Negli Stati Uniti l’estate 2026 sarà ricordata come quella della “diarrea esplosiva”. Non è una definizione giornalistica esagerata: è il termine usato dai pazienti stessi per descrivere i sintomi della ciclosporiasi, un’infezione intestinale causata dal parassita Cyclospora cayetanensis. Tra il 1° maggio e il 31 agosto i CDC hanno registrato 18.445 infezioni e 990 ricoveri. Due persone sono morte. È la più grande epidemia di Cyclospora mai registrata nel Paese.
Tutto comincia a fine giugno, quando il CDC segnala un focolaio multistatale dalla fonte ancora sconosciuta: centinaia di casi concentrati nel Midwest, con il sospetto che il colpevole si annidi in un ortaggio a foglia verde. Il sospetto si trasforma in quasi-certezza nel corso delle settimane successive: le indagini hanno collegato 11.458 infezioni — quasi due su tre — alla lattuga iceberg di Taylor Farms de Mexico, fornitore chiave di Taco Bell e di altri esercizi alimentari in tutto il Paese.
A quel punto, una columnist del Washington Post ha fatto un passo in più. Tamar Haspel ha scritto un editoriale con un titolo che in Italia farebbe sorridere, e poi far riflettere: “Why we should stop eating lettuce, cyclospora or not”. Ovvero: perché dovremmo smettere di mangiare lattuga, con o senza il parassita.
L’argomento di Haspel: la lattuga è quasi inutile
Il ragionamento di Haspel parte dalla nutrizione, e non è tenero. La lattuga è composta per il 95% di acqua — il che significa che solo il 5% di quello che comperiamo, trasportiamo e conserviamo è effettivamente cibo. I 14 grammi di lattuga che un americano medio mangia al giorno contengono un quarto di grammo di fibra, qualche traccia di potassio e il 9% della dose giornaliera raccomandata di vitamina A, un nutriente di cui quasi nessuno è carente.

C’è poi il capitolo sprechi: il Dipartimento dell’Agricoltura americano stima che ne venga buttata via tanta quanta ne viene mangiata — circa tre miliardi di libbre all’anno su tre miliardi consumati. E c’è il capitolo delle malattie: secondo un’analisi del 2024, la lattuga è responsabile di circa 1,7 milioni di casi annui di intossicazione alimentare negli USA, per un costo economico stimato di 3,7 miliardi di dollari. Le verdure a foglia verde sono in cima alla classifica dei cibi che causano malattie proprio perché si mangiano crude.
L’argomento ambientale chiude il cerchio: la coltivazione, il trasporto refrigerato e lo smaltimento di tutta quella lattuga americana producono circa 2,7 milioni di tonnellate equivalenti di CO₂ all’anno, su 375.000 acri coltivati. Haspel si spinge a immaginare cosa si potrebbe fare con quella terra: pannelli solari, o quantomeno qualcosa con un rapporto nutrizionale migliore.
In Italia la situazione è diversa, ma non è tutto rose e lattuga
La risposta più immediata di un italiano che legge questo è: “ma da noi la lattuga non viene dal Messico”. Parzialmente vero, e la distinzione ha senso. In Italia non esiste al momento un’epidemia di ciclosporiasi, ma il Paese registra periodicamente casi importati, soprattutto dopo viaggi in aree tropicali oppure in relazione al consumo di alimenti contaminati.
La Cyclospora vive esclusivamente nell’uomo e viene eliminata con le feci. A differenza di molti altri patogeni intestinali, non è immediatamente contagiosa: le cisti del parassita eliminate devono maturare nell’ambiente per giorni o settimane prima di diventare infettanti. È questa caratteristica biologica a spostare l’attenzione sull’acqua e sugli alimenti contaminati durante la coltivazione, il lavaggio o la lavorazione industriale.

La catena di filiera più corta e la diversa gestione agricola europea riducono significativamente il rischio rispetto agli USA, dove milioni di insalate confezionate provenienti da un singolo stabilimento messicano possono contaminare venti stati contemporaneamente. Tuttavia un dato italiano merita attenzione: una ricerca dell’Università di Pisa ha rilevato la presenza di Cyclospora nel 15,5% di 213 campioni testati in Puglia, includendo acque di irrigazione, tipi di ortaggi diversi — tra cui la lattuga — e campioni di suolo. I ricercatori hanno concluso che servirebbe un monitoraggio più sistematico da parte delle autorità sanitarie.
La produzione e distribuzione di ortofrutta operano su scala molto più grande negli USA che in Europa, il che è una delle ragioni per cui epidemie su larga scala come quella della Cyclospora sono meno comuni da questa parte dell’Atlantico. Ma “meno comuni” non vuol dire impossibili.
Quindi dobbiamo smettere di mangiare lattuga?
No. Ma alcune cose vale la pena sapere.
Chi coltiva lattuga nell’orto di casa è nella situazione migliore: nessuna filiera industriale, nessun trasporto refrigerato intercontinentale, nessun passaggio da impianti di lavorazione collettivi. I rischi esistono — l’acqua di irrigazione contaminata è il principale — ma sono molto più gestibili. Lavarla bene sotto acqua corrente, non usare acqua stagnante per irrigare, e raccoglierla il più vicino al consumo possibile sono le pratiche corrette.
Chi invece compra insalata in busta confezionata — il prodotto che in America ha causato la quasi totalità dei casi — dovrebbe sapere che la scritta “già lavata” sulle confezioni non è una garanzia assoluta di sicurezza microbiologica. Un ulteriore risciacquo in casa non fa male, anche se non elimina tutti i rischi.
Il punto più sottile dell’editoriale di Haspel però non riguarda la Cyclospora. Riguarda la scelta: se lo spazio nello stomaco, nel piatto e nell’orto è limitato, la lattuga — con il suo 95% di acqua e la sua quasi-assenza di nutrienti — è davvero il miglior modo per occuparlo? Spinaci, rucola, radicchio, cavolo nero: tutto quello che rende una insalata interessante nutrizionalmente non è la lattuga. La lattuga è il riempitivo.
Non è una rivoluzione alimentare. È solo un’idea per la prossima volta che fai la spesa.
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