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	<title>valanghe Archives - SportOutdoor24</title>
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	<description>Per spiriti liberi</description>
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		<title>Quale ARVA scegliere e come usare il dispositivo antivalanga</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/arva-dispositivo-antivalanga-quale-scegliere-e-come-usarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Sport]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 07:56:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[arva]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si comincia a fare fuoripista e ad andare in neve fresca è fondamentale dotarsi[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="650" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/entretenir-son-dva.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere e come usarlo" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/entretenir-son-dva.jpg 1200w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/entretenir-son-dva-300x163.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/entretenir-son-dva-1024x555.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/entretenir-son-dva-768x416.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><br><br><p>Quando si comincia a fare fuoripista e ad andare in neve fresca è fondamentale dotarsi di un ARVA dispositivo antivalanga per facilitare la localizzazione nel caso si venga travolti da una valanga. Poiché nel caso in cui si rimanga sepolti sotto una valanga di neve la speranza di vita dipende dalla tempestività dei soccorsi, questi dispositivi possono fare davvero la differenza tra la vita e la morte. Ma non tutti i dispositivi antivalanga ARVA sono uguali, ed è bene conoscerne le caratteristiche e valutarle in base al tipo di gite che si intende fare.</p>
<h2>ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere</h2>
<p>Tutti i ricetrasmettitori ARVA includono alcune funzioni standard che migliorano le prestazioni e li rendono semplici e facili da usare. Tutti i dispositivi ARVA sono digitali, dotati di 3 antenne e dispongono delle funzioni di marcatura, controllo di gruppo e autotest.</p>
<h3>RICETRASMETTITORE A TRE ANTENNE</h3>
<p>Le tre antenne forniscono informazioni sulla distanza in tre dimensioni. L&#8217;antenna principale, detta anche antenna a Y, è l&#8217;antenna più lunga. In modalità di trasmissione emette il segnale e in modalità di ricezione fornisce una portata maggiore. L&#8217;antenna secondaria &#8211; o X &#8211; orienta quindi il segnale. Questa antenna fornisce informazioni direzionali affidabili. La terza antenna, o Z, fornisce informazioni sulla profondità durante la ricerca per evitare l&#8217;effetto picco multiplo. La combinazione di queste tre antenne fornisce un segnale completo.</p>
<h3>RICETRASMETTITORE DIGITALE</h3>
<p>Attraverso l&#8217;elaborazione digitale, il segnale viene poi tradotto in una distanza e in una direzione indicate da una freccia. La ricerca è resa molto più semplice grazie a indicatori visivi chiari.<br />
Poiché i ricetrasmettitori digitali da valanga sono diventati lo standard nel mercato dei dispositivi di sicurezza da valanga, la differenza tra i modelli ora si basa maggiormente sulla velocità del processore. Ciò può diventare più evidente durante la fase di ricerca finale, la perquisizione incrociata quando ci si avvicina alla vittima. Quindi dovrai stare attento a non andare troppo veloce, a seconda del tuo dispositivo. Effettuare una simulazione preliminare è molto utile perché dà un&#8217;idea della velocità da adottare in una situazione di ricerca. Anche la qualità delle informazioni visualizzate sullo schermo può variare tra i diversi modelli, a seconda che ci sia il sole o il cielo coperto.</p>
<h3>PORTATA UTILIZZABILE E LARGHEZZA DI BANDA DI RICERCA</h3>
<p>Questi due concetti vengono spesso confusi, ma sono estremamente importanti nella scelta del proprio ricetrasmettitore. La portata effettiva è la distanza massima alla quale il ricetrasmettitore può ricevere un segnale. La larghezza di banda di ricerca è il doppio dell&#8217;intervallo utile.<br />
Quindi, quando ti trovi nel mezzo di un flusso, se la tua portata utile è di 30 metri, potrai ricevere un segnale dalla vittima se si trova nel raggio di 30 metri alla tua destra e alla tua sinistra, cioè 60 metri in totale. Maggiore è la portata effettiva, maggiori sono le possibilità di captare il primo segnale della vittima.</p>
<h3>VERIFICA DI GRUPPO, AUTOTEST E MARCATURA DELLA VITTIMA</h3>
<p>Anche il test automatico è una funzionalità standard su tutti i nostri dispositivi. Controlla il corretto funzionamento del dispositivo non appena viene acceso: trasmissione, ricezione e durata della batteria. La funzione di controllo del gruppo consente di assicurarsi che tutti i membri del gruppo indossino un ricetrasmettitore e che i loro ricetrasmettitori trasmettano correttamente.<br />
La funzione di marcatura completa tutte queste funzionalità utili ed essenziali. Durante una ricerca di sepolture multiple, la funzione di marcatura permette di isolare ed eliminare il segnale di una vittima già ritrovata per concentrarsi sulla sepoltura successiva.</p>
<h3>L&#8217;ACCESSORIO CHIAVE: LA FONDINA</h3>
<p>La fondina è essenziale per tenere il tuo ARVA il più vicino possibile a te e permetterti di muoverti facilmente. Ricordatevi che in caso di valanga, ad esempio, un ARTVA messo nella tasca dei pantaloni potrebbe essere spazzato via dalla neve. Meglio quindi averlo il più vicino possibile a sé, in una fondina, che vi garantisca anche la massima libertà di movimento.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-623930" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223.jpeg" alt="ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere e come usarlo" width="1309" height="1893" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223.jpeg 1309w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223-207x300.jpeg 207w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223-708x1024.jpeg 708w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223-768x1111.jpeg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/compare-avalanche-transceivers-2223-1062x1536.jpeg 1062w" sizes="(max-width: 1309px) 100vw, 1309px" /></p>
<h3>ARVA EVO 5</h3>
<p>Il dispositivo EVO5 è il più piccolo DVA mai progettato dal marchio ARVA. Misurando solo 11 cm di altezza e 7 cm di larghezza, è uno dei fari più compatti sul mercato. Le sue dimensioni e il peso leggero di 170 g gli permettono di passare appena inosservato mentre lo si indossa senza tralasciare le prestazioni in una situazione di emergenza.</p>
<p>Massime prestazioni, dimensioni minime. Il compatto EVO5 è dotato della giusta tecnologia per semplificarne l&#8217;utilizzo durante una ricerca. Sia gli utenti quotidiani che quelli occasionali adoreranno questo dispositivo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-623918" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO5V2-9-1.jpg" alt="ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere e come usarlo" width="936" height="1200" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO5V2-9-1.jpg 936w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO5V2-9-1-234x300.jpg 234w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO5V2-9-1-799x1024.jpg 799w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO5V2-9-1-768x985.jpg 768w" sizes="(max-width: 936px) 100vw, 936px" /></p>
<p>Prezzo consigliato al pubblico: 279,90 €</p>
<h3>ARVA EVO 4</h3>
<p>L&#8217;EVO4 è il nostro ricetrasmettitore più semplice da utilizzare. Oltre alla larghezza della fascia di ricerca di 40 metri, include tutte le caratteristiche standard per garantire il massimo livello di sicurezza senza aumentare la complessità della ricerca sepolta. Questo è il dispositivo perfetto per principianti o utenti occasionali.</p>
<p>L&#8217;EVO4 non ha bisogno di presentazioni! Questo dispositivo funziona bene nelle mani sia degli appassionati di backcountry nuovi che di quelli esperti che sono alla ricerca di un ricetrasmettitore da valanga facile da usare.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-623922" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO4V2-9-copie.jpg" alt="ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere e come usarlo" width="807" height="1200" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO4V2-9-copie.jpg 807w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO4V2-9-copie-202x300.jpg 202w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO4V2-9-copie-689x1024.jpg 689w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNIEVO4V2-9-copie-768x1142.jpg 768w" sizes="(max-width: 807px) 100vw, 807px" /></p>
<p>Prezzo consigliato al pubblico: 238,90 €</p>
<h3>ARVA NEO BT PRO</h3>
<p>Il pratico NEO BT PRO con una larghezza della striscia di ricerca di 80 m e la tecnologia Bluetooth, piacerà sia ai professionisti che alla nuova generazione di appassionati di backcountry. Gli utenti possono connettere il proprio NEO BT PRO all&#8217;app ARVA per accedere a un&#8217;ampia gamma di servizi, tra cui la configurazione del proprio ricetrasmettitore, la pianificazione di un&#8217;uscita o persino la pratica dei soccorsi. Gli esperti apprezzeranno la modalità analogica migliorata con calibrazione automatica e una portata massima di 90 metri. Per situazioni di sepoltura multipla, la modalità SCROLLING offre ai soccorritori la massima efficienza durante la fase di ricerca. Il NEO BT PRO è dotato di una fondina morbida per adattarsi a un&#8217;ampia gamma di corporature.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-623926" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNINEOBTPROV1-1-3.jpg" alt="ARVA dispositivo antivalanga: quale scegliere e come usarlo" width="846" height="1200" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNINEOBTPROV1-1-3.jpg 846w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNINEOBTPROV1-1-3-212x300.jpg 212w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNINEOBTPROV1-1-3-722x1024.jpg 722w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2024/01/ARNINEOBTPROV1-1-3-768x1089.jpg 768w" sizes="(max-width: 846px) 100vw, 846px" /></p>
<p>Prezzo consigliato al pubblico: 355,90 €</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/obbligo-arva-per-scialpinisti-e-ciaspole-fuoripista-in-quali-regioni/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">Obbligo ARVA per scialpinisti e ciaspole fuoripista: in quali regioni?</a></p>
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		<item>
		<title>Se vuoi fare freeride sulla neve devi sempre avere con te queste 4 cose</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/sicurezza-freeride-attrezzatura-montagna-valanga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Filippo Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 07:08:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[ciaspole]]></category>
		<category><![CDATA[consigli]]></category>
