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	<title>vulcani Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>Salse di Nirano: l&#8217;enigma del fango che respira e ribolle tra le colline modenesi</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/salse-di-nirano-emilia-romagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Serena Proietti Colonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 12:25:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[vulcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Per capire cosa accade nella Riserva Naturale delle Salse di Nirano, occorre immaginare il sottosuolo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="900" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Riserva-Naturale-delle-Salse-di-Nirano.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Riserva Naturale delle Salse di Nirano, Emilia Romagnia" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Riserva-Naturale-delle-Salse-di-Nirano.jpg 1200w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Riserva-Naturale-delle-Salse-di-Nirano-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Riserva-Naturale-delle-Salse-di-Nirano-1024x768.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Riserva-Naturale-delle-Salse-di-Nirano-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><br><br><p>Per capire cosa accade nella <strong>Riserva Naturale delle Salse di Nirano</strong>, occorre immaginare il sottosuolo modenese come una specie di pentola a pressione. Milioni di anni fa, la Pianura Padana era un mare profondo. Quando l&#8217;acqua si ritirò, lasciò intrappolati sotto a strati di roccia e argilla sia depositi di acqua salata, sia enormi bolle di gas metano derivate dalla decomposizione di sostanze organiche.</p>
<p>Oggi quel gas cerca una via d&#8217;uscita. La pressione spinge quindi il metano verso l&#8217;alto che, lungo la risalita, incontra l<strong>&#8216;acqua salata fossile e le argille superficiali,</strong> mescolandole in una melma grigiastra. Il risultato è un&#8217;<strong>eruzione fredda</strong>: il fango sbuca fuori dal terreno e forma piccoli crateri. E a render il tutto ancor più incredibile è che non si avverte calore, ma solo il sibilo del gas che scappa. Questo fenomeno trasforma la collina di <strong>Fiorano</strong> in un deserto minerale in cui l&#8217;odore di idrocarburi sostituisce quello dell&#8217;erba. In sintesi, le &#8220;Salse&#8221; sono <strong>vulcani di fango</strong>, apparati che prendono il nome dal sapore salato di questo fango liquido.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-661143" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano.jpg" alt="Piccolo cratere delle Salse di Nirano" width="1200" height="900" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano.jpg 1200w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano-1024x768.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Cratere-Salse-di-Nirano-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<h2>I sentieri della Riserva Naturale delle Salse di Nirano</h2>
<p>L&#8217;idea di un unico percorso è un errore comune. La Riserva Naturale delle Salse di Nirano possiede una<strong> rete sentieristica articolata</strong> che permette di uscire dalla conca dei crateri. Noi abbiamo selezionato per voi i migliori</p>
<h3>Sentiero 1 (Il campo delle Salse)</h3>
<p>Noto come il tracciato del campo centrale, il <strong>Sentiero 1</strong> rappresenta il punto di massima tensione geologica dell&#8217;intera area. Si tratta di un anello pedonale che circonda e attraversa i <strong>coni più attivi,</strong> in cui la crosta terrestre rivela la sua fragilità. L&#8217;intero percorso si sviluppa su passerelle rialzate, una scelta obbligata che serve sia a proteggere le formazioni argillose dal calpestio umano che a garantire l&#8217;incolumità dei visitatori.</p>
<p>La dinamica del terreno in questo settore è infatti ingannevole. Le colate di fango espulse dai crateri tendono a <strong>seccarsi rapidamente in superficie</strong> sotto l&#8217;azione del sole e del vento, dando vita a una sottile crosta grigiastra e fessurata che simula una solidità rocciosa. Tuttavia, al di sotto di questo velo rigido, il fango conserva una <strong>consistenza fluida e viscosa per tempi lunghissimi.</strong> Senza il supporto delle passerelle, il rischio di sprofondare in sacche di melma salmastra è reale e immediato.</p>
<p>A pochi centimetri dalle assi di legno, si osservano le polle ribollenti. Il gas metano, liberandosi dalla morsa dell&#8217;argilla, genera bolle che scoppiano con un rumore sordo, un &#8220;puf&#8221; ritmico che i locali chiamano <strong><em>barboj.</em></strong> Ogni esplosione solleva piccoli schizzi di fango grigio che, accumulo dopo accumulo, edificano i coni circostanti.</p>
<h3>Sentiero 3 (Il Sentiero del Gheppio)</h3>
<p>Abbandonando il campo centrale per imboccare il<strong> Sentiero del Gheppio</strong>, si comprende la reale instabilità del terreno. In questa zona l&#8217;argilla non edifica coni, ma modella i calanchi: enormi costoni di terra nuda, affilati come lame, scavati dal ruscello incessante delle acque piovane che non trovano radici a trattenerle. Questo tracciato richiede attenzione costante perché il fondo è duro come pietra in assenza di umidità, ma muta in una superficie saponata e viscida al primo accenno di pioggia.</p>
