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	<title>nanga parbat Archives - SportOutdoor24</title>
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	<title>nanga parbat Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>Come iniziare con l’alpinismo: i consigli di Cala Cimenti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/alpinismo-sport/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2019 15:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Cala Cimenti]]></category>
		<category><![CDATA[garmin]]></category>
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					<description><![CDATA[Come iniziare a praticare l&#8217;alpinismo? Si tratta di uno sport che ti permette di entrare[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/11/come-iniziare-con-alpinismo-cala-cimenti.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/11/come-iniziare-con-alpinismo-cala-cimenti.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/11/come-iniziare-con-alpinismo-cala-cimenti-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><strong>Come iniziare</strong> a praticare<strong> l&#8217;alpinismo</strong>? Si tratta di uno sport che ti permette di entrare in contatto diretto con la natura, una disciplina che richiede una preparazione e delle abilità particolari. Ce ne parla<strong> Cala Cimenti,</strong> uno degli alpinisti italiani più in forma del momento grazie alle sue <strong>due imprese dell’estate 2019</strong>, durante la quale ha raggiunto le cime del <strong>Gasherbrum VII</strong>, che ha scalato seguendo una via finora inviolata, e dell’imponente <strong>Nanga Parbat</strong> (8126 metri).<br />
Quest’ultimo, dove nel febbraio 2019 è deceduto Daniele Nardi, è detto <strong>“the killer mountain”</strong>, in quanto si tratta del secondo ottomila per indice di mortalità (quasi al 30%). Ma Carlo Alberto, detto Cala, vive per l’alpinismo e non si è mai fatto bloccare dagli eventi del passato, che ha sempre studiato con grande attenzione per ridurre al minimo il margine di errore.<br />
Per non farsi mancare nulla, è anche sceso da entrambe le montagne<strong> con gli sci</strong>: un’esperienza da brividi e che gli ha regalato emozioni indimenticabili. Alla luce di questi due traguardi, Cala Cimenti è stato <strong>premiato da Kristian Ghedina</strong>, uno dei più grandi discesisti italiani, durante la cerimonia dei<a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/eventi/garmin-beat-yesterday-awards-2019-il-premio-a-chi-interpreta-lo-sport-oltre-i-propri-limiti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal"><strong> Beat Yesterday Awards 2019</strong></a> assegnati da <strong>Garmin Italia</strong> il 26 novembre: “Kristian Ghedina: il mio idolo!”, ha esclamato un emozionato Cimenti una volta salito sul palco degli Studi Mediapason (Milano). I riconoscimenti sono stati consegnati agli sportivi che, nel corso dell’ultimo anno, hanno superato i propri limiti abbandonando la cosiddetta comfort zone.<br />
Con Cala Cimenti, <strong>intervistato in esclusiva</strong> prima della cerimonia, abbiamo parlato della sua estate in Pakistan e del suo percorso per diventare un alpinista di questo livello.</p>
<h2></h2>
<h2>Come iniziare con l&#8217;alpinismo: parola a Cala Cimenti</h2>
<p>Cala Cimenti, per iniziare, ci ha parlato dei primi flash (sia positivi sia negativi) che gli tornano in mente ricordando <strong>le due scalate dell’estate scorsa</strong>: “Una delle prime cose che mi vengono in mente è la <strong>discesa di notte sugli sci</strong>, sotto un bellissimo cielo stellato, dal Nanga Parbat. Impossibile da scordare anche la cima del Gasherbrum VII. Un altro flash che ho è anche la caduta del mio socio Francesco Cassardo, il quale ha avuto <strong>un incidente durante la discesa</strong> con gli sci del GVII. Questa grande esperienza negativa, purtroppo, ha prevalso su quelle positive. Appena sono arrivato in cima al Nanga Parbat ho pensato a un mio amico che è mancato l’anno scorso. Poi ho subito scritto un messaggio a Erika, mia moglie”.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-54524" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/11/GARMIN_Beat-Yesterday-Awards-2019_Kristian-Ghedina-e-Carlo-Alberto-Cala-Cimenti_d.jpg" alt="GARMIN_Beat Yesterday Awards 2019_Kristian Ghedina e Carlo Alberto Cala Cimenti_d" width="670" height="470" /><strong>&gt;&gt; LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-invernali/consigli-alpinismo-montagna/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">10 consigli per fare alpinismo in montagna in alta quota</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Un amore viscerale per la montagna</h2>
<p>L’atleta torinese ha spiegato <strong>come si è avvicinato all’alpinismo</strong>, ossia facendo due tipi di attività parallele: da una parte quelle “classiche” per tenersi allenato, dall’altra quelle un po’ più estreme in alta montagna. Una serie di consigli che possono servire anche a chi vuole capire come iniziare con l’alpinismo: “Ho sempre viaggiato tanto e mi è sempre piaciuta la montagna. Ho fatto delle competizioni di <strong>bicicletta, corsa in montagna e sci alpino</strong>. Parallelamente ho portato avanti attività di sci d’alta scuota, sci di montagna e <strong>salite sui ghiacciai.</strong> Iniziare con l’alpinismo è stata una conseguenza naturale di tutte quelle attività e del mio amore per la montagna. Perciò abbiamo provato le prime montagne superiori ai 5000-6000 metri. A quel punto l’alta quota ha iniziato a prendermi sempre di più. <strong>Se ti piace, non ne puoi più fare a meno.</strong> Un po’ come il mal d’Africa”</p>
<h2>La preparazione degli alpinisti</h2>
<p>La preparazione a una spedizione, tendenzialmente, comincia diversi mesi prima del giorno X. La fase iniziale è <strong>di natura progettuale</strong>: “All’inizio concepisci il progetto, che può riguardare una montagna che ti piace particolarmente o che hai visto durante un viaggio passato. Poi valuti i periodi dell’anno in cui fare una spedizione, i tempi a disposizione e la fattibilità. Una volta deciso l’obiettivo, inizi a studiare la via e la quota. Può essere un obiettivo distante di 6 o 10 mesi. A quel punto cominci con la preparazione fisica”.<br />