		<category><![CDATA[freeride]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br>								
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair.jpg" title="freeride-sicurezza-HansiHeckmair" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-HansiHeckmair-100x75.jpg" alt="freeride-sicurezza-hansiheckmair" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel.jpg" title="freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel-100x75.jpg" alt="freeride-sicurezza-black-diamond-deploy-avalanche-shovel" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-ferrino-sonda-avalanche-probe.jpg" title="freeride-sicurezza-ferrino-sonda-avalanche-probe" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-ferrino-sonda-avalanche-probe-100x75.jpg" alt="freeride-sicurezza-ferrino-sonda-avalanche-probe" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-PIEPS_DSP_TOUR.jpg" title="freeride-sicurezza-PIEPS_DSP_TOUR" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-PIEPS_DSP_TOUR-100x75.jpg" alt="freeride-sicurezza-piepsdsptour" />
								</a>
								
																
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-dainese-gt-rapid.jpg" title="freeride-sicurezza-dainese-gt-rapid" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-dainese-gt-rapid-100x75.jpg" alt="freeride-sicurezza-dainese-gt-rapid" />
								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>L&#8217;emozione del fuoripista e della neve fresca è impagabile, ma non bisogna mai sottovalutare la montagna. Anche applicando i comportamenti corretti e muovendosi con consapevolezza (argomento che merita una trattazione a parte), il rischio di incidenti, traumi e valanghe esiste: ecco perché <strong>dotarsi della giusta attrezzatura</strong> è fondamentale.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9207" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel.jpg" alt="" width="705" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel.jpg 705w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/02/freeride-sicurezza-Black-Diamond-Deploy-Avalanche-Shovel-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></a></p>
<p>E questo non vale solo per il freeride, ma anche per lo scialpinismo e le uscite con le ciaspole. La prudenza non è mai troppa, e certo non toglie nulla al divertimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sistema Recco antivalanga: come funziona?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/sistema-recco-antivalanga-come-funziona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 08:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[arva]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sistema Recco antivalanga si trova in numerose giacche, caschi e scarponi (come quello da[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/Sistema-Recco-antivalanga-come-funziona.jpeg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Sistema Recco antivalanga: come funziona" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/Sistema-Recco-antivalanga-come-funziona.jpeg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/Sistema-Recco-antivalanga-come-funziona-331x232.jpeg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/Sistema-Recco-antivalanga-come-funziona-300x210.jpeg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il <strong>sistema Recco antivalanga</strong> si trova in numerose giacche, caschi e scarponi (<a href="https://www.amazon.it/SCARPA-Trekking-Uomo-Anthracite-Pagoda/dp/B07HVRKSVB/ref=sr_1_fkmr2_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=scarpa%2Bscialpinismo%2BF1&amp;qid=1578406566&amp;sr=8-1-fkmr2&amp;th=1&amp;_encoding=UTF8&amp;tag=sportoutdoor2-21&amp;linkCode=ur2&amp;linkId=b5cb1c1e91c5c3072d17bf2052dc511e&amp;camp=3414&amp;creative=21718" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">come quello da scialpinismo di Scarpa modello F1</a><img loading="lazy" style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="//ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=sportoutdoor2-21&amp;l=ur2&amp;o=29" alt="" width="1" height="1" border="0" /> ma anche la <a href="https://www.amazon.it/Patagonia-Snowdrifter-Jacket-Curacao-Blue/dp/B07ZVGPZFP/ref=sr_1_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=2496FO0DSO02N&amp;dchild=1&amp;keywords=patagonia%2Bsnowdrifter&amp;qid=1578407415&amp;sprefix=patagonia%2Bsnowdrif%2Caps%2C180&amp;sr=8-7&amp;th=1&amp;_encoding=UTF8&amp;tag=sportoutdoor2-21&amp;linkCode=ur2&amp;linkId=bf022ff43c9c64304030fd4dd80cbf20&amp;camp=3414&amp;creative=21718" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Patagonia Snowdrifter Jacket</a><img loading="lazy" style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="//ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=sportoutdoor2-21&amp;l=ur2&amp;o=29" alt="" width="1" height="1" border="0" />) destinati a essere usati in montagna in inverno, ed è una tecnologia tutto sommato semplice e nemmeno troppo nuova che, a determinate condizioni, può rappresentare un <strong>ulteriore aiuto in caso di valanga</strong>. Il dispositivo Recco, che ora <a href="https://www.amazon.it/RECCO-Reflector/dp/B00P1FQCZQ/ref=sr_1_1?adgrpid=58346134451&amp;dchild=1&amp;gclid=Cj0KCQiA9dDwBRC9ARIsABbedBO2stcJ0KvbR-4OwSfVN7ytQDJlj0J_Z4aQQ9c8l7qXTJUyliV9bfwaAki4EALw_wcB&amp;hvadid=255242665100&amp;hvdev=c&amp;hvlocphy=1008425&amp;hvnetw=g&amp;hvpos=1t1&amp;hvqmt=e&amp;hvrand=11421260157492695540&amp;hvtargid=aud-834369398333%3Akwd-425347032366&amp;hydadcr=29969_1717094&amp;keywords=dispositivo+recco&amp;qid=1578405335&amp;sr=8-1&amp;_encoding=UTF8&amp;tag=sportoutdoor2-21&amp;linkCode=ur2&amp;linkId=fdfb3313f46cac948591cb4e6a3683c1&amp;camp=3414&amp;creative=21718" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">è anche venduto a se stante a circa 50 euro</a><img loading="lazy" style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="//ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=sportoutdoor2-21&amp;l=ur2&amp;o=29" alt="" width="1" height="1" border="0" />, è sostanzialmente una piastrina in metallo dotata di un diodo, delle dimensioni di pochi centimetri e del peso di alcuni grammi, che funziona senza necessità di alimentazione e che<strong> può permettere ai soccorritori di identificare una persona travolta da una valanga</strong>.</p>
<h2>Sistema Recco antivalanga: come funziona?</h2>
<p>La tecnologia del sistema Recco risale all&#8217;inizio degli anni Settanta, è commercializzata dai primi anni Ottanta ed è oggi molto diffusa, in oltre 800 stazioni alpine in tutto il mondo e nelle organizzazioni di soccorso alpino di 27 Paesi, ma è importante sapere che <strong>si tratta di un dispositivo passivo</strong>, che funziona cioè soltanto se i soccorritori accendono la parte attiva del sistema, il dispositivo rilevatore.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-646131" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817.jpg" alt="sistema recco antivalanga" width="1280" height="1602" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817.jpg 1280w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817-240x300.jpg 240w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817-818x1024.jpg 818w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817-768x961.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/01/pexels-toulouse-15974817-1227x1536.jpg 1227w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Esistono 2 tipi di rilevatore: uno portatile, con un raggio di circa una ventina di metri (che varia in funzione delle condizioni di neve, dato che quella bagnata ne riduce la portata) che i soccorritori portano con sé perlustrando la zona della valanga, oppure il sistema Recco SAR che è più ingombrante e si attiva dall&#8217;elicottero dei soccorsi che, sorvolando la zona interessata dalla valanga, può intercettare il segnale inviato dal dispositivo delle persone travolte.</p>
<h3>Pro e contro del sistema Recco antivalanga</h3>
<p>Sul sistema Recco antivalanga il dibattito è acceso da tempo: vero è che il peso e le dimensioni contenutissime, oltre al fatto che l&#8217;aggravio di costo rispetto a un capo o un attrezzatura uguali è di solo il 5%, lo rendono facilmente accessibile a molti, con in più il vantaggio di averlo già inserito nell&#8217;attrezzatura e non doversi ricordare ogni volta di ricaricarlo o attivarlo. Tuttavia è da sottolineare ancora una volta come il sistema Recco sia passivo, cioè non emetta di suo un segnale, quindi <strong>non è in grado di allertare i soccorsi in caso di valanga</strong>, e non abbia un rilevatore di dimensioni e ingombro tali da essere portato con sé da chiunque, per esempio i compagni di gita. Averlo quindi male non fa, tuttavia non bisogna confidare nel fatto che in caso di valanga ci salverà la vita: se è vero, come è vero, che <strong>in caso di valanga i primi 10 o 15 minuti sono cruciali</strong> per le chance di sopravvivenza, per questo motivo scialpinisti e alpinisti puntano ad avere con sé anche altri <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/cosa-e-come-si-usa-e-cosa-costa-l-arva-strumento-di-ricerca-per-travolti-da-valanga/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">sistemi come l&#8217;ARVA</a>, con pala e sonda, o lo <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">zaino airbag antivalanga</a>.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/montagna/cosa-fare-se-si-viene-travolti-da-una-valanga/" data-wpel-link="internal">Cosa fare se si viene travolti da una valanga</a></strong></p>
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		<title>In caso di valanga: cosa fare se vieni travolto?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/pericolo-valanghe-regole-consigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 07:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[artva]]></category>
		<category><![CDATA[freeride]]></category>
		<category><![CDATA[scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Alte temperature, pioggia, gelate notturne e qualche nevicata più o meno regolare: neanche il tempo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/13.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Pericolo Valanghe" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/13.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/13-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/13-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Alte temperature, pioggia, gelate notturne e qualche nevicata più o meno regolare: neanche il tempo di inaugurare la stagione invernale che <strong>il periodo delle valanghe è già cominciato</strong> con le prime vittime. Ma come si formano le valanghe? Cosa fare in caso di valanga? Quali i pericoli reali e quali i rischi che si corrono? Quali condizioni determinano un maggior pericolo di valanghe? Ecco tutto <strong>quello che c&#8217;è da sapere e come comportarsi</strong> in caso di incidente.</p>
<h2>In caso di valanga: cosa fare se vieni travolto?</h2>
<p><strong>Perché anche quest&#8217;anno son già cominciate le valanghe?</strong></p>