<p>Dalle creste dei calanchi la prospettiva cambia radicalmente. Si osserva l&#8217;intera conca dall&#8217;alto e si percepisce la scala del fenomeno: l&#8217;intero versante collinare appare in l<strong>ento movimento</strong>, modellata dalla spinta dei gas interni e dall&#8217;erosione esterna. La vista spazia fino al profilo lontano delle <strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/avventura/maienfeld-trekking-svizzera/" data-wpel-link="internal">Alpi</a></strong> (non sempre, ovviamente), eppure l&#8217;attenzione rimane incollata a quella terra grigia che rifiuta ogni forma di stabilità geologica.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-661144" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango.jpg" alt="Vulcani di fango, Salse di Nirano" width="1200" height="900" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango.jpg 1200w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango-1024x768.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Vulcani-di-fango-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<h3>Sentiero 6 (Il Sentiero del Capriolo)</h3>
<p>Infine il <strong>Sentiero 6,</strong> dedicato al Capriolo, che rappresenta il polmone verde e la via di fuga verso l&#8217;alto per chi vuole comprendere l&#8217;intero complesso morfologico del territorio Questo tracciato si distacca dal grigiore sterile delle salse per risalire i versanti che circondano l&#8217;anfiteatro argilloso. Risulta essere il percorso che <strong>meglio evidenzia la battaglia biologica</strong> tra il deserto salino e la rigogliosa collina emiliana.</p>
<p>Risalendo il versante, si nota con estrema chiarezza come la vegetazione riprenda il sopravvento non appena la concentrazione di sale nel suolo diminuisce. È l&#8217;habitat ideale per la <strong>fauna selvatica</strong>, ed è proprio qui, tra le macchie di arbusti e i margini del bosco, che risulta più facile avvistare il capriolo nelle prime ore del mattino.</p>
<p>Il tracciato conduce anche a strutture storiche di grande valore documentario, come l&#8217;edificio di <strong>Cà Tassi</strong>: antica costruzione in sasso recuperata per diventare un centro visite specializzato nella flora e nella fauna della Riserva. La parte più alta del Sentiero 6, invece, regala una vista d&#8217;insieme che i percorsi di fondo valle non possono offrire.</p>
<h2>Guida pratica alla visita</h2>
<p>La <strong>visita alle Salse di Nirano</strong> impone il rispetto di regole fisiche precise. Le <strong>precauzioni restano d&#8217;obbligo per ogni escursionista</strong> perché l&#8217;argilla reagisce all&#8217;umidità: se bagnata, diventa un sapone pericoloso; se secca, si spacca in croste taglienti che mettono a dura prova le suole.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-661145" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano.jpg" alt="Salse di Nirano, provincia di Modena" width="1200" height="900" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano.jpg 1200w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano-1024x768.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2026/01/Salse-di-Nirano-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Risulta fondamentale <strong>l&#8217;uso di calzature tecniche da trekking</strong> con un ottimo grip. Attenzione anche all&#8217;odore di idrocarburi che si rivela piuttosto persistente vicino alle bocche eruttive. È importante anche scegliere il periodo giusto, perché il sole può picchiare senza pietà sulla conca delle Salse, agendo come un riflettore naturale. Le ore migliori per assaporare la solitudine del luogo sono quelle dell&#8217;alba, quando la nebbia del mattino si mescola ai gas sotterranei, o il tardo pomeriggio, quando le ombre lunghe dei coni d&#8217;argilla disegnano geometrie drammatiche sul terreno.</p>
<p>Per l&#8217;accesso, il parcheggio di <strong>Via del Parco</strong> presso il centro visite Cà Talami è il punto di partenza migliore per chi desidera informazioni scientifiche prima di iniziare il cammino. Per chi predilige il silenzio, l&#8217;accesso da <strong>Via del Cimitero</strong> permette di raggiungere i crateri attraverso un sentiero meno battuto che taglia i prati esterni alla zona eruttiva.</p>
<p>Foto di copertina: Marcobini84 &#8211; Opera propria, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia; Canva</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Serena Proietti Colonna' src='https://secure.gravatar.com/avatar/8b288aba01983603bf682175e5316518?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/8b288aba01983603bf682175e5316518?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/serena-proietti-colonna/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Serena Proietti Colonna</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="https://www.ifrattempidellamiavita.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">www.ifrattempidellamiavita.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Questi sono i vulcani più affascinanti d’Europa, e puoi anche salire a piedi</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/i-vulcani-piu-belli-deuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Cappellari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 08:03:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[Islanda]]></category>