<strong>&gt;&gt; LEGGI ANCHE: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/simone-moro-e-tamara-lunger-invernale-traversata-gasherbrum-i-e-ii/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Simone Moro e Tamara Lunger: la prossima invernale la traversata dei Gasherbrum I e II? </a></strong></p>
<h2>Come si migliora nell&#8217;alpinismo: l&#8217;allenamento e i periodi ad alta quota</h2>
<p>Dopo la prima fase di preparazione fisica, che consiste prevalentemente in <strong>esercizi di natura aerobica</strong>, si parte con gli allenamenti e <strong>i primi tentativi di salita</strong>, i quali devono essere molto graduali. Il nostro organismo, infatti, necessita di abituarsi all’aria sempre più rarefatta e al freddo: “Per allenarmi faccio tutti i giorni attività aerobica. Poi, man mano che mi avvicino al giorno di partenza, svolgo dei lavori specifici a seconda della salita che dovrò fare.<br />
Devono esserci degli step obbligatori da seguire per abituarsi. Prima della scalata definitiva è importante <strong>fare dei periodi ad alta quota</strong>, salendo però in maniera graduale. Prima, ad esempio, va messo il campo base a 4000 metri, poi vai a 5500 e torni giù, vai a 6500 e torni giù… tutto ciò fino a quando non sei pronto per fare il tentativo finale per raggiungere la cima. Fisiologicamente è impossibile fare tutto d’un colpo”.</p>
<h2>I dati e gli strumenti più importanti nell’alpinismo</h2>
<p>La spedizione di Cala Cimenti sul Nanga Parbat è stata, secondo certi aspetti, decisamente “social”, perché l’alpinista è riuscito a informare familiari, amici e fans <strong>in tempo reale</strong>: “Grazie allo strumento <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/tecnologia/garmin-inreach-localizzatore-satellitare-perche-comprarlo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">inReach di Garmin</a>, che è un punto di svolta per quanto riguarda le comunicazioni nell’alpinismo, ho potuto condividere la salita con tutti coloro che erano a casa e volevano seguirmi: <strong>ogni 10-12 minuti inviavo una posizione</strong>, quindi da casa tutti vedevano questo puntino sullo schermo salire sempre di più”.<br />
Durante una spedizione ci sono, a grandi linee, due tipologie di indicatori da prendere in considerazione: i dati sul tracciato che si sta seguendo (compreso il meteo) e le informazioni sulle proprie <strong>condizioni fisiche</strong>: “Personalmente utilizzo una serie di strumenti. Ad esempio, grazie a Garmin ho un altimetro che mi segna la quota e la posizione precisa. Inoltre questo strumento fornisce dei dati sulle<strong> pulsazioni e sull’ossigenazione del sangue</strong>, due fattori molto importanti per capire <strong>l’indice di acclimatamento</strong> che stai raggiungendo. L’acclimatamento è soggettivo: ogni fisico reagisce alla quota in modo diverso”.</p>
<h2>Il consiglio più importante per i principianti</h2>
<p>Per concludere, Cala Cimenti ha dato <strong>un consiglio</strong> ai principianti che hanno il sogno di fare alpinismo ad alto livello: “Provarci, sempre. Non bisogna aver paura di fare brutte figure o di avere degli insuccessi.<br />
Nel mio caso, ci sono state delle delusioni prima di arrivare alla soddisfazione. Bisogna mantenere alta la motivazione e non ascoltare il giudizio altrui. Gli eventi tragici che sono accaduti ad altri nelle spedizioni passate possono condizionare, ma è importante studiarli e tenerli in considerazione per un’ottica futura”.</p>
<p><em>(Foto di copertina: <a href="https://www.instagram.com/calacimenti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">@calacimenti / Instagram</a>)</em></p>
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		<title>Stefi Troguet, l&#8217;alpinista con il rossetto rosso in cima agli Ottomila</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/stefi-troguet-alpinista-col-rossetto-rosso-ottomila/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 05:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[manaslu]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[ottomila]]></category>
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					<description><![CDATA[Stefi Troguet, l&#8217;alpinista con il rossetto rosso, dopo il Manaslu, suo secondo Ottomila nonché ottava[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/10/Stefi-Troguet-lalpinista-con-il-rossetto-rosso-in-cima-agli-Ottomila.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Stefi Troguet, l&#039;alpinista con il rossetto rosso in cima agli Ottomila" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/10/Stefi-Troguet-lalpinista-con-il-rossetto-rosso-in-cima-agli-Ottomila.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/10/Stefi-Troguet-lalpinista-con-il-rossetto-rosso-in-cima-agli-Ottomila-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><strong>Stefi Troguet</strong>, l&#8217;alpinista con il rossetto rosso, dopo il Manaslu, suo secondo Ottomila nonché ottava montagna più alta del mondo, punta a <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/la-storia-della-conquista-degli-ottomila-tutte-le-prime-assolute-e-invernali/" target="_blank" data-wpel-link="internal">raggiungere tutti i 14 Ottomila del mondo</a> senza ossigeno artificiale.</p>
<h2>Stefi Troguet e il primo Ottomila: il Nanga Parbat</h2>
<p>La sua prima sfida è stata il <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/nanga-parbat-2016-perche-la-prima-invernale-di-simone-moro-alex-txicon-ali-sadpara-e-tamara-lunger-e-una-conquista-storico/" target="_blank" data-wpel-link="internal">Nanga Parbat</a>, un&#8217;esperienza totalmente diversa rispetto al <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/danilo-callegari-alla-conquista-del-manaslu-la-montagna-dello-spirito/" target="_blank" data-wpel-link="internal">Manaslu</a>, dato che “in Pakistan c&#8217;erano solo 4 o 5 team mentre in Nepal il campo base era praticamente una città”, dice la giovane andorrana. Inoltre racconta che questa nuova avventura le è servita “ad aprire gli occhi ed essere più cosciente sul mondo in cui viviamo. È stato un modo molto diverso di vivere questo sport e la montagna, visto che c&#8217;erano quasi 800 persone che cercavano di raggiungere la cima con l&#8217;ossigeno”. Bisogna considerare che la vetta del Manaslu è uno dei posti di montagna più frequentati da alpinisti che intendono <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/5-consigli-per-chi-vuole-andare-sulleverest/" target="_blank" data-wpel-link="internal">fare la cima dell&#8217;Everest</a>, visto che le condizioni sono molto simili. Ha potuto vedere con i suoi occhi le famose immagini della gente in fila per raggiungere i diversi campi base.</p>