<p>Più o meno per lo stesso motivo per cui anche negli scorsi anni si sono viste numerose valanghe: la prima nevicata di rilievo su quasi tutte le Alpi italiane è arrivata presto e la terra e le temperature erano ancora calde e la neve non ha fatto presa sui pendii. Subito dopo è arrivata la pioggia e subito dopo ancora il grande freddo che ha creato uno strato spesso di ghiaccio instabile sul fondo, che ha agevolato lo scivolamento della non comune massa di metri e metri di neve che riposava sopra. Metri e metri di neve che stanno cadendo su una superficie insicura: due condizioni che non si registrano spesso, ancor meno in questo modo, e che potrebbero far continuare le valanghe fino a tutta la primavera.</p>
<p><strong>Come e perché si creano le valanghe?</strong><br />
Le valanghe vengono generate per tre ragioni principali:</p>
<ul>
<li>la morfologia della montagna, cioè l’inclinazione del pendio;</li>
<li>le condizioni dell’innevamento, cioè lo stato del manto nella sua totalità;</li>
<li>le condizioni meteo del momento.</li>
</ul>
<p>Il variare di questi tre elementi può generare ora un manto stabile e consolidato, ora distacchi spontanei, a causa del manto stesso che non regge più il proprio peso o di un manto indebolito che non regge una pressione aggiuntiva, data ad esempio dal passaggio di un solo sciatore o di un solo escursionista.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11044" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/3-Credit-Stubai-Glacier.jpg" alt="In caso di valanga" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/3-Credit-Stubai-Glacier.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/3-Credit-Stubai-Glacier-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p style="text-align: center;"><em>Credits: Stubai Glacier</em></p>
<p><strong>È quindi sempre colpa degli sciatori sprovveduti?</strong><br />
Non si vuole certo colpevolizzare chi scia fuoripista e gode della natura in montagna, perché, se vengono rispettate le regole del buon senso e i suggerimenti delle guide alpine, il pericolo di provocare una valanga o di rimanerne investiti scende sotto percentuali bassissime.</p>
<p><strong>Ci si può salvare dalla valanghe?</strong><br />
Non esistono regole univoche: è capitato che ci fossero valanghe mortali anche in presenza di uno stato di pericolo di Grado 1, il più basso della scala europea che ne conta cinque. Semplicemente, basta non andare dove c’è anche il minimo pericolo. Il pericolo è un dato oggettivo: il rischio è quello in cui ci si mette da soli. Chi scia su un pendio con una inclinazione inferiore ai 30° ha il 98% di possibilità che non avvengano valanghe (o che nel caso ne possa uscire vivo). E, nel caso comunque ci si debba trovare nella valanga, bisogna comportarsi come in mezzo ad un’onda del mare: bisogna assecondare il flusso della neve, provare a non farsi tirare sotto dagli sci o dalla tavola e cominciare a nuotare verso l’alto, cercando di rimanere a galla e tirare fuori la testa. Una volta fermo, se non capisci immediatamente in quale posizione ti trovi, scava intorno alla tua testa e sputa, calcolando la tua &#8216;posizione&#8217; in funzione della traiettoria &#8216;verso il basso&#8217; della saliva. Il tempo di sopravvivenza media sotto la neve è di 15-18 minuti.</p>
<p><strong>Come ci si può salvare dalle valanghe?</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11046" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/5-flickr-girolame-credit.jpg" alt="In caso di valanga" width="671" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/5-flickr-girolame-credit.jpg 671w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/03/5-flickr-girolame-credit-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 671px) 100vw, 671px" /></p>
<p>Bisogna fare prevenzione: guardare le previsioni meteo, studiare il bollettino delle valanghe, studiare la cartina altimetrica del posto che si è scelto, per evitare le zone con maggiore pendenza. Poi è ovvio che se batti tutti i giorni discese sui 40 gradi, con nutriti gruppi di persone, in condizioni di stanchezza fisica con la temperatura estremamente instabile, le possibilità di rimanere in meno a una valanga salgono di molto. Nel caso in cui si vada oltre lo standard e incontro al rischio, è fondamentale che tutti portino con sé Artva, sonda e pala per eventualmente scavare nella coltre e salvare un malcapitato. L’Artva, legato al corpo sotto gli indumenti, è quell’apparecchio che emette un segnale in trasmissione attraverso il quale i compagni ti possono ritrovare anche sotto metri di neve. È obbligatorio in fuoripista.</p>
<p><strong>Qual è stata la valanga che ha provocato più morti in Italia?</strong><br />
Nell&#8217;inverno del 1916, la guerra sul fronte Italia-Austria contò 10.000 vittime, spesso per le avverse condizioni del meteo. All&#8217;alba del 13 dicembre, una sola valanga di oltre un milione di metri cubi di neve travolse il villaggio di baracche austriaco del Gran Poz sul Gruppo della Marmolada provocando oltre 300 vittime tra le truppe; nei giorni successivi altri 100 alpini morirono nella stessa zona per altre slavine. Nei tempi più recenti, il 2008 è stato l&#8217;anno con il maggior numero di valanghe. Se ne ricordano su tutto l&#8217;arco alpino, da Courmayeur fino a Tarvisio.</p>
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		<title>Community Snow Observation: misura la neve e contribuisci a salvare le montagne</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/community-snow-observation-misura-la-neve-e-contribuisci-a-salvare-le-montagne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 10:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Si chiama Community Snow Observation, è un progetto scientifico per studiare la condizione di neve[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="2400" height="1684" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Community-Snow-Observation-misura-la-neve-e-contribuisci-a-salvare-le-montagne.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Community Snow Observation: misura la neve e contribuisci a salvare le montagne" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Community-Snow-Observation-misura-la-neve-e-contribuisci-a-salvare-le-montagne.jpg 2400w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Community-Snow-Observation-misura-la-neve-e-contribuisci-a-salvare-le-montagne-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Community-Snow-Observation-misura-la-neve-e-contribuisci-a-salvare-le-montagne-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /><br><br><p>Si chiama Community Snow Observation, è un <a href="http://communitysnowobs.org/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">progetto scientifico per studiare la condizione di neve e ghiaccio in montagna</a> e mitigare i cambiamenti climatici, <strong>prevenendo tra le altre cose il rischio di valanghe</strong>, e ha bisogno di te. Il progetto è nato su iniziativa e passione di alcuni ricercatori scientifici americani e richiede la raccolta e analisi di moltissimi dati relativi al manto nevoso. Dati che sarebbe materialmente impossibile raccogliere senza l&#8217;aiuto delle tantissime persone che in montagna ci vanno regolarmente.<br />
Contribuire a migliorare le condizioni di un habitat che rischia di scomparire è semplice e <strong>bastano 2 oggetti: una sonda e uno smartphone</strong>.<br />
Quando vai in montagna, con le ciaspole o gli sci, basta che ti fermi a misurare l&#8217;altezza del manto nevoso su 3 punti diversi e poi registri l&#8217;altezza media sull&#8217;App Mountain Hub come mostrato nel video qui di seguito.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/nUuEAGXbq_M" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ovviamente più dati vengono raccolti, salvati e analizzati, più aumentano le possibilità di salvare la montagna. Per questo abbiamo voluto approfondire l&#8217;argomento con <a href="https://www.unive.it/data/persone/21728707" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Claudio Artoni</a>, dottorando in Scienze Polari all’Università Ca’ Foscari di Venezia e osservatore nivologico professionale.</p>
<p><strong>Claudio, andiamo per ordine, come nasce il progetto OPTICE?</strong><br />
OPTICE è un progetto scientifico multidisciplinare volto a studiare le proprietà ottiche delle polveri e dei cristalli di neve e ghiaccio. L’idea nasce dal voler migliorare l’analisi ottica delle polveri aero-disperse nel manto nevoso. La caratterizzazione delle proprietà ottiche delle particelle è fondamentale nella modellazione climatica, ma anche per una migliore mitigazione del pericolo valanghe e per un migliore snow-management.<br />
I precedenti metodi (Abakus e Coulter Counter) permettevano di quantificare solo un parametro per ogni particella, per questo, il professor Marco Potenza ha sviluppato un metodo innovativo: la “<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diffusione_ed_estinzione_a_singola_particella" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Single Particle Extinction and Scattering</a>” (SPES). L’importante novità di questo metodo è la sua capacità di misurare due parametri ottici simultaneamente da cui è possibile valutare alcune proprietà delle particelle, come la forma e la struttura interna. Ciò ha portato interessanti risultati sullo studio della polvere aero dispersa nella neve e nel ghiaccio, che a sua volta influisce sul trasferimento radiativo dell&#8217;atmosfera. Il trasferimento radiativo è uno dei processi principali che influenzano il cambiamento climatico, soprattutto nelle Terre Alte, ed è noto per essere fortemente influenzato dagli aerosol.</p>
<p><strong>Tu cosa fai nel concreto?</strong><br />
Come dottorando in Scienze Polari all’Università Ca’ Foscari di Venezia e come osservatore nivologico professionale, mi occupo della realizzazione dei campionamenti di neve tramite trincee e carotaggi, dello studio del manto nevoso e della realizzazione delle stratigrafie. Inoltre, sono impegnato nella preparazione dei campioni in camera fredda e della loro analisi attraverso il metodo SPES.<br />
Il processo comporta un’uscita in ambiente, solitamente a quote superiori a 3000m, la scelta del sito più adatto per il prelievo dei campioni, la realizzazione di una trincea nella neve e la raccolta di campioni discreti o la realizzazione di un carotaggio, il trasporto a valle dei campioni mantenendo la catena del freddo, la loro preparazione in una camera fredda (-20°C laboratorio EuroCold, Università di Milano Bicocca) e l’analisi attraverso diverse tecniche tra cui la SPES. Infine, l’elaborazione dati e l’interpretazione. Insieme a me lavorano anche il professor <a href="https://www.unimi.it/it/ugov/person/marco-potenza" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Marco Potenza</a>, docente di ottica all’Università Statale di Milano, che è il realizzatore del metodo SPES, che partecipa al campionamento in situ e alla realizzazione di nuovi strumenti per l’analisi delle polveri e del mento nevoso ed ha realizzato alcuni strumenti che possono operare in ambiente estremo installandoli sulle Alpi e in Antartide, e la dottoressa <a href="https://www.unimib.it/barbara-delmonte" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Barbara Delmonte</a>, ricercatrice presso l’Università di Milano Bicocca, glaciologa, paleoclimatologa e specializzata nello studio di carote di neve e ghiaccio sulle Alpi e nelle regioni polari.<br />