		<category><![CDATA[vulcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Attivi o spenti che siano, i vulcani rappresentano da sempre luoghi ricchi di fascino e[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<media:group><media:title>Questi sono i vulcani più affascinanti d’Europa, e puoi anche salire a piedi</media:title>	<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/02/Il-vilcano-del-Teide-a-Tenerife.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>Il vilcano del Teide a Tenerife</media:title>
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							  	<media:title>EYJAFJOLL (Islanda) - Situato nella parte meridionale dell'Islanda, questo vulcano è tornato a eruttare dopo 187 anni nel marzo del 2010 provocando l’evacuazione di circa 600 persone e la chiusura di parecchi aeroporti per diverse settimane. È ricoperto dall'Eyjafjallajokull, il quinto ghiacciaio islandese per estensione (100 chilometri quadrati).  Credits: FlickrCC  Sverrir Thorolfsson</media:title>
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Vesuvio.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>VESUVIO (Italia) - Il Vesuvio è uno dei simboli della città di Napoli. Divenuto famoso già nel 79 dopo Cristo, quando con la sua eruzione distrusse le meravigliose città di Pompei ed Ercolano, il Vesuvio è tuttora un vulcano attivo, la cui ultima eruzione risale al 1944. La vetta è aperta ai turisti e attraverso una serie di sentieri è possibile visitare tutta la montagna. Credits: FlickrCC  Carlo Mirante</media:title>
							  	<media:text>VESUVIO (Italia) - Il Vesuvio è uno dei simboli della città di Napoli. Divenuto famoso già nel 79 dopo Cristo, quando con la sua eruzione distrusse le meravigliose città di Pompei ed Ercolano, il Vesuvio è tuttora un vulcano attivo, la cui ultima eruzione risale al 1944. La vetta è aperta ai turisti e attraverso una serie di sentieri è possibile visitare tutta la montagna. Credits: FlickrCC  Carlo Mirante</media:text>
							  	<media:description>VESUVIO (Italia) - Il Vesuvio è uno dei simboli della città di Napoli. Divenuto famoso già nel 79 dopo Cristo, quando con la sua eruzione distrusse le meravigliose città di Pompei ed Ercolano, il Vesuvio è tuttora un vulcano attivo, la cui ultima eruzione risale al 1944. La vetta è aperta ai turisti e attraverso una serie di sentieri è possibile visitare tutta la montagna. Credits: FlickrCC  Carlo Mirante</media:description>          
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Teide.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>TEIDE (Spagna) - All’interno del meraviglioso Parco nazionale del Teide sull'isola di Tenerife, nelle Canarie, con i suoi 3718 metri è uno dei vulcani più grandi del mondo. Denominato la Casa di Guayota dagli abitanti dell'isola, ovvero il luogo dove è rinchiuso il diavolo, il Teide regala l’emozione del contrasto tra la temperatura fredda quasi invernale della sua cima e quella calda delle spiagge.  Credits: FlickrCC Ronny Siegel</media:title>
							  	<media:text>TEIDE (Spagna) - All’interno del meraviglioso Parco nazionale del Teide sull'isola di Tenerife, nelle Canarie, con i suoi 3718 metri è uno dei vulcani più grandi del mondo. Denominato la Casa di Guayota dagli abitanti dell'isola, ovvero il luogo dove è rinchiuso il diavolo, il Teide regala l’emozione del contrasto tra la temperatura fredda quasi invernale della sua cima e quella calda delle spiagge.  Credits: FlickrCC Ronny Siegel</media:text>
							  	<media:description>TEIDE (Spagna) - All’interno del meraviglioso Parco nazionale del Teide sull'isola di Tenerife, nelle Canarie, con i suoi 3718 metri è uno dei vulcani più grandi del mondo. Denominato la Casa di Guayota dagli abitanti dell'isola, ovvero il luogo dove è rinchiuso il diavolo, il Teide regala l’emozione del contrasto tra la temperatura fredda quasi invernale della sua cima e quella calda delle spiagge.  Credits: FlickrCC Ronny Siegel</media:description>          
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Pico.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>PICO (Portogallo) - Situato nell’arcipelago delle Azzorre, il Pico à un vulcano di 2351 metri di altezza che occupa l'estremità orientale dell'isola - il punto più alto di tutto il Portogallo. Il vulcano + relativamente giovane, in quanto ha approssimativamente 750mila anni di età. È possibile raggiungere la vetta in circa quattro ore di cammino.  Credits: FlickrCC  Nuno Lopes</media:title>
							  	<media:text>PICO (Portogallo) - Situato nell’arcipelago delle Azzorre, il Pico à un vulcano di 2351 metri di altezza che occupa l'estremità orientale dell'isola - il punto più alto di tutto il Portogallo. Il vulcano + relativamente giovane, in quanto ha approssimativamente 750mila anni di età. È possibile raggiungere la vetta in circa quattro ore di cammino.  Credits: FlickrCC  Nuno Lopes</media:text>
							  	<media:description>PICO (Portogallo) - Situato nell’arcipelago delle Azzorre, il Pico à un vulcano di 2351 metri di altezza che occupa l'estremità orientale dell'isola - il punto più alto di tutto il Portogallo. Il vulcano + relativamente giovane, in quanto ha approssimativamente 750mila anni di età. È possibile raggiungere la vetta in circa quattro ore di cammino.  Credits: FlickrCC  Nuno Lopes</media:description>          
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Nisyros.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>NISYROS (Grecia) - Il vulcano Nisyros prende il nome dall’omonima isola greca del Mare Egeo, vicina a Kos e Rodi. Creatasi dalle esplosioni e dalle eruzioni avvenute negli ultimi 150mila anni, l’isola sprigiona un incredibile fascino con un paesaggio in cui differenti colori si sfidano l’uno con l’altro nel corso delle stagioni. Credits: FlickrCC  almekri01</media:title>
