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	<title>inquinamento Archives - SportOutdoor24</title>
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		<title>Spiaggia a impatto zero, come non inquinare durante le vacanze al mare</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/spiaggia-a-impatto-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 08:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[impatto zero]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Fare le vacanze al mare è bello, andare in spiaggia a impatto zero ancora di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/07/Spiaggia-a-impatto-zero-comportamenti-ecologici-e-responsabili-per-le-vacanze-al-mare.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Spiaggia a impatto zero" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/07/Spiaggia-a-impatto-zero-comportamenti-ecologici-e-responsabili-per-le-vacanze-al-mare.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/07/Spiaggia-a-impatto-zero-comportamenti-ecologici-e-responsabili-per-le-vacanze-al-mare-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/07/Spiaggia-a-impatto-zero-comportamenti-ecologici-e-responsabili-per-le-vacanze-al-mare-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Fare le vacanze al mare è bello, <strong>andare in spiaggia a impatto zero</strong> ancora di più: il mare e il suo ecosistema sono ambienti estremamente fragili e delicati, e anche se il turismo di massa tende a farcelo dimenticare, sono i piccoli comportamenti quotidiani, moltiplicati per migliaia di persone, che possono aiutare a <strong>ridurre l&#8217;impatto ambientale delle nostre vacanze</strong> in un <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/5-peggiori-ecomostri-coste-italiane-mare-legambiente-natura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">mare già troppo aggredito da cementificazione, erosione, inquinamento e, talvolta, anche degrado</a>.</p>
<p>Se infatti solo il 30% degli 8mila km di coste italiane è rimasto allo stato naturale, e non sono rimaste che <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/spiagge-libere-selvagge-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">pochissime spiagge selvagge e libere</a>, è fondamentale non solo preservare queste ma anche ridurre il nostro impatto sulla restante costa (e comunque ovunque ci troviamo in spiaggia nel mondo) per provare a <strong>lasciare l&#8217;ambiente marino e costiero un po&#8217; migliore</strong> rispetto a come l&#8217;abbiamo trovato.</p>
<h2>Spiaggia a impatto zero: come non inquinare durante le vacanze al mare</h2>
<p>Il primo comportamento ecologico e responsabile è quello di <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/un-mare-di-spazzatura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">non lasciare i rifiuti in spiaggia</a>. Banale ma, a giudicare dalle immagini che ciclicamente si vedono dalle nostre cose, non così tanto. Una <strong>cannuccia di plastica</strong> impiega decenni a decomporsi, e così <strong>piatti, posate e bicchieri monouso</strong>, tanto che sempre più amministrazioni comunali di comuni costieri ne vietano l&#8217;uso a prescindere nelle cosiddette <strong>spiagge plastic free</strong>. Sarebbe meglio dotarsi di posate in metallo <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cosa-serve-per-andare-in-campeggio-in-tenda/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">come quelle da campeggio</a>, borracce in acciaio (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/le-piu-belle-borracce-in-acciaio-inossidabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">come queste</a>) o alluminio e comunque mai &#8211; mai &#8211; abbandonare la plastica in spiaggia (vale anche per i sacchetti, che possono finire in mare e soffocare pesci, delfini, tartarughe).</p>
<p>La carta è naturale, certo, ma non per questo non inquina: un fazzoletto, o un tovagliolo, ci mettono <strong>mesi a decomporsi</strong>, e nel frattempo inquinano.</p>
<h3>1. Vietato fumare a bordo mare</h3>
<p>Poi ci sono le <strong>sigarette</strong>, che sono forse il pericolo più subdolo per una spiaggia a impatto zero: un mozzicone, così piccolo e quasi invisibile, ci mette fino a 5 anni per decomporsi, e se guardate bene e cominciate a contarli, poi vi rendete conto di quanto fanno schifo. <strong>Alcune spiagge vietano ormai di fumare</strong>, ma se proprio non potete farne a meno, ed è concesso fumare, raccogliete i mozziconi e poi gettateli nei cestini della spazzatura.</p>
<h3>2. Cosa fare con alluminio e vetro</h3>
<p>Alluminio e vetro sono riciclabili, ma questo non significa che siano anche amici dell&#8217;ambiente: una lattina di una bibita può galleggiare in mare o rimanere integra sotto la sabbia per 500 anni, e una <strong>bottiglia di vetro ci mette 1000 anni a decomporsi</strong>. Quindi sì a lattine e bottiglie di vetro al posto della plastica, ma sì anche a riciclarle conferendole nei cestini della raccolta differenziata che ormai, sempre più, si trovano nelle spiagge o immediatamente a ridosso.</p>
<h3>3. Creme e lozioni inquinano tantissimo</h3>
<p>Creme, lozioni, spray, shampoo e detergenti sono dei veri e propri <strong>killer dei fragili ecosistemi marini</strong>. Oggi si trovano anche prodotti ecologici e certificati che non aggrediscono la vita del mare (tendenzialmente quelli a base minerale) ma comunque è bene evitare di sversarli sulla sabbia o peggio ancora direttamente in acqua. La <strong>doccia in spiaggia</strong> si può fare anche senza shampoo o doccia schiuma, basta un veloce risciacquo se proprio non amate il sale sulla pelle.</p>
<h3>4. Anche l&#8217;olio alimentare inquina</h3>
<p>Attenzione anche agli avanzi di cibo: una buccia di mela non è un pericolo per il mare, anche se vederla galleggiare in prossimità della <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/battigia-bagnasciuga-discorso-1943-mussolini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">battigia</a> non è certo bello, ma per esempio <strong>tutto ciò che è condito con olio</strong> &#8211; che non si discioglie in acqua &#8211; è altamente inquinante. E sì, intendiamo proprio l&#8217;olio per condire l&#8217;insalata.</p>
<h3>5. Niente souvenir dalla spiaggia</h3>
<p>Raccogliere la sabbia della spiaggia, una conchiglia o altro non è il modo migliore di portare a casa un bel ricordo della vacanza al mare: in alcune spiagge è severamente ed esplicitamente <strong>vietato raccogliere la sabbia</strong> (e anche in alcuni Paesi, dove i controlli alla dogana sono molto severi) e comunque ogni resto organico ha una propria funzione nell&#8217;ecosistema del mare, anche quelle alghe o meduse spiaggiate dalla mareggiata. Per una <strong>vera vacanza al mare a impatto zero</strong> dovremmo tendere ad alterare il meno possibile l&#8217;ambiente del quale siamo ospiti, lasciando solo impronte che si cancellano al passaggio dell&#8217;onda.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-653051" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash.jpg" alt="Spiaggia a impatto zero" width="1920" height="2400" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash-240x300.jpg 240w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash-819x1024.jpg 819w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash-768x960.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash-1229x1536.jpg 1229w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/shifaaz-shamoon-XujShJrrmCM-unsplash-1638x2048.jpg 1638w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non asportare nulla vale anche per la <strong>vegetazione</strong>, come se ne trova in numerose spiagge ancora allo stato naturale: fiori e piante svolgono un fondamentale lavoro nella tenuta della spiaggia, e asportarle, magari solo per decorare casa per qualche giorno, è una ferita gravissima all&#8217;ecosistema costiero.</p>
<h3>6. Dimenticare l&#8217;auto almeno in vacanza</h3>
<p>Infine, se vogliamo davvero essere a impatto zero, sarebbe importante anche <strong>usare il mezzo più ecologico e con il minor impatto</strong> per recarsi in spiaggia: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/e-bike-auto-elettrica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">dimenticare l&#8217;auto almeno per il periodo delle vacanze</a>, usare i mezzi pubblici o fare una passeggiata, o ancora <strong>usare la bicicletta per andare alla ricerca di spiagge e calette</strong> meno affollate è un buon modo per ridurre ulteriormente l&#8217;impatto delle nostre vacanze sull&#8217;ambiente costiero.</p>
<p><em>Photo by <a href="https://www.pexels.com/photo/beach-water-steps-sand-17727/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Adrianna Calvo from Pexels</a></em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Queste sono le piante da scegliere per mantenere l&#8217;aria buona in casa</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/le-piante-per-combattere-linquinamento-in-casa-blog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Econote]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 07:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1500" height="1052" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899.jpg 1500w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899-1024x718.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899-768x539.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/pexels-huy-phan-3076899-670x470.jpg 670w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><br><br><p>Siamo sempre all’erta quando la concentrazione di polveri sottili raggiunge livelli estremamente alti nell’atmosfera, ma spesso dimentichiamo che <strong>anche le nostre case</strong>, lungi dall’essere baluardi sicuri e isolati dall’esterno, sono la culla di altre sostanze altrettanto nocive per il nostro organismo. Stiamo parlando del cosiddetto <strong>inquinamento indoor</strong>: fumo delle sigarette, esalazioni di prodotti chimici usati per le pulizie, vapori di colle e vernici rilasciati dai mobili. E ancora le nuvole di polvere coi loro fastidiosi acari, le pozioni di formaldeide, tricloroetilene, anidride carbonica, benzolo – la lista potrebbe continuare.</p>
<h2>Le piante per combattere l’inquinamento in casa</h2>
<p>Come potete fare per <strong>combattere gli effetti dannosi dell’inquinamento tra le quattro mura</strong>? Facile: disseminate vasi e vasetti abitati dagli amici dal mondo vegetale. Alcune piante possiedono infatti poteri benefici utili anche a ripulire l’aria casalinga, innescando un processo di fitodepurazione. Ecco una lista di piante che ci vengono in aiuto.</p>
<p><strong>Contro le onde elettromagnetiche: la tillandsia</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12081" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/HK-James-Ho.jpg" alt="Le piante per combattere l’inquinamento in casa" width="1024" height="768" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/HK-James-Ho.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/HK-James-Ho-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/HK-James-Ho-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nelle nostre case ormai ci sono più apparecchi elettronici che persone. Non dimentichiamo che producono una cattiva compagnia: le onde elettromagnetiche. La tillandsia, piccola piantina piuttosto autosufficiente, ha il potere di assorbire proprio queste radiazioni.</p>
<p><strong>Contro gli agenti chimici: aloe vera, lingua di suocera, azalea</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12082" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/lingua-di-suocera-racchio.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/lingua-di-suocera-racchio.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/lingua-di-suocera-racchio-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/lingua-di-suocera-racchio-100x75.jpg 100w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Oltre a curare le irritazioni della pelle, l’aloe vera è l’ideale per depurare l’aria infestata da agenti chimici. Contro i vapori dei detergenti per le pulizie piantate una lingua di suocera – il nome potrà farvi rabbrividire, ma i suoi poteri sono davvero strabilianti: è portentosa per neutralizzare agenti chimici come la formaldeide. Anche l’azalea è perfetta per purificare l’aria da queste sostanze pericolose, ma, a differenza delle precedenti piante che non necessitano di particolari attenzioni, ha bisogno di molta luce e più cure.</p>
<p><strong>Contro il fumo: potos, gerbere e beaucarnea</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12085" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/gerbera-pensive-glance.jpg" alt="" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/gerbera-pensive-glance.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/gerbera-pensive-glance-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/04/gerbera-pensive-glance-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></p>
<p>Se state ancora aspettando che il vostro coinquilino o il partner la smetta con le sigarette, fate prima a munirvi di una di queste piantine che fanno strage di monossido di carbonio. Il potos, in particolare, è caldamente consigliato per la sua velocità riproduttiva: immergete un rametto nell’acqua e ne nasceranno molti altri.</p>
<p><em><span style="font-size: small;">Si ringrazia <a href="http://www.econote.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Econote.it</a>, magazine indipendente che si occupa di ecologia e sostenibilità da più punti di vista: architettura, attualità, mamme e papà, viaggi, marketing, animali, libri, risparmio e decrescita, racconti, arte. </span></em></p>
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		<title>Tutto quello che devi sapere sulle microplastiche nel cibo e i rischi di contaminazioni alimentari</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/microplastiche-nel-cibo-il-rischio-delle-contaminazioni-alimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Salute]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 09:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[microplastiche]]></category>