Tutti siamo impegnati nell’elaborazione dei dati acquisiti e nella realizzazione di articoli scientifici e presentazioni a congressi nazionali e internazionali. Inoltre, siamo impegnati nella diffusione della scienza al pubblico tramite conferenze su tematiche che spaziano dalla nivologia alla glaciologia al cambiamento climatico.</p>
<p><strong>Qual è l&#8217;obiettivo del progetto OPTICE?</strong><br />
L’obiettivo di OPTICE è quello di realizzare uno studio approfondito delle proprietà ottiche delle polveri minerali nella neve e nel ghiaccio. Questo permetterà di migliorare i modelli di trasferimento radiativo nella criosfera e di conseguenza la realizzazione di migliori modelli climatici sul cambiamento climatico. Non solo, la migliore comprensione delle proprietà ottiche dei cristalli di neve e ghiaccio e delle polveri in essi contenute permetterà una migliore mitigazione del pericolo valanghivo andando a studiare il metamorfismo dei cristalli in prossimità di eventi deposizionali di polveri (ad esempio sahariane) che possono favorire la formazione di strati deboli persistenti all’interno del manto nevoso.<br />
Un altro importante obiettivo è quello di aiutare le previsioni della fusione di neve stagionale per migliorare la produzione antropica negli impianti sciistici.<br />
Infine, un altro obiettivo è quello di realizzare una divulgazione scientifica alla portata di tutti attraverso conferenze, webinar e video tematici per comunicare i cambiamenti climatici in modo chiaro.</p>
<p><strong>Come nasce invece il progetto Community Snow Observation?</strong><br />
Oggigiorno la pianificazione di un’escursione in montagna d’inverno è ora in parti uguali scienza dell&#8217;atmosfera, scienza della neve e informatica. Flussi di informazioni ad alta risoluzione da siti web e App attirano con la promessa di raccontare il meteo ed il manto nevoso ora per ora e chilometro dopo chilometro, ma passare al setaccio tutti i dati e sapere effettivamente cosa sta succedendo alla neve è più facile a dirsi che a farsi. Per questo nasce il progetto “Community Snow Observation” (CSO). Questo programma raccoglie i dati sull’altezza della neve e li unisce in modelli del manto nevoso ad alta risoluzione che prevedono l&#8217;evoluzione e l&#8217;altezza della neve in ambienti di alta montagna. Partecipare a CSO è semplice e veloce. Servono solo uno smartphone con installata la App “Mountain Hub” (per <a href="https://apps.apple.com/us/app/mountain-hub-adventure-sharing/id1147734731" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Apple iOs</a> e <a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=com.avatech.mountainhub.prod&amp;hl=en" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Android</a>) e una sonda da valanga. Con un po&#8217; di pratica, puoi fermarti, assemblare la sonda, registrare una misurazione ed essere sulla traccia in pochi minuti.</p>
<p><strong>In questo caso di cosa ti occupi?</strong><br />
Come Ambassador del progetto e osservatore nivologico, mi occupo di far conoscere CSO a quanti più appassionati di montagna possibile. Inoltre, collaboro con il resto del team in campagne di misure ed eventi internazionali. La cosa bella di questo progetto è che tutti possiamo partecipare! Chiunque! Basta scaricare la App “Mountain Hub” e avere nello zaino una sonda da valanga (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/obbligo-arva-per-scialpinisti-e-ciaspole-fuoripista-in-quali-regioni/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">strumento che tutti dovrebbero avere quando sono in montagna durante l’inverno</a>). In modo molto veloce e semplice si prende una misura dell’altezza del manto nevoso e la si condivide nel database mondiale.</p>
<p><strong>Quali sono gli obiettivi di CSO?</strong><br />
Il progetto CSO ha come obiettivi aumentare l’accuratezza dei modelli di Snow Water Equivalent, mitigare il pericolo valanghe, predire le condizioni della neve e la loro influenza sugli ecosistemi ed infine, avere le condizioni della neve in tempo reale sullo smartphone è utile nella pianificazione e durante le escursioni. Con i dati raccolti, il team di ricercatori può costruire modelli di neve migliori e creare le migliori mappe disponibili di distribuzione ed evoluzione della neve. Con queste mappe, si possono avere informazioni aggiornate sulla copertura nevosa prima di iniziare un’escursione.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>ARVA EVO5: il rilevatore di vittime da valanga dalle prestazioni massime e l&#8217;ingombro minimo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/arva-evo5-il-rilevatore-di-vittime-da-valanga-dalle-prestazioni-massime-e-lingombro-minimo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Sport]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 14:14:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[arva]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[ARVA EVO5 è il rilevatore di vittime da valanga dalle prestazioni massime e l&#8217;ingombro minimo,[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5-hp.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="ARVA EVO5" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5-hp.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5-hp-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5-hp-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>ARVA EVO5 è il <strong>rilevatore di vittime da valanga dalle prestazioni massime e l&#8217;ingombro minimo</strong>, il best seller della linea ARVA la cui progettazione super smart ha sfruttato i 35 anni di esperienza di ARVA. ARVA EVO5 riesce a stare nel palmo della mano perché il team di ricerca e sviluppo si è spinto a massimo al fine di ottenere il miglior rapporto dimensioni/prestazioni. ARVA EVO5 è un dispositivo capace di <strong>collocarsi perfettamente nella tasca dei pantaloni da neve</strong>. Con una ampiezza della striscia di ricerca di 50 metri, un controllo di gruppo, una funzione di contrassegno e una modalità di ripristino automatico della trasmissione, EVO5 è pieno zeppo di <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/cosa-e-come-si-usa-e-cosa-costa-l-arva-strumento-di-ricerca-per-travolti-da-valanga/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">tutte le funzioni essenziali necessarie per salvare una vittima da una valanga</a>. Dotato di uno schermo retroilluminato e di un altoparlante che emette un segnale acustico preciso e modulato, questo ricetrasmettitore guiderà i soccorritori in modo efficiente ed efficace verso la zona di soccorso.</p>
<p><strong>Arva EVO5: design ed ergonomia</strong><br />
Il design e l&#8217;ergonomia del dispositivo sono stati presi in considerazione fin dall&#8217;inizio per lo sviluppo di EVO5. Si è voluto creare un <strong>prodotto dalla gestione semplice e intuitiva</strong>. Un cursore a 3 posizioni, uno schermo extra large e un pulsante di marcatura centrale facilitano l&#8217;uso del dispositivo durante la ricerca. Nonostante le sue dimensioni compatte, EVO5 il best seller di ARVA offre prestazioni degne di un grande. La <strong>banda di ricerca raggiunge i 50 metri di larghezza</strong>, inoltre offre la funzione di marcatura e la gestione delle interferenze per smartphone e altri dispositivi elettronici. Il ritorno automatico di emissione in caso di sovra valanga garantisce un maggiore livello di sicurezza. Il controllo di gruppo e l&#8217;indicazione di inversione di marcia completano le funzionalità per facilitare l&#8217;utilizzo del dispositivo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-68513" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5.jpg" alt="ARVA EVO5" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/01/ARVA-EVO5-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p><strong>ARVA EVO5</strong><br />
EVO5 è <strong>il più piccolo DVA mai progettato dal marchio ARVA</strong>. Con solo 11 cm di altezza e 7 cm di larghezza, è uno dei rilevatori più compatti sul mercato. Le sue dimensioni e il peso leggero di 170 g ne consentono l&#8217;oblio senza trascurare le prestazioni in una situazione di emergenza.</p>
<p><strong>DIVERSE OPZIONI DI TRASPORTO</strong><br />
L&#8217;EVO5 verrà fornito assieme ad una tracolla e un laccio per consentire al dispositivo di essere posto in una tasca rimanendo saldamente attaccato intorno alla vita. Come opzione sarà disponibile una fondina per il trasporto tradizionale.<br />
ARVA &#8211; EVO5<br />
Caratteristiche<br />
Ampiezza della striscia di ricerca di 50m<br />
Controllo di gruppo, test di frequenza e potenza di trasmissione<br />
Funzione Mark<br />
Elaborazione del segnale digitale<br />
Indicatore di sepoltura multiplo (3+)<br />
Auto test<br />
Modalità di ripristino automatico della trasmissione<br />
Gestione delle interferenze<br />
Allarme inversione di marcia<br />
Schermo retroilluminato<br />
Peso: 170g (incluso cinturino da polso e batterie)</p>
<p>ARVA EVO5<br />
Prezzo consigliato al pubblico: 244,99 €</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Come funziona uno zaino airbag antivalanga</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 07:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[airbag]]></category>
		<category><![CDATA[arva]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
		<category><![CDATA[zaini]]></category>
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					<description><![CDATA[Insieme al kit Arva, pala e sonda lo zaino airbag è l&#8217;unico dispositivo in grado[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Come funziona uno zaino airbag antivalanga" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Come-funziona-uno-zaino-airbag-antivalanga-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Insieme al kit Arva, pala e sonda lo zaino airbag è l&#8217;unico dispositivo in grado di aumentare la sicurezza quando in montagna ci si muove nella neve fuoripista, che si faccia scialpinismo, freeride o anche si proceda con le ciaspole. In neve fresca infatti il rischio valanghe è sempre presente e per quante precauzioni si possano prendere, dal controllare i bollettini della neve all&#8217;affidarsi a guide esperte, è sempre consigliato prevedere la peggiore delle ipotesi, ovvero quella di finire travolti da una massa di neve che si stacca e scivola a valle.</p>
<h2>Perché in neve fresca e fuoripista conviene dotarsi di uno zaino airbag antivalanga</h2>
<p>In questo caso l&#8217;unico modo per proteggere testa, collo e schiena e aumentare le possibilità di galleggiamento è appunto lo zaino airbag: non è garanzia di salvezza ma, aumentando la superficie di appoggio sulla neve tende a ridurre la possibilità di finire travolti dalla massa di neve.</p>