							  	<media:text>NISYROS (Grecia) - Il vulcano Nisyros prende il nome dall’omonima isola greca del Mare Egeo, vicina a Kos e Rodi. Creatasi dalle esplosioni e dalle eruzioni avvenute negli ultimi 150mila anni, l’isola sprigiona un incredibile fascino con un paesaggio in cui differenti colori si sfidano l’uno con l’altro nel corso delle stagioni. Credits: FlickrCC  almekri01</media:text>
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Etna.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>ETNA (Italia) -  L'Etna (o Mongibello) è senza ombra di dubbio una delle più importanti attrazioni naturalistiche della Sicilia, nonchè il vulcano attivo più alto d’Europa. Grazie alla sua costante attività lavica attrae migliaia di visitatori disposti a salire sulle sue pendici, per un’escursione estiva oppure per fare sci e fuoripista in inverno con la neve  Credits: FlickrCC  Stijn Nieuwendijk</media:title>
							  	<media:text>ETNA (Italia) -  L'Etna (o Mongibello) è senza ombra di dubbio una delle più importanti attrazioni naturalistiche della Sicilia, nonchè il vulcano attivo più alto d’Europa. Grazie alla sua costante attività lavica attrae migliaia di visitatori disposti a salire sulle sue pendici, per un’escursione estiva oppure per fare sci e fuoripista in inverno con la neve  Credits: FlickrCC  Stijn Nieuwendijk</media:text>
							  	<media:description>ETNA (Italia) -  L'Etna (o Mongibello) è senza ombra di dubbio una delle più importanti attrazioni naturalistiche della Sicilia, nonchè il vulcano attivo più alto d’Europa. Grazie alla sua costante attività lavica attrae migliaia di visitatori disposti a salire sulle sue pendici, per un’escursione estiva oppure per fare sci e fuoripista in inverno con la neve  Credits: FlickrCC  Stijn Nieuwendijk</media:description>          
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									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Arthur-s-Seat.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>ARTHUR SEAT (Scozia) - Uno dei luoghi più suggestivi di Edimburgo: si trova nella zona orientale della città ed è piuttosto facile da raggiungere. Parte di un gruppo di colline che domina il paesaggio urbano, Arthur Seat offre una vista panoramica su Edimburgo e dintorni.  Credits: FlickrCC Vanessa</media:title>
							  	<media:text>ARTHUR SEAT (Scozia) - Uno dei luoghi più suggestivi di Edimburgo: si trova nella zona orientale della città ed è piuttosto facile da raggiungere. Parte di un gruppo di colline che domina il paesaggio urbano, Arthur Seat offre una vista panoramica su Edimburgo e dintorni.  Credits: FlickrCC Vanessa</media:text>
							  	<media:description>ARTHUR SEAT (Scozia) - Uno dei luoghi più suggestivi di Edimburgo: si trova nella zona orientale della città ed è piuttosto facile da raggiungere. Parte di un gruppo di colline che domina il paesaggio urbano, Arthur Seat offre una vista panoramica su Edimburgo e dintorni.  Credits: FlickrCC Vanessa</media:description>          
								</media:content>
									<media:content url="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat.jpg" type="image/jpeg" medium="image">
							  	<media:title>ARARAT (Turchia) - L’Ararat è un monte di origine vulcanica situato nella Turchia orientale, sul confine tra la regione dell'Agri e quella dell'Agdir. Secondo gli scritti della Bibbia, qui Noè approdò con la sua arca in seguito al diluvio universale: per questo è anche uno dei 5 trekking divini sulle montagne sacre del mondo- Credits: FlickrCC Alexander Mkhitaryan</media:title>
							  	<media:text>ARARAT (Turchia) - L’Ararat è un monte di origine vulcanica situato nella Turchia orientale, sul confine tra la regione dell'Agri e quella dell'Agdir. Secondo gli scritti della Bibbia, qui Noè approdò con la sua arca in seguito al diluvio universale: per questo è anche uno dei 5 trekking divini sulle montagne sacre del mondo- Credits: FlickrCC Alexander Mkhitaryan</media:text>
							  	<media:description>ARARAT (Turchia) - L’Ararat è un monte di origine vulcanica situato nella Turchia orientale, sul confine tra la regione dell'Agri e quella dell'Agdir. Secondo gli scritti della Bibbia, qui Noè approdò con la sua arca in seguito al diluvio universale: per questo è anche uno dei 5 trekking divini sulle montagne sacre del mondo- Credits: FlickrCC Alexander Mkhitaryan</media:description>          
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								</media:group>								
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat.jpg" title="ARARAT (Turchia) - L’Ararat è un monte di origine vulcanica situato nella Turchia orientale, sul confine tra la regione dell&#039;Agri e quella dell&#039;Agdir. Secondo gli scritti della Bibbia, qui Noè approdò con la sua arca in seguito al diluvio universale: per questo è anche uno dei 5 trekking divini sulle montagne sacre del mondo- Credits: FlickrCC Alexander Mkhitaryan" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat-100x75.jpg" alt="ararat-turchia-lararat-un-monte-di-origine-vulcanica-situato-nella-turchia-orientale-sul-confine-tra-la-regione-dellagri-e-quella-dellagdir-secondo-gli-scritti-della-bibbia-qui-no-approd-con-la-sua-arca-in-seguito-al-diluvio-universale-per-questo-anche-uno-dei-5-trekking-divini-sulle-montagne-sacre-del-mondo-credits-flickrcc-alexander-mkhitaryan" />