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					<description><![CDATA[Le microplastiche,. ovvero i polimeri sintetici sono comparsi alla fine del XIX secolo, intorno agli[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1920" height="1280" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Microplastiche nel cibo: il rischio delle contaminazioni alimentari" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/jas-min-DR2jtLy8Fe4-unsplash-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><br><br><p>Le microplastiche,. ovvero i <strong>polimeri</strong> <strong>sintetici</strong> sono comparsi alla fine del XIX secolo, intorno agli anni 1860, ma è stato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che è iniziato davvero il &#8220;boom della plastica&#8221;, classificando tale materiale come uno dei più diffusi sin dai suoi inizi come resina fenolo-formaldeide. Inizialmente concepita per migliorare le condizioni di vita umane, la plastica è oggi diventata una vera minaccia per l&#8217;ambiente e per la sicurezza del pianeta e di tutti coloro che lo abitano.</p>
<h2>Microplastiche nel cibo: il rischio delle contaminazioni alimentari</h2>
<p>Basti solo pensare al caffè che, negli ultimi anni, ci viene servito in tazze di carta: apparentemente una scelta green ma che in gran parte dei casi presenta un packaging misto di carta e plastica che spesso porta al rilascio di sostanze chimiche dannose e di microplastiche e può quindi danneggiare gli organismi viventi se finisce nella natura. I contenitori monouso hanno, infatti, da sempre il difetto di essere rivestiti con un sottile strato di plastica impermeabilizzante che si è rivelato nel tempo come un potenziale rischio elevato per l&#8217;ambiente.</p>
<h3>La plastica è presente in tutti gli ecosistemi dell&#8217;ambiente</h3>
<p>Attualmente, la plastica è presente in tutti gli ecosistemi dell&#8217;ambiente (aria, acqua e suolo), soprattutto a causa dell&#8217;ampia diffusione dell&#8217;imballaggio alimentare presente sul mercato – per prodotti come latticini, carne, pesce o bevande, compresa l&#8217;acqua minerale – che è in gran parte realizzato in plastica o nel formato misto di carta e plastica.</p>
<p>Il contatto tra il cibo e l&#8217;imballaggio è quasi sempre la causa di trasferimenti reciproci tra contenitore e contenuto. La qualità dei prodotti alimentari è, quindi, influenzata dall&#8217;interazione con le sostanze presenti nella composizione dell&#8217;imballaggio, che a volte determina l&#8217;alterazione delle qualità nutrizionali e l&#8217;incidenza sulla sicurezza del consumo.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-622624" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash.jpg" alt="Microplastiche nel cibo: il rischio delle contaminazioni alimentari" width="1920" height="1440" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash-300x225.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash-1024x768.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash-768x576.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/naja-bertolt-jensen-BJUoZu0mpt0-unsplash-1536x1152.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presenza di microplastiche è stata rilevata negli ecosistemi del suolo, nelle nuvole, nelle acque superficiali, nei sedimenti costieri, nelle sabbie delle spiagge, nei sedimenti d&#8217;acqua dolce e persino nel nostro sangue. Piogge e nevicate contengono un numero significativo di microplastiche, talvolta invisibili a occhio nudo. L&#8217;intensa diffusione della plastica associata alle scarse prestazioni dei sistemi di gestione dei rifiuti, inclusa la raccolta e la cattura a fine vita, ha portato a un accumulo massiccio di rifiuti plastici nell&#8217;ambiente con un tasso effettivo di riciclo che si attesta solo al 10%.</p>
<h3>le catene alimentari subiscono una grave contaminazione</h3>
<p>In questo scenario, le catene alimentari subiscono una grave contaminazione a causa delle emissioni di sostanze chimiche organiche idrofobe. L&#8217;acqua rappresenta uno dei principali veicoli per l&#8217;esposizione cronica alle microplastiche perché viene consumata quotidianamente ed è senza dubbio la fonte più importante di tali componenti nella nostra dieta; l&#8217;acqua viene utilizzata, ad esempio, in quantità considerevoli durante la preparazione delle pietanze, la pulizia e la sanificazione degli impianti di lavorazione alimentare. Tali particelle possono entrare nelle fonti di acqua potabile in diversi modi: dal deflusso superficiale (ad esempio dopo un evento di pioggia) agli effluenti di acque reflue, agli straripamenti dei sistemi fognari combinati, agli effluenti industriali, ai rifiuti plastici degradati e alla deposizione atmosferica (OMS 2019). Le bottiglie di plastica e i tappi utilizzati nell&#8217;acqua in bottiglia possono anche costituire fonti di microplastiche nell&#8217;acqua potabile. Sebbene si possa ipotizzare che la fonte di contaminazione per alcuni prodotti, come la birra o le bevande analcoliche, sia l&#8217;acqua; per altri, la contaminazione potrebbe avvenire attraverso l&#8217;ambiente, altri componenti costitutivi, processi produttivi o materiali di confezionamento.</p>
<h3>Quanta plastica mangiamo?</h3>
<p>Secondo uno Studio dell’Università di Newcastle, ogni settimana ingeriamo fino a 2.000 piccoli frammenti, equivalenti a circa 5 grammi, il peso di una carta di credito; annualmente, la media di assunzione si attesta oltre i 250 grammi. La maggior parte di queste particelle, che misurano meno di 5 millimetri, viene <strong>assorbita attraverso l&#8217;acqua che consumiamo, sia proveniente da bottiglie che dal rubinetto.</strong></p>
<p>Benché<strong> i prodotti del settore ittico risultino essere tra i più contaminati,</strong> non fanno eccezione il sale da cucina (rilevate in ben 18 ricerche), il latte, il miele, il riso, lo zucchero, la frutta e la verdura, varie bevande e persino la birra, spesso confezionata in bottiglie di vetro o lattine di alluminio. La fonte di contaminazione nei pesci, molluschi e crostacei è chiaramente identificata come proveniente dal mare. Al contrario, l&#8217;origine delle microplastiche riscontrate negli altri prodotti risulta meno definita, anche se &#8211; come dicevamo prima &#8211; si sospetta possa derivare principalmente dalle pellicole di confezionamento e dagli imballaggi. Si tratta di una situazione drammatica per la salute umana e quella del pianeta.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-622628" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash.jpg" alt="Microplastiche nel cibo: il rischio delle contaminazioni alimentari" width="1920" height="1280" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash.jpg 1920w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash-768x512.jpg 768w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2023/12/nareeta-martin-UKs_rzIYE6M-unsplash-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I ricercatori dell&#8217;Università di Göteborg lo hanno dimostrato in uno studio che testa l&#8217;effetto di tazze monouso realizzate con materiali diversi sulle larve di zanzara. I risultati hanno dimostrato che i rifiuti mal gestiti hanno la capacità di i<strong>nfluire negativamente sulla biota acquatica</strong>. Gallo et al. (2018) hanno evidenziato che gli impatti ambientali e i costi economici della produzione e del consumo di plastica, uniti agli sprechi, peggioreranno nel breve termine se non verranno adottate immediatamente misure preventive</p>
<p>Da una Ricerca dell’Università di Amsterdam sul rapporto sangue e microplastica è emerso, inoltre, che su 17 dei 22 volontari sottoposti ad esame, sono state individuate microplastiche di varie tipologie, con una <strong>concentrazione media di 1,6 microgrammi per millilitro</strong>. Il polimero più frequente è risultato essere il polietilene tereftalato (o PET, utilizzato ad esempio per la produzione di bottiglie), rilevato in metà dei partecipanti positivi. A seguire, il polistirene (36%), il polietilene (23%) e il polimetil metacrilato (5%).</p>
<h3>L’impatto sulla salute delle persone</h3>
<p>Secondo l&#8217;Istituto Superiore di Sanità (ISS), gli impatti delle microplastiche sull&#8217;uomo <strong>possono manifestarsi attraverso rischi di natura fisica, chimica o microbiologica.</strong> Da un punto di vista fisico le microplastiche[9] e le nanoplastiche possono superare le barriere biologiche, come quelle intestinali, ematoencefaliche, testicolari e persino la placenta, causando danni diretti, soprattutto agli apparati respiratorio e digerente, che sono i primi ad entrare in contatto con le microplastiche.</p>
<p>I rischi chimici, invece, sono <strong>provenienti dalla presenza di contaminanti come plasticizzanti (</strong>ftalati, bisfenolo A) o contaminanti persistenti (ritardanti di fiamma bromurati, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili) nelle microplastiche. Molti di questi contaminanti, in quanto interferenti endocrini, possono provocare danni al sistema endocrino, causare problemi nella sfera riproduttiva e nel metabolismo, sia nei figli di genitori esposti alle microplastiche durante la gravidanza, sia in età adulta a seguito di esposizione nelle fasi iniziali della vita (neonatale, infanzia, pubertà).</p>
<p>Inoltre, le microplastiche possono agire come veicoli per <strong>microrganismi</strong> <strong>patogeni</strong> che, aderendo alla loro superficie, possono causare malattie. Batteri come Escherichia coli, Bacillus cereus e Stenotrophomonas maltophilia sono stati individuati su microplastiche raccolte al largo delle coste del Belgio.</p>
<h3>Lo scenario normativo, il dibattito tra riciclo e riuso e la rinascita della carta</h3>
<p>In questo scenario il <strong>dibattito tra riciclo e riuso assume un ruolo centrale.</strong> Partiamo da un dato: benché la teoria del riciclo sembri essere una soluzione promettente ed efficace, in realtà solo il 10% della plastica viene riciclato, anche a causa delle migliaia di polimeri e sostanze chimiche, che rendono il processo molto complesso.</p>
<p>Da un punto di vista normativo, la Direttiva 94/62/EC (PPWD &#8211; Packaging and Packaging Waste Directive) sintetizza l’ambizione di un modello economico sostenibile e circolare. Nella sua prima versione del 2015 la Commissione ha fissato degli obiettivi per la prevenzione e la riduzione dei rifiuti da imballaggio con finalità di riciclo e riuso. Tuttavia, nonostante i propositi, è necessario un aggiornamento della normativa. A quasi dieci anni di distanza la Direttiva non è stata in grado di affrontare il crescente impatto ambientale degli imballaggi: il packaging continua, infatti, ad essere poco riciclabile e realizzato con troppo poco materiale riciclato.</p>
<p>Inoltre, ci sono anche grandi differenze nel modo in cui la Direttiva viene recepita da parte dei singoli Stati membri; per armonizzare l’attuazione nel continente la Commissione ha proposto nel novembre 2022 una revisione della Direttiva e la trasformazione in Regolamento (PPWR &#8211; Packaging and Packaging Waste Regulation). Sebbene la nuova normativa rappresenti un passo avanti significativo, non è però ancora sufficiente per raggiungere, entro pochi anni, obiettivi significativi in termini di riduzione della plastica.</p>
<h3>Il packaging riutilizzabile può essere una soluzione sostenibile?</h3>
<p>Il packaging riutilizzabile può essere una soluzione sostenibile, nelle sue dimensioni ambientali, sociali ed economiche, solo per alcuni campi molto specifici di applicazione, ovvero in contesti chiusi e strutturati laddove è possibile centralizzare e monitorare la gestione dei resi e realizzare sistemi di lavaggio efficienti. Esempi in tal senso sono gli edifici pubblici, gli aeroporti o le mense scolastiche.</p>
<p>Secondo EPPA (European Paper Packaging Alliance) il passaggio al packaging riutilizzabile rischierebbe di aumentare gli impatti socio-ambientali della ristorazione, creando dei rischi di contaminazione per gli utilizzatori finali. Per evitare ciò è necessario un maggiore consumo di materiali ed estrazione di risorse per la realizzazione dei prodotti adatti al riuso; un incremento del consumo di acqua per il lavaggio; costi elevati di adeguamento per i piccoli business, creando delle barriere d’ingresso che limitano l’offerta ristorativa europea e l’esperienza dei consumatori.</p>
<p>Per questo motivo, sarebbe auspicabile un rapido approfondimento da parte dell’EFSA e un intervento normativo per tutelare i consumatori dal rischio di rilascio di microplastiche nel packaging alimentare in plastica.</p>
<p>Oltre ad intraprendere azioni di prevenzione e riduzione di rifiuti non riciclabili, di armonizzazione della gestione e delle procedure negli Stati Membri e degli strumenti volti a stimolare la domanda di materiali per sviluppare le filiere di riciclo &#8211; è cruciale investire in soluzioni tecnologiche e in materiali alternativi e adattabili al singolo contesto. Uno studio commissionato da EPPA ha rilevato che gli imballaggi monouso a base di carta generano, ad esempio, 2,8 volte meno emissioni di CO2 e utilizzano 3,4 volte meno acqua nei fast-food e piccoli ristoranti rispetto a un&#8217;alternativa riutilizzabile in plastica.</p>
<h3>Il packaging monouso in carta</h3>
<p>Il packaging monouso in carta, funzionalizzato con un coating minerale a base di Silice e perfettamente riciclabile, può essere un’ottima alternativa alla plastica monouso e multiuso, da un punto di vista di performance ambientali lungo tutto il ciclo di vita, di sicurezza e igiene per i consumatori e di costi per il sistema[13]. Il coating minerale a base di Silice funzionalizza un imballaggio in carta (FSC®, PEFC®) e lo rende resistente all’umidità, ai grassi, ai gas e alla temperatura. Un prodotto che non altera la riciclabilità del suo supporto, privo di plastica &#8211; che previene il rilascio di sostanze chimiche dannose e di microplastiche come può avvenire nelle altre tipologie di imballaggi &#8211; ed è quindi sicuro per il consumatore.</p>