<p><strong>&gt;&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/freeride-sicurezza-zaino-airbag-abs-fuoripista-consigli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Freeride e sicurezza: lo zaino airbag</a></strong></p>
<h2>Le tecnologie di gonfiamento degli zaini airbag</h2>
<p>Ci sono diverse tecnologie che permettono il gonfiamento rapido dell&#8217;airbag: dal doppio sistema Base Unit / Zip-On di ABS adottato anche da produttori di zaini come Osprey , Salewa e Vaude a quelli di <a href="https://www.amazon.it/Ortovox-valanga-dispositivo-antracite-Taglia/dp/B00NEPLCDM/ref=sr_1_6?s=sports&amp;ie=UTF8&amp;qid=1481708547&amp;sr=1-6&amp;keywords=zaino+airbag&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Ortovox</a> (Avabag) e <a href="https://www.amazon.it/Black-Diamond-Zaino-Respiratore-Airbag/dp/B014B2QRVI/ref=sr_1_40?s=sports&amp;ie=UTF8&amp;qid=1481708585&amp;sr=1-40&amp;keywords=zaino+airbag&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Black Diamond</a> (JetForce) a quello infine di <a href="https://www.amazon.it/s/ref=bl_dp_s_web_524012031?ie=UTF8&amp;node=524012031&amp;field-brandtextbin=Mammut&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Mammut</a> che integra il Removable Airbag System che si attiva tirando l’apposita maniglia la quale in meno di 3 secondi innesca la cartuccia che riempie d’aria l’airbag.</p>
<p><strong>&gt;&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/perche-indossare-larva-quando-si-va-fuoripista/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Perché indossare l&#8217;Arva quando si va fuoripista</a></strong></p>
<h3>Il sistema Removable Airbag System di Mammut</h3>
<p>Mammut per l&#8217;inverno 2016/2017 ha rivisto l&#8217;intera linea di zaini airbag riducendone ulteriormente il peso (parliamo di poco più di 1kg per l&#8217;intero dispositivo Removable Airbag System) e perfezionando alcuni aspetti dell&#8217;unità di innesco, del trigger e del pallone. Il tutto spiegato in questo video che descrive nel dettaglio come funziona uno zaino airbag.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/QlYafhdfaKQ" width="670" height="377" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Il solo dispositivo Mammut Removable Airbag System Technology R.A.S <a href="https://www.amazon.it/MAMMUT-REMOVABLE-AIRBAG-SYSTEM-TECHNOLOGY/dp/B00KEC6PSA/ref=sr_1_2?ie=UTF8&amp;qid=1481707939&amp;sr=8-2&amp;keywords=mammut+airbag&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">costa 360 euro</a>; uno Zaino da valanga Ride Protection Airbag 3.0 <a href="https://www.amazon.it/Mammut-Protection-Airbag-airbag-Black/dp/B01H7IOI8M/ref=sr_1_6?s=sports&amp;ie=UTF8&amp;qid=1481708226&amp;sr=1-6&amp;keywords=mammut+airbag+3.0&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">costa da 670 euro</a>.</p>
<p><strong>&gt;&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/free-touring-7-consigli-per-scoprire-la-montagna-con-gli-sci-sempre-ai-piedi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Free touring: 7 consigli per scoprire la montagna con gli sci ai piedi</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le peggiori valanghe della storia</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/le-peggiori-valanghe-della-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 06:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[soccorsi]]></category>
		<category><![CDATA[valanga]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Valanghe, slavine, sistemi di ricerca con pala, sonda e artva o attraverso i mezzi di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/flickr-cc-paul-downey.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/flickr-cc-paul-downey.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/flickr-cc-paul-downey-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/flickr-cc-paul-downey-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Valanghe, slavine, sistemi di ricerca con pala, sonda e artva o attraverso i mezzi di soccorso con i cani, tecniche di sopravvivenza, analisi del meteo e della qualità del manto nevoso: in questi giorni il lessico del Soccorso Alpino sta tristemente diventando linguaggio di uso corrente sui giornali e in televisione a causa delle <strong>ripetute notizie sulla valanghe che fino alla fine dell&#8217;inverno continueranno a cadere</strong>. La ragione è presto detta: i tempi moderni hanno portato un numero molto più alto di persone sui versanti della montagna rispetto a una volta anche se, allo stesso tempo, è aumentato &#8211; e di molto &#8211; il livello di sicurezza. Fondamentalmente, le valanghe o cadono su zone disabitate o vengono provocate artificialmente subito dopo una grande nevicata.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/perche-le-valanghe-non-cadono-sulle-piste-da-sci/" data-wpel-link="internal">Perché le valanghe non cadono sulle piste da sci</a></h4>
<p>Detto questo, ci siamo spaventati tutti a metà gennaio quando abbiamo visto le immagini di quell&#8217;incredibile nuvola di neve che, in conseguenza di una valanga fortunatamente fermatasi prima, ha inghiottito tutto il paese di Breuil-Cervinia. Nonostante l&#8217;imponenza del fenomeno, non c&#8217;è stato nemmeno un ferito al contrario di altre volte (per esempio i sei morti dello scorso weekend in Valle Aurina).</p>
<p>Il pensiero è corso immediato alle valanghe precedenti: <strong>come ci si può salvare da una valanga</strong>? Quanti danni può fare una valanga di grosse dimensioni? Quali sono state le valanghe più distruttive della storia?</p>
<h4>Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/pericolo-valanghe-regole-consigli/" data-wpel-link="internal">Il decalogo delle valanghe: cosa fare se si viene travolti</a></h4>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-35344" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/huarascau-flickr-cc-twiga269.jpg" alt="huarascau flickr cc twiga269" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/huarascau-flickr-cc-twiga269.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/huarascau-flickr-cc-twiga269-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<h3>La montagna killer</h3>
<p>Lo <strong>Huascarán</strong>, sulle Ande, è la montagna più alta del Perù e sfiora i 6800 metri. La stessa è stata lo scenario delle tre valanghe più peggiori di sempre: <strong>nel 1970, a seguito di un terremoto, si staccò un&#8217;intera fetta di montagna e milioni e milioni di tonnellate di neve e ghiaccio scivolarono con essa per 11 km portandosi dietro tutto</strong>. Oltre 20.000 furono le vittime che andarono a sommarsi alle 6000 scomparse nel 1941 attorno al vicino Lago Palcacocha e alle 4000 del gennaio 1962 per una altra valanga causata da un repentino innalzamento della temperatura.<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-35343" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/100_2476.jpg" alt="100_2476" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/100_2476.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/100_2476-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<h3>Le sciagure in Italia</h3>
<p>I primi dati storici sulle valanghe sul territorio italiano risalgono a 1836 quando ci furono  24 vittime in Val Belluna nel giro di pochi giorni. 88 furono i morti a Valprato Soana, in provincia di Torino, oggi all&#8217;interno del Parco Nazionale del Gran Paradiso, e sempre in Piemonte 81 furono i minatori uccisi nel 1904 dalla Valanga del Beth in Val Chisone.</p>
<p>Il <strong>numero di scomparsi più alto di sempre in assoluto</strong> si registra nell&#8217;inverno del 1916 quando i militari italiani e austriaci, impegnati negli scontri della Prima Guerra Mondiale sulle Dolomiti, furono costretti a vedersela con una serie infinita di valanghe causate da un inverno particolarmente nevoso arrivato all&#8217;improvviso: <strong>gli storici hanno calcolato in 10.000 le vittime tra le truppe alpine di entrambi gli schieramenti</strong>, tutte nel giro di pochi giorni di dicembre del 1916. 253 di queste videro la morte al fronte, sulla Marmolada.</p>
<p>Dopo che le valanghe continuarono a susseguirsi per giorni con una frequenza inquietante, un&#8217;intera caserma austriaca sotto la vetta del Gran Poz fu investita da 200.000 tonnellate di neve, roccia e ghiaccio il 13 dicembre di quell&#8217;anno. La foto sotto è di quell&#8217;anno. Ci sono fonti storiche che suggeriscono la tragica idea che alcune valanghe fossero state causate volontariamente dal nemico definendo la vera prima grande arma di distruzione di massa.<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-35346" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/MontePiana-RifornimentoMunizioni1.jpg" alt="MontePiana-RifornimentoMunizioni1" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/MontePiana-RifornimentoMunizioni1.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/MontePiana-RifornimentoMunizioni1-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<h3>Gli inverni peggiori</h3>
<p>Se l&#8217;inverno del 1951 si rivelò tragico con un totale di 46 vittime in Italia, 97 in Svizzera e 135 solo in Austria e se 40 furono i decessi in Italia nel 1987, non vanno dimenticati i fatti di <strong>Courmayeur</strong> che il 17 febbraio 1991 sul Pavillon vide 12 sciatori in pista travolti dalla neve mentre 17 alpinisti finirono a più riprese sotto una serie di valanghe nell&#8217;estate del 2000.<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-35348" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/Ph.-Gughi-Fassino-2012-270.jpg" alt="_Ph. Gughi Fassino 2012 (270)" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/Ph.-Gughi-Fassino-2012-270.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/Ph.-Gughi-Fassino-2012-270-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<h3>Le tragedie più gravi all&#8217;estero</h3>
<p>In Austria ci furono oltre 380 vittime nel villaggio di Blons quando, tra il 10 e il 12 gennaio 1954, caddero 300 valanghe nell&#8217;arco di 48 ore. 38 furono i morti nel 1999 a Galtur (nella foto sotto), in Tirolo, a pochi chilometri da Ischgl. 100 morti il 15 maggio del 1965 a Garmisch in Germania per una valanga tardiva seguita da temperature molto alte. 255 vittime travolte nelle abitazioni o lungo le vie di comunicazione in Turchia nel 1991 nella zona di Bingol e di Diyabarkir.</p>
<p><img loading="lazy" class="size-full wp-image-35342 aligncenter" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/069.jpg" alt="SONY DSC" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/069.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/03/069-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Credit photo: Flickr CC Paul Downey, Twiga 269, Paznaun Galtur Turismo, Gughi Fassino per Courmayeur</em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Incidenti in montagna: è ora di far pagare integralmente i soccorsi?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/incidenti-in-montagna-e-ora-di-far-pagare-integralmente-i-soccorsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 06:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[incidenti]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[soccorso alpino]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=31512</guid>