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/02/i-vulcani-piu-belli-deuropa.jpg" title="" data-wpel-link="internal">
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Arthur-s-Seat.jpg" title="ARTHUR SEAT (Scozia) - Uno dei luoghi più suggestivi di Edimburgo: si trova nella zona orientale della città ed è piuttosto facile da raggiungere. Parte di un gruppo di colline che domina il paesaggio urbano, Arthur Seat offre una vista panoramica su Edimburgo e dintorni.  Credits: FlickrCC Vanessa" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Arthur-s-Seat-100x75.jpg" alt="arthur-seat-scozia-uno-dei-luoghi-pi-suggestivi-di-edimburgo-si-trova-nella-zona-orientale-della-citt-ed-piuttosto-facile-da-raggiungere-parte-di-un-gruppo-di-colline-che-domina-il-paesaggio-urbano-arthur-seat-offre-una-vista-panoramica-su-edimburgo-e-dintorni-credits-flickrcc-vanessa" />
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Etna.jpg" title="ETNA (Italia) -  L&#039;Etna (o Mongibello) è senza ombra di dubbio una delle più importanti attrazioni naturalistiche della Sicilia, nonchè il vulcano attivo più alto d’Europa. Grazie alla sua costante attività lavica attrae migliaia di visitatori disposti a salire sulle sue pendici, per un’escursione estiva oppure per fare sci e fuoripista in inverno con la neve  Credits: FlickrCC  Stijn Nieuwendijk" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Etna-100x75.jpg" alt="etna-italia-letna-o-mongibello-senza-ombra-di-dubbio-una-delle-pi-importanti-attrazioni-naturalistiche-della-sicilia-nonch-il-vulcano-attivo-pi-alto-deuropa-grazie-alla-sua-costante-attivit-lavica-attrae-migliaia-di-visitatori-disposti-a-salire-sulle-sue-pendici-per-unescursione-estiva-oppure-per-fare-sci-e-fuoripista-in-inverno-con-la-neve-credits-flickrcc-stijn-nieuwendijk" />
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/02/Il-vilcano-del-Teide-a-Tenerife.jpg" title="Il vilcano del Teide a Tenerife" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/02/Il-vilcano-del-Teide-a-Tenerife-100x75.jpg" alt="il-vilcano-del-teide-a-tenerife" />
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Nisyros.jpg" title="NISYROS (Grecia) - Il vulcano Nisyros prende il nome dall’omonima isola greca del Mare Egeo, vicina a Kos e Rodi. Creatasi dalle esplosioni e dalle eruzioni avvenute negli ultimi 150mila anni, l’isola sprigiona un incredibile fascino con un paesaggio in cui differenti colori si sfidano l’uno con l’altro nel corso delle stagioni. Credits: FlickrCC  almekri01" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Nisyros-100x75.jpg" alt="nisyros-grecia-il-vulcano-nisyros-prende-il-nome-dallomonima-isola-greca-del-mare-egeo-vicina-a-kos-e-rodi-creatasi-dalle-esplosioni-e-dalle-eruzioni-avvenute-negli-ultimi-150mila-anni-lisola-sprigiona-un-incredibile-fascino-con-un-paesaggio-in-cui-differenti-colori-si-sfidano-luno-con-laltro-nel-corso-delle-stagioni-credits-flickrcc-almekri01" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Pico.jpg" title="PICO (Portogallo) - Situato nell’arcipelago delle Azzorre, il Pico à un vulcano di 2351 metri di altezza che occupa l&#039;estremità orientale dell&#039;isola - il punto più alto di tutto il Portogallo. Il vulcano + relativamente giovane, in quanto ha approssimativamente 750mila anni di età. È possibile raggiungere la vetta in circa quattro ore di cammino.  Credits: FlickrCC  Nuno Lopes" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Pico-100x75.jpg" alt="pico-portogallo-situato-nellarcipelago-delle-azzorre-il-pico-un-vulcano-di-2351-metri-di-altezza-che-occupa-lestremit-orientale-dellisola-il-punto-pi-alto-di-tutto-il-portogallo-il-vulcano-relativamente-giovane-in-quanto-ha-approssimativamente-750mila-anni-di-et-possibile-raggiungere-la-vetta-in-circa-quattro-ore-di-cammino-credits-flickrcc-nuno-lopes" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Teide.jpg" title="TEIDE (Spagna) - All’interno del meraviglioso Parco nazionale del Teide sull&#039;isola di Tenerife, nelle Canarie, con i suoi 3718 metri è uno dei vulcani più grandi del mondo. Denominato la Casa di Guayota dagli abitanti dell&#039;isola, ovvero il luogo dove è rinchiuso il diavolo, il Teide regala l’emozione del contrasto tra la temperatura fredda quasi invernale della sua cima e quella calda delle spiagge.  Credits: FlickrCC Ronny Siegel" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Teide-100x75.jpg" alt="teide-spagna-allinterno-del-meraviglioso-parco-nazionale-del-teide-sullisola-di-tenerife-nelle-canarie-con-i-suoi-3718-metri-uno-dei-vulcani-pi-grandi-del-mondo-denominato-la-casa-di-guayota-dagli-abitanti-dellisola-ovvero-il-luogo-dove-rinchiuso-il-diavolo-il-teide-regala-lemozione-del-contrasto-tra-la-temperatura-fredda-quasi-invernale-della-sua-cima-e-quella-calda-delle-spiagge-credits-flickrcc-ronny-siegel" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Vesuvio.jpg" title="VESUVIO (Italia) - Il Vesuvio è uno dei simboli della città di Napoli. Divenuto famoso già nel 79 dopo Cristo, quando con la sua eruzione distrusse le meravigliose città di Pompei ed Ercolano, il Vesuvio è tuttora un vulcano attivo, la cui ultima eruzione risale al 1944. La vetta è aperta ai turisti e attraverso una serie di sentieri è possibile visitare tutta la montagna. Credits: FlickrCC  Carlo