<p><strong>LEGGI ANCHE</strong>: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/la-tua-casa-e-piena-di-pfas-e-devi-cominciare-a-preoccuparti/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">La tua casa è piena di PFAS e devi cominciare a preoccuparti</a></p>
<p><em>Articolo di di Emiliano Caradonna, CEO di Qwarzo. | Photo by <a href="https://unsplash.com/@filmbetrachterin?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Jas Min</a> / <a href="https://unsplash.com/@naja_bertolt_jensen?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Naja Bertolt Jensen</a> / <a href="https://unsplash.com/@splashabout?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Nareeta Martin</a> </em></p>
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		<title>In quanto tempo si decompone una buccia di banana? Meglio non buttarla per terra</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/perche-non-buttare-la-buccia-di-banana-per-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 07:12:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo facciamo, lo abbiamo fatto, lo faremmo tutti di buttare la buccia di banana per[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/08/Perché-non-buttare-la-buccia-di-banana-per-terra.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Perché non buttare la buccia di banana per terra" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/08/Perché-non-buttare-la-buccia-di-banana-per-terra.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/08/Perché-non-buttare-la-buccia-di-banana-per-terra-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/08/Perché-non-buttare-la-buccia-di-banana-per-terra-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Lo facciamo, lo abbiamo fatto, lo faremmo tutti di <strong>buttare la buccia di banana per terra</strong>. Ma anche il torsolo della mela, o la buccia di un&#8217;arancia o del cocomero. Quanti ciclisti abbiamo visto gettare la buccia di banana a bordo strada? Quanti escursionisti farlo con il torsolo della mela? Quanti runner lanciare la buccia dell&#8217;arancia dopo il ristoro? Quanti, dopo un pic-nic. hanno lasciato la buccia dell&#8217;anguria tra i rovi o accanto al fiume? Magari non in città, ecco, ma in campagna, in una zona periferica, semirurale, oppure davvero in montagna, quanta gente <strong>abbiamo visto gettare i &#8220;rifiuti organici&#8221;</strong> nel prato, o tra i rovi? Be&#8217;, ma &#8220;<em>in fondo è roba naturale, mica è spazzatura</em>&#8221; abbiamo pensato più o meno tutti.</p>
<h2>Perché non buttare la buccia di banana per terra</h2>
<p>Tecnicamente sì, un torsolo di mela e una buccia di banana o di arancia <strong>sono naturali e si decompongono</strong>. Anzi, è roba organica come si dice oggi, e l&#8217;organico pensiamo tutti che siano rifiuti che si decompongono diventando fertilizzante per il suolo.<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-620210" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/buccia-bananaa-decomposizione.jpg" alt="buccia-banana-decomposizione" width="1500" height="998" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/buccia-bananaa-decomposizione.jpg 1500w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/buccia-bananaa-decomposizione-300x200.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/buccia-bananaa-decomposizione-1024x681.jpg 1024w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/08/buccia-bananaa-decomposizione-768x511.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" />Ma, perché c&#8217;è un ma, ci sono <strong>almeno due obiezioni da fare</strong> a questo ragionamento:<br />
1. In quanto tempo si decompone una buccia di banana?<br />
2. Ma una buccia di banana (o di arancia, o un torsolo di mela) gettati per terra sono comunque &#8220;rifiuti&#8221;?</p>
<h3>In quanto tempo si decompone una buccia di banana?</h3>
<p>Cominciamo dalla prima domanda. Una buccia di banana ci può mettere anche un paio di anni a diventare scura, decomporsi, degradarsi e scomparire (succede con le temperature basse, perché è ricca di fibre di cellulosa, altrimenti ci vogliono almeno un paio di mesi). Così anche una buccia di arancia. Un torsolo di mela meno, un paio di mesi. Quindi sì, è roba organica, è roba biodegradabile, <strong>è roba che si decompone e sparisce, ma questo non succede dalla sera alla mattina</strong>. Provare per credere? Mettete una buccia di banana, un torsolo di mela o una buccia di arancia sul terrazzo, o nel prato davanti a casa (nel vostro prato privato&#8230;) e vediamo quando si decompongono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4>&gt; I<strong>scriviti</strong> alla nostra <strong>newsletter</strong> compilando il <strong>form</strong> qui sotto!<br />
Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!</h4>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Una buccia di banana è un rifiuto?</h3>
<p>Poi c&#8217;è la seconda domanda, e a questo proposito scommettiamo che se lasciate una buccia di banana o di arancia, o un torsolo di mela, in bella vista sull&#8217;erba del vostro giardino, <strong>in pochi giorni trovate altri rifiuti</strong>? È l&#8217;effetto imitazione, quello delle discariche abusive, che basta uno che scarica il primo sacco e poi lo seguono tutti (o almeno tutti quelli che vogliono smaltire abusivamente i propri rifiuti). La stessa cosa succede lungo il sentiero con la buccia di banana, in montagna con il torsolo di mela, nel prato con la fetta di arancia masticata al ristoro della tapasciata: &#8220;<em>Se l&#8217;han fatto altri lo faccio anche io, tanto è roba naturale, organica</em>&#8220;. Sì, roba naturale e organica che però ci mette mesi a decomporsi, se non anni, e che ne attira altra. E qui, senza scomodare la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_delle_finestre_rotte" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">teoria della finestra rotta</a>, vale sempre il vecchio adagio dell&#8217;escursionista consapevole: &#8220;<em>Non prendere nulla se non i ricordi, non lasciare traccia del tuo passaggio</em>&#8220;. Perché l&#8217;escursionista consapevole sa come <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/6-buone-abitudini-per-un-trekking-a-impatto-zero/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">fare un trekking a impatto zero</a>, ma anche il turista consapevole sa <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/spiaggia-a-impatto-zero/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">come non lasciare tracce in spiaggia</a>.<br />
E il fatto che il sentiero, il prato, la montagna, la spiaggia, il letto del fiume o le sponde del lago siano di tutti, della comunità, non è un&#8217;attenuante. Anzi, è un&#8217;aggravante.</p>
<p>Con un paio di problemi collaterali non da poco: <strong>i rifiuti organici attirano topi e altri animali</strong> che se ne nutrono, e i semi, in determinate condizioni, potrebbero germogliare determinando la <strong>crescita di specie alloctone</strong> che colonizzano un territorio diverso dal loro habitat storico.<br />
Quindi davvero, <strong>riportiamo a casa i nostri rifiuti</strong>, anche quelli organici. Anche al ritmo di una buccia di banana a testa possiamo contribuire a rendere il mondo un po&#8217; più pulito.<br />
<em>Credits photo: <a href="https://www.pexels.com/photo/yellow-banana-peels-on-white-surface-1974514/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Pexels</a></em></p>
<h4></h4>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Inquinamento da plastica: 5 libri e 3 documentari per capirne di più</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/inquinamento-da-plastica-5-libri-e-3-documentari-per-capirne-di-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alice Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 07:44:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[L’inquinamento da plastica è uno tra i problemi ambientali più seri con cui dobbiamo fronteggiarci.[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/garbage-3552363_1280.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/garbage-3552363_1280.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/garbage-3552363_1280-331x232.jpg 331w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/garbage-3552363_1280-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>L’inquinamento da plastica è uno tra i <strong>problemi ambientali</strong> più seri con cui dobbiamo fronteggiarci. <a href="https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/01/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sullinquinamento-da-plastica" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Dal 1964 ai nostri giorni, la produzione di plastica annuale è passata da 15 a 310 milioni.</a> Questo incremento lo possiamo notare anche da <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno/" target="_blank" rel="noopener" data-wpel-link="internal">ciò che produciamo in casa</a>, dagli imballaggi e confezioni in plastica nei supermercati, per strada ma soprattutto nei mari. Ad oggi, negli oceani, si contano <strong>150 milioni di tonnellate di plastica</strong> e ogni anno aumenta di 8 milioni.</p>
<h2>Inquinamento da plastica: 5 libri e 3 documentari per capirne di più</h2>
<p>Oltre al problema dell’inquinamento c’è anche quello della fauna marina: l’inquinamento da plastica causa, ogni anno, la <strong>morte di un milione tra pesci, uccelli e altri organismi</strong>. La plastica, tuttavia, è ancora fondamentale per le nostre vite, per esempio per la conservazione di cibo, ma il modo in cui è prodotta e smaltita continua a danneggiare il pianeta non permettendo un’economia circolare. Per approfondire l’argomento abbiamo trovato 5 libri e 3 documentari che possono aiutarti a capirne di più e per dare un contributo:</p>
<h3>1. Atlante mondiale della plastica</h3>
<p>L<strong>’</strong>Atlante mondiale della zuppa di plastica è un libro che ripercorre la nascita e gli effetti dell&#8217;inquinamento da plastica. Nel libro l’autore riporta alcune <strong>soluzioni a contrasto dell’inquinamento ambientale</strong> da plastiche che riguarda oceani, fiumi e laghi ma anche l’aria e ciò che mangiamo. Questo volume vuole spingerci a riflettere sul tema per dare così un nostro contributo alla causa.<br />
<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Atlante-mondiale.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-70230" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Atlante-mondiale.jpg" alt="" width="670" height="470" /></a></p>
<p><a href="https://amzn.to/3ePXJFC" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Michiel Roscam Abbing – 27,70 € – Edizioni Ambiente</a></p>
<h3>2. Bye bye plastica</h3>
<p>In questo libro possiamo ripercorrere una nostra giornata e impareremo a fare a meno di quei materiali plastici che possiamo evitare. Bye bye plastica non solo ci aiuterà a riciclare e ad <strong>eliminare quella plastica superflua</strong> ma ci permetterà di correggere il nostro modo di vivere. In questo modo potremo, nel nostro piccolo, contribuire a cambiare un futuro che sembra scritto.<br />
<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Bye-bye-plastica.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-70232" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Bye-bye-plastica.jpg" alt="" width="670" height="470" /></a></p>
<p><a href="https://amzn.to/38QBbkg" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Luca Bonaccorsi – 13,30 € ­– Aboca</a></p>
<h3>3. L&#8217; isola che c&#8217;è. Il nuovo continente di plastica e rifiuti</h3>
<p>Per via delle correnti, in mezzo all’Oceano Pacifico si è creata una immensa isola di rifiuti: il Pacific Trash Vortex. Questo fenomeno dimostra come le <strong>nostre azioni si ripercuotano sugli ecosistemi</strong>. Questo libro analizza tutti quei fenomeni legati alla situazione ambientale del momento: l’inquinamento, l’utilizzo delle risorse naturali e il loro esaurimento, le attività produttive e la biodiversità sempre più a rischio con le conseguenze che hanno sulla nostra salute.<br />
<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/lisola-che-ce.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-70233" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/lisola-che-ce.jpg" alt="" width="670" height="470" /></a></p>
<p><a href="https://amzn.to/2Q6kyKS" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">– 23,75 € – Libreria Geografica</a></p>
<h3>4. Stop plastica a mare</h3>
<p>Un libro diviso in 30 tappe, una per ogni capitolo, che ha lo <strong>scopo di consapevolizzarci</strong> e di darci spunti per quelle piccole ma importanti azioni che possiamo fare tutti quotidianamente. Solibello dà attenzione ai problemi e agli effetti che la plastica ha sul mare, anche con l’immagine di copertina che è un sintomo della gravità della situazione e un monito ad agire.<br />
<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/SPAM.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-70234" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/SPAM.jpg" alt="" width="670" height="470" /></a></p>
<p><a href="https://amzn.to/38Sa08L" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Filippo Solibello – 15,53 € – Mondadori</a></p>
<h3>5. Un pianeta pieno di plastica</h3>
<p>“Un pianeta pieno di plastica” è un libro illustrato in cui Neal Layton affronta il problema della plastica spiegandocene l’importanza e le conseguenze. È un albo che ha l’obiettivo di far <strong>capire chiaramente anche ai più piccoli</strong>, che sono già più consapevoli dei grandi, cosa e come possono fare per contribuire ad arginare questo problema <strong>suggerendo idee concrete</strong> per far loro capire che è necessario invertire questa tendenza pericolosa che continua a fare danni.<br />