<h2>Stefi Troguet, l&#8217;alpinista con il rossetto rosso, e la vetta del Manaslu</h2>
<p>L&#8217;<a href="https://www.ferrino.it/team-ferrino/ambassador/mountain-explorer/estefania-troguet.html" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">alpinista di Andorra</a>, Spagna, spiega di aver avuto momenti duri in Nepal, ma di aver sempre avuto chiaro il suo obiettivo e che dopo tutto l’allenamento sapeva che avrebbe continuato a lottare per raggiungere la cima. Tuttavia di questa ultima esperienza Stefi racconta di essersi sentita molto bene fisicamente, cosa che le dà motivazione nel continuare ad allenarsi e a dare il massimo. Oltre a queste cime raggiunte Stefi continuerà con le sue imprese anche nel prossimo anno, da Maggio e Giugno del 2020 <strong>sempre con indosso il suo rossetto rosso che ormai è diventato un suo tratto distintivo</strong>: «Vuole semplicemente esprimere il mio essere donna ed essere qui, anche in cima ad un 8.000. Fino all’inizio dell’Ottocento non era possibile per le donne scalare le montagne e quelle che lo facevano erano contro le regole. Hanno dovuto lottare molto per affermarsi. E ora sono davvero molto contenta perché trovi ragazze in montagna un po’ ovunque e lo trovo molto importante: sono contenta di essere una di quelle».</p>
<h3>Ferrino accanto a Stefi Troguet</h3>
<p>Ferrino, azienda specializzata in accessori sportivi per l’outdoor, ha voluto sostenerla in questa avventura così importante, fornendole tutto il materiale necessario affinché potesse raggiungere il suo obiettivo: raggiungere la cima nelle migliori condizioni. Ferrino le ha fornito i suoi prodotti d’avanguardia durante la sua impresa, come ad esempio lo <a href="https://www.amazon.it/Ferrino-Radical-Zaino-Montagna-Bianco/dp/B016IPR1DO/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=1ZMOERYA75QXV&amp;dchild=1&amp;keywords=ferrino+radical&amp;psc=1&amp;qid=1571301664&amp;sprefix=ferrino+radica%2Caps%2C198&amp;sr=8-3&amp;_encoding=UTF8&amp;tag=sportoutdoor2-21&amp;linkCode=ur2&amp;linkId=0f6c7d7ea920e27af00c35f882083e01&amp;camp=3414&amp;creative=21718" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">zaino Radical 80+10</a><img loading="lazy" style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="//ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=sportoutdoor2-21&amp;l=ur2&amp;o=29" alt="" width="1" height="1" border="0" />, il <a href="https://www.amazon.it/Ferrino-HL-Revolution/dp/B07NY9XNH1/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=ferrino+Revolution&amp;psc=1&amp;qid=1571301758&amp;s=sports&amp;sr=1-1&amp;_encoding=UTF8&amp;tag=sportoutdoor2-21&amp;linkCode=ur2&amp;linkId=facfae9aa95a485b27e451280d85e726&amp;camp=3414&amp;creative=21718" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">sacco a pelo Revolution 1200 WTS</a><img loading="lazy" style="border: none !important; margin: 0px !important;" src="//ir-it.amazon-adsystem.com/e/ir?t=sportoutdoor2-21&amp;l=ur2&amp;o=29" alt="" width="1" height="1" border="0" /> e il piumino da spedizione fatto su misura.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le emozioni in vetta al Nanga Parbat in video</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/le-emozioni-in-vetta-al-nanga-parbat-in-video-himalaya-scalata-simone-moro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 09:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[himalaya]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[scalata]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2 ottobre scorso alle 12.40 8 alpimnisti sono arrivati in vetta al Nanga Parbat,[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/sherpa-mingma-nanga-parbat-facebook.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="sherpa-mingma-nanga-parbat-facebook" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/sherpa-mingma-nanga-parbat-facebook.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/sherpa-mingma-nanga-parbat-facebook-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/sherpa-mingma-nanga-parbat-facebook-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il 2 ottobre scorso alle 12.40 8 alpimnisti sono arrivati in vetta al Nanga Parbat, la montagna assassina che anche Simone Moro ha conquistato in invernale quest&#8217;anno. Fra i protagonisti di questa scalata ci sono il nepalese <strong>Sherpa Mingma Gyalje, il pakistano Muhammad Ali Spdara</strong>. Sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/climbermingma/?hc_ref=ARQzCWw3wX2rNgP20Xg_bqrQEkBeoDanKQS6lFTgqNCUHITszlyjqu4y4TjWiO_J8oA&amp;fref=nf" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Facebook</a> di Mingma G. è apparso un video girato in cima alla montagna, con commento felice e ansimante (sono saliti senza ossigeno).<br />
<strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/nanga-parbat-2016-perche-la-prima-invernale-di-simone-moro-alex-txicon-ali-sadpara-e-tamara-lunger-e-una-conquista-storico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">La prima invernale sul Nanga Parbat di Simone Moro, Ali Sapdara e Tamara Lunger</a></strong><br />
<iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fclimbermingma%2Fvideos%2F1136311586500939%2F&amp;show_text=0&amp;width=560" width="560" height="315" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<h3>I protagonisti</h3>
<p>Sherpa Mingma Gyalje è un fortissimo scalatore in ascesa nel mondo dell&#8217;alpinismo, che ha già conquistato 12 ottomila su 14 e ha recentemente aperto una nuova via in solitaria sulla parete ovest del Chobutse. Sapdara ha fatto parte della spedizione vincente di Simone Moro a febbraio e questa è la <strong>quarta volta che raggiunge la cima del Nanga Parbat.</strong><br />
<strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/la-storia-della-conquista-degli-ottomila-tutte-le-prime-assolute-e-invernali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">La storia della conquista degli Ottomila: tutte le prime, assolute e invernali</a></strong></p>