Mirante" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Vesuvio-100x75.jpg" alt="vesuvio-italia-il-vesuvio-uno-dei-simboli-della-citt-di-napoli-divenuto-famoso-gi-nel-79-dopo-cristo-quando-con-la-sua-eruzione-distrusse-le-meravigliose-citt-di-pompei-ed-ercolano-il-vesuvio-tuttora-un-vulcano-attivo-la-cui-ultima-eruzione-risale-al-1944-la-vetta-aperta-ai-turisti-e-attraverso-una-serie-di-sentieri-possibile-visitare-tutta-la-montagna-credits-flickrcc-carlo-mirante" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Eyjafjallajokull.jpg" title="EYJAFJOLL (Islanda) - Situato nella parte meridionale dell&#039;Islanda, questo vulcano è tornato a eruttare dopo 187 anni nel marzo del 2010 provocando l’evacuazione di circa 600 persone e la chiusura di parecchi aeroporti per diverse settimane. È ricoperto dall&#039;Eyjafjallajokull, il quinto ghiacciaio islandese per estensione (100 chilometri quadrati).  Credits: FlickrCC  Sverrir Thorolfsson" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Eyjafjallajokull-100x75.jpg" alt="eyjafjoll-islanda-situato-nella-parte-meridionale-dellislanda-questo-vulcano-tornato-a-eruttare-dopo-187-anni-nel-marzo-del-2010-provocando-levacuazione-di-circa-600-persone-e-la-chiusura-di-parecchi-aeroporti-per-diverse-settimane-ricoperto-dalleyjafjallajokull-il-quinto-ghiacciaio-islandese-per-estensione-100-chilometri-quadrati-credits-flickrcc-sverrir-thorolfsson" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/05/vulcani-belli-europa.png" title="vulcani-belli-europa" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/05/vulcani-belli-europa-100x75.png" alt="vulcani-belli-europa" />
								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Attivi o spenti che siano, <strong>i vulcani rappresentano da sempre luoghi ricchi di fascino e mistero</strong>. Se ne trovano parecchi anche in Europa, dall’estremo nord dell’Islanda alle isole mediterranee come la Sicilia.<br />
<strong>Guarda la gallery con le foto</strong> dei vulcani più emozionanti d&#8217;Europa.</p>
<h2>I vulcani più belli d’Europa, dove sono e fin dove puoi andare</h2>
<p>Se i vulcani in inverno sono spesso anche una <strong>meta per gli sport sulla neve</strong>, in estate diventano teatro di escursioni affascinanti in mezzo alle fumarole, alle pietre laviche, alla vegetazione che faticosamente attecchisce o ai laghi (come <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/i-5-laghi-vulcanici-da-visitare-assolutamente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">questi 5 da visitare assolutamente</a>). <a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-29157 aligncenter" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat.jpg" alt="Ararat" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/06/Ararat-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a><br />
PS: Nel caso malaugurato, <a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/come-scappare-da-un-vulcano-in-eruzione-e-sopravvivere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">qui le regole essenziali per scappare da un vulcano in eruzione</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!</h4>
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			</item>
		<item>
		<title>Fotoreportage: sciare sui vulcani della Kamchatka</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/dove-sciare/fotoreportage-viaggio-in-kamchatka-a-fare-scialpinismo-sui-vulcani-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alberto Negro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Nov 2014 13:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove Sciare]]></category>
		<category><![CDATA[avventura]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>
		<category><![CDATA[scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[vulcani]]></category>
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					<description><![CDATA[Il maestro di sci Alberto Negro è stato in Kamchatka a fare scialpinismo sui vulcani dell&#8217;Oriente russo. Questo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[								
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p><em>Il <a href="http://www.scuolascibielmonte.it/maestri/Maestri.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">maestro di sci Alberto Negro</a> è stato in Kamchatka a fare scialpinismo sui vulcani dell&#8217;Oriente russo. Questo è il suo racconto di quei giorni belli ed emozionanti.</em></p>
<p>La strada l’apriva un bulldozer. Era davanti a noi di qualche ora, un paio, forse meno. <strong>Tracciava la via nella neve altissima</strong>, incidendo un passaggio dove la natura aveva annullato ogni segno di vita. Apriva, allargava, fendeva la coltre senza sosta. Dietro di lui, tre camion in fila indiana. Mezzi di stazza sovietica, che trasportavano gasolio da consegnare a una base militare, su al passo in fondo alla strada. Arrancavano premendo sulle catene, procedevano lenti. Non capivamo bene perché ogni due o tre chilometri, piantate nella neve a lato, trovassimo bottiglie di birra vuote. Un segnale? Difficile dirlo.</p>