<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Un-mondo-pieno-di-plastica.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="alignnone size-full wp-image-70235" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/03/Un-mondo-pieno-di-plastica.jpg" alt="" width="670" height="470" /></a></p>
<p><a href="https://amzn.to/3r2z3fO" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Neal Layton – 13,20 € – Editoriale Scienza</a></p>
<h3>Documentari sull&#8217;inquinamento dei mari</h3>
<h3>1. A plastic ocean</h3>
<p>In “A plastic ocean” il regista e giornalista Craig Leeson documenta la <strong>presenza di plastica negli oceani e nei mari e le conseguenze che la plastica ha sul biosistema marino</strong> e sulla catena alimentare. Accompagnato dalla campionessa di immersione in apnea, Tanya Streeter, ci offre innovative strategie studiate poi con <a href="https://www.giacimentiurbani.eu/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Giacimenti Urbani</a>, l’associazione ce ha il merito di aver ideato “Deplastic, azioni e buone pratiche contro l’abuso di plastica”, una mostra che vuole veicolare l’attenzione sull’inquinamento da plastica e sulle possibili soluzioni a questo problema.</p>
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Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!</h4>
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<h3>2. Plastic river</h3>
<p><a href="http://www.chora.me/progetti-2/plastic-river/" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Plastic river</a> è un documentario girato da Manuel Camia nel 2019. Qui ci racconta l’iniziativa di Tiberio, <strong>un ragazzo milanese, che con il suo kayak percorre i fiumi e i laghi lombardi per ripulirli dalla plastica.</strong> Questo documentario vuole sensibilizzarci sul devastante impatto della plastica sulle acque dei nostri territori e dimostrarci come le nostre azioni giornaliere possano fare la differenza.</p>
<h3>3. 2050, cronache marine</h3>
<p>L’idea di questo docufilm nasce con un <strong>allarme futuro</strong>:<strong> se non riduciamo l’uso di plastica oggi tra 30 anni ci sarà più plastica che pesci nel mare.</strong> “2050: cronache marine” è quindi una campagna di sensibilizzazione che punta alla protezione dei mari e alla riduzione della plastica monouso. È un’iniziativa dell’<a href="https://www.istituto-oikos.org/2050-cronachemarine" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external"><strong>Istituto Oikos</strong></a><strong>, organizzazione </strong><strong>no profit impegnata nel tutelare la biodiversità,</strong> inserita nel progetto finanziato da Aics ‘<a href="https://www.istituto-oikos.org/progetti/life-beyond-plastic" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Life Beyond Plastic</a>, che ha l’obiettivo di contrastare l’impatto dell’uomo sull&#8217;ambiente e per ridurre l’inquinamento da plastica nei mari.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/0DKQBLl2kk0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché Bezos, Musk, Gates e i miliardari non fanno bene all’ambiente</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/perche-bezos-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 10:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Elon Musk, Bill Gates, Jeff Bezos e gli altri miliardari del pianeta (Roman Abramovich su[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="2000" height="1403" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/02/perche-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/02/perche-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente.jpg 2000w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/02/perche-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente-670x470.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/02/perche-musk-gates-e-i-miliardari-non-fanno-bene-allambiente-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /><br><br><p><strong>Elon Musk, Bill Gates, Jeff Bezos e gli altri miliardari del pianeta </strong>(Roman Abramovich su tutti) <strong>non fanno bene all’ambiente.</strong> Nonostante dedichino ingenti somme di denaro alla lotta contro l’inquinamento e il riscaldamento globale, l&#8217;impronta ambientale dei loro stili di vita è <strong>migliaia di volte superiore a quella di una persona comune.</strong><br />
Lo spiegano <a href="https://scholar.google.com/citations?user=d8efMHsAAAAJ&amp;hl=en" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">Richard Wilk</a> e Neatriz Barros, antropologi della Indian University, in un articolo su The Conversation, dove illustrano come hanno provato a studiare <strong>quale sia l’impronta ambientale di tutta la ricchezza</strong> dei paperoni mondiali.<br />
Premessa: molti scienziati affermano che per avere qualche speranza di limitare il riscaldamento globale i paesi devono dimezzare le proprie emissioni entro il 2030 ed <strong>eliminarle del tutto entro il 2050.</strong></p>
<h2>Perché Bezos, Musk, Gates e i miliardari non fanno bene all’ambiente</h2>
<p>Secondo stime di Forbes, i miliardari del mondo hanno visto la loro ricchezza aumentare di oltre <strong>1,9 trilioni di dollari nel 2020</strong>. I due studiosi hanno esaminato l’impatto dei primi 20 della classifica della rivista americana, setacciando 82 database di registri pubblici e utilizzando diverse fonti per documentare i loro possedimenti (e non delle loro aziende) e il sistema di calcolo messo a punto dall&#8217;<a href="https://www.epa.gov/energy/greenhouse-gases-equivalencies-calculator-calculations-and-references" target="_blank" rel="noopener external noreferrer" data-wpel-link="external">EPA</a>.<br />
Si tratta di persone che possiedono <strong>yacht, aerei, proprietà immobiliari</strong>, tutte cose che contribuiscono in modo negativo a innalzare i livelli di gas serra all&#8217;atmosfera. Per capirci, un mega yacht con equipaggio permanente emette circa 7.020 tonnellate di CO2 all&#8217;anno: secondo gli studiosi è “l&#8217;asset peggiore da possedere dal punto di vista ambientale”. Del resto abbiamo già visto come <strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/costi-cambiamento-climatico/" data-wpel-link="internal">i veri costi del cambiamento climatico sono più alti di quel che pensiamo.</a></strong></p>
<h2>Ambiente, i miliardari che inquinano di più: Roman Abramovich</h2>
<p>Così è emerso che un cittadino americano medio emette circa 15 tonnellate di CO2 a testa (dati del 2018), contro le 5 tonnellate della media globale. Le 20 persone più ricche hanno invece contribuito in media con la strabiliante cifra di <strong>circa 8.190 tonnellate di CO2. Ovvero quanto 546 americani e 1638 persone di altri paesi.<br />
</strong>Alcuni poi sono andati oltre. <strong>Roman Abramovich è il più grande inquinatore della lista:</strong> il proprietario del Chelsea e di gigantesche aziende di gas e petrolio possiede il secondo yacht più grande al mondo, un Boeing 767 progettato su misura con sala da pranzo da 30 posti, e altri velivoli; ha case e castelli in tutto il mondo; ebbene, Abramovich è responsabile di almeno <strong>33.859 tonnellate di emissioni di CO2 nel 2018</strong> (più di due terzi provenienti dal suo yacht). Cioè quanto 6771 persone comuni non americane.<br />
senza dimenticare che <strong><a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/perche-linquinamento-ci-rende-piu-stupidi/" data-wpel-link="internal">l&#8217;inquinamento rende più stupidi</a></strong>, ecco la classifica:<img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-69429" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2021/02/classifica-impronta-carbonio.png" alt="classifica-impronta-carbonio" width="666" height="527" /></p>
<h2>Quanto inquinano Elon Musk e Bill Gates</h2>
<p><strong>Jeff Bezos</strong>, al primo posto della classifica degli uomini più ricchi, è relativamente uno di quelli che inquinano meno, con <strong>poco più di 2mila tonnellate (2.053).</strong><br />
<strong>Elon Musk</strong>, CEO di Tesla Motors e SpaceX, il secondo più ricco del mondo, ha un&#8217;impronta di carbonio sorprendentemente bassa: 2.084 tonnellate nel 2018. Ma <strong>ha appena venduto le sue 8 case</strong> e ha promesso di cedere il resto dei suoi beni terreni, cosa che abbasserà ancora il suo impatto sull’ambiente.<br />
<strong>Bill Gates</strong>, la quarta persona più ricca del mondo con 124 miliardi di dollari, è impegnatissimo co0n la sua fondazione nella lotta per l’ambiente, ma ha una <strong>casa da 127 milioni di dollari da 6.131 metri quadrati</strong>, con un garage per 23 auto, svariate altre abitazioni, quattro jet privati, un idrovolante e diversi di elicotteri. La sua impronta annuale ammonta <strong>a 7.493 tonnellate di carbonio,</strong> principalmente dovuta ai voli.<br />
La ricerca vuole spingere a riflettere sul reale carico ambientale della ricchezza e creare consapevolezza anche nei miliardari che sbandierano le loro azioni contro la CO2. Un po’ come si fa in Svezia, dove p stato coniato il termine <strong>‘flygskam’, cioè ‘vergogna del volo’</strong>, per far crescere la consapevolezza sull&#8217;impatto dei viaggi aerei sul clima.<br />
[Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/tama66-1032521/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3480914" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Peter H</a> da <a href="https://pixabay.com/it/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=image&amp;utm_content=3480914" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a>]</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Verso la Generazione Oceano: il 22 ottobre in diretta streaming l&#8217;evento per la salvaguardia dell’ambiente marino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/verso-la-generazione-oceano-il-22-ottobre-in-diretta-streaming-levento-per-la-salvaguardia-dellambiente-marino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 14:41:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
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					<description><![CDATA[“Verso la Generazione Oceano”, appuntamento in programma per il prossimo 22 ottobre dalle ore 09:00[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/10/“Verso-la-generazione-oceano”-Decennio-del-mare.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="“Verso la generazione oceano” - Decennio del mare" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/10/“Verso-la-generazione-oceano”-Decennio-del-mare.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/10/“Verso-la-generazione-oceano”-Decennio-del-mare-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
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<td valign="top">
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
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<td class="m_-7392977294424796926mcnTextContent" valign="top"><strong>“Verso la Generazione Oceano”</strong>, appuntamento in programma per il prossimo <strong>22 ottobre</strong> dalle ore 09:00 alle 14:00 al <strong>Teatro </strong><strong>No’hma di Milano</strong> e in diretta <a href="https://greenmedialab.us4.list-manage.com/track/click?u=4b6c5703a7db7b122fb3f1204&amp;id=12a0f813ce&amp;e=2119702c58" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://greenmedialab.us4.list-manage.com/track/click?u%3D4b6c5703a7db7b122fb3f1204%26id%3D12a0f813ce%26e%3D2119702c58&amp;source=gmail&amp;ust=1602853983721000&amp;usg=AFQjCNFvJOsODlMEnWaEFmo-t5ZboxN9cA" data-wpel-link="external">streaming sul sito decenniodelmare.it</a>, è l’evento divulgativo, organizzato dalla Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO) in collaborazione con Worldrise, associazione attiva nella <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/mare-mascherine/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">salvaguardia dell’ambiente marino</a> e nel coinvolgimento delle nuove generazioni. <strong>“Verso la Generazione Oceano”</strong> si pone l’obiettivo di promuovere il decennio (2021-2030) che le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare alle<strong> scienze del mare per lo sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p>Tra i vari partner di “Verso la Generazione Oceano” si segnala <strong>Qwarzo</strong>, società che realizza prodotti con carta qwarzata in sostituzione della plastica e della bioplastica, 100% “home compost” e riciclabile.  Luca Panzeri, Chief Technology Officer di Qwarzo dice: “<em>Il nostro obiettivo è di contribuire con la nostra innovativa tecnologia a sostituire prodotti di plastica e bioplastica con prodotti in carta qwarzata, del tutto naturali e compostabili rapidamente, soprattutto in mare. Per questo gli obiettivi del Decennio del Mare sono anche i nostri obiettivi</em>”.<br />
Saranno presenti anche <strong>DoDo </strong>di Pomellato, maison di charms e gioielli con un’innata sensibilità verso iniziative sostenibili, che ha realizzato quest’anno un progetto con l’impresa sociale Tēnaka, volto al ripristino di un tratto di barriera in Malesia e dei suoi coralli denominati “i gioielli del mare”.  Sabina Belli, CEO di DoDo, afferma: “<em>Tēnaka e DoDo sono in linea con i nostri valori fondamentali da sempre proiettati verso il rispetto e la protezione del nostro pianeta. Siamo orgogliosi di lavorare con il team giovane e appassionato di Tēnaka, supportando l’approccio innovativo che impiegano per la ricostruzione delle barriere coralline del mondo. Non vediamo l’ora di creare un futuro più sano supportato dallo spirito di cooperazione e dalla consapevolezza che condividiamo la stessa terra e la stessa casa</em>”.<br />