					<description><![CDATA[Purtroppo si parla sempre più spesso di incidenti in montagna. Un fenomeno in crescita perché[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/08/DSCN7193.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Paolo De Luca Accompagnatore Media Montagna Maestro Sci" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/08/DSCN7193.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/08/DSCN7193-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/08/DSCN7193-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Purtroppo si parla sempre più spesso di <strong>incidenti in montagna. Un fenomeno in crescita</strong> perché è aumentato il numero di coloro che desiderano praticare escursioni ed arrampicate sia in inverno che in estate, affascinati dalle alte quote e dai paesaggi spettacolari. Per <a href="http://www1.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-incidenti-in-montagna-500-morti-e-1700-feriti-gravi-lanno_314118064037.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">prendere un anno di riferimento</a>: nel 2011 il Cnasas (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) ha effettuato <strong>8.299 interventi, con 36.517 soccorritori impegnati</strong> e 113 unità cinofile da valanga utilizzate (e 156 unità cinofile da superficie). In tutto 2.834 persone soccorse erano illese, 3.232 feriti leggeri, 1.671 feriti gravi, 494 feriti in imminente pericolo di vita, 478 deceduti e 42 dispersi.</p>
<p>“Nella maggior parte dei casi <strong>gli incidenti sono da ricondurre a superficialità e scarsa preparazione</strong>: molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti e gli alpinisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza” ci ha scritto Paolo De Luca (in foto), maestro di sci e accompagnatore di media montagna sul Gran Sasso: “L’esperienza, invece, ha dimostrato che spesso la difficoltà deriva da una sopravvalutazione delle proprie capacità e da una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e dei relativi rischi” (<a title="La scala di difficoltà dei sentieri escursionistici" href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/trekking/la-scala-di-difficolta-dei-sentieri-escursionistici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Qui la scala di difficoltà dei sentieri e la relativa segnaletica</a>).</p>
<p>E se ora <strong>regioni come Veneto, Trentino e Valle d’Aosta hanno deciso di far pagare ticket salati alle richieste di intervento</strong> inopportune, “la possibilità di contare sul soccorso gratuito nel tempo ha finito per indurre un certo irresponsabile innalzamento dei margini della sfida: tanto, nel peggiore dei casi, li tirano comunque fuori!”</p>
<p>Un tema dalle molte sfaccettature, da cui <strong>questo contributo dello stesso Paolo De Luca</strong>.</p>
<blockquote><p><strong>Quali sono le precauzioni da adottare per evitare incidenti in montagna?</strong><br />
Preliminare a qualsiasi attività in montagna è la consultazione dei bollettini meteo, tenendo tra l’altro presente che in montagna le condizioni del tempo possono cambiare in pochi minuti. Fondamentale è scegliere l’itinerario in base alla propria preparazione fisica e tecnica. Abbigliamento ed equipaggiamento devono essere adeguati alla difficoltà ed alla durata dell’escursione. Nello zaino (<a title="Freeride e sicurezza: lo zaino airbag" href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/freeride-sicurezza-zaino-airbag-abs-fuoripista-consigli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">con Air Bag</a>) non deve mai mancare l’<a title="Mauro Prosperi: come prepararti il kit di sopravvivenza ideale" href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/avventura/mauro-prosperi-come-prepararti-il-kit-di-sopravvivenza-ideale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">occorrente per le situazioni di emergenza</a>: telo termico, lampada frontale, Kit di primo soccorso, telefonino cellulare – Gps nel quale si può scaricare l’<a title="GeoResq, il servizio di Cai e Soccorso Alpino per la sicurezza in montagna" href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/trekking/georesq-servizio-di-localizzazione-e-sicurezza-in-montagna-di-cai-e-soccorso-alpino/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">App “GeoResQ”</a> (il servizio di geolocalizzazione e d’inoltro delle richieste di soccorso che tiene traccia del percorso comunicandolo a chi volesse seguirci da casa e per inoltrare tempestivamente la richiesta di aiuto alla centrale operativa attiva 24 ore su 24). E ancora, nel caso di neve, casco, pala, sonda, Artva e anche il controllo periodico delle batterie degli apparecchi elettronici per verificarne la carica residua.</p>
<p><strong>Consigli a parte, da più fronti si invoca una legge in grado di arginare l’impennata di incidenti in montagna.</strong><br />
“Attualmente non esiste una normativa con regole specifiche per la sicurezza dello sciatore-alpinista, dell’alpinista, dell’escursionista e più precisamente per gli sport di avventura. A mio avviso si potrebbe innanzitutto modificare la Legge 363/2003 sulle norme di sicurezza e di prevenzione infortuni per lo sci di discesa e fondo estendendola anche allo sci alpinismo, all’escursionismo, all’alpinismo. Così come nell’attuale legge si stabiliscono precise regole sulle piste da sci, anche nel caso di escursioni e arrampicate in montagna è necessario fissare regole più stringenti. Una soluzione potrebbe essere anche quella di stipulare una polizza assicurativa per le attività sportive: credo ci siano formule che coprono escursioni impegnative e probabilmente anche vie ferrate (sicuramente non arrampicate di alto livello). Nella maggior parte dei Paesi europei è prevista un’assicurazione per questo genere di attività: con circa 20-30 euro l’anno si è coperti in caso di infortunio”.</p>
<p><strong>Non si dovrebbe partire dalla prevenzione?</strong><br />
“Certamente. Gli addetti non indicano però la soluzione preferendo continuare a finanziare i soccorsi e le loro costose strutture invece di fare adeguata prevenzione, molto più economica ed efficace. Sebbene molti conoscono le soluzioni, non si adoperano per sottoporre propedeuticamente a formazione i frequentatori dei monti, così da ottenere il necessario aumento di capacità, equipaggiamenti e consapevolezza con abbattimento dei casi di difficoltà, incidenti, smarrimenti e costi connessi. Secondo me, si ignora l’esempio delle associazioni speleologiche e subacquee che giustamente impongono la frequentazione di un corso introduttivo prima di svolgere tali specialità non meno rischiose dell’alpinismo, dello sci-alpinismo o dell’escursionismo. Finanziando tale attività formativa, in pochi anni quella di soccorso ridurrebbe enormemente i suoi costi, così come le spese sanitarie, con risparmi incalcolabili”.</p>
<p><strong>Come disincentivare le imprudenze in montagna?</strong><br />
Penso che bisognerebbe far pagare per intero al cittadino le operazioni di salvataggio in montagna, perché la comunità non può e non deve più farsi carico delle leggerezze degli irresponsabili. Le operazioni di soccorso alpino, oltre ad impegnare mezzi e decine di uomini, mettendone a rischio la vita, in Italia sono un costo imputato per intero alla collettività perché gestito dal servizio sanitario nazionale. La persona soccorsa, quindi, non paga nulla. In Austria ed in Slovenia, nostri confinanti, il costo del soccorso è a totale carico del cittadino in emergenza. In questo modo si cerca di responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità.</p>
<p><strong>Davvero la soluzione è far pagare integralmente il soccorso?</strong><br />
Certo. Andare in montagna è una scelta che comporta un margine di rischio; chi poi imprudentemente si mette in condizione di pericolo deve accettarne le conseguenze, anche economiche. Il paragone con altri tipi di soccorso, come gli incidenti stradali ad esempio, non regge e la mia non è una voce isolata: a perorare la proposta ci sono illustri esperti del settore di fama internazionale. Alpinisti quali Abele Blanc, Alessandro Gogna, Reinhold Messner, Giampiero Di Federico, Pasquale Iannetti concordano sul deterrente di tipo economico quale strumento per disincentivare i comportamenti negligenti e sull’importanza di diffondere la cultura della prevenzione del rischio.</p>
<p><strong>A chi spetterebbe il compito di certificare la sussistenza dei requisiti necessari a giustificare gli interventi di soccorso alpino?</strong><br />
I reparti specializzati del Corpo Forestale dello Stato, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, l’Esercito (Alpini) hanno la preparazione giuridico &#8211; operativa per permettere ai propri uomini di poter ricostruire esattamente qualsiasi evento legato ad infortuni ad alta quota, utilizzando come parametro di riferimento le linee guida del C.A.I. sulle regole di comportamento in montagna. Infatti ogni corpo ha una propria squadra di soccorso alpino pronta a collaborare con quella del C.N.S.A.S del Club Alpino Italiano la quale, ai sensi di una Legge di protezione civile, ha il compito di provvedere a vigilanza e prevenzione degli infortuni nelle attività alpinistiche escursionistiche e speleologiche nonché al soccorso degli infortunati, dei pericolanti e al recupero dei caduti ad opera di tecnici di soccorso alpino inquadrati come “volontari” e quindi senza alcuna retribuzione economica.</p></blockquote>
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		<title>Perché le valanghe non cadono sulle piste da sci?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/perche-le-valanghe-non-cadono-sulle-piste-da-sci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2015 15:21:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[piste da sci]]></category>
		<category><![CDATA[sci]]></category>
		<category><![CDATA[snowboard]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/03/DSCN0147.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Valanghe di neve fuori pista" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/03/DSCN0147.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/03/DSCN0147-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/03/DSCN0147-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Sembra che i telegiornali non parlino d&#8217;altro che delle tragedie della montagna. Le valanghe &#8211; causate dall&#8217;instabilità della neve fresca, dagli sbalzi di temperatura e dal passaggio incauto degli sciatori &#8211; fanno una manciata di morti ad ogni weekend, dal Monviso al Monte Lussari. Ovviamente, chiunque ha potuto notare che <strong>le valanghe colpiscono sempre e solo lontano dalle piste</strong> e che gli incidenti <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/pericolo-valanghe-regole-consigli/" data-wpel-link="internal">coinvolgono sempre solo freerider e scialpinisti</a>.</p>
<p><strong>Perché le valanghe non cadono sulle piste da sci?</strong><br />
