uno strumento di comunicazione e marketing aziendale.<br />
Il cliente può seguire i primi momenti di vita del suo albero ed accompagnarlo fino al trapianto, conoscere le sue caratteristiche e il suo significato. L’albero assorbirà CO2 dall&#8217;atmosfera e produrrà ossigeno, migliorando l&#8217;aria che tutti noi respiriamo.<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-69770" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti.jpg" alt="pianta-un-albero-in-citta-con-4-siti" width="2000" height="1403" />Con gli alberi di Treedom <strong>anche un’azienda può piantare alberi</strong> e raggiungere in modo innovativo obiettivi di comunicazione, marketing e corporate social responsibility. Foreste aziendali, alberi in regalo per coinvolgere gli stakeholder, stima e compensazione di CO2, ecogadget per eventi, queste sono solo alcune delle soluzioni sostenibili che Treedom offre alle aziende.<br />
Con Treedom si possono <strong>finanziare contadini che vogliono piantare alberi,</strong> sostenendo il loro lavoro nei primi anni, quando ancora gli alberi non sono produttivi. I contadini ricevono le giuste competenze e il supporto tecnico da Treedom per la piantumazione e la gestione degli alberi.<br />
Le specie arboree piantate sono <strong>native</strong>, rispettano la biodiversità dei diversi territori ed assorbono CO2, generando naturalmente un beneficio per tutti.</p>
<h2 align="left">Forestami <u></u></h2>
<p align="left">Forestami è un progetto diverso da quelli precedenti. <strong>Nasce da una ricerca del Politecnico di Milano</strong> grazie al sostegno di Fondazione Falck e FS Sistemi Urbani. L’obiettivo di Forestami è di piantare 3 milioni di alberi nel territorio della Città metropolitana di Milano <strong>entro il 2030</strong>, moltiplicando il numero delle piante lungo strade, piazze e cortili, sui tetti e sulle facciate delle case.<br />
Questo è il modo più efficace, economico e coinvolgente per rallentare il riscaldamento globale, ridurre i consumi energetici, <strong>ripulire dalle polveri sottili l’aria che respiriamo</strong>, migliorando il benessere dei cittadini.<br />
Forestami è un progetto ambizioso che vuole <strong>coinvolgere tutti i cittadini che vivono e amano Milano</strong> per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Persone fisiche, enti pubblici, associazioni e aziende private si sono uniti per contribuire con azioni che abbiano un impatto positivo sul proprio futuro e su quello dei propri figli.<br />
Per raggiungere gli obiettivi di <a href="https://forestami.org/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Forestami</a> e contrastare gli effetti del cambiamento climatico a partire dalla città di Milano è stata realizzata una <strong>mappatura delle aree potenziali,</strong> per poter intervenire in modo preciso ed efficace alla forestazione urbana dell’area metropolitana.<br />
Alberi e foreste sono un elemento vitale e indispensabile per la vita delle comunità di tutto il mondo. Il loro contributo è <strong>essenziale per il benessere dei luoghi che abitiamo</strong> perché apporta benefici all’ambiente, all’economia e alla società.<br />
Gli <strong>alberi, gli arbusti e le siepi</strong> hanno un vero e proprio valore economico quantificabile, perché sono capaci di ridurre l’inquinamento e il rumore, producendo ossigeno e portando un miglioramento immediato dal punto di vista estetico alle città.<br />
Gli alberi nelle aree metropolitane aiutano a <strong>regolare il clima</strong>: riducono l’effetto isola di calore, potenziano il riassorbimento delle acque piovane, mitigano i venti forti e rinfrescano le aree pubbliche facendo ombra. I costi energetici sono ridotti, perché gli alberi contribuiscono a regolare il riscaldamento e il raffreddamento degli edifici.<br />
Gli alberi catturano la CO2 e le loro radici riescono a <strong>migliorare la qualità del terreno</strong>, diventando un rimedio naturale e benefico alla bonifica dei suoli più inquinati (fitorisanamento).</p>
<h2 align="left">Selva Urbana <u></u></h2>
<p align="left">Selva Urbana è, invece, il progetto creato da oltre 50 attivisti ambientali che si impegnano volontariamente per valorizzare il territorio urbano attraverso<strong> la creazione di foreste.<br />
</strong>L’obiettivo di Selva Urbana, come quello delle precedenti realtà descritte, è sempre quello di piantare alberi in aree urbane per <strong>ridurre la CO2 nell’aria</strong> e ricreare spazi verdi per la cittadinanza.<br />
Le foreste, composte <strong>da 50 a 600 alberi per area</strong>, forniscono un importante contributo al miglioramento della qualità dell’aria riducendo gli agenti inquinanti e formando ecosistemi capaci di valorizzare anche piccole porzioni verdi di città.<br />