Infine, il gruppo assicurativo <strong>AXA</strong> Italia, che da 10 anni promuove azioni sostenibili per un pianeta ed un’impronta aziendale più responsabile. “<em>Siamo orgogliosi di essere al fianco dell’Unesco per contribuire a costruire un futuro più sostenibile e resiliente, un percorso che vedrà coinvolta tutta AXA Italia e le sue persone</em> – ha dichiarato Patrick Cohen, CEO del Gruppo assicurativo AXA Italia. <em>C’è uno stretto legame tra salute e ambiente: proteggere il clima e la biodiversità significa proteggere noi stessi e il nostro futuro, un impegno in linea con la nostra ragion d’essere</em>”</p>
<p>A fare gli onori di casa saranno i rappresentanti delle istituzioni che hanno patrocinato questo primo evento, a partire da <strong>Ana Luiza Thompson-Flores</strong>, Direttore Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, poi <strong>Livia Pomodoro</strong>, Presidente del Teatro No’hma. A seguire, l’onorevole <strong>Sergio Costa</strong>, Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e il sindaco del Comune di Milano <strong>Beppe Sala </strong>o<strong> Lamberto Bertolè</strong>, Presidente del Consiglio Comunale. Infine, prenderanno la parola <strong>Massimo Gaudina</strong>, Head of the European Commission’s Regional Representation of Italy, <strong>Silvia Bartolini</strong>, Head of Unit Marine Environment and Water Industries, <strong>Claudia Sorlini</strong>, Vice Presidente Fondazione Cariplo e <strong>Alberto Martinelli</strong>, Presidente Fondazione AEM-Gruppo A2A.</p>
<p>Dalle ore 9:30 alle ore 9:50 saranno <strong>Mariasole Bianco</strong>, Presidente di<strong> Worldrise Onlus</strong>, esperta di conservazione dell’ambiente marino e divulgatrice scientifica, e <strong>Francesca Santoro</strong>, Specialista di Programma e coordinatrice del programma di educazione all’oceano della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’<strong>UNESCO</strong>; a introdurre i temi della giornata, l’oceano con le sue meraviglie e le emergenze principali da affrontare, così come il Decennio con i suoi obiettivi e  l’impegno della comunità internazionale per la salvaguardia dell’oceano.</p>
<p>La manifestazione entrerà nel vivo con il panel “Il Futuro è nell’oceano” moderato da <strong>Simona Roveda</strong>, Direttrice Editoriale e Comunicazione di LifeGate, media partner dell&#8217;evento, il cui intervento sarà seguito da <strong>Max Casacci</strong>, chitarrista dei Subsonica, che suonerà in anteprima il suo brano “Oceanbreath”, realizzato interamente con i suoni dell’oceano e in uscita a fine novembre. Insieme a <strong>Giusy Bettoni</strong> di C.L.A.S.S., <strong>Luca Panzeri</strong> di Qwarzo e <strong>Daniele Moretti</strong> di Sky TG24, seguirà il dibattito sull’importanza che l’oceano ha nella lotta alle emergenze ambientali e sulla necessità di promozione di un’economia sostenibile<strong>.</strong><br />
Successivamente, le tre tematiche centrali dell’evento – cambiamenti climatici, sicurezza alimentare e salute umana – presentate da <strong>Diana de Marsanich</strong>, giornalista green di F e Natural Style, saranno discusse insieme a <strong>Simona Masina</strong> del Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenti climatici, <strong>Antonio Pietroiusti</strong> dell’Università Tor Vergata e <strong>Livia Pomodoro</strong>, Presidente del teatro No’hma.</p>
<p>Infine, l’ultima tavola rotonda “Insieme verso la generazione oceano”, sarà introdotta dalla Direttrice delle testate dell’area infanzia <strong>RCS</strong>, <strong>Chiara Bidoli</strong>, insieme a diversi ospiti: <strong>Arianna Mancuso</strong>, membro del Marine Science Group dell’Università di Bologna e <strong>National Geographic </strong>explorer, <strong>Daniela Mainetti</strong>, fondatrice di Donne di Mare, <strong>Anne De Carbuccia</strong>, Presidente di “One Planet One Future”, <strong>Fabio Venteruzzo</strong>, Head of Corporate Responsibility di <strong>AXA Italia</strong>, <strong>Sabina Belli</strong>, CEO di Pomellato e <strong>Anne-Sophie Reux</strong>, fondatrice di Tēnaka.</td>
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<td valign="top"><img class="m_-7392977294424796926mcnImage CToWUd a6T aligncenter" tabindex="0" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/LjRhaZdlL0-54A2AVGJWb1xm8xe6HQfjkI5gC5kHJxnqvNPM2vlT3TpRJqIKyU1d-EdQTxeiteCtdKG8ffQVXudK3swo7QubLyKAjnBmu6Fw_CnNH0Xpd5Q6cDve0q33XMTiV8j7iYkPVZ6QQl_FWiiU84Fptg=s0-d-e1-ft#https://mcusercontent.com/4b6c5703a7db7b122fb3f1204/images/abe7f2e4-7993-4c9b-9bc6-fc304236293b.jpg" alt="" width="564" align="middle" /></td>
</tr>
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<td class="m_-7392977294424796926mcnTextContent" valign="top">Ma le sorprese per il pubblico non sono finite: l’evento infatti, sarà reso ancora più unico da <strong>nove murales</strong> che porteranno i colori del mare nella via adiacente al teatro grazie alle opere degli studenti dell’<strong>Accademia di Belle Arti di Brera </strong>e realizzati con le vernici Liquitex, per proteggere le opere dai raggi UV e Airlite, una pittura in grado di assorbire l’inquinamento presente nell’aria.</p>
<p>L’evento inoltre vedrà l’eccezionale partecipazione di <strong>Caterina Balivo</strong>. La conduttrice da sempre attenta ai temi legati alla sostenibilità e grande sostenitrice di azioni e movimenti volti a migliorare le condizioni del Pianeta Blu in cui viviamo, sposerà l’iniziativa in qualità di <strong>Madrina dell’Oceano</strong>.</p>
<p>A conclusione, <strong>Davide Villa</strong>, CMO e Board Member di <strong>E.ON</strong> Italia, premierà l’idea vincente dell’Oceanthon, l’hackathon digitale che ha visto la partecipazione di oltre 130 esperti di diversi settori che insieme a 40 mentor hanno sviluppato <strong>11 idee innovative per rispondere alle sfide stabilite dal Decennio</strong>. “<em>Il nostro impegno per il clima e per l’energia pulita non può prescindere dal sostegno alla salvaguardia dell’oceano a cui abbiamo dedicato il nostro progetto di sostenibilità Integrata Energy4Blue. L’obiettivo del nostro costante impegno è di costruire una community di soggetti consapevoli che sostengano il cambiamento: ciò vuol dire attivarci per coinvolgere i clienti e le comunità, promuovendo l’innovazione e mettendo a disposizione dei talenti le nostre competenze per arrivare a soluzioni concrete</em>”, ha dichiarato Villa. L’azienda energetica accompagnerà i vincitori dell’hackaton nel percorso di sviluppo e implementazione del loro progetto, condividendo con il team il proprio know-how e la propria expertise.</td>
</tr>
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</tbody>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto ambientale di mascherine e guanti contro il Coronavirus</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/limpatto-ambientale-di-mascherine-e-guanti-contro-il-coronavirus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 10:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[mascherine]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;impatto ambientale di mascherine e guanti contro il Coronavirus è un problema con cui occorre[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Limpatto-ambientale-di-mascherine-e-guanti-contro-il-Coronavirus.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="L&#039;impatto ambientale di mascherine e guanti contro il Coronavirus" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Limpatto-ambientale-di-mascherine-e-guanti-contro-il-Coronavirus.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Limpatto-ambientale-di-mascherine-e-guanti-contro-il-Coronavirus-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>L&#8217;impatto ambientale di mascherine e guanti contro il Coronavirus è un <strong>problema con cui occorre fare i conti fin da adesso</strong>. Nella prima fase dell&#8217;emergenza da COVID-19 l&#8217;attenzione era giustamente concentrata sull&#8217;approvigionamento di questi dispositivi di protezione individuale: se all&#8217;inizio la loro effettiva utilità era stata messa in dubbio da più parti (la stessa OMS ha dovuto rivedere le sue iniziali raccomandazioni sull&#8217;uso dei dispositivi di protezione individuale) ora è chiaro che <a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/coronavirus-come-fare-le-mascherine-a-casa-con-una-borsa-in-polipropilene/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">indossare mascherine e guanti è l&#8217;unica barriera che indiscutibilmente può proteggere le persone dal Coronavirus</a> e limitare la diffusione del contagio, a maggior ragione se davvero <a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/il-coronavirus-resiste-nellaria-fino-a-16-ore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">il Coronavirus resiste a lungo nell&#8217;aria</a>. Infatti <strong>l&#8217;uso della mascherina è tra gli obblighi previsti per la cosiddetta Fase 2</strong> che prevede il rallentamento delle misure di distanziamento sociale. Tuttavia non bisogna dimenticare che <strong>mascherine e guanti sono prodotti essenzialmente con materiale plastico</strong>, principalmente polipropilene, e che la plastica non è biodegradabile. Questo comporta due conseguenze di cui tutti dovremo tener conto. La prima è che <strong>mascherine e guanti vanno gettati nell&#8217;indifferenziato</strong> e non nel sacco dei materiali plastici o multileggeri. Quindi i dispositivi di protezione individuale aumenteranno la quota di rifiuti giornalieri che non possono essere riciclati. La seconda è che <strong>la loro dispersione nell&#8217;ambiente farà aumentare la quantità delle dannose microplastiche</strong> che circolano prima nell&#8217;aria e nel suolo, poi finiscono nelle acque di laghi e fiumi, e infine confluiscono nel mare, <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/un-mare-di-spazzatura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">con gravi conseguenze per la flora e fauna marina</a> ma ricadute anche sulla catena alimentare e, in definitiva, sulla nostra salute.</p>
<h2>L&#8217;impatto ambientale di mascherine e guanti contro il Coronavirus</h2>
<p>Secondo l&#8217;<a href="https://www.iucn.org/resources/issues-briefs/marine-plastics" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">International Union for Conservation of Nature</a> almeno <strong>8 tonnellate di plastica, sui 300 milioni prodotti ogni anno, finiscono direttamente negli oceani</strong>, costituendo l&#8217;80% dei rifiuti che si trovano tanto in superficie quanto sedimentati sui fondali. Questa enorme massa di rifiuti plastici in oceani e mari, per cui si parla ormai di <em>Plastic Trash Vortex</em> o isole di plastica, costituisce un <strong>mortale pericolo per pesci, tartarughe e uccelli marini</strong> che, attirati dai colori sgargianti e dal loro fluttuare sulla superficie, li confondono con il cibo e se ne nutrono. Il rischio più immediato è morire per soffocamento, quello a lungo termine per eccesso di ingestione (lo scorso anno, nello stomaco di un capodoglio morto spiaggiato sull&#8217;isola di Harris in Scozia sono stati trovati 100 kg di materiale plastico). Secondo <a href="https://oceanconservancy.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Ocean Conservancy</a> sono <strong>oltre 600 le specie animali la cui esistenza è a rischio</strong> a causa della plastica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>L&#8217;allarme ambientale</h3>
<p>L&#8217;allarme verso la dispersione nell&#8217;ambiente di una grande quantità di guanti e mascherine si è già levato da più parti, singoli individui e organizzazioni ambientaliste. Già a inizio febbraio il <strong>gruppo ambientalista OceanAsia</strong> ha mostrato le immagini di guanti e mascherine di plastica sulle spiagge di Hong Kong.</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/ckvaADyUyz8" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Lo stesso ha fatto un&#8217;<strong>altra associazione ambientalista impegnata nel combattere l&#8217;inquinamento plastico</strong> nei mari, 4ocean</p>
<blockquote class="twitter-tweet">
<p dir="ltr" lang="en">We are finding more and more personal protective equipment during our cleanups. Please dispose of these items responsibly! <a href="https://twitter.com/hashtag/4ocean?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">#4ocean</a> <a href="https://t.co/cgMDhISq2K" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">pic.twitter.com/cgMDhISq2K</a></p>
<p>— 4ocean (@4ocean) <a href="https://twitter.com/4ocean/status/1251918812397649925?ref_src=twsrc%5Etfw" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">April 19, 2020</a></p></blockquote>
<p><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script></p>
<p>E ora anche in Italia cominciano a levarsi le prime voci di attenzione verso questo problema che dovremo affrontare per molti mesi e il il cui impatto potrebbe essere ben maggiore di quanto possiamo anche solo immaginare. <a href="https://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/rifiuti_e_riciclo/2020/04/11/legambiente-smaltimento-guanti-e-mascherine-abbandonati_e629251a-3924-41a8-b9fd-5b847fd4edfe.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Legambiente per esempio</a> avverte che:</p>
<blockquote><p>I dispositivi sanitari sono molto resistenti e potrebbero durare nell&#8217;ambiente decine di anni come accade per le buste di plastica più spesse o i flaconi di liquidi più resistenti. Responsabilizzare e informare i cittadini è fondamentale soprattutto per evitare di ritrovarci a dover liberare piazze strade e giardini da tanti guanti e mascherine oltre ai soliti rifiuti in plastica</p></blockquote>
<p>Sempre in una dichiarazione all&#8217;Ansa <strong>la stessa Legambiente</strong>, tramite Andrea Minutolo, responsabile tecnico scientifico dell&#8217;associazione:</p>
<blockquote><p>Il rischio principale è il cattivo smaltimento, abbiamo notato che c’è un rischio di dispersione ambientale importante, non tanto per il numero di questi dispositivi, ma per le cattive abitudini delle persone.</p></blockquote>