<p>Noi stavamo dietro, con le nostre motoslitte: Martino guidava quella a cui io ero attaccato con una corda, trascinando me, i miei sci e il nostro carico verso un apparente nulla. Igor, la guida, era seduto sull’altra. Dietro di lui, come appendici di uno strano motoscafo, Stefano e Lorenzo. &#8220;Bella storia&#8221;, mi ero detto quando <strong>mi avevano annunciato le quattro ore di viaggio in modalità traino</strong>. &#8220;Accidenti, chi diavolo me l’ha fatto fare?&#8221;, imprecavo adesso sobbalzando sulla neve strapazzata, dietro al bulldozer cingolato e ai tre camion che distribuivano ricordi di birra. Alla fine li abbiamo raggiunti. Si sono messi di lato, hanno fatto segno di andare. Solo lì abbiamo capito che le bottiglie conficcate nella strada come briciole di un emancipato Pollicino erano nient’altro che spazzatura. Tracce di rifornimento. Residui dell’insaziabile sete del camionista seduto al volante a torso nudo in una giornata di ordinario lavoro. Tutto qui.</p>
<p><strong>Questa è la Kamchatka, bellezza.</strong></p>
<p>Anche quel che sembra strano è normale, in questo mondo che i suoi abitanti descrivono come una nebulosa tutta da scoprire. &#8220;Qui non esistono strade: solo direzioni&#8221;, ci avevano annunciato al nostro arrivo. E infatti capiamo subito che è vero. Un volo su Mosca, poi un altro per Petropavlovsk. Non ci serve altro per sprofondare nell’anima più vera, più tradizionale, più bella dell’ex Unione Sovietica: senza traiettorie precise da seguire, solo con la sensazione che tutto sia da esplorare.</p>
<p>Ci planiamo sopra arrivando dall’Ovest del capitalismo, <strong>volando sui vulcani fumanti che sbucano dal bianco sconfinato di quest’annata eccezionale</strong>. Li guardiamo incantati dall’oblò, e già sogniamo discese da mordere con le lamine, polvere da respirare a pieni polmoni, altezze da raggiungere, distanze da coprire. Siamo turisti, ma non ci piace la scia tracciata dai colleghi europei. Niente resort nella capitale, niente elicottero da decine di rotazioni al giorno.</p>
<p>Il nostro sci nella penisola dei vulcani sarà qualcosa di diverso. <strong>Avventura, vita selvaggia. Scoperta</strong>. Qualcosa di più barbaro ma più vero, che solo l’agenzia cui ci appoggiamo &#8211; Kamchatka Explorer &#8211; offre, unica in tutto il Paese. Arriviamo e non fa freddo. Ci aspettavamo temperature più rigide, a due passi dallo stretto di Bering. E invece tutto sommato male non si sta.</p>
<p>Sappiamo che <strong>dovremo vedercela con il vento e le bufere di neve</strong>, ma quella sarà storia da affrontare sci ai piedi. E non ci pensiamo. Partiamo con la capo-agenzia, l’alaskiana Marta, la guida Igor e la &#8220;local&#8221; Elena. Ci viene presentata come segretaria, ma scopriamo ben presto che la ragazza, passato da studentessa in Germania, all’occorrenza sa trasformarsi in cuoca, rifornitrice di materiali, addetta alla logistica. Non male. Pensiamo che in fondo potremmo farne a meno, indipendenti come da sempre siamo abituati ad essere. Ma accettiamo la sua collaborazione. E ancora non sappiamo quanto quella prima sensazione si rivelerà sbagliata.</p>
<p>La direzione è il nord, dove giacciono due dei circa trenta vulcani attivi presenti nel Paese, mete pronte su cui riscaldare le gambe. Passeremo lì i primi giorni della nostra &#8220;quindicina&#8221;, un marzo di neve tardivamente abbondante sulle Alpi e di straordinarie precipitazioni agli antipodi del globo.</p>
<p>Ci arriviamo in macchina, lasciandoci alle spalle le strade della capitale costellate da automobilisti piantati nella neve. La sistemazione è decisamente in linea con il nostro bisogno di avventura. <strong>Una capanna dall’aspetto e dalla sostanza spartani</strong>, priva di comfort materiali ma dotata di tutto ciò che serve. Un letto su cui stendersi, una stufa, un tavolo su cui mangiare i piatti preparati da Elena e la nostra toma. Esattamente quanto il gestore, un ex militare ora diventato eremita, ha ritenuto fosse sufficiente per condurre una vita normale. L’essenziale, non fosse per quella &#8220;perla&#8221; di non poco conto che troviamo all’esterno: una sauna che scalda anche le tre capanne, la nostra, la sua e quella che ospita il wc. <strong>Uniche testimonianze di vita </strong>in un nulla fatto di natura ma anche di pericoli, tanto che l’antidoto alla violenza delle bufere è sotto gli occhi di tutti: un cavo d’acciaio che unisce le casette, impedendo che volino via e dando una traccia di direzione a chi deve proprio correre là anche in quei momenti.</p>
<p>Saranno tre giornate di scenografico sci. Nulla di improponibile, almeno dal punto di vista tecnico. Ma di estrema bellezza. <strong>Si va di pelli, perché alternativa, da queste parti, non c’è</strong>. E ogni giorno sono almeno 800 metri di dislivello, su pendii in grado di regalare neve da urlo alternata a crosta ventata. Serve fortuna, per imbattersi nell’angolo di versante più godibile. Ma la vista da vicino del cratere fumante ripaga da ogni delusione sportiva: è qualcosa che non abbiamo mai visto. E questo ci emoziona.</p>
<p>Il tempo è bello, non fosse per qualche tempesta di neve mattutina e il vento che di tanto in tanto ci spolvera per bene. È lo scenario giusto per godersi le sterminate distese di neve, le vallate ampie tutte da scoprire,<strong> il nulla in cui nessuno vuole addentrarsi</strong>. Eppure, anche la civiltà in qualche modo ci attira. Ed è questo a spingerci un giorno verso una piccola stazione sciistica, un angolo dimenticato da Dio nel quale sopravvivono due ancore e un baretto come reduci del passato. Un posto talmente local che gli impianti ai turisti aprono solo alle 12, dopo aver fatto generoso spazio alle scuole di sci e allo sci club del posto. Un’esperienza da vivere, comunque. Anche per il bellissimo bosco nel quale ci immergiamo per un fuoripista da bere tutto d’un fiato.</p>