Ogni foresta piantata è <strong>patrimonio del cittadino e del territorio</strong> che, grazie a politiche territoriali messe in atto dalle amministrazioni che collaborano, se ne potrà prendere cura permettendo la crescita del progetto.<br />
Gli alberi piantati svolgono anche la <strong>funzione di fitodepuratori</strong> del terreno cioè eliminano le sostanze chimiche presenti nel terreno, come metalli pesanti e altri elementi chimici dannosi.<br />
Ci si può iscrivere a <a href="https://www.selvaurbana.it/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Selva Urbana</a> ed entrare a far parte di una <strong>community di ambientalisti</strong> in grado, attraverso il volontariato, di trasformare le città. Diventare socio non obbliga necessariamente a partecipare in modo attivo alla vita dell’associazione ma rende concreto e funzionale il progetto ambientale. Attraverso la sottoscrizione annuale della tessera associativa del valore di 10 euro, si può diventare socio e aiutare nella creazione di nuove foreste.<br />
Dal 2017 Selva Urbana fa parte di <strong>1% for the Planet,</strong> movimento mondiale collettore di organizzazioni profit e no profit con il compito di aiutare a fronteggiare le questioni più urgenti che il nostro pianeta sta affrontando. 1% for the Planet, è composta da una rete di più di 1200 aziende, numerosi privati e migliaia di partner no profit in più di 45 paesi in tutto il mondo.<br />
<em>[Foto di zeroCO2 e di <a href="https://pixabay.com/it/users/konevi-6622462/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4306614" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Konevi</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=4306614" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a>]</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il riscaldamento globale non è davvero un problema serio per i paesi più evoluti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-non-e-un-problema-per-i-paesi-piu-evoluti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 09:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sportoutdoor24.it/?p=58867</guid>

					<description><![CDATA[Il riscaldamento globale non è davvero un problema grave per i paesi più evoluti: nei[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/06/il-riscaldamento-globale-non-e-un-problema-per-i-paesi-piu-evoluti.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="il-riscaldamento-globale-non-e-un-problema-per-i-paesi-piu-evoluti" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/06/il-riscaldamento-globale-non-e-un-problema-per-i-paesi-piu-evoluti.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/06/il-riscaldamento-globale-non-e-un-problema-per-i-paesi-piu-evoluti-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><strong>Il riscaldamento globale non è davvero un problema grave per i paesi più evoluti:</strong> nei paesi più ricchi del mondo la preoccupazione per i cambiamenti climatici derivanti dal riscaldamento del pianeta non sono alte. La maggior parte della popolazione di <strong>Stati Uniti, Svezia</strong> e altri paesi europei non ritengono grave il tema. Mentre lo è per chi abita nel sud del mondo: in paesi come <strong>Cile, Kenya, Sudafrica e Filippine</strong> percentuali altissime di cittadini sono preoccupate per il clima. Lo rivela un sondaggio su 40 paesi condotto dal Digital News Report che si basa sulle notizie digitali del Reuters Institute dell&#8217;Università di Oxford.</p>
<h2>Il riscaldamento globale non è un problema per i paesi più evoluti</h2>
<p>L’analisi mostra sì che i cambiamenti climatici sono importanti per la maggior parte delle persone: delle 80 mila persone intervistate, solo <strong>meno del 3%</strong> afferma che i cambiamenti climatici non sono un problema grave. Quasi sette su dieci pensano che il cambiamento climatico sia &#8220;un problema molto o estremamente grave&#8221;.<br />
La cosa interessante che emerge è non tanto che esistono notevoli differenze tra paese e paese, ma che i paesi considerati più evoluti hanno <strong>una bassa percentuale di persone che ritengono il cambiamento climatico un problema.<br />
</strong>Sorprendentemente, i cinque paesi con i livelli più bassi di preoccupazione sono <strong>tutti nell&#8217;Europa occidentale.</strong> In Belgio, Danimarca, Svezia, Norvegia e Paesi Bassi, solo circa la metà (o meno) pensa che il cambiamento climatico sia un problema serio.</p>
<h3>Cosa succede nei paesi</h3>