<p>Ma come abbiamo già provato a fare anche noi <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">facendo una stima grossolana della quantità di plastica che una famiglia produce settimanalmente</a>, occorre anche <strong>tener conto del numero di guanti e mascherine che ciascun cittadino si troverà a dover usare</strong> per affrontare la Fase 2 e tutte le altre eventuali fasi di questa pandemia da Coronavirus. Solo fare la spesa quotidiana può significare una cinquantina di guanti e più di 20 mascherine al mese a persone, e i numeri si moltiplicano velocemente per ogni necessità essenziale delle nostre giornate. Basta moltiplicare questi numeri per quello delle persone per arrivare presto a centinaia di milioni di rifiuti plastici prodotti ogni giorno solo nel nostro Paese. E c&#8217;è un mondo intero che deve fronteggiare i rischi della pandemia da Coronavirus.<br />
<em>Credits photo: OceanAsia</em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Effetti del Coronavirus: niente traffico ma in Lombardia l&#8217;inquinamento non diminuisce</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/effetti-del-coronavirus-niente-traffico-ma-in-lombardia-linquinamento-non-diminuisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 06:37:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[lombardia]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra gli effetti del Coronavirus c&#8217;è anche quello che a fronte di niente traffico in[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Effetti-del-Coronavirus-niente-traffico-ma-in-Lombardia-linquinamento-non-cala.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Effetti del Coronavirus: niente traffico ma in Lombardia l&#039;inquinamento non cala" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Effetti-del-Coronavirus-niente-traffico-ma-in-Lombardia-linquinamento-non-cala.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Effetti-del-Coronavirus-niente-traffico-ma-in-Lombardia-linquinamento-non-cala-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br>								
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Effetti-del-Coronavirus-niente-traffico-ma-in-Lombardia-linquinamento-non-cala.jpg" title="Effetti del Coronavirus: niente traffico ma in Lombardia l&#039;inquinamento non cala" data-wpel-link="internal">
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									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2020/04/Schermata-del-2020-04-05-08-47-08-100x75.png" alt="schermata-del-2020-04-05-08-47-08" />
								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Tra gli effetti del Coronavirus c&#8217;è anche quello che <strong>a fronte di niente traffico in Lombardia l&#8217;inquinamento non diminuisce</strong>. Almeno in Lombardia, <a href="https://www.sportoutdoor24.it/news/coronavirus-lombardia-stop-allo-sport-allaperto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">regione sottoposta a lockdown da ormai un mese</a> e nella quale, con il fermo di praticamente ogni attività non essenziale, dalle scuole ai negozi a moltissimi uffici che sono passati in modalità smart working, il <strong>traffico veicolare privato, leggero e pesante, è calato del 90%</strong>. E però a fronte della scomparsa di auto, furgoni e camion dalle strade lombarde <strong>il calo dell&#8217;inquinamento non è stato proporzionale</strong>.</p>
<h2>Effetti del Coronavirus: niente traffico ma l&#8217;inquinamento non diminuisce</h2>
<p>L&#8217;analisi sugli effetti del Coronavirus sull&#8217;inquinamento atmosferico in Lombardia è stata condotta dal Centro Meteorologico Lombardo utilizzando i principali <a href="https://www.arpalombardia.it/Pages/Aria/Qualita-aria.aspx?mappa=em" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">parametri di qualità dell’aria monitorati in area urbana da ARPA Lombardia</a>. Al contrario di altre analisi quella del Centro Meteo Lombardo tiene conto di condizioni meteorologiche e stagionalità, cioè non confronta i dati delle centraline di Arpa di Marzo con quelli di Febbraio o Gennaio ma esegue un <strong>confronto diretto mese su mese</strong> (marzo 2020 rispetto a marzo 2019) o sulla media dello stesso mese registrata negli anni precedenti (marzo 2020 rispetto alla media del mese di marzo negli anni tra il 2014 e il 2019).</p>
<p>Ora, chiunque abbia messo il naso fuori di casa in questi giorni (ovviamente rispettando le misure di contenimento del COVID 19) può aver pensato e detto che <strong>l&#8217;aria di Milano (ma anche di molte altre aree densamente popolate e trafficate della Lombardia) non è mai stata così &#8220;pulita&#8221;</strong> e senza cattivi odori come in questi giorni. Be&#8217;, guardando i dati delle centraline di Arpa Lombardia questa cosa non è così vera. Vero è che ad altezza uomo sicuramente non ci sono in circolazione tutte quelle <strong>particelle generate e sollevate da terra dal traffico veicolare</strong>. Ma a livello di analisi dei parametri di qualità dell&#8217;aria questa cosa non è così vera.</p>
<p>In particolare, a fronte di una riduzione del traffico veicolare dell&#8217;ordine stimato del 90%:</p>
<ul>
<li>la media giornaliera delle polveri sottili (il famigerato <strong>PM10</strong>) è rimasta sostanzialmente invariata</li>
<li>la media giornaliera di polveri sottili <strong>PM2.5</strong> è calata di circa il 20%</li>
<li>la media giornaliera di biossido di azoto (<strong>NO2</strong>) è calata di circa il 30%</li>
<li>la media giornaliera di presena di Ozono (<strong>O3</strong>) è identica a quella degli anni passati</li>
</ul>
<p>C&#8217;è da evidenziare come il Centro Meteo Lombardo ammetta che, con i dati resi disponibili da Arpa, non è possibile effettuare un confronto scientificamente significativo sulla concentrazione di benzene.</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FCentroMeteoLombardo%2Fposts%2F1863664617103647&amp;width=500" width="500" height="793" frameborder="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Ciascuno tragga ovviamente le <strong>conclusioni che crede da questa analisi</strong>, tuttavia noi ci sentiamo di fare anche nostra quella del CML:</p>
<blockquote><p>Adoperarsi per contenere (o, meglio, ottimizzare) il traffico veicolare, a prescindere da qualsiasi considerazione circa la qualità dell’aria, è sempre e comunque un BENE assoluto per la nostra salute fisica e mentale. E’ un atto collettivo di civiltà.<br />
Il discorso può essere facilmente esteso a qualsiasi argomento che tratti l’impatto ambientale dell’uomo sulla biosfera, la salvaguardia della biodiversità e lo sfruttamento sostenibile delle risorse.</p></blockquote>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Quanta plastica a testa produciamo ogni giorno?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Gervasoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2019 08:46:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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					<description><![CDATA[Mi sono chiesto quanta plastica a testa produciamo ogni giorno. L&#8217;ho fatto osservando settimana dopo[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/05/Quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Quanta plastica a testa produciamo ogni giorno" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/05/Quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2019/05/Quanta-plastica-a-testa-produciamo-ogni-giorno-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Mi sono chiesto <strong>quanta plastica a testa produciamo ogni giorno</strong>. L&#8217;ho fatto osservando settimana dopo settimana i sacchi che io e i miei vicini mettiamo in strada ogni lunedì sera per la raccolta differenziata: a colpo d&#8217;occhio <strong>una quantità abnorme di plastica</strong>. Ora, prima di andare davvero a fare i conti, servono due premesse.</p>
<p>La prima è che noi siamo una <strong>famiglia di 4 persone &#8211; 2 adulti e 2 bambini &#8211; con un cane e un gatto</strong> (sì, anche gli animali domestici producono plastica).</p>
<p>La seconda che v<strong>iviamo in un Comune &#8220;virtuoso&#8221;</strong> che, con quelli limitrofi, ha percentuali di raccolta differenziata intorno all&#8217;80%: non solo c&#8217;è la raccolta porta a porta a giorni prestabiliti, non solo c&#8217;è una piattaforma ecologica gestita in modo &#8220;svizzero&#8221; ma sono stati anche introdotti il <strong>sacco dell&#8217;indifferenziato nominale</strong> (codice a barre collegato al codice fiscale), sacchi speciali per pannolini e pannoloni (famiglie con figli minori di 3 anni o con persone e anziani allettati) e se sbagli a conferire i rifiuti te li lasciano davanti a casa con un avviso abbastanza minaccioso.</p>
<p>Ciononostante, ogni lunedì sera, in strada davanti alle abitazioni c&#8217;è una quantità abnorme di plastica. Per la precisione di multileggero visto che <strong>nel sacco della plastica ci vanno anche l&#8217;alluminio e il Tetra Pak</strong> (<a href="http://www.tiriciclo.it/raccolta-e-riciclo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">che è interamente riciclabile</a>).</p>
<h3>La produzione pro capite di plastica in Italia</h3>
<p>Così sono andato a cercare i <strong>dati di produzione pro capite di plastica in Italia</strong>. Secondo il report &#8220;<a href="https://www.wwf.it/news/pubblicazioni/?46061/Report-WWF-plastica" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Responsabilità e rendicontazione, le chiavi per risolvere l&#8217;inquinamento da plastica</a>&#8221; pubblicato al livello globale dal WWF:</p>
<blockquote><p>La produzione la plastica vergine è aumentata di 200 volte dal 1950, con un tasso di crescita annuo del 4% fino al 2000. Nel 2016, l&#8217;anno più recente di cui sono disponibili i dati, la produzione ha raggiunto le 396 milioni di tonnellate, che equivalgono a 53 kg per ogni persona al mondo. Questi quantitativi solo nel 2016 hanno causato emissioni per circa 2 miliardi di tonnellate di CO2, il 6% di quelle totali. Secondo le previsioni, la produzione di plastica potrebbe ulteriormente aumentare del 40% entro il 2036.</p></blockquote>
<p>Di questi 396 milioni prodotti, i rifiuti plastici ammontano a 310 milioni di tonnellate, e di questi <strong>circa 100 milioni di tonnellate (1/3 più o meno) sono dispersi nell&#8217;ambiente</strong> a causa della cattiva gestione della filiera dalla produzione al consumo, dal riciclaggio allo smaltimento (e nonostante la &#8220;fame di plastica&#8221; di alcune aziende come <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/polartec-un-miliardo-di-bottiglie-di-plastica-riciclate/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Polartec</a> che la usano per le proprie produzioni di tessuti tecnici). Non che il resto sia completamente riutilizzato: come dichiarato da Antonello Ciotti, presidente del consorzio Corepla che si occupa del riciclo degli imballaggi di plastica, a <a href="https://www.panorama.it/scienza2/green/rifiuti-grande-bluff-del-riciclo-plastica-ambiente-ecologia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Panorama.it</a>:</p>
<blockquote><p>Ogni anno l’Europa produce 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di questo tipo. E solo il 31 per cento viene raccolto e avviato a riciclo, in parte in Cina (<em>la dichiarazione è del 2018, prima del blocco delle importazioni da parte della Cina. N.d.a</em>). Il resto finisce nei termovalorizzatori (la plastica è un ottimo combustibile), in discarica o nell’ambiente.</p></blockquote>
<p>E noi italiani? In media <strong>ogni cittadino italiano &#8211; compresi quindi i bambini e gli anziani &#8211; produce 1 kg di plastica ogni 5 giorni</strong>. 73 kg di plastica all&#8217;anno a testa. Tenendo buoni i dati medi, la mia famiglia produrrebbe circa 300 kg di plastica all&#8217;anno. Ho cercato di fare 2 conti e analizzare i nostri comportamenti per capire: se è davvero così; cosa si può fare per ridurre quel numero.</p>
<h3>L&#8217;impatto zero nella produzione di rifiuti di plastica è possibile?</h3>
<p>Ora, l&#8217;impatto zero &#8211; almeno dal punto di vista dei rifiuti plastici &#8211; è complicato. Forse ci si può arrivare ma, nel frattempo sono le azioni individuali che possono invertire il trend di produzione, riciclo e riutilizzo della plastica. Noi per esempio <strong>non acquistiamo più acqua in bottiglie di plastica</strong>: abbiamo delle bottiglie di vetro e le riempiamo alla casetta del&#8217;acqua e per portare da bere a scuola, agli allenamenti sportivi, in gita o in ufficio usiamo borracce di acciaio (<a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/le-piu-belle-borracce-in-acciaio-inossidabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">come queste</a>). Certo ci rimangono le bottiglie delle bibite, diciamo più o meno dalle 3 alle 4 a settimana. Per tutto ciò che non si può acquistare se non in confezioni di plastica (o è difficile trovare delle alternative) <strong>preferiamo le &#8220;confezioni famiglia&#8221;</strong>: lo yogurt nella confezione da 1 kg anziché i 6 o 12 barattolini monoporzione; shampoo / docciaschiuma e detergenti nelle confezioni da almeno 1 litro (e si travasa in quelli da portare agli allenamenti); idem per i detersivi (sì, lo so, esistono quelli alla spina, ma il più vicino è ad almeno 40 km da casa).</p>
