In questo paesaggio già di suo straordinario (quello di Meteora), il Monastero di Ypapanti si nasconde in una cavità naturale di una parete rocciosa a circa 70 metri di altezza (Meteora, Tessaglia), raggiungibile solo a piedi attraverso sentieri che il turismo di massa fatica a trovare
La sua posizione, sospesa tra il cielo bianco d’estate e le colline terse d’autunno, non compare nelle brochure dei grandi tour operator. Ed è esattamente per questo che vale la pena cercarlo. Ypapanti è il nome greco della festa della Presentazione di Gesù al Tempio, celebrata il 2 febbraio secondo il calendario liturgico ortodosso. Il monastero porta questo nome con orgoglio secolare ed è dedicato a un momento del Vangelo di Luca, quello in cui il bambino viene riconosciuto dal vecchio Simeone come luce delle genti.
Dove la roccia incontra il sacro
La struttura si aggrappa alla roccia con una logica che ha più di contemplativo che di architettonico. Le pareti esterne sembrano quasi una continuazione naturale della montagna: intonaco bianco screziato dal tempo, piccole finestre ad arco e una cappella addossata alla roccia madre come se fosse sempre stata lì.
Foto: By Falk2 – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
L’impressione è che i monaci non abbiano costruito su questo sperone, ma abbiano semplicemente rivelato qualcosa che la pietra teneva nascosto. L’interno custodisce affreschi del XIV secolo (tardo bizantino) nella chiesa principale, con aggiunte successive nel nartece della fine del XVIII secolo
Un monastero con radici nel Medioevo greco
Le origini del complesso risalgono al 1366/1367, fondato dai monaci Nilos e Cyprianos legati allo skete di Doupiani, in un periodo di declino bizantino e minacce ottomane in cui i monasteri rupestri proliferarono come risposta alla necessità di rifugio spirituale e fisico. La posizione elevata e difficilmente accessibile non era una scelta estetica, poiché serviva a proteggere le comunità monastiche da incursioni e razzie, mentre la roccia stessa diventava muro, tetto e altare.
Questo modello costruttivo ricorda da vicino altri capolavori della pietà ortodossa mediterranea. Non lontano idealmente dall’incredibile Monastero di Panagia Hozoviotissa ad Amorgos, anch’esso letteralmente cucito sulla roccia, Ypapanti appartiene a quella tradizione di luoghi sacri che scelgono l’impossibile come condizione d’esistenza.
Foto: By Falk2 – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
Oggi inattivo come comunità monastica permanente (è una dipendenza del Monastero del Grande Meteora), il complesso si apre principalmente il 2 febbraio (festa della Ypapanti) o in occasioni speciali. È possibile visitarlo a piedi e, nei giorni di apertura, trovare chi spalanca la porta della piccola cappella
Il sentiero verso l’alto
L’accesso al monastero prevede un dislivello di circa 150 metri (percorsi tipici da Kastraki), su tracciati classificati tra il facile e il moderato. I sentieri sono ben segnati e percorribili da chi ha un minimo di allenamento, ma richiedono calzature adeguate perché il terreno roccioso diventa scivoloso dopo la pioggia e irregolare nei tratti più ripidi.
Se l’estate porta caldo secco e luce abbagliante, l’autunno invece un’atmosfera quasi ferma, con colori caldi sulla vegetazione e vento che porta odore di vegetazione. Chi arriva in cima al percorso, alla fine, trova un punto di osservazione sul paesaggio di Meteora e della valle della Tessaglia che vale da solo il viaggio.
Foto di copertina Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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