Sono davvero in pochi a cercarlo sulla mappa, e chi ci arriva per caso rimane in silenzio qualche secondo più del solito. Il Lago di Vigi si trova in Umbria, nel cuore della Valle del Vigi, incastonato tra le montagne del Sellanese, a meno di un’ora da Foligno.
Soprannominato il “Loch Ness italiano” per via delle sue acque tendenzialmente scure, delle sponde scoscese e dell’alone di mistero che avvolge le sue storie e leggende popolari, questo specchio d’acqua conserva un fascino intimo e quasi magnetico. La valle prende il nome dal torrente Vigi, un corso d’acqua che nei millenni ha scavato la roccia fino a costruire uno scenario che ricorda certe atmosfere dell’Europa del Nord, quelle con foschia mattutina, pareti verticali di calcare e silenzi pesanti. Eppure, siamo in nel Centro Italia.
La valle che sembra uscita da un libro illustrato
Sellano è un borgo medievale arroccato sulle colline umbre, tra Foligno e Norcia, a 640 metri di quota e poco meno di 900 abitanti. Arrivando da Foligno, all’inizio del centro abitato si apre sulla sinistra una discesa ripida e stretta. È quella la strada giusta, anche se non ci si aspetta che porti da qualche parte di speciale. Scende decisa verso il fondovalle, dove la vegetazione diventa via via più densa e la luce filtra a fatica tra i rami.
Foto: By Manuelarosi – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
La valle è stretta, segnata dai fianchi boscosi delle montagne appenniniche circostanti. Il torrente Vigi scorre per tutto il percorso con quel suono basso e continuo che accompagna ogni passo. Contemporaneamente, gli alberi si stringono sopra la carreggiata, creando tratti quasi tunnelizzati di verde. È uno di quei posti dove l’ambiente visivo cambia talmente in fretta rispetto alla pianura lasciata pochi minuti prima da sembrare inverosimile.
Uno specchio d’acqua con un soprannome ingombrante
Il Lago di Vigi è un bacino artificiale, realizzato negli anni ’60 del ‘900 per alimentare una centrale idroelettrica della zona. Parliamo perciò di ingegneria applicata al paesaggio locale, con risultati che nessun progettista aveva probabilmente immaginato. Nel tempo, la vegetazione ha ripreso possesso delle sponde, le pareti rocciose si sono fatte specchio nell’acqua e il lago ha acquisito un’identità estetica del tutto autonoma rispetto alla sua funzione originaria.
La prima cosa che colpisce avvicinandosi è il canneto, una barriera vegetale compatta e alta che difende la riva come una palizzata naturale: non si vede nulla da fuori. Poi un breve sentiero di pochi metri aggira la fitta vegetazione e, senza preavviso, il paesaggio si apre su un bacino verde scuro, circondato da montagne a strapiombo, riflesso perfetto del cielo e delle pareti calcaree.
Foto: By Manuelarosi – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
I locali, con quella vena di ironia che i paesi piccoli si concedono volentieri, lo hanno soprannominato il “Loch Ness umbro”. Il paragone è un po’ esagerato (la profondità del lago scozzese supera i 200 metri, mentre il Vigi è ben più contenuto) ma l’atmosfera misteriosa, la forma allungata tra pareti alte e la vegetazione che avvolge tutto rende l’accostamento comprensibile.
Nelle mattine nebbiose d’autunno, con l’acqua ferma e silenziosa, ci si aspetta davvero di vedere qualcosa muoversi sotto la superficie. Sulla spiaggetta che si raggiunge superando il canneto sfocia anche il tratto finale del torrente Vigi. Qui l’acqua è così limpida da risultare quasi finta.
Il sentiero verso le cascate
Dal lago parte un percorso segnalato che risale il corso del torrente Vigi per circa 30 minuti, su un tracciato agevole e alla portata di quasi tutti. La meta è un’altra sorpresa: le Cascate delle Rote, una serie di salti d’acqua che il torrente ha scavato nella roccia nel corso di secoli, formando vasche naturali e laghetti successivi.
Foto: By Manuelarosi – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Il sentiero segue fedelmente la riva del fiume, passando tra rocce levigate e radici emerse. La vegetazione cambia progressivamente man mano che si sale: ai canneti del lago subentrano boschi ripariali più aperti, con la luce che arriva ad angoli diversi a seconda dell’ora. Le cascate, quando si presentano, non fanno un rumore da cinema e, anzi, emettono un suono reale, un po’ aspro e irregolare.
Foto di copertina: Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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