<p>Quando si fa tempo di partire e cambiare base, l’avventura sembra farsi più avvincente. &#8220;Bella storia&#8221;, mi dico. <strong>Quattro ore di motoslitta da percorrere tutte al traino</strong>, sci ai piedi, per raggiungere un paesino dopo il passo. La nostra nuova destinazione. Ma ancora non so che sarà un’esperienza fisicamente devastante. Quantomeno per le mie povere braccia e i continui sobbalzi sulla neve tatuata dai cingolati del bulldozer e dei camion che lo seguono.</p>
<p>Arriviamo infine nella nostra nuova casa, un’altra capanna gestita questa volta da un curioso personaggio che fa coppia fissa con un gattino. Un genio, per noi, visto che sfruttando il geyser che sgorga a due passi dall’abitazione<strong> ci ha ricavato una piscina in cemento armato</strong>. Quaranta gradi di puro piacere immerso in una sconfinata, e abbondantissima, distesa di neve.</p>
<p>Soddisfiamo subito la nostra voglia di sci tentando un vulcano a poca distanza. Saliamo sci a spalla, ma qualcosa non ci piace. Tanta, troppa neve. Pendii rischiosamente aperti. Freddo. Placche a vento. Odore di pericolo. A duecento metri dalla cima decidiamo di tornare indietro, convinti che sia qui, nel saper dire anche no,<strong> il vero segreto di un giusto alpinismo</strong>. Sarà una bella sciata. Ma quel rifiuto sarà anche un presagio che ci farà venire i brividi: poco dopo veniamo a sapere da alcuni militari sbucati da un carro armato che mentre salivamo la montagna eravamo binocolati. I pendii che avevamo scelto erano gli stessi su cui i militari avevano in programma un’esercitazione di distacco artificiale delle slavine. Bombe, in pratica. Che ci sarebbero piovute esattamente sulla testa, se i militari non ci avessero visti e non avessero cambiato destinazione. Come dire, un colpo di fortuna. Ripagato ulteriormente dalla concessione ricevuta poco dopo: il permesso di assistere al lancio delle bombe su una montagna vicina. Una scoperta. E visto che neppure uno scoppio sarà capace di staccare qualche metro cubo di neve, anche un sollievo.</p>
<p>Nel piccolo rifugio l’aria è calda. I tubi che trasportano l’acqua del geyser sono in grado di creare atmosfere a dir poco estive. E noi ci passiamo le notti quasi boccheggiando, in un paradosso fatto di sacchi a pelo e finestre aperte. Ma quel che conta è solo sciare. Ovunque, comunque. <strong>Scegliendo a caso i pendii, semplicemente guardando le montagne intorno e puntando il dito</strong>. Un po’ come si fa col mappamondo da bambini, quando si lascia alla scelta di un piccolo indice il posto in cui si vorrebbe essere in quel momento. Sono gite che si susseguono giorno dopo giorno, senza grosse distanze. Un piccolo paradiso tutto da scegliere, come un mazzo di carte da cui estrarre la più bella.</p>
<p>Questa è la Kamchatka, bellezza. <strong>Sci sconfinato, libertà senza limiti</strong>. Città in cui sfilano palazzine a cubetti arredate da chilometri di tubi del teleriscaldamento. Posti lontani da quel sapore fintamente occidentale che respiriamo da sempre, perché dotate sostanzialmente di nulla, se non di quanto basta. Nonostante ciò, è evidente, non c’è comunque povertà. I ragazzi studiano all’estero, l’inglese è ovunque, la vita non è dura. Forse è la scia di quel rigoroso comunismo che per decenni qui ha lasciato il segno, e che Igor, in confidenza, ci dice che &#8220;faceva stare bene un po’ tutti&#8221;. Sono considerazioni che alimentiamo nei nostri estemporanei giri nei centri abitati, quando di tanto in tanto capitiamo tra la civiltà. Un mondo che, solo all’ultimo, vogliamo assaporare anche nella sua declinazione più commerciale.</p>
<p>È la fine della vacanza. E anche noi sciatori del selvaggio, dell’avventura, decidiamo che è ora di una bella frullata. Prendiamo l’elicottero per chiudere il sipario in grandezza, con una giornata di eliski. Ma anche qui è un’esperienza da raccontare. L’ammonimento è di quelli che ti mettono a tuo agio fin da subito. &#8220;Niente foto prima del volo, solo dopo&#8221;, ci viene caldamente suggerito. <strong>Il pilota è scaramantico</strong>: ecco la chiosa. Roba da toccarsi le lamine, non fosse che sono d’acciaio e non di ferro. Non c’è comunque granché da fare, se non accettare il simpatico consiglio. La faremo dopo, la foto. Andrà bene lo stesso.</p>
<p>Solo in volo capiamo che la scaramanzia del pilota ha un suo perché. Lui, con il suo sguardo che non si schioda un millimetro dal nulla che ha davanti, che nemmeno ci degna di un’occhiata, lui che sembra cortesemente, ma silenziosamente, chiederci se non potevamo proprio starcene a casa nostra, alla fine alza in aria un arnese che chissà quanti anni conta. E lo fa volare, almeno.</p>
<p>Poi poco conta che <strong>ogni atterraggio sembri un frontale con un bisonte</strong>, o che la neve su cui poggiamo si tinga magicamente di gasolio ad ogni impatto. Quel che conta è sciare, e per ben otto volte sfidiamo la sorte risalendo su quel mostro delle nevi dal passato militare. La cosa più bella, alla fine, è potersi godere in santa pace queste ultime discese. Senza pelli da attaccare e staccare, senza fatiche da sopportare, senza nulla se non <strong>il piacere di scendere in direzione dell’oceano</strong>. Saranno gli ultimi scampoli di un ricordo che ci terremo dentro. Sarà neve e nient’altro. Da divorare liberi. E noi ce la godremo a perdifiato, sapendo che ad ogni giro ritroveremo ad aspettarci quelle pale che girano solo per noi.</p>
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