<p>Foto: Mingma Gyalje / Facebook</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Io, gli ottomila e la felicità, il libro di Tamara Lunger che racconta di montagna, sogni e rinunce</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/io-gli-ottomila-e-la-felicita-il-libro-di-tamara-lunger-che-racconta-di-montagna-sogni-e-rinunce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2017 07:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[ottomila]]></category>
		<category><![CDATA[tamara lunger]]></category>
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					<description><![CDATA[Interessante: la sconfitta vale come o più della vittoria, non solo quanto a strumento di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/02/io-gli-ottomila-e-la-felicita-il-libro-di-tamara-lunger-che-racconta-di-montagna-sogni-e-rinunce.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/02/io-gli-ottomila-e-la-felicita-il-libro-di-tamara-lunger-che-racconta-di-montagna-sogni-e-rinunce.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/02/io-gli-ottomila-e-la-felicita-il-libro-di-tamara-lunger-che-racconta-di-montagna-sogni-e-rinunce-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/02/io-gli-ottomila-e-la-felicita-il-libro-di-tamara-lunger-che-racconta-di-montagna-sogni-e-rinunce-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Interessante: la sconfitta vale come o più della vittoria, non solo quanto a strumento di crescita personale, ma anche nella comunicazione e nello storytellling. Abbiamo visto ad esempio come Salomon abbia realizzato <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/running/kilian-jornet-ecco-cosa-si-impara-dalle-sconfitte-video/" data-wpel-link="internal">un minifilm su un&#8217;impresa  fallita di Kilian Jornet</a>. Oa è il caso di Tamara Lunger: la storia della sua rinuncia alla conquista invernale del Nanga Parbat <strong>a 70 metri dalla vetta</strong> ha fatto il giro del mondo, e <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">le è valso il Gazzetta Award 2017</a>, l&#8217;Oscar dello sport italiano. E ora l&#8217;alpinista altoatesina la racconta in un libro, I<em>o, gli ottomila e la felicità</em>, da poco in libreria.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/nanga-parbat-2016-perche-la-prima-invernale-di-simone-moro-alex-txicon-ali-sadpara-e-tamara-lunger-e-una-conquista-storico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Nanga Parbat 2016: perché la prima invernale di Simone Moro, Alex Txicon, Ali Sadpara e Tamara Lunger è una conquista storica</a></strong></p>
<h3>Una rinuncia diventata esempio</h3>
<p>Già Simone Moro, che nella stessa spedizione sul Nanga Parbat è arrivato in cima dopo, ha deciso di svelare la fatica e i retroscena dell&#8217;ascesa alla vetta nepalese con un libro: <a href="https://www.amazon.it/rispetto-pazienza-corteggiato-chiamavano-assassina/dp/8817090239/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1481535400&amp;sr=8-1&amp;keywords=simone+moro+nanga+parbat&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina</a>. Ma anche nel suo caso ci sono state sconfitte che lo hanno aiutato a crescere come alpinista: per ben tre volte le condizioni meteo lo hanno costretto a abbandonare l&#8217;impresa, generando tanta frustrazione. Per la Lunger, la rinuncia è diventata una vittoria: <strong>la vittoria della consapevolezza</strong>, dell&#8217;umiltà, della dell&#8217;intelligenza (l&#8217;alpinista sentiva di non potercela fare e ha anteposto la sua sopravvivenza al successo professionale) e dell&#8217;altruismo (continuare avrebbe messo in difficoltà gli altri membri della spedizione). Tutte doti non scontate nel mondo dell&#8217;alpinismo.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/libri-da-leggere-nanga-fra-rispetto-e-pazienza-di-simone-moro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Libri da leggere: “Nanga. Fra rispetto e pazienza” di Simone Moro</a></strong></p>
<h3>La montagna dentro</h3>
<p>Il libro della trentenne altoatesina non si limita a narrare la sua versione dell&#8217;ascesa al Nanga Parbat ma scava dentro di sé per raccontare la passione per l&#8217;avventura che l&#8217;ha portata a diventare una delle alpiniste ed esploratrici più quotate al mondo. Nata a Bolzano, <strong>ha sempre vissuto in modo viscerale il contatto con la natura</strong>, cercando sempre di metter alla prova i suoi limiti, prima negli sport e poi nell&#8217;alpinismo. La sua montagna è anche spiritualità, ispirazione al miglioramento, ricerca della felicità e inseguimento dei sogni, dato che fin da piccola ambiva a salire su un ottomila (fino ad oera ne ha scalati due. Ed è anche lotta continua in un panorama prevalentemente maschile, a volte duro da sopportare.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/le-8-montagne-ecco-perche-il-libro-di-paolo-cognetti-e-davvero-da-leggere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Le 8 montagne: ecco perchè il libro di Paolo Cognetti è davvero da leggere</a></strong></p>
<p><em>Io, gli ottomila e la felicità</em>, scritto in collaborazione con Francesco Casolo, è di 224 pagine, pubblicato da Rizzoli, e disponibile anche in versione Kindle. La versione cartacea con copertina rigida <a href="https://www.amazon.it/Io-gli-Ottomila-e-felicit%C3%A0/dp/8817092363/ref=sr_1_1?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1486540405&amp;sr=1-1&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">costa 15,30 euro</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Perché Tamara Lunger è l&#8217;alpinista dell&#8217;anno senza aver raggiunto il Nanga Parbat</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2016 06:19:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[simone moro]]></category>
		<category><![CDATA[tamara lunger]]></category>
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					<description><![CDATA[Gli Oscar italiani dello sport 2016, i Gazzetta Awards che dal 1978 premiano gli atleti[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/perche-tamara-lunger-e-lalpinista-dellanno-senza-aver-raggiunto-il-nanga-parbat-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Gli Oscar italiani dello sport 2016, i <strong>Gazzetta Awards</strong> che dal 1978 premiano gli atleti italiani che più si sono distinti nell&#8217;anno, hanno visto l&#8217;affermazione di Tamara Lunger. La trentenne alpinista altoatesina ha conquistato la giuria (formata da giornalisti e dal pubblico votante) per quello che in realtà è un fallimento sportivo (si è fermata a pochi metri dalla vetta del Nanga Parbat, che stava affrontando con <a href="https://www.sportoutdoor24.it/search/simone+moro/" data-wpel-link="internal">Simone Moro</a>). Perché?</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/nanga-parbat-2016-perche-la-prima-invernale-di-simone-moro-alex-txicon-ali-sadpara-e-tamara-lunger-e-una-conquista-storico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Nanga Parbat 2016: perché la prima invernale è una conquista storica</a></strong></p>