&#8220;Perché tutte le piste da sci vengono generalmente protette e, in caso di necessità, bonificate&#8221;, ci dice Sergio Zeni, il responsabile del servizio sulle piste di Pampeago, in Val di Fiemme, in Trentino. Il turista sciatore difficilmente se ne rende conto ma c&#8217;è un grande lavoro a monte &#8211; nel vero senso della parola &#8211; per mettere le piste in sicurezza.</p>
<p>Due sono i tipi di approccio al problema: prevenire le valanghe o, al contrario, <strong>provocarle in tempi e modi per cui non possano diventare distruttive</strong> per cose e persone nel momento in cui cadano naturalmente.</p>
<p>&#8220;In ogni ski-area esiste una figura professionale con l&#8217;impegnativo compito di <strong>controllare tutti i giorni lo stato del manto nevoso</strong> comunicandolo alle istituzioni di competenza, bloccando l&#8217;accesso alle piste quando la situazione si fa pericolosa e soprattutto gestendo costantemente le bonifiche dei pendii&#8221;.</p>
<p>Partiamo dalla prevenzione: &#8220;<strong>I paravalanghe sono il sistema più efficace</strong>, da installare su quei versanti dove statisticamente si rivelano più frequenti i distacchi di cumuli di neve <strong>(le valanghe cadono solo su declivi la cui pendenza supera i 30 gradi, ndr)</strong>. Il pericolo rimane solo nel caso rarissimo in cui l&#8217;altezza della neve superi addirittura quella dei paravalanghe. E poi c&#8217;è il sistema più empirico della battitura&#8221;, continua Zeni. &#8220;Mettendo un gatto battipista in sicurezza assicurato con i verricelli, è possibile compattare la neve su brevi tratti di pista in modo tale che sia più sicura&#8221;.</p>
<p>Al contrario, provocare artificialmente la valanga è il sistema più sicuro per annullare all&#8217;origine qualsiasi pericolo: &#8220;<strong>Tanti anni fa veniva usato l&#8217;esplosivo</strong>: si piazzava un candelotto di dinamite nella neve nei punti strategici perché l&#8217;esplosione facesse smuovere la massa e la facesse scendere a valle in un momento in cui non c&#8217;erano sciatori in pista. In casi di neve umida e compatta, a volte i candelotti non avevano alcun effetto e c&#8217;è voluto poco tempo perché si cambiasse tecnica: l&#8217;esplosione, infatti, è più efficace se avviene un paio di metri sopra la neve perché è lo spostamento d&#8217;aria a provocare la valanga e non la detonazione in sé&#8221;. E i candelotti vennero agganciati a pali di due metri infilati nella neve fresca.</p>
<p>Oggi la tecnologia si è ovviamente evoluta e si è arrivati a due sistemi perfettamente complementari: &#8220;Usiamo <strong>i cannoni non per sparare la neve ma per sparare alla neve</strong>. Lungo le piste più a rischio vengono installati dei cannoni speciali, chiamati Gas-Ex, all&#8217;interno dei quali, con una speciale miscela di gas (ossigeno e propano) e senza dinamite, generiamo delle esplosioni controllate che provocano un potente spostamento d&#8217;aria che a sua volta induce la valanga controllata&#8221;.</p>
<p>Basta un colpo di telefono da casa via GSM e il cannone spara, ovviamente quando non c&#8217;è nessuno nei paraggi. Decisamente più economico, più efficace e più facilmente gestibile rispetto all&#8217;uso della dinamite.</p>
<p>Lo strato di neve rimane &#8220;instabile&#8221; e quindi più facilmente &#8220;spostabile&#8221; per circa tre ore dopo il termine della nevicata; oltre questo tempo si assesta diventando una massa più compatta: &#8220;<strong>Basta una nevicata di 30 cm perché si renda necessario l&#8217;utilizzo dei Gas-Ex</strong>. In quei casi, dobbiamo agire velocemente all&#8217;interno di quell&#8217;intervallo di tempo, liberando dalla gente &#8211; nel caso &#8211; le piste su cui la neve incombe e sparando&#8221;.</p>
<p>Nel caso in cui una pista non sia tutelata dal cannone Gas-Ex, allora si interviene con il sistema &#8220;Daisy Bell&#8221;: &#8220;Il principio su cui opera è il medesimo ma c&#8217;è una <strong>sorta di cannone a forma di campana che viene calato da un elicottero</strong> fin sopra l&#8217;accumulo pericoloso. L&#8217;esplosione provoca uno spostamento d&#8217;aria perfettamente indirizzato e sempre efficace. Tre i problemi: in caso di maltempo e di buio l&#8217;elicottero non può alzarsi e bisogna arrivare sul posto entro la scadenza del tempo&#8221;.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Freeride e sicurezza: lo zaino airbag</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/freeride-sicurezza-zaino-airbag-abs-fuoripista-consigli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2015 12:24:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[airbag]]></category>
		<category><![CDATA[freeride]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
		<category><![CDATA[zaini]]></category>
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					<description><![CDATA[Già detto, ma male non fa ribadirlo: freeride sì, ottimo e abbondante, ma sempre con[...]]]></description>
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<p>Già detto, ma male non fa ribadirlo: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/tag/freeride/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">freeride</a> sì, ottimo e abbondante, ma sempre con la testa ben piantata sulle spalle e con l&#8217;attrezzatura giusta, perché in montagna con la sicurezza non si scherza. E quindi <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/sicurezza-freeride-attrezzatura-montagna-valanga/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">artva, sonda e pala</a> sempre nello zaino, un bel casco in testa, e luci accese anche di giorno.</p>
<p>Ma il freerider che vuole stare tranquillo può contare anche su un altro strumento. Sempre più escursionisti aggiungono alla loro dotazione <strong>lo zaino airbag</strong> (noto a volte come ABS): un dispositivo sicuramente utile, che può davvero salvarti la vita se vieni travolto da una valanga, ma che bisogna capire come e quando utilizzare.</p>
<p>Il funzionamento è semplice. Tirando la maniglia di sgancio, <strong>l&#8217;airbag posto sulla schiena si gonfia</strong> in un attimo aumentando il volume totale dello sciatore. In questo modo si sfrutta una legge fisica detta segregazione inversa, secondo la quale, in un massa di detriti in movimento, le particelle più piccole tendono a spostarsi verso il fondo, mentre quelle più grosse risalgono verso l&#8217;alto. L&#8217;airbag gonfiato fa quindi <strong>&#8220;galleggiare&#8221; il corpo</strong> mantenendolo in superficie (o nella prossimità), evitando in molti casi che finisca sepolto sotto la neve.</p>
<p>Quando le cose si mettono male, e con la giusta prontezza di riflessi, l&#8217;airbag può quindi fare la differenza, come dimostrano varie statistiche. Ma esistono <strong>almeno tre precauzioni</strong> da prendere:</p>
<p>&#8211; attenzione a non cedere all&#8217;imprudenza e alla leggerezza, pensando che l&#8217;airbag possa salvarti sempre<br />
&#8211; non pensare mai che l&#8217;abs sostituisca l&#8217;artva, che resta imprescindibile<br />
&#8211; <strong>valutare con cura il contesto</strong> e decidere prima di effettuare la discesa (e non durante) se sarà o meno opportuno usare l&#8217;airbag. Quando si finisce in una valanga, la velocità del trascinamento in superficie è maggiore, e se ci si ritrova ad attraversare un bosco, per esempio, il rischio è quello di procurarsi danni da trauma ancora più gravi di quelli che si possono subire nel seppellimento (e proprio i traumi sono la principale causa di morte in caso di valanghe).</p>
<p>Gli zaini airbag <strong>sono realizzati da vari marchi</strong> (Mammut, Ortovox, Ferrino, Salewa, Dakine, Bergans, Haglöfs&#8230;); molti di essi utilizzano il sistema TwinBag sviluppato da ABS, che a sua volta produce anche zaini completi. I prezzi partono <strong>da 500 euro a salire</strong>, fino a ben oltre i 1000 a seconda di capienza, materiali e accessori.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>SP1, la sonda digitale che prevede le valanghe</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/sp1-la-sonda-digitale-che-prevede-le-valanghe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicola Busca]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 08:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport Invernali]]></category>
		<category><![CDATA[fuoripista]]></category>
		<category><![CDATA[neve]]></category>
		<category><![CDATA[scialpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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					<description><![CDATA[Immaginate di uscire per una giornata di sci in fuoripista con un gruppo di amici.[...]]]></description>
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								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Immaginate di uscire per una giornata di sci in fuoripista con un gruppo di amici.</p>
<p>Prima di una discesa in neve fresca, però, <strong>sondate il manto nevoso con una sonda digitale, ne leggete i risultati e decidete la sicurezza o pericolosità del pendio per sciarci oppure no</strong>. Successivamente, condividete i dati ricavati attraverso una piattaforma cloud a livello globale così che possano essere visibili da tutti, in tutto il mondo. Anche in Francia, Svizzera, Canada e Alaska gli utenti potranno vedere i risultati della vostro test pre-discesa.</p>
<p>L’esperimento mentale non è pura fantascienza, ma una possibilità che quest’inverno – almeno per i professionisti della sicurezza in montagna – si realizzerà per davvero.</p>
<p>E anche se il primo modello di SP1 (SmartProbe 1) è indirizzato chi abbia ricevuto una precedente educazione e un allenamento specifico di sicurezza in montagna e ci lavori (pisteurs secouristes, guide alpine, nivologi e reparti militari), chissà, magari tra qualche anno <strong>potrebbe diventare un oggetto indispensabile tanto quanto l’Artva, la pala e la sonda classica</strong>.</p>
<p>La SP1 è una <strong>sonda digitale che registra i dati relativi alle condizioni neve e che, al termine di un rilevamento, condivide online i risultati ottenuti</strong> e li rende visibili a una communiy di specialisti. La piattaforma cloud per la condivisione, in particolare, si chiama AvaNet e – così come la SP1 – anche quest’ultima è stata sviluppata dalla AvaTech, compagnia nata a Salt Lake (Utah) e volutamente dedicata allo sviluppo tecnologico applicato alla sicurezza in ambito nivologico. I prodotti sono stati sviluppati in collaborazione con il Mit.</p>
<p>La SP1 e il sistema cloud AvaNet sono stati presentati proprio in questi giorni durante l’<a href="http://issw2014.com/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">International Snow Science Workshop</a>, che si svolge a Banff – Canada – dal 29 settembre al 3 ottobre.</p>
<p>&#8220;La SP1 è il risultato di oltre due anni di test rigorosi – ha detto Brint Markle, co-fondatore e Ad di <a href="http://www.avatech.com/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">AvaTech</a> –. La SP1 è stata realizzata per aiutare i professionisti a capire velocemente, accuratamente e obiettivamente, la condizione del manto nevoso per poi condividere tali informazioni con la più ampia comunità montana&#8221;.</p>
