Le Gole del Nera sono uno di quei luoghi che l’Umbria tiene in tasca senza fare troppa pubblicità (anche se – e va detto – negli ultimi anni anche questo posto inizia a essere particolarmente noto). Subito sotto il colle dove si aggrappa Narni, la città medievale che ispirò C.S. Lewis per il nome di Narnia, il fiume Nera scorre verde smeraldo tra pareti di roccia calcarea prima di gettarsi nel Tevere. E alla fine di questo tratto di canyon, quasi come ricompensa per chi arriva fino in fondo, si trovano le Mole di Narni, con i resti di antichi mulini ad acqua che per secoli hanno macinato grano sfruttando la forza del fiume.
Il nome “mole”, infatti, viene dal latino mola, la macina. Questi impianti molitòri furono costruiti e gestiti sin dal Medioevo lungo le rive del Nera, e rappresentavano infrastrutture fondamentali per l’economia agricola della vallata. Oggi restano le strutture in pietra parzialmente integre, che emergono tra la vegetazione come testimonianze silenziose di un’industria rurale scomparsa. Un angolo della provincia di Terni in cui, per via dei sorprendenti colori, pare di stare ai Caraibi.
Un fiume che scorre controcorrente (rispetto all’oblio)
Il Nera ha qualcosa di paradossale: si chiama così, con un nome che evoca il buio, ma le sue acque in questo tratto assumono tonalità che vanno dal turchese intenso allo smeraldo acceso, a seconda della luce e della stagione. Il fenomeno dipende dalla composizione minerale dell’acqua, ricca di carbonato di calcio che rifrange la luce in modo particolare.
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Il tratto che interessa maggiormente i visitatori parte dal Ponte d’Augusto, un’arcata romana del 27 a.C. rimasta in piedi per quasi 2.000 anni, e scende verso Stifone, la piccola frazione che funge da porta d’accesso al canyon. Da qui il percorso continua verso la Sorgente della Morica, con la sua vasca profonda, per poi risalire verso le Mole di Narni, ultimo approdo naturalistico dell’itinerario lungo 6 chilometri.
Dove le macine incontrano l’acqua blu
Le strutture delle Mole si trovano in un punto in cui il fiume rallenta leggermente, allargandosi in pozze di media profondità. Le macine sfruttavano proprio questa caratteristica idraulica, perché la corrente veniva deviata attraverso canali artificiali per muovere le ruote. Alcune di queste canalizzazioni sono ancora visibili tra la vegetazione, tracciate nel calcare con una precisione che fa capire quanto fosse sofisticato il sapere tecnico dei mugnai medievali.
L’area delle Mole è anche uno dei punti in cui le piscine naturali del Nera sono più accessibili. L’acqua, limpidissima, permette di vedere il fondo con chiarezza sorprendente. In estate la temperatura dell’acqua si aggira solitamente tra i 16-18 gradi, quindi fresca ma sopportabile per chi desidera un po’ di refrigerio dopo il cammino.
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Il tracciato: ex ferrovia, sassi e scorci da trattenere il fiato
Il percorso che collega Narni a Stifone e poi alle Mole è stato ricavato sul sedime di una vecchia linea ferroviaria dismessa, trasformata in ciclopedonale. Questo significa che presenta un fondo prevalentemente pianeggiante, senza dislivelli significativi, adatto a chi pedala con la bici da passeggio tanto quanto a chi preferisce andare a piedi.
Lungo il tragitto si attraversa Recentino, una frazione minuscola con le sue sorgenti, e si supera l’Abbazia di San Cassiano, che domina dall’alto con la sua mole romanica il nastro d’acqua sottostante. Ogni curva del percorso apre su uno scorcio diverso che regala il riflesso del calcare bianco, la macchia verde degli olivi selvatici e persino il verso del martin pescatore che sparisce veloce tra le canne.
La Cooperativa Parco Gole del Nera gestisce l’accesso alla zona di Stifone con un sistema a turni nella stagione estiva, per evitare il sovraffollamento che in passato aveva messo sotto pressione l’ecosistema fluviale. Una scelta non scontata e che ha restituito al posto una qualità di fruizione rara. La chiusura ideale di una giornata lungo il Nera è risalire verso Narni e perdersi nel centro storico, tra i vicoli di pietra dorata e la Cattedrale di San Giovenale.Il canyon rimane lì sotto, invisibile dalla piazza, a scorrere tra le sue pareti di calcare come se il tempo avesse scelto di fermarsi sul bordo del fiume e aspettare.
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Info pratiche
In auto, uscita Narni-Amelia sulla A1 o sulla E45, poi strada provinciale verso Stifone. Il parcheggio è disponibile nei pressi del centro visite, che è aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:45 e dalle 14:00 alle 17:45. L’accesso all’area balneare di Stifone è a pagamento in estate, organizzato in due turni (10:00–13:45 / 14:00–17:45); la prenotazione va convalidata entro i primi dieci minuti dall’inizio del turno.
Sono consigliate scarpe con suola antiscivolo se si scende al fiume perché i sassi bagnati sono traditori, e anche di arrivare a Stifone entro le 9:30 in estate per evitare la coda al varco.
Foto di copertina By 2Anewsroom’22 – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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