<h3>Una sconfitta che è una vittoria</h3>
<p>Una scelta coraggiosa, quella della Gazzetta dello Soprt: la Lunger, che si è fermata poco prima della vetta per problemi di salute senza pesare sull&#8217;impresa dei suoi compagni, è diventata un simbolo della lealtà, dell&#8217;altruismo e della purezza dello sport, che sa mettere le ambizioni personali in secondo piano. Sarebbe stato molto più facile premiare lo stesso Moro. <strong>Andrea Monti, direttore della <em>Gazzetta dello Sport</em>,</strong> ha spiegato che il premio è andato a Tamara perché “sci sono sconfitte che meritano di essere celebrate come vittorie [&#8230;] Tamara Lunger ha avuto il coraggio di fermarsi a 70 metri dalla vetta del Nanga Parbat”.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/libri-da-leggere-nanga-fra-rispetto-e-pazienza-di-simone-moro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Libri da leggere: “Nanga. Fra rispetto e pazienza”, di Simone Moro</a></strong></p>
<h3>Sport che emoziona</h3>
<p>Oltre a <a href="http://www.tamaralunger.com/agenda.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Tamara</a>, elegante e con i tacchi a spillo una spanna sopra Moro, nella serata sono stati premiati proprio degli atleti che <strong>hanno saputo dare emozioni uniche, al di là dell&#8217;impresa sportiva</strong>: la fiorettista paralimpica Bebe Vio, Federica Pellegrini, Gregorio Paltrinieri, Gianluigi Donnarumma (unico calciatore), Niccolò Campriani, il team nazionale del volley maschile.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/la-storia-della-conquista-degli-ottomila-tutte-le-prime-assolute-e-invernali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">La storia delle conquiste degli ottomila</a></strong></p>
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		<title>Libri da leggere: &#8220;Nanga. Fra rispetto e pazienza&#8221; di Simone Moro</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/libri-da-leggere-nanga-fra-rispetto-e-pazienza-di-simone-moro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 08:06:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[simone moro]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia è più che nota: il 26 febbraio del 2016 Simone Moro, con Alex[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Simone-Moro-Nanga.-Fra-rispetto-e-pazienza-come-ho-corteggiato-la-montagna-che-chiamavano-assassina.jpeg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Simone-Moro-Nanga.-Fra-rispetto-e-pazienza-come-ho-corteggiato-la-montagna-che-chiamavano-assassina.jpeg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Simone-Moro-Nanga.-Fra-rispetto-e-pazienza-come-ho-corteggiato-la-montagna-che-chiamavano-assassina-300x210.jpeg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/12/Simone-Moro-Nanga.-Fra-rispetto-e-pazienza-come-ho-corteggiato-la-montagna-che-chiamavano-assassina-331x232.jpeg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>La storia è più che nota: il 26 febbraio del 2016 Simone Moro, con Alex Txicon, Ali Sadpara e Tamara Lunger è arrivato <strong>in cima, per la prima volta nella stagione invernale, al Nanga Parbat</strong>, finora mai conquistata nella stagione fredda. È il primo alpinista della storia a conquistare 4 Ottomila nella stagione invernale, e rimarrà per sempre l&#8217;ultimo.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/nanga-parbat-2016-perche-la-prima-invernale-di-simone-moro-alex-txicon-ali-sadpara-e-tamara-lunger-e-una-conquista-storico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Perché la prima invernale sul Nanga Parbat è un&#8217;ascensione storica</a></strong></p>
<h2>Il libro di Simone Moro sulla prima invernale sul Nanga Parbat</h2>
<p>La cronaca di quella spedizione è stata più che sviscerata, ma come in ogni impresa alpinistica c&#8217;è sempre molto di più da raccontare e Simone Moro l&#8217;ha fatto in un <strong>libro che svela molti retroscena di quelle lunghe settimane</strong>: il libro si intitola &#8220;Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina&#8221; e già dal titolo dice molto del rapporto dell&#8217;alpinista bergamasco con quella montagna enorme. Non è un segreto che Simone Moro abbia dedicato più di un anno della propria vita a questo corteggiamento (il termine è stato imposto dallo stesso Simone Moro alla casa editrice al posto di &#8216;conquistare&#8217; che non avrebbe reso il senso di un amore da cui è stato respinto 3 volte prima di vederne il coronamento) e non è un segreto che i piani iniziali fossero quelli di salire per la via Messner.</p>
<p>Nel libro <strong>Simone Moro racconta tutto, almeno dal suo punto di vista e nella sua versione</strong>, svela numerosi retroscena di quei giorni, dal rapporto con Nardi alla presenza a distanza di un misterioso Mister X e anche tanti dettagli su cosa significhi vivere per 3 mesi in una tendina a oltre 5mila metri di altitudine con una temperatura percepita di -50°C (per esempio si parla di bisogni corporali e degli stratagemmi per farli senza congelarsi). Ma soprattutto &#8220;Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina&#8221; è un <strong>libro da leggere perché è un libro raccontato</strong>: Simone Moro non aveva materialmente tempo di scrivere il libro con le proprie mani, tra il ritorno a casa e il momento in cui il libro sarebbe andato in stampa; poteva farlo scrivere ad altri, come fanno molti, ma non sarebbe stato nel suo stile, e così, come spesso capita anche in montagna, ha trovato un&#8217;altra strada. Il libro è stato infatti dettato al suo iPhone, viaggiando tra Bergamo e Bolzano, le due città in cui vive, e poi inviando i file audio alle editor di Rizzoli che ne hanno tratto le pagine che ora possiamo leggere.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/in-ginocchio-sulle-ali-il-nuovo-libro-di-simone-moro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">&#8220;In ginocchio sulle ali&#8221;, il nuovo libro di Simone Moro</a></strong></p>