<p>Dopo aver letto in una manciata di secondi parametri quali <strong>la compattezza del manto, l’inclinazione e l’aspetto del pendio</strong>, la SP1 riesce anche a geolocalizzare la zona di sondaggio e condividere in tempo reale i dati sulla piattaforma AvaNet.</p>
<p>&#8220;AvaNet – aggiunge la compagnia – aumenterà sensibilmente il numero di dati che i professionisti potranno analizzare e condividere, creando in questo modo un database unico che potrà arricchirsi di foto e ulteriori forme di visualizzazione dei dati&#8221;.</p>
<p>SP1 è lunga 150 centimetri (costruzione flessibile e ripieghevole) e pesa all’incirca 1 chilo. Essa <strong>può essere sincronizzata tramite wireless a uno smartphone, caricare i dati alla app AvaNet al telefono e, successivamente, caricarli sul portale web</strong> (con wifi o anche gli altri sistemi di connessione mobile). In alternativa, SP1 può caricare i dati su computer attraverso un cavo usb. Il prezzo (al momento vendibile solo ai professionisti del settore) è di 2200 dollari, 1500 in sconto fino al 6 ottobre.</p>
<p>&#8220;In un giorno non posso scavare venti buche, ma posso certamente prendere una ventina di profili sonda – afferma Brian Lazar, vice direttore del <a href="http://avalanche.state.co.us/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Colorado Avalanche Information Center</a> –. Quindi, se ho questi dati e voglio tracciare uno strato debole lungo quote o periodi di tempo differenti, posso usare la SP1 per confermare la presenza o l&#8217;assenza di strati deboli e potenzialmente rischiosi&#8221;.</p>
<p>La motivazione che ha portato alla creazione della AvaTech e allo sviluppo delle sue tecnologie è anche legata alle esperienze personali dei suoi ideatori e fondatori: &#8220;Abbiamo creato AvaTech perché anche noi abbiamo avuto esperienze o perso amici in valanga. Vogliamo preservare le emozioni positive che si provano in questi ambienti cercando al contempo di renderli luoghi un po’ più sicuri. E crediamo che salvare vite nelle nostre comunità sia innanzitutto conoscenza della neve sotto ai nostri piedi e volontà di evitare le valanghe prima che queste vengano provocate&#8221;.</p>
<p>I principali partner di AvaTech sono l’<a href="http://aiare.info/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">American Institute for Avalanche Research and Education</a>, il <a href="http://www.fsavalanche.org/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Forest Service National Avalanche Center</a>, la <a href="http://www.avalanche.ca/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Canadian Avalanche Association</a> e la maggior parte delle stazioni sciistiche americane e canadesi.</p>
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		<title>Andrea Zambaldi travolto da una valanga sull&#8217;Himalaya</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/andrea-zambaldi-travolto-da-una-valanga-sullhimalaya/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 07:28:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[andrea zambaldi]]></category>
		<category><![CDATA[himalaya]]></category>
		<category><![CDATA[tibet]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1713" height="1202" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi.jpg 1713w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi-300x211.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi-1024x718.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/09/DYNAFIT_Double8Expedition_Kathmandu_Andrea_Zambaldi-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 1713px) 100vw, 1713px" /><br><br><p>Andrea Zambaldi, l&#8217;alpinista veronese partito per scalare due vette da Ottomila in sette giorni facendo il concatenamento di Shisha Pangma (8027 metri) e Cho Oyu (8201 metri), e che <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/andrea-zambaldi-2-ottomila-in-7-giorni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">avevamo intervistato alla vigilia della partenza</a>, è stato <strong>travolto la mattina di mercoledì 24 settembre da una valanga </strong>a soli 100 metri dalla vetta dello Shisha Pangma, insieme ai due compagni della spedizione Double 8 (i tedeschi Benedikt Böhm e Sebastian Haag) e ad altri due scalatori aggregati all&#8217;ascesa (il famoso arrampicatore svizzero Ueli Steck e il tedesco Martin Maier).</p>
<p>Böhm e Steck sono rimasti fortunatamente distanti dalla valanga, <strong>Zambaldi e Haag risultano tutt&#8217;ora dispersi</strong>, mentre Maier si è salvato miracolosamente. Le ricerche degli sherpa locali e degli altri alpinisti sono ancora in corso.</p>
<p>La notizia cominciava a rimbalzare nel pomeriggio del 24 settembre tra i telefoni degli &#8220;addetti ai lavori&#8221; e soprattutto di chi conosce Andrea. Poi alla sera è arrivata la conferma ufficiosa ma inequivocabile del sito <a href="http://www.explorersweb.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Explorersweb.com</a>, una sorta di piattaforma online a cui si appoggiano tutte le grandi spedizioni &#8211; dall&#8217;Himalaya al Karakorum, dalle traversate oceaniche a quelle polari. Alle 19.30 il post firmato da Stefan Nestler (un blogger e fotografo di montagna tedesco) non lasciava margini di dubbio: <em>&#8220;Una valanga sulla Shisha Pangma uccide due alpinisti&#8221;</em>. Un&#8217;ora dopo, Raheel Adnan (un giovane giornalista pakistano che d&#8217;abitudine segue le grandi spedizioni internazionali) riusciva a scendere più nei particolari titolando: <em>&#8220;Due alpinisti scomparsi per la valanga. Uno si salva miracolosamente&#8221;</em>.</p>
<p>Sembra che non ci siano dubbi su come si siano svolti i fatti: i tre membri del Team Double8 (la spedizione promossa da Dynafit che puntava a salire lo Shisha Pangma di 8027 metri e, entro soli sette giorni, anche il Cho Oyu di 8188 metri, completando lo spostamento di 170 km tra una cima e l&#8217;altra in mountain bike) cominciano la salita finale nel tardo pomeriggio del 23 settembre, insieme a Steck e Maier. Chi parte dal Campo Base a quota 5600, chi dal Campo 1 a 6300 e chi, come Andrea Zambaldi, dal Campo 2 a 6800. <strong>L’ultimo messaggio di Benedikt Böhm</strong> postato sul sito di Dynafit dice: <em>&#8220;Combattere, combattere, combattere. Cumuli di neve e ad alto rischio di valanghe… è frustrante!&#8221;</em>.</p>
<p>Del resto, <strong>due tentativi di salita erano andati a vuoto nei giorni precedenti</strong> per questa ragione. Tutti si danno appuntamento al Campo 3 a 7300 alle due del mattino. Alle 6:50 del 24 settembre raggiungono i 7900 metri di quota, appena sotto la cima, quando Haag, Zambaldi e Maier vengono <strong>investiti da una valanga, a soli 100 metri dalla vetta, e precipitano per oltre 600 metri</strong>. Böhm e Steck chiamano  subito il Campo Base con il telefono satellitare chiedendo assistenza e cercano inutilmente, per oltre quattro ore, di raggiungere l&#8217;area della valanga sotto di loro per portare i primi soccorsi. Tutte le notizie giunte finora arrivano dalla testimonianza di Böhm e ora si attende di sentire anche il resoconto di quei momenti direttamente dalla voce di Maier.</p>
<p>Chi era Andrea Zambaldi? Nato a Milano 31 anni fa, veronese di adozione e cresciuto nel quartiere di Borgo Roma, studi a Trento e trasferito per lavoro a Bolzano, era il Responsabile Marketing proprio di Dynafit e si allenava sui sentieri del Monte Baldo e sulle pareti del Garda Trentino. Nel 2008, con la spedizione On The Rocks, <strong>era già arrivato in cima allo Shisha Pangma insieme a un altro veronese, Andrea Montolli</strong>.</p>
<p>Lo Shisha Pangma, chiamato anche Gosainthān dalle popolazioni locali, è la quattordicesima montagna più alta della Terra con i suoi 8027 metri: <strong>la più bassa fra i 14 ottomila che ci sono al mondo, ma anche l&#8217;ultima a essere conquistato</strong> per le restrizioni imposte dalla Cina. È situata in Tibet, nella catena dell&#8217;Himalaya. Fu conquistata per la prima volta nel 1964 da una spedizione cinese. Nel 2005 Simone Moro è stato il primo a scalarla in invernale, insieme al polacco Morawski.</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Compra queste foto e sostieni gli sherpa nepalesi</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/vendita-foto-aiuto-sherpa-nepal-valanga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2014 07:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[everest]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[sherpa]]></category>
		<category><![CDATA[valanghe]]></category>
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>I fatti sono tristemente noti: il 18 aprile una valanga distaccatasi a 6200 metri di altitudine, nella zona chiamata il &#8220;campo di popcorn&#8221; lungo il percorso che conduce al ghiacciaio del Khumbu, ha travolto e ucciso 16 sherpa. Secondo Elizabeth Hawley, tra i massimi esperti mondiali di alpinismo nell&#8217;Hymalaya, sarebbe<strong> il peggiore incidente di sempre sugli 8848 metri del tetto del mondo</strong>.</p>
<p>Ora i portatori nepalesi che accompagnano alpinisti e turisti nelle salite all&#8217;Everest sono in sciopero: minacciano lo <strong>stop alle ascensioni per tutto il 2014</strong>, secondo quanto dichiarato da uno di loro, Tulsi Gurung, all’agenzia Afp, e avanzano <strong>precise richieste economiche ed assicurative al governo di Katmandu</strong> (congrui indennizzi alle famiglie delle vittime, paghe, assicurazioni e condizioni previdenziali migliori).</p>
<p>Un danno economico ingente per tutto il business nepalese che ruota attorno alla montagna più alta del mondo, così come per gli stessi sherpa, ora divisi tra una fazione più intransigente e altri disposti comunque a continuare le ascensioni con i loro clienti.</p>
<p>Per aiutare anche economicamente gli sherpa <strong>alcuni tra i migliori fotografi al mondo hanno deciso di organizzare una speciale vendita di immagini</strong> scattate sulle pendici della vetta del mondo: l&#8217;iniziativa è partita da <a href="http://www.outsideonline.com/author-bios/Grayson-Schaffer.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Grayson Schaffer di Outside</a> e <a href="http://www.aaronhuey.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Aaron Huey del National Geographic</a>, a cui si sono aggiunti Jimmy Chin, James Balog, Cory Richards, Renan Ozturk, Teru Kuwayama, Pete McBride, Gordon Wiltsie, Andy Bardon, Robb Kendrick e Max Lowe.</p>
<p>Le immagini che vedete e altre ancora sono<strong> in vendita al prezzo di 100 dollari</strong> dal sito <a href="http://www.sherpasfund.org" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">www.sherpasfund.org</a> e tutti i proventi saranno distribuiti dalla <a href="http://alexlowe.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Alex Lowe Charitable Foundation</a>, che lavora con gli sherpa della regione di Khumbu fin dal 20013.</p>
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