<p>Per fortuna il consumo di &#8220;<a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/alimentazione/come-smettere-di-mangiare-merendine-tutto-il-giorno/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">merendine</a>&#8221; in casa è limitato al minimo (per la merenda i ragazzi preferiscono pane con la marmellata fatta da noi, invasata in vasetti che poi riutilizziamo, come per la salsa) ma qualcosa, inevitabilmente, ogni giorno ci scappa (comprese le barrette di cereali per quando si va in montagna, la cui confezione riportiamo sempre a casa, e che non sempre si possono <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/come-prepararsi-in-casa-una-barretta-energetica-ai-cereali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">fare in casa così</a>) ma poi ci sono biscotti e cereali per la colazione, per i quali ci indirizziamo su confezioni maxi. Anche per frutta e verdura, quando ci serviamo della grande distribuzione, preferiamo il sacchetto biodegradabile (che poi, senza etichetta, riutilizziamo per l&#8217;umido compostabile) alle confezioni di plastica (e sì, per la spesa settimanale usiamo borsoni telati anziché le buste in vendita alle casse del supermercato).</p>
<h3>Come ridurre i rifiuti di plastica?</h3>
<p>Insomma, per farla breve, <strong>negli acquisti tendiamo come famiglia a ridurre la produzione di packaging di plastica</strong>, evitandolo quando possibile o preferendo confezioni famiglia a quelle monouso. Ciononostante praticamente ogni settimana mettiamo in strada un sacco di &#8220;multileggero&#8221; (così è chiamato da noi, e contiene appunto anche alluminio e Tetra Pak) di <strong>circa 3,5 kg</strong>: anche al lordo di alluminio e Tetra Pak è comunque meno della media nazionale stimata dal WWF, e tuttavia è sempre un sacco da 110 litri che fa una certa impressione.</p>
<p>Che fare? Una soluzione &#8220;chiavi in mano&#8221; non c&#8217;è, c&#8217;è chi sta provando ancor più di noi a diventare una famiglia &#8220;rifiuti zero&#8221; ma c&#8217;è senza dubbio la necessità di <strong>prendere coscienza individualmente dell&#8217;impatto dei nostri comportamenti</strong> e, prima ancora che l&#8217;industria faccia la sua parte, cominciare a fare la nostra nei piccoli comportamenti quotidiani.</p>
<p><strong>&gt; Se hai idee e suggerimenti da condividere puoi farlo <a href="https://www.facebook.com/sportoutdoor24/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">sulla nostra pagina Facebook</a>.</strong></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Claudio Gervasoni' src='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/fab570b755998a5820d1502100cd0773?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/claudio-gervasoni/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Claudio Gervasoni</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista, autore, consulente nel digital marketing e sportivo praticante, scrive di outdoor, fitness, sport e tecnologia per importanti testate internazionali come Men’s Health, GQ, Wired e Starbene. Quando non scrive ama correre, fare escursioni in montagna a piedi o con la sua bici gravel, e camminare a piedi nudi.</p>
</div></div><div class="saboxplugin-web "><a href="http://claudiogervasoni.wordpress.com/" target="_self" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">claudiogervasoni.wordpress.com/</a></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>2000 dollari in più a chi va al lavoro in bicicletta</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/un-azienda-neozelandese-istituisce-premio-in-denaro-per-chi-raggiunge-il-lavoro-in-bicicletta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Mar 2018 08:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[Impresa]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[nuova zelanda]]></category>
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					<description><![CDATA[Un’azienda di Christchurch, in Nuova Zelanda, offre ai propri impiegati che raggiungono il posto di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_1.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="bici_lavoro_1" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_1.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_1-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_1-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Un’azienda di <strong>Christchurch</strong>, in <strong>Nuova Zelanda</strong>, offre ai propri impiegati che raggiungono il posto di lavoro in bicicletta un incentivo economico anche per fare i modo che vengano utilizzate meno auto possibili. L’impiegato che arriva in ufficio pedalando <strong>avrà un bonus di 5 dollari al giorno</strong> che <strong>diventeranno 10</strong> se continueranno a farlo per più di sei mesi. Il bonus verrà inserito nella busta paga alla fine dell’anno e calcolatrice alla mano, su cinque giorni lavorativi, equivale a circa 2000 dollari.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/bicicletta-strumento-di-liberta-e-impegno-ambientale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Bicicletta strumento di libertà e impegno ambientale</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-44871" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_2.jpg" alt="bici_lavoro_2" width="707" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_2.jpg 707w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/bici_lavoro_2-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" />Vantaggio economico, ma anche fisico</h3>
<p>L’idea di stuzzicare i propri collaboratori con questo ‘premio’ in denaro è venuta a<strong> <strong>Tim Chesney</strong></strong> , titolare di un’agenzia di pubblicità, (evidentemente bravo perché ha fatto subito parlare di sé…) perché convinto che utilizzare la bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro sia un modo per rimanere in forma e arrivare in ufficio con un bel carico di energia. Questo <strong>extra in busta paga verrà prelevato dai profitti dell’azienda</strong>.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/perche-andare-in-bicicletta-ha-a-che-fare-con-la-felicita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Perchè andare in bicicletta ha a che fare con la felicità</a></strong></p>
<h3>Un esperimento convincente</h3>
<p>Sebbene qualche persona abbia lamentato che l’azienda non ha docce, l’offerta di denaro ha convinto già diversi impiegati che hanno iniziato ad utilizzare le due ruote.  Qualcuno ha detto che inizialmente il <strong>momento peggiore è stato quello di recuperare dalla fatica</strong> una volta arrivati in azienda, ma nello stesso modo è apparso chiaro il <strong>risparmio su un’eventuale iscrizione in palestra</strong> e soprattutto i benefici fisici e mentali che fare attività fisica comporta. Arrivare in ufficio magari attraversando parchi e prati dove i bimbi giocano, si possono vedere gli animali e le persone che si rilassano leggendo, porta un gran beneficio anche all’umore.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/cicloturismo/le-greenways-vie-per-camminare-e-pedalare-recuperate-da-tratti-di-ferrovie-abbandonate/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Greenways, da ferrovie abbandonate a vie per pedalare e camminare in tutta Europa</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-44869" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/christchurch.jpg" alt="christchurch" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/christchurch.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2018/03/christchurch-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" />Christchurch, città ciclabile per eccellenza</h3>
<p><strong>Christchurch è la città neozelandese con più ciclisti</strong> e con ben <strong>13 grandi piste ciclabili</strong>. L’amministrazione cittadina ha deciso ulteriori investimenti per migliorare la viabilità, costruire nuove ciclabili e incoraggiare sempre di più l’utilizzo della bicicletta. “<em>I cicloturisti sono un elemento chiave per fare di Christchurch una città sana, felice, vivace e piena di gente invece che di traffico rumoroso e inquinante</em>”<strong>,</strong> ha dichiarato la ministra dei Trasporti, Julie Anne Genter.</p>
<p><strong>&gt;&gt;Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/cicloturismo/citta-in-europa-da-visitare-in-bicicletta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">5 città in Europa da visitare in bicicletta</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>[photo credits: pixabay.com]</em></p>
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		<title>In kayak nel mar Ligure a raccogliere plastica e rifiuti</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/sport/sport-acquatici/raccolta-plastica-e-rifiuti-in-mare-e-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2017 13:07:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport acquatici]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Portofino]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rispetto per l’ambiente passa dalla coscienza di ognuno di noi, purtroppo e troppo spesso[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/kayak_00.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="kayak_00" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/kayak_00.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/kayak_00-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/kayak_00-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Il rispetto per l’ambiente passa dalla coscienza di ognuno di noi, purtroppo e troppo spesso questo concetto rimane una bella frase sulla carta perché il livello di inquinamento è sempre più impressionante. Un motivo in più per plaudire alle iniziative come quella organizzata da <strong><a href="http://www.outdoorportofino.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Outdoor Portofino</a></strong>, che insieme all&#8217;Area Marina Protetta di Portofino sono scesi in campo per realizzare <strong>un&#8217;azione ambientale</strong> concreta<strong> tra il Golfo Paradiso ed il Golfo del Tigullio</strong>. L&#8217;azione rientra nelle Ocean Initiatives, che consistono in pulizie ambientali di spiagge, fiumi e litorali che vengono organizzate dai volontari di Surfrider Foundation in tutto il mondo.</p>
<p><strong>&gt;Leggi anche <a href="https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/mete-vacanze-liguria-ponente-levante-regione-outdoor/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Da Ponente a Levante, la Liguria da vivere outdoor</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-42736" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_rifiuti_raccolti.jpg" alt="outdoor_rifiuti_raccolti" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_rifiuti_raccolti.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_rifiuti_raccolti-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" />Pulire il mare con mezzi eco-sostenibili</h3>
<p>Protagonisti di quest&#8217;avventura sono stati sei volontari che, <strong>con i loro kayak</strong>, si sono dati appuntamento a <strong>Camogli per pagaiare fino a Niasca</strong>, raccogliendo la plastica e i rifiuti sul loro percorso. Per questa iniziativa sono stati scelti i kayak in quanto mezzo eco-sostenibile e molto versatile, in grado di raggiungere tratti di costa inaccessibili ai battelli pulisci mare.</p>
<p>I volontari, partiti dal borgo marinaro, hanno rasentato le scogliere del Golfo Paradiso e si sono addentrati in diverse cale del Promontorio di Portofino, tra cui Cala dell&#8217;Oro e Cala degli Inglesi, scrutando con attenzione l&#8217;ambiente circostante, alla ricerca di materiale disperso. Con l&#8217;appoggio di un gommone e del personale dell&#8217;Area Marina Protetta di Portofino, <strong>sono stati raccolti e trasportati a terra oggetti di ogni tipo.</strong></p>
<p><strong>&gt;Leggi anche <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/cultura/before-the-flood-lo-streaming-del-film-documentario-di-leonardo-dicaprio-sullambiente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Before the Blood, il docufilm di Leonardo DiCaprio sull&#8217;ambiente</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-42738" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/plastica_mare.jpg" alt="plastica_mare" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/plastica_mare.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/plastica_mare-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" />Eco-sostenibilità significa riciclo e uso alternativo dei rifiuti</h3>
<p>Le materie plastiche sono state le più frequenti con<strong> 250 pezzi di polistirolo, 33 bottiglie di plastica, 20 palloncini</strong> oltre ad alcuni pezzi sparsi non identificabili. Tra i <strong>rifiuti “ingrombranti”</strong> è stata recuperata una <strong>cisterna in metallo</strong> di quasi un metro di diametro, lo scheletro di <strong>una boa</strong> con un peso in piombo di circa 50 kg, una grata di 190cm x 60cm. Una mezza dozzina di palloni (da calcio e beach volley) sono stati poi rinvenuti in vari anfratti lungo il tragitto, insieme ad alcune boe.</p>
<p>Di tutto il materiale raccolto solo una parte finirà in discarica. Mentre la <strong>plastica ed il vetro sono già pronti per essere riciclati</strong>, per alcuni oggetti sono già stati pensati ri-usi alternativi nel vero spirito eco-sostenibile: se alcune boe verranno usate come decorazione natalizia, la grata in metallo diventerà un raccoglitore per pinne da windsurf.</p>
<p><strong>&gt;Leggi anche <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/quando-borse-e-portafogli-nascono-da-uno-pneumatico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Quando borse e portafogli nascono da uno pneumatico</a></strong></p>
<h3><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-42739" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_portofino.jpg" alt="outdoor_portofino" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_portofino.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/10/outdoor_portofino-300x210.jpg 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" />L’importanza della cultura dell’ambiente</h3>
<p>Outdoor Portofino è una società che oltre a promuovere lo sport e il turismo sportivo, è molto impegnata nelle attività di<strong> educazione ambientale</strong> legate all&#8217;Area Marina Protetta e al Parco di Portofino e ad altre zone di interesse naturalistico e culturale della Liguria. L’obiettivo è quello di <strong>diffondere la cultura ambientale di rispetto e conoscenza</strong> della natura e del territorio.</p>