<p>In Svezia, il paese dell’attivista Greta Thunberg, il 9% sostiene che il tema del cambiamento climatico sia grave. Negli Stati Uniti siamo sul 12% (2 su 3 si dichiarano &#8220;un po &#8216;preoccupati&#8221;). In Australia, nonostante i recenti disastrosi incendi boschivi, l&#8217;8% degli intervistati in Australia riferisce che il cambiamento climatico non è affatto grave. Questi gruppi con bassi livelli di preoccupazione tendono ad essere <strong>di destra e di età superiore. </strong>C&#8217;è una grossa differenza nel parere di chi si dichiara di destra e chi di sinistra, spiega il sondaggio, che mostra la ‘<a href="http://www.digitalnewsreport.org/survey/2020/how-people-access-news-about-climate-change/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">classifica’ dei paesi più preoccupati per il clima,</a><br />
Quattro dei cinque paesi che mostrano i maggiori livelli di preoccupazione sul tema (85-90%) appartengono al Sud del mondo: Cile, Kenya, Sudafrica e Filippine. C’è d segnalare che nei paesi con livelli più <strong>bassi di penetrazione di Internet,</strong> i sondaggi online finiscono per dare più peso alle persone benestanti e istruite che hanno acceso al web.<br />
<em>(foto derwiki pixabay)</em></p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong></p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/come-ridurre-impatto-ambientale-quando-si-fa-unescursione-in-natura/" data-wpel-link="internal"><strong>Come ridurre l’impatto ambientale durante un’escursione nella natura</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il riscaldamento globale distruggerà le foreste del grande nord</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-riscaldamento-globale-distruggera-le-foreste-del-grande-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2015 12:07:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[foreste]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=24661</guid>

					<description><![CDATA[Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre (o almeno dal 1880, quando sono[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Foreste boreali" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Foreste-boreali-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre (o almeno dal 1880, quando sono cominciate le serie storiche sul clima), ma quando si parla di riscaldamento globale, in mancanza di prove concrete, c’è sempre <strong>qualche scettico che nega le potenziali conseguenze dell’innalzamento delle temperature</strong>. Ora abbiamo delle prove concrete: nei prossimi anni chi visiterà le grandi foreste del nord troverà piante, animali e habitat notevolmente differenti rispetto a quelli del passato. Ovvero: <strong>il global warming sta distruggendo le grandi foreste boreali</strong>.</p>
<p>Lo ha dimostrato uno studio condotto dall’Università del Minnesota e pubblicato su Nature Climate Change, che ha <strong>riprodotto in piccolo l’habitat delle foreste al confine tra Stati Uniti e Canada</strong>: sono state infatti prese alcune piante che trovano in quella zona sia il loro margine settentrionale di diffusione &#8211; come querce e aceri &#8211; che quello meridionale &#8211; come i pecci e gli abeti. La microforesta riprodotta è stata poi sottoposta a un riscaldamento artificiale di alcuni gradi attraverso lampade a infrarossi e serpentine per riscaldare il terreno.</p>
<p>Cosa è successo dopo tre anni di ‘terapia del riscaldamento globale’? Che <strong>erano cambiati i rapporti di forza tra le due tipologie di piante</strong>, con quelle abituate a climi più miti che avevano preso il sopravvento su quelle più settentrionali: queste ultime, in deficit di crescita, soffrivano del fatto di ricevere sia meno luce che meno acqua rispetto alle piante concorrenti.</p>
<p>“Se il trend non sarà invertito, nella migliore delle ipotesi querce e aceri prenderanno il posto delle piante boreali, e avremo comunque le nostre foreste: diverse certo, ma pure sempre foreste”, ha spiegato Peter Reich, responsabile della ricerca, “Tuttavia potrebbe anche capitare che le piante più meridionali non riescano a reggere il ritmo della riforestazione, e la conseguenza potrebbe essere che <strong>quelle aree boreali saranno invase da cespugli sempreverdi</strong> come quelli del genere Rhammus che cambierebbero totalmente le foreste del nord, dalla fauna alle possibilità del turismo”.</p>
<p><em>Credits: FlickrCC Nicholas Tonelli</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riscaldamento globale: ecco come cambia il mondo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/riscaldamento-globale-ecco-come-cambia-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martino De Mori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 15:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=23550</guid>

					<description><![CDATA[Lo sappiamo, la temperatura globale cresce e le conseguenze per noi sono dure, animali compresi.[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-23566" alt="riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a>Lo sappiamo, la temperatura globale cresce e le conseguenze per noi sono dure, <a title="In 40 anni è scomparsa la metà degli animali selvatici del mondo" href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/living-planet-index-scomparsa-animali-selvatici-ultimi-40-ann/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">animali compresi</a>. A causa delle emissioni dei gas serra viviamo a una media di 0,8° C in più rispetto all&#8217;epoca preindustriale (con una proiezione di 1,5° per gli anni Trenta) e l&#8217;impatto di questo fenomeno <strong>sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità d&#8217;acqua</strong> è a dir poco preoccupante. Lo rivela il report della Banca Mondiale <a href="https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/20595" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Turn Down the Heat : Confronting the New Climate Normal</a>.</p>
<p>E se non si interviene in tempo, racconta il documento, siamo destinati a un ulteriore aumento delle temperature: <strong>raggiungeremo il traguardo dei 2°C a metà di questo secolo</strong>, mentre nel 2080 arriveremo a 4°C in più.</p>
<p>Secondo <strong>Jim Yong Kim, il presidente della World Bank</strong>, il report, redatto in occasione della recente <a href="http://unfccc.int/meetings/lima_dec_2014/meeting/8141.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">conferenza sul clima di Lima</a>, “conferma quello che gli scienziati dicono da tempo: le emissioni del passato hanno dato il via nei 20 anni scorsi a un&#8217;inevitabile corsa al riscaldamento, che va a impattare sulle popolazioni più povere. Non possiamo continuare a ignorare le crescenti emissioni”.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-23580" alt="B5Yq1AHIEAAgC3J" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg" width="760" height="440" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg 760w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J-300x173.jpg 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>Le conseguenze sono numerose e già in atto, e <strong>ovviamente disastrose per il pianeta e per l&#8217;uomo.</strong> Ad esempio nelle Ande e in Asia centrale i ghiacciai si stanno sciogliendo, provocando inondazioni che mettono a rischio i raccolti. Entro la fine del secolo potrebbero sparire, con conseguenze opposte ancora più catastrofiche, ovvero la siccità.</p>
<p>La Foresta Amazzonica è a rischio. L&#8217;innalzamento e l&#8217;acidificazione degli oceani (che hanno assorbito il 30% della CO2 emessa da fattori umani) porta <strong>allo scatenarsi di tsunami più frequenti di quel che pensiamo e di altri fenomeni atmosferici estremi</strong>, che andranno a colpire America Latina e Caraibi. Qui l&#8217;ecosistema marino vedrà la riduzione del 50% delle sue specie animali e vegetali.</p>
<p>Il caldo estremo in Medio Oriente e Nord Africa è destinato ad aumentare, facendo crescere a 4 mesi il periodo di giornate di caldo insopportabile, cancellando quasi del tutto le piogge in alcune zone, <strong>riducendo le aree coltivabili e costringendo certe popolazioni a migrare,</strong> con relativi problemi sociali e possibili conflitti in agguato.</p>
<p>L&#8217;Europa orientale e l&#8217;Asia centrale avranno come conseguenza mutazioni nel ciclo dell&#8217;agricoltura e rischi di siccità, soprattutto fra Balcani e Russia, dove il disgelo del permafrost e <strong>le conseguenti emissioni di metano</strong> innalzeranno le temperature repentinamente.</p>
<p>Fra tutte queste previsioni desolanti ce n&#8217;è una buona, secondo il rapporto e il presidente Kim: stanno crescendo la consapevolezza del problema e il consenso sulla necessità di agire. E anche la convinzione che <strong>l&#8217;azione contro il riscaldamento globale può essere uno stimolo alla crescita economica</strong>, non un peso sui bilanci delle nazioni. Forse è proprio questa la molla che ci spingerà a salvarci dall&#8217;autodistruzione?</p>
<p><iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/CQbOlI0YQNs" height="360" width="640" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Credits foto apertura: Gerard Van der Leun</em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Martino De Mori' src='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/martino-de-mori/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Martino De Mori</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor &#8211; tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
