Nel Mediterraneo francese, a una manciata di minuti di traghetto dal porto di Le Brusc, nel comune di Six-Fours-les-Plages (quindi a pochi chilometri da Tolone) c’è un posto che si gira solo a piedi. Sì, avere capito bene: qui le automobili non esistono. Si chiama isola di Embiez ed è lunga circa 2 chilometri e larga poco più di uno, anche se il suo profilo basso e frastagliato la fa sembrare più grande di quello che è.
D’estate ci arrivano famiglie in costume e gruppi con i sacchi al seguito. In autunno, però, Embiez rivela il suo vero carattere. Settembre porta via il rumore: le ultime barche di turisti lasciano la banchina principale, il piccolo porto di pesca recupera la sua lentezza ordinaria e i sentieri costieri tornano a essere percorsi soltanto dai residenti e da qualche viaggiatore curioso. La luce di ottobre sull’isola è qualcosa di difficile da descrivere con aggettivi perché è obliqua, calda e soprattutto in grado di trasformare la pietra calcarea delle scogliere in qualcosa di quasi dorato.
L’isola che il turismo non ha ancora colonizzato del tutto
Embiez è rimasta relativamente integra perché la gran parte del territorio appartiene a un’unica proprietà privata, ceduta in gestione con vincoli conservativi stringenti. Questo ha impedito lo sviluppo immobiliare selvaggio che ha trasformato molte altre isole del Mediterraneo francese. In sostanza, a Embiez ci sono pochissime strutture, un porto con qualche ristorante e bar, e una natura che occupa circa il 90% della superficie.
La macchia mediterranea qui è fitta, odorosa e varia. In autunno i lentischi e i corbezzoli portano i frutti rossi, i pini d’Aleppo resistono al Mistral con la stessa inclinazione ostinatissima di sempre e le calanques, le insenature di calcare tagliate nel vivo della roccia, si mostrano con un’acqua più scura e compatta rispetto all’azzurro quasi irreale dell’estate. La costa meridionale dell’isola, quella più esposta, è un susseguirsi di queste fessure nella roccia, alcune delle quali accessibili solo via mare.
Quando il vento Mistral scolpisce il paesaggio
Il Mistral è il protagonista invisibile di questa parte di costa provenzale. Scende dalla valle del Rodano, accelera tra le colline e arriva sul mare con una forza che in autunno può durare anche 3 o 4 giorni consecutivi. A Embiez il vento si sente ovunque: piega gli arbusti, porta odore di salsedine e resina, e rende l’aria di una trasparenza quasi fastidiosa.
La costa intorno a Saint-Cyr-sur-Mer, a pochi chilometri, condivide con Embiez questa geologia calcarea e questa schiettezza climatica. Del resto, l’isola è un frammento di questa stessa costa, solo che galleggia.
Dal punto panoramico più alto dell’isola, a meno di 65 metri sul livello del mare ma sufficiente a dominare tutto il perimetro, si vede il continente in modo diverso rispetto alla riva. Tolone a est con la sua rada militare, il Cap Sicié a nord-ovest con i suoi 352 metri di falesie, e verso sud un orizzonte aperto verso la Corsica, irraggiungibile ma presente.
Quello che si fa sull’isola quando la stagione rallenta
In autunno Embiez regala una versione di se stessa che d’estate scompare sotto i numeri. Percorrere il sentiero perimetrale (circa 7 chilometri sul bordo dell’isola) richiede meno di 2 ore e può diventare qualcosa di più lento se ci si ferma sulle scogliere a guardare come cambia il colore dell’acqua al variare dell’angolo solare.
L’istituto oceanografico Paul Ricard ha sede sull’isola fin dagli anni ’60 e si occupa di ricerca marina nel Mediterraneo. In questa stagione il ritmo delle attività rivolte ai visitatori diminuisce, ma il porto con i suoi fondali poco profondi resta un punto di riferimento per chi pratica apnea e snorkeling in acque ancora tiepide, attorno ai 22°C a settembre e 20°C a ottobre.
Chi ama la fotografia troverà nella luce pomeridiana di questo periodo qualcosa che non torna a giugno: ombre lunghe, contrasti netti e colori che la piena estate sbiadisce. Ma non è tutto, perché la chiusura della stagione porta con sé un vantaggio spesso sottovalutato: i ristoranti del porto, liberati dalla pressione dei coperti estivi, tornano a proporre piatti con più attenzione, come ricci di mare, poisson de roche (il pesce di scoglio della Provenza) e vini delle AOC locali tra cui il Bandol rosso, prodotto a meno di 20 chilometri nell’entroterra collinare.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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