<p><strong>&gt;Leggi anche <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/ambiente-tau-lisola-di-600-abitanti-che-utilizzano-solo-energia-solare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Ambiente: Ta&#8217;u, l&#8217;isola di 600 abitanti dove si utilizza solo energia solare</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Photo credits: rspb.org.uk; outdoorportofino.com</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La bici che purifica l&#8217;aria può salvarci dallo smog</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/la-bici-che-purifica-laria-puo-salvarci-dallo-smog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2017 07:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Una bici che purifica l&#8217;aria della città. È l&#8217;idea di un designer olandese, che ha[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/06/smog-free-bicycle-daan-roosegaarde-desig.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="La Smog Free Bike di Dan Roosegaard in Cina" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/06/smog-free-bicycle-daan-roosegaarde-desig.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/06/smog-free-bicycle-daan-roosegaarde-desig-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/06/smog-free-bicycle-daan-roosegaarde-desig-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Una bici che purifica l&#8217;aria della città. È l&#8217;idea di un designer olandese, che ha realizzato un prototipo che spinge ancora più in là la natura green della bicicletta. Si tratta di una semplice bici, chiamata <strong>Smog Free Bike</strong>, in cui pedalando si attiva un filtro purificatore che risucchia lo smog.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/come-cambierebbe-il-mondo-se-tutti-avessimo-una-bici-elettrica/" data-wpel-link="internal">Come cambierebbe il mondo se tutti avessimo una bici elettrica?</a></strong></p>
<h3>Il progetto Smog Free</h3>
<p>Il designer si chiama Dan Roosegaarde e ha presentato la sua idea come parte del <a href="https://www.studioroosegaarde.net/projects/#smog-free-project" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">progetto Smog Free</a>, di cui fanno parte ad esempio anche le smart highway e le torri di Rotterdam che puliscono l&#8217;aria dallo smog.<br />
Il progetto è partito 4 anni fa e nel 2015 ha ricevuto finanziamenti grazie a una campagna su Kickstarter, cosa che ha permesso di realizzare due prototipi. Il meccanismo è semplice: <strong>sul telaio della bici è installato un purificatore d&#8217;aria</strong> simile a quelli degli ospedali (ma in dimensioni ridotte): la forza impressa sui pedali permette di azionare il sistema, che attira le particelle di smog e restituisce aria pulita, creando delle specie di vortici intorno al ciclista.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/come-appoggiare-i-piedi-sul-pedale-della-bicicletta/" data-wpel-link="internal">Come appoggiare i piedi su pedali della bicicletta</a></strong></p>
<p><iframe loading="lazy" title="SMOG FREE PROJECT by Daan Roosegaarde in Rotterdam [OFFICIAL MOVIE]" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/OFfn7kzzccI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<h3>In bici contro lo smog</h3>
<p>Il principio è quello di incentivare l’uso della bici in ambienti urbani e allo stesso tempo combattere l&#8217;inquinamento, rendendola uno <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/bicicletta-strumento-di-liberta-e-impegno-ambientale/" data-wpel-link="internal">strumento di libertà e impegno ambientale</a>. Roosegaarde è convinto che a trarne grandi benefici potrebbero essere paesi come<strong> l&#8217;Olanda e la Cina</strong>, dove l&#8217;utilizzo della bici come mezzo di trasporto è molto elevato. E infatti dalla Cina pare si sia registrato un grande interesse verso il progetto della Smog Free Bike: si sta ragionando sull&#8217;acquisizione del mezzo per creare flotte di bici da gestire in bike sharing pe alleggerire il traffico e combattere l&#8217;inquinamento.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/il-bellissimo-post-di-paolo-kessisoglu-sul-perche-andare-in-bicicletta-ha-a-che-fare-con-la-liberta-e-la-felicita/" data-wpel-link="internal">Il bellissimo post di Paolo Kessisoglu sul perché andare in bicicletta ha a che fare con la libertà e la felicità</a></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il bruco che digerisce la plastica ci salverà dall&#8217;inquinamento?</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/il-bruco-che-digerisce-la-plastica-ci-salvera-dallinquinamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 05:38:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.sportoutdoor24.it/?p=40994</guid>

					<description><![CDATA[La nostra salvezza potrebbe dipendere da un vermiciattolo? Forse sì, secondo lo studio condotto da[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/04/polietrilene-bruco-plastica.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Il bruco che digerisce la plastica ci salverà dall&#039;inquinamento?" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/04/polietrilene-bruco-plastica.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/04/polietrilene-bruco-plastica-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2017/04/polietrilene-bruco-plastica-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p class="western">La nostra salvezza potrebbe dipendere da un vermiciattolo? Forse sì, secondo lo studio condotto da un team congiunto delle Università della Cantabria a Santander (Spagna) e di Cambridge (Gran Bretagna). Il gruppo di ricerca ha individuato una larva della farfalla <em>Galleria mellonella</em> che <strong>sarebbe in grado di digerire il polietilene</strong>, una delle plastiche più comuni e difficili da smaltire, in quanto ad alto grado di resistenza.</p>
<p class="western"><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/come-cambierebbe-il-mondo-se-tutti-avessimo-una-bici-elettrica/" data-wpel-link="internal">Come cambierebbe il mondo se tutti avessimo una bici elettrica?</a></strong></p>
<h3>La digestione</h3>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica <span style="color: #800000;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(17)30231-2" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Current Biology</a></u></span></span> spiega come questi comunissimi bruchi (vengono utilizzati in gran quantità dai pescatori come esche per i pesci) siano stati capaci di ridurre il 13% della massa della plastica del sacchetto in cui erano contenuti: <strong>se la sono letteralmente mangiata in 14 ore</strong>. Gli scienziati se ne sono accorti un po&#8217; per caso, controllando il modo in cui il vermiciattolo degradava la plastica e rendendosi conto che il polietilene subiva un procedimento chimico che lo trasformava in glicole etilenico, un composto organico che di solito si usa nelle sostanze antigelo.</p>
<h3>Bruchi e chimica</h3>
<p>La larva di mellonella sembra sia solita deporre le uova nell&#8217;alveare delle api: le uova crescono sulla cera degli insetti, che è una miscela complessa. Abituate a digerire questa sostanza, le larve sarebbero quindi in grado di applicare lo stesso processo di biodegradazione al polietilene, che <strong>prevede una scomposizione simile dei legami chimici.</strong></p>
<p>La <a href="http://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(17)30231-2" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">scoperta</a> merita ulteriori approfondimenti per una migliore comprensione del meccanismo. Ma la scienza sta seriamente indagando sulla possibilità di smaltimento della plastica attraverso gli insetti: si è già scoperto che un batterio come la Ideonella sakaiensis, riesce a digerire il polietilene tereftalato (PET). E esiste anche un fungo capace di degradare il polietilene, ma con un processo molto lento. Se quello della mellonella dovesse rivelarsi il sistema più adatto allo smaltimento della plastica potremo assistere a un impiego massivo di questo bruco nella gestione dei rifiuti plastici, uno dei maggiori problemi legati all&#8217;inquinamento ambientale.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/running/adidas-ultraboost-uncaged-parley-le-scarpe-da-running-in-plastica-riciclata/" data-wpel-link="internal">Adidas UltraBoost Uncaged Parley, le scarpe da running in plastica riciclata</a></strong></p>
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		<title>A piedi o in bici, a che velocità muoversi per non subire i danni dello smog</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/salute/a-piedi-o-in-bici-ecco-a-che-velocita-muoverti-per-non-subire-i-danni-dello-smog/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 09:44:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[camminare]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Nelle grandi città, per via dei livelli di inquinamento, muoversi quotidianamente senza macchina può trasformarsi[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/Cyclist-1349785714_22.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="In bici in inverno in città" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/Cyclist-1349785714_22.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/Cyclist-1349785714_22-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/Cyclist-1349785714_22-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Nelle grandi città, per via dei livelli di inquinamento, muoversi quotidianamente senza macchina può trasformarsi in un problema per la salute. Sia chiaro, andare al lavoro in bicicletta o a piedi tiene il corpo in movimento, <strong>ci rende più attivi e può anche migliorare l&#8217;umore</strong>. Allo stesso tempo, però, la nostra esposizione ai gas di scarico dei motori o alle polveri sottili è più diretta rispetto a quando utilizziamo l&#8217;automobile. Uno studio dell&#8217;University of British Columbia (UBC), pubblicato sull&#8217;<em>International Journal of Sustainable Transportation&#8217;</em> ha mostrato in che modo possiamo <strong>ridurre i danni dello smog sull&#8217;organismo</strong> attraverso la velocità di percorrenza.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/9-multe-impensabili-che-puoi-prendere-quando-vai-in-bici-in-citta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">9 multe impensabili che puoi prendere quando vai in bici in città</a></strong></p>
<h3>Ridurre i rischi dell&#8217;inquinamento controllando la velocità</h3>
<p>Gli studi si sono basati su un modello informatico con all&#8217;interno i dati di 10.000  cittadini statunitensi. I ricercatori, in primo luogo, sono riusciti a capire quale sia <strong>la velocità ideale</strong> per inalare meno smog possibile a seconda della modalità di spostamento: in bici bisognerebbe muoversi tra i 12 e i 20 chilometri orari e a piedi tra i 2 e i 6 chilometri orari. L&#8217;ingegnere dell&#8217;UBC Alex Bigazzi, successivamente, ha calcolato le diverse &#8220;minimum-dose speeds&#8221; (MDS) per quanto riguarda il sesso e la fascia di età.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/fitness/6-consigli-per-tenersi-in-forma-camminando/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">6 consigli per tenersi in forma camminando</a></strong></p>
<h3>In bici e a piedi</h3>
<p>Le cicliste con meno di 20 anni, secondo Bigazzi, per ridurre i rischi dell&#8217;inquinamento dovrebbero viaggiare intorno a una una velocità di 12.5 chilometri all&#8217;ora; i maschi under 20 dovrebbero superare lievemente i 13 chilometri orari (13.3). Nella fascia di età tra i 20 e i 60 anni, invece, <strong>non ci sono differenze di sesso</strong>: bisognerebbe pedalare, infatti, rimanendo tra i 13 e i 15 chilometri all&#8217;ora. Più avanza l&#8217;età, più veloce ci tocca muoversi, insomma.<br />
Per quanto riguarda le persone che si spostano a piedi, la MDS dei ragazzi e delle ragazze sotto i 20 anni è di 3 chilometri all&#8217;ora (4 chilometri all&#8217;ora per gli adulti).</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/bici/piste-ciclabili-piu-sicure-piu-ciclisti-e-meno-incidenti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Piste ciclabili più sicure = Più ciclisti e meno incidenti</a></strong></p>
<h3>Trovare un equilibrio</h3>
<p>Il significato dello studio è che se si superano queste MDS, spiega Bigazzi, il tasso di inalazione si alza in maniera significativa. In quel caso, tutti i benefici di una bella pedalata o di una sana camminata è come se si annullassero. Più rapidamente ci muoviamo e meno siamo esposti allo smog, ma allo stesso tempo si respira più aria inquinata rispetto a quando ci muoviamo lentamente. <strong>È importante trovare un equilibrio</strong>, che secondo <a href="http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/15568318.2016.1238984?journalCode=ujst20" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">la ricerca</a> risiede nelle velocità precedentemente elencate (molto vicine a quelle che teniamo normalmente).</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/abbiamo-davvero-bisogno-di-10-000-passi-al-giorno-per-essere-in-forma/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Abbiamo davvero bisogno di 10.000 passi al giorno per essere in forma?</a></strong></p>
<h3>I benefici superano i rischi</h3>
<p>In ogni caso, i benefici di spostarsi in città senza l&#8217;uso della macchina superano i rischi. Specialmente se parliamo di bicicletta. Uno studio internazionale guidato dall&#8217;Università di Cambridge, pubblicato sulla rivista <em><a href="http://www.journals.elsevier.com/preventive-medicine" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Preventive Medicine</a></em>, ha infatti mostrato che <strong>pedalare in città fino a 2 ore al giorno</strong> fa bene alