Perché Bezos, Musk, Gates e i miliardari non fanno bene all’ambiente

Elon Musk, Bill Gates, Jeff Bezos e gli altri miliardari del pianeta (Roman Abramovich su tutti) non fanno bene all’ambiente. Nonostante dedichino ingenti somme di denaro alla lotta contro l’inquinamento e il riscaldamento globale, l’impronta ambientale dei loro stili di vita è migliaia di volte superiore a quella di una persona comune.
Lo spiegano Richard Wilk e Neatriz Barros, antropologi della Indian University, in un articolo su The Conversation, dove illustrano come hanno provato a studiare quale sia l’impronta ambientale di tutta la ricchezza dei paperoni mondiali.
Premessa: molti scienziati affermano che per avere qualche speranza di limitare il riscaldamento globale i paesi devono dimezzare le proprie emissioni entro il 2030 ed eliminarle del tutto entro il 2050.

Perché Bezos, Musk, Gates e i miliardari non fanno bene all’ambiente

Secondo stime di Forbes, i miliardari del mondo hanno visto la loro ricchezza aumentare di oltre 1,9 trilioni di dollari nel 2020. I due studiosi hanno esaminato l’impatto dei primi 20 della classifica della rivista americana, setacciando 82 database di registri pubblici e utilizzando diverse fonti per documentare i loro possedimenti (e non delle loro aziende) e il sistema di calcolo messo a punto dall’EPA.
Si tratta di persone che possiedono yacht, aerei, proprietà immobiliari, tutte cose che contribuiscono in modo negativo a innalzare i livelli di gas serra all’atmosfera. Per capirci, un mega yacht con equipaggio permanente emette circa 7.020 tonnellate di CO2 all’anno: secondo gli studiosi è “l’asset peggiore da possedere dal punto di vista ambientale”. Del resto abbiamo già visto come i veri costi del cambiamento climatico sono più alti di quel che pensiamo.

Ambiente, i miliardari che inquinano di più: Roman Abramovich

Così è emerso che un cittadino americano medio emette circa 15 tonnellate di CO2 a testa (dati del 2018), contro le 5 tonnellate della media globale. Le 20 persone più ricche hanno invece contribuito in media con la strabiliante cifra di circa 8.190 tonnellate di CO2. Ovvero quanto 546 americani e 1638 persone di altri paesi.
Alcuni poi sono andati oltre. Roman Abramovich è il più grande inquinatore della lista: il proprietario del Chelsea e di gigantesche aziende di gas e petrolio possiede il secondo yacht più grande al mondo, un Boeing 767 progettato su misura con sala da pranzo da 30 posti, e altri velivoli; ha case e castelli in tutto il mondo; ebbene, Abramovich è responsabile di almeno 33.859 tonnellate di emissioni di CO2 nel 2018 (più di due terzi provenienti dal suo yacht). Cioè quanto 6771 persone comuni non americane.
senza dimenticare che l’inquinamento rende più stupidi, ecco la classifica:classifica-impronta-carbonio

Quanto inquinano Elon Musk e Bill Gates

Jeff Bezos, al primo posto della classifica degli uomini più ricchi, è relativamente uno di quelli che inquinano meno, con poco più di 2mila tonnellate (2.053).
Elon Musk, CEO di Tesla Motors e SpaceX, il secondo più ricco del mondo, ha un’impronta di carbonio sorprendentemente bassa: 2.084 tonnellate nel 2018. Ma ha appena venduto le sue 8 case e ha promesso di cedere il resto dei suoi beni terreni, cosa che abbasserà ancora il suo impatto sull’ambiente.
Bill Gates, la quarta persona più ricca del mondo con 124 miliardi di dollari, è impegnatissimo co0n la sua fondazione nella lotta per l’ambiente, ma ha una casa da 127 milioni di dollari da 6.131 metri quadrati, con un garage per 23 auto, svariate altre abitazioni, quattro jet privati, un idrovolante e diversi di elicotteri. La sua impronta annuale ammonta a 7.493 tonnellate di carbonio, principalmente dovuta ai voli.
La ricerca vuole spingere a riflettere sul reale carico ambientale della ricchezza e creare consapevolezza anche nei miliardari che sbandierano le loro azioni contro la CO2. Un po’ come si fa in Svezia, dove p stato coniato il termine ‘flygskam’, cioè ‘vergogna del volo’, per far crescere la consapevolezza sull’impatto dei viaggi aerei sul clima.
[Foto di Peter H da Pixabay]

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