San Donato Val di Comino è uno di quei nomi che non si trovano facilmente nelle guide turistiche. Siamo nel Lazio meridionale, in provincia di Frosinone, alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un angolo di Ciociaria che la maggior parte dei viaggiatori attraversa in auto senza fermarsi, ignari di quello che si nasconde su quelle rupi carbonatiche che tagliano il cielo a 730 metri di quota.
Con più o meno 1.800 abitanti, i sandonatesi, e una storia che risale a prima dell’anno Mille, è un paese che si stringe intorno a un’anatomia peculiare che i secoli (e per fortuna) hanno appena scalfito.
Un castrum di pietra spaccato in due
Il centro storico si divide in due rioni dal carattere distinto. Il più antico è il Castello (il vecchio castrum Sancti Donati), un nucleo compatto racchiuso entro mura di rocca che col tempo sono state letteralmente inglobate dalle abitazioni: oggi i palazzi poggiano sulle stesse fondamenta difensive che un tempo tenevano fuori i nemici.
L’accesso avviene attraverso tre porte severe che scandiscono l’ingresso come soglie di un’altra epoca: Porta Orologio, l’Arco di San Donato e Porta del Colle, varchi in pietra che pure adesso inquadrano la prospettiva come quinte teatrali. Oltre le mura del castrum, invece, si apre il Rione Valle, il quartiere “basso”, meno austero ma ugualmente denso di storia.
Qui sorge il Duomo dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa, mentre in Piazza Carlo Coletti si trova una meridiana che, in un borgo di questa altitudine e di questa geometria, sembra quasi un manifesto culturale.
Gli scalpellini e la loro pietra viva
Quello che rende San Donato visivamente irripetibile è la sua materia prima: la pietra calcarea estratta dal Monte Pizzuto, che è stata poi lavorata per secoli dagli scalpellini locali con una perizia che si legge ancora su ogni superficie. Portali barocchi, fregi decorativi, gradinate, chiavi di volta sagomate con cura e poi i mascheroni, figure grottesche scolpite sui portali che fissano il visitatore dall’alto con un’espressione a metà tra il minaccioso e il beffardo.
A rendere il tessuto urbano ancora più singolare sono gli “sport”, termine dialettale locale per indicare i passaggi coperti, quindi gallerie brevi che collegano cortili e vicoli creando un sistema di scorci al chiuso, dove la luce filtra obliqua e il passo risuona sul selciato levigato. Questi elementi architettonici, uniti alle edicole sacre dedicate alla Madonna disseminate sulle facciate, danno al paese una densità visiva che richiede lentezza. Perché qui, e per davvero, ogni metro di vicolo ha qualcosa da mostrare.
Le feste che animano i vicoli
Ad agosto San Donato si trasforma. La festa patronale di San Donato Vescovo e Martire occupa il 6, 7 e 8 del mese con processioni e riti che il paese custodisce da secoli. Pochi giorni dopo, l’ultima domenica di agosto, è la volta di Santa Costanza Martire (e qui arriva la particolarità più amata dai sandonatesi).
La fiera dei cocci e delle cipolle riempie i vicoli del rione antico con bancarelle di terracotta e profumi di terra. Niente di folkloristico nell’accezione turistica del termine: è una tradizione autentica, radicata, che i vicini di casa rispettano con la stessa serietà dei riti religiosi. Tutta la stagione estiva è scandita dall’“Estate Sandonatese”, rassegna che porta nei cortili e nelle piazze teatro, mostre e musica.
Ma è quando l’estate cede il passo ai primi freddi che il paese mostra il suo volto più intimo e poetico. Con l’arrivo dell’autunno, la natura che abbraccia il borgo esplode in una tavolozza di rossi, arancioni e ori: i boschi di faggio del Parco Nazionale cambiano pelle, trasformando i sentieri attorno al paese nel teatro perfetto per chi cerca il foliage senza la calca delle grandi mete turistiche.
Foto di copertina: By Samuele Tocci – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia/ Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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