<h2>Un libro racccontato: &#8220;Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina&#8221;</h2>
<p>È un libro bello, perché raccontato in presa diretta e quasi di prima mano, <strong>come se Simone fosse accanto a noi a raccontarci quella storia</strong>, e chi c&#8217;era alla presentazione presso la libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano sa benissimo che Simone è un fenomeno anche a raccontare storie.</p>
<p>&#8220;Nanga. Fra rispetto e pazienza, come ho corteggiato la montagna che chiamavano assassina&#8221; è pubblicato da Rizzoli, sono 419 pagine e nell&#8217;edizione con copertina rigida <a href="https://www.amazon.it/rispetto-pazienza-corteggiato-chiamavano-assassina/dp/8817090239/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1481535400&amp;sr=8-1&amp;keywords=simone+moro+nanga+parbat&amp;tag=sportoutdoor2-21" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">costa 19 euro</a>.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/simone-moro-lasciate-arrampicare-i-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Simone Moro: perché dovete lasciar arrampicare i bambini</a></strong></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nanga Parbat 2016: perché la prima invernale di Simone Moro, Alex Txicon, Ali Sadpara e Tamara Lunger è una conquista storica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2016 07:24:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[inverno]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[simone moro]]></category>
		<category><![CDATA[tamara lunger]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri, 26 febbraio 2016, ore 15.37 in Pakistan, le 11.37 italiane, Simone Moro, Alex Txicon[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/02/Nanga-Parbat-Invernale-Simone-Moro-Txicon-Lunger-Sadpara.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Nanga Parbat Invernale Simone Moro Txicon Lunger Sadpara" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/02/Nanga-Parbat-Invernale-Simone-Moro-Txicon-Lunger-Sadpara.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/02/Nanga-Parbat-Invernale-Simone-Moro-Txicon-Lunger-Sadpara-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2016/02/Nanga-Parbat-Invernale-Simone-Moro-Txicon-Lunger-Sadpara-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Ieri, 26 febbraio 2016, ore 15.37 in Pakistan, le 11.37 italiane, Simone Moro, Alex Txicon (Spagna) e Ali Sadpara (Pakistan) hanno mandato il messaggio &#8220;Cima&#8221; al campo base confermando che sì, <strong>erano riusciti nella prima invernale del Nanga Parbat</strong>: Tamara Lunger ha dovuto fermarsi pochi metri sotto gli 8126 metri della vetta in preda ai conati di vomito ma questo non toglie grandezza e merito a un&#8217;<strong>impresa che entra di diritto e immediatamente nella storia dell&#8217;alpinismo mondiale</strong>. Un&#8217;impresa che è costata 80 giorni di attesa nel freddo (fino a -50°C) e nel vento (fino a 50Km/h) del campo base nella speranza di una finestra di bel tempo tale da far tentare la vetta.</p>
<h3>Il record di Simone Moro</h3>
<p>Sì, per una volta, al netto di qualche polemica del momento riguardante il Gps di Txicon e l&#8217;esatto posizionamento della vetta, di dubbi non ce ne sono: l&#8217;impresa firmata da Simone Moro e dai suoi compagni di spedizione è di quelle che segnano un prima e un dopo, e che soprattutto assegnano a <strong>Moro un record speciale</strong>, quello di unico alpinista al mondo e di sempre ad aver scalato ben 4 Ottomila (Shisha Pangma, Makalu, Gasherbrum II e appunto Nanga Parbat) in invernale: l&#8217;unico gigante ancora inviolato in inverno è il K2, ma nessuno degli alpinisti attualmente in vita è a 3 prime invernali sugli Ottomila e così il record dell&#8217;alpinista bergamasco rimarrà scolpito per sempre nella storia di questa disciplina.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/simone-moro-lasciate-arrampicare-i-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Simone Moro: Lasciate arrampicare i vostri bambini</a></h4>
<h3>30 anni di tentativi e sogni</h3>
<p>Erano <strong>30 anni che si sognava di salire in cima al Nanga Parbat in invernale</strong>: come giustamente fa notare Alessandro Filippini che ha condotto la &#8220;diretta web&#8221; dal blog di Simone Moro sulla Gazzetta, il primo tentativo di ascensione invernale alla nona montagna più alta del mondo risale al 1984/85 per opera del giapponese Tsuneo Hasegawa. Ne sono seguiti altri <strong>31, 12 sul versante Rupal e 19 su quello del Diamir</strong>, con lo stesso <strong>Simone Moro al terzo tentativo</strong> riuscito lungo la via Kinshofer dopo aver tentato sia la Schell che la Messner-Eisendle.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/PY1DU75s2Bw" width="670" height="377" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>30 anni di tentativi e ossessioni (<strong>il polacco Tomek Mackiewicz ci ha provato 6 volte</strong> su 3 diverse vie senza mai raggiungere la vetta) nella stagione peggiore di quella che è conosciuta come la montagna assassina per aver il secondo indice di mortalità in rapporto alle ascensioni tentate tra gli Ottomila dopo l&#8217;Annapurna.</p>
<h4>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/arrampicata/simone-moro-il-nanga-parbat-preferisco-andare-a-funghi-dietro-casa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Simone Moro: “Il Nanga Parbat? Preferisco andare a funghi dietro casa!”</a></h4>
<h3>I complimenti di Reinhold Messner</h3>
<p>Reinhold Messner, il primo a conquistare la vetta salendo dal versante meridionale (nel 1970, durante la spedizione nella quale perse la vita suo fratello Günther) e il primo a compiere l&#8217;ascensione in solitaria totale partendo dal campo base (1978, la prima solitaria in assoluto in stile alpino ad un ottomila, passando dal versante Diamir) ha voluto dare il merito a Simone Moro per questa salita <a href="http://www.bergamopost.it/che-succede/simone-moro-cima-al-nanga-parbat-il-bergamasco-nella-storia-dellalpinismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">da lui definita</a> &#8220;bellissima&#8221;: &#8220;<em>Complimenti a Simone Moro. È lui che ha portato al successo la spedizione, con la sua esperienza e la sua tattica, paziente e deciso quando è il momento</em>&#8220;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Reinhold Messner: così è nata la mia passione per l&#8217;estremo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/reinhold-messner-ecco-come-e-nata-la-mia-passione-per-lestremo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2014 11:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[alpinismo]]></category>
		<category><![CDATA[everest]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[reinhold messner]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=17402</guid>

					<description><![CDATA[Reinhold Messner è stato protagonista di una serata organizzata a Sirtori (LC) dalla catena di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/07/Messner.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/07/Messner.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/07/Messner-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/07/Messner-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Reinhold Messner è stato protagonista di una serata organizzata a Sirtori (LC) dalla catena di negozi <a href="http://www.df-sportspecialist.it/Home.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Sport Specialist</a>: video sul maxi schermo, fotografie, racconti di vita, aneddoti di montagna. Reinhold sul palco e 3mila persone appese alle sue labbra, numeri e suggestioni da rockstar. Noi c&#8217;eravamo, ecco le <em>quote</em> più gustose della serata.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ho un rispetto infinito per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_Mallory" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">George Mallory</a> [l&#8217;alpinista inglese che ha preso parte ai primi tre tentativi di ascensione sull&#8217;Everest, dove perse la vita nel 1924, ndr]. Lui è arrivato a poche decine di metri dalla vetta indossando degli scarponi approssimativi con una manciata di chiodi infilati nella suola. Io con quell&#8217;attrezzatura, da giovane, non sarei salito nemmeno sul Monte Bianco.&#8221;</p>
<p>&#8220;Perché andiamo in montagna? Ci sono tante motivazioni diverse quanti sono coloro che si pongono la domanda. Non c&#8217;è una risposta giusta e una risposta sbagliata. C&#8217;è solo da chiedersi: è possibile o non è possibile? E questo vale anche per chi non sale esattamente sull&#8217;Himalaya&#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Io ho sempre voluto salire sull&#8217;Everest in stile alpino: una spedizione di poche persone, leggera, niente corde fisse e soprattutto niente ossigeno. Del resto, ai miei tempi sarebbero state indispensabili almeno sette bombole da 7 kg l&#8217;una per andare e tornare. Non volevo fare lo sbruffone, ma non potevo salire con 50 kg di bombole, più la tenda, i viveri, il sacco per dormire, il fornello, le corde e i ramponi. Se volevo salire in stile alpino dovevo imparare a salire senza l&#8217;aiuto dell&#8217;ossigeno.&#8221;</p>
<p>&#8220;Medici e alpinisti a quei tempi concordavano sul fatto che fosse impossibile salire in cima senza bombole. Sapevo bene che la vita lassù non può resistere per più di qualche minuto. Servono almeno 4 o 5 settimane di acclimatamento per far sì che si produca la giusta concentrazione di globuli rossi. La parte più impegnativa da scalare è proprio subito dopo il campo base, 1000 metri di dislivello. Più ti avvicini alla vetta, più le gambe sono molli. A ogni passo bisogna fare una sosta di 20 respiri profondi per prendere fiato.&#8221;</p>
<p>&#8220;Siamo animali sociali e trascorriamo una vita borghese. Poi ogni tanto qualcuno impazzisce e ci diamo all&#8217;estremo, alla ricerca dei nostri limiti. E se abbiamo la fortuna di arrivare in cima, tornare giù equivale a una rinascita. Capiamo che la vita nuda è il patrimonio più grande che abbiamo. E abbiamo così la possibilità di riempirla di cose nuove. Vedo la mia salita sull&#8217;Everest non da un punto di vista emotivo, ma come una grande esperienza che mi è servita dopo, che mi ha dato forza per i miei progetti futuri e per andare oltre.&#8221;</p>
<p>&#8220;Dopo la morte di mio fratello sul Nanga Parbat ero molto triste. Attorno al mio letto di ospedale, dove mi avevano amputato le dita dei piedi congelate, si raccoglievano amici e parenti che mi invitavano a lasciar perdere la montagna, a rimettermi a studiare e a fare qualcosa di serio nella mia vita. Io non potevo cedere. E il Sud Tirolo dove abitavo mi andava stretto. Otto anni dopo risalivo da solo il Nanga Parbat aprendo una via nuova. Dovevo coltivare e far rivivere i miei sogni. Era l&#8217;unico modo per far rivivere anche mio fratello con cui li avevo condivisi&#8221;.</p></blockquote>
<p>Credits foto: Cristina Risciglione / <a href="http://crphotographer.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">crphotographer.it</a></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Simone Moro: &#8220;Il Nanga Parbat? Preferisco andare a funghi dietro casa!&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2014 21:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arrampicata]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[nanga parbat]]></category>
		<category><![CDATA[simone moro]]></category>
		<category><![CDATA[the north face]]></category>
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					<description><![CDATA[Incontriamo Simone Moro all&#8217;inaugurazione del nuovo store TheNorthFace in centro a Milano (Corso Vittorio Emanuele / Galleria[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/Simone-Moro-North-Face.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Simone Moro North Face" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/Simone-Moro-North-Face.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/Simone-Moro-North-Face-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/Simone-Moro-North-Face-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Incontriamo <strong>Simone</strong> <strong>Moro</strong> all&#8217;inaugurazione del nuovo store <a href="https://www.facebook.com/thenorthfacestoremilan" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">TheNorthFace in centro a Milano</a> (Corso Vittorio Emanuele / Galleria San Carlo). Una folla di fan in adorazione si palesa in un attimo, tutti con un suo libro o &#8211; più spesso &#8211; un caschetto da arrampicata da far autografare.</p>
<p>Anche una bella signora sulla cinquantina che mal dissimula l&#8217;emozione e, quando arriva il suo turno, cinguetta: &#8220;Può scrivere per cortesia: a Laura, con affetto&#8221;?<br />
&#8220;Laura?&#8221;, accenna Simone guardandola negli occhi. &#8220;Tu sei mia amica di Facebook, vero? Mi ricordo di te. Laura&#8230;&#8221; e indovina anche il cognome.<br />
Laura si scioglie e il cronista non può che intervenire: &#8220;Scusi signora&#8230; ma lei gli scrive tutti i giorni?&#8221;<br />
&#8220;Beh, quasi&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Scusa Simone, ma tu quanti amici hai su Facebook?&#8221;<br />
&#8220;Credo 34mila, ma mica li ricordo tutti&#8221;&#8230;</p>
<p>Questo è Simone Moro e questo è il principio di una chiacchierata (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/avventura/simone-moro-cosa-mi-insegna-l-alpinismo-pericolo-montagna-video/" target="_blank" data-wpel-link="internal">in realtà è la seconda!</a>) fuori dai soliti schermi: sapevamo da dove stavamo cominciando ma non dove saremmo finiti. Un po&#8217; come in montagna. In fila, c&#8217;è anche gente in giacca e cravatta, appena uscita dall&#8217;ufficio.</p>
<p><strong>Hai mai rischiato di finire a lavorare in giacca e cravatta? Ai nostri tempi il mondo si divideva tra quelli che vivevano dietro a una scrivania e gli altri&#8230;</strong><br />
&#8220;Guarda, ricordo che a 6 anni dicevo di voler fare l&#8217;alpinista, a 10 di voler fare l&#8217;alpinista, a 15 di voler fare l&#8217;alpinista e anche a 20. E poi ce l&#8217;ho fatta. Io ho fatto le scuole superiori serali: al mattino lavoravo in un&#8217;agenzia di pratiche automobilistiche e facevo più o meno il fattorino. Correvo avanti e indietro per gli uffici della Motorizzazione Civile a Bergamo con un motorino scassato o in bici. Poi ho lavorato in un negozio di articoli sportivi come commesso, ma, per fortuna, lavori indoor dietro la scrivania non ne ho mai fatti. E poi al pomeriggio scalavo come un caimano e alla sera studiavo.&#8221;</p>
<p><strong>Dove andavi ad arrampicare a Bergamo, tua città natale?</strong><br />
&#8220;Andavo alla cava di Nembro. Sono 9 chilometri di salita. Ci andavo in bici o in moto insieme a Emilio Previtali (alpinista e leggenda dello sci freeride, ndr). Abbiamo fatto insieme le scuole medie e il periodo delle fughe in bicicletta.&#8221;</p>
<p><strong>Vai ancora in bici per allenarti?</strong><br />
&#8220;Per un lungo periodo ho scelto di fare un anno in bici e un anno di corsa a piedi, un anno in bici e un anno di corsa. Bici da strada, ovviamente. Ho fatto anche qualche granfondo. Sceglievo la bici per salvare le ginocchia e in più, se fai dei lavori di preparazione endurance, li fai meglio sui pedali. Due ore di bici fatta bene rendono più di due ore di corsa.&#8221;</p>
<p><strong>Perché la bici da strada e non la MTB?</strong><br />
&#8220;Era anche una questione di tradizione famigliare. Mio padre è stato campione italiano amatori su strada e in famiglia avevamo la bici nel sangue. Ho cominciato con lui da bambino e mi è rimasta la passione.&#8221;</p>
<p><strong>E poi da grande quando hai cercato un lavoro ti sei messo a fare l&#8217;elicotterista che non è esattamente come stare dietro a una scrivania&#8230;</strong><br />
&#8220;No, decisamente. E ho deciso di farlo non in Italia, magari portando i turisti a Porto Cervo, ma in Nepal per fare elisoccorso agli alpinisti. Al momento lavoro, ma non mi faccio nemmeno pagare.&#8221;</p>
<p><strong>E con l&#8217;aria rarefatta che c&#8217;è a quelle altitudini è dura: primo europeo a volare sull&#8217;Himalaya, record per il più alto recupero in parete mai effettuato a circa 7000 metri di quota. Se dobbiamo fare le cose, facciamole bene&#8230;</strong><br />
&#8220;Ho licenza americana, europea, nepalese e sto prendendo la canadese. Adesso comincerò a lavorare anche qui, anche per sviluppare alcuni progetti che ho in mente per cui serve l&#8217;elicottero. Per volare bene è molto importante allenarsi e fare pratica andando in elicottero il più possibile. Io ci sono andato un paio d&#8217;ore anche stamattina con mio figlio. Era una giornata limpidissima. Siamo andati sulle Orobie (le montagne tra la bergamasca e la Valtellina, ndr) con quattro sport camera montate sull&#8217;elicottero e abbiamo ripercorso tutta la traversata delle Orobie che ho fatto anni fa. Bisogna raccontare anche l&#8217;esplorazione che hai fuori casa perché non bisogna per forza andare sull&#8217;Everest né sulle Dolomiti per provare il piacere della montagna e dell&#8217;outdoor.&#8221;</p>
<p><strong>Conosci qualche segreto ben mantenuto sulle Orobie? Qualche angolo di paradiso ancora segreto?</strong><br />
&#8220;Su tutte le montagne incontri la gente solo dal parcheggio al rifugio. Dal rifugio in poi non incontri un cavolo di nessuno. Io suggerisco di andare oltre i 2000 metri, che più o meno è la quota massima dei rifugi da queste parti. Tutte le creste sono fantastiche: la traversata che ho fatto con Mario Curnis, dall&#8217;inizio delle Orobie al Passo del Vivione fino al Monte Legnone nel Lecchese &#8211; 200 km non stop in 12 giorni &#8211; è stata una bellissima esplorazione. Alcune creste sono alpinistiche, ma altre sono facilmente percorribili. Noi abbiamo voluto farle tutte in cresta, ma, se solo segui i sentieri appena sotto, non si incontra alcuna difficoltà.&#8221;</p>
<p><strong>Quali sport outdoor pratichi per allenarti?</strong><br />
&#8220;Vado tanto in bici. Corro tanto, anche tantissimo: faccio dai 100 ai 140 km alla settimana, dai 15 ai 20 al giorno, 70% sterrato e 30% asfalto. Corro appena fuori casa al Parco dei Colli, al Bosco della Maresana, vado verso Selvino e in Val Brembana. E poi arrampico, faccio tanti salti con il paracadute (non so se voi lo considerate outdoor ma io lo faccio!). Ho fatto kayak imparando sul Brembo, la scuola locale che ha sede a Zogno gestita dal mio amico Alessandro sta funzionando benissimo. Il Brembo è un fiume eccezionale: c&#8217;è anche un laghetto dove ci si allena a fare l&#8217;eskimo, a guidare il kayak, a fare gli appoggi. Ho provato la speleologia, il parapendio, il rafting in Nepal&#8230; E poi ovviamente vado a funghi qui fuori casa. Beh, la mia attività sportiva preferita!&#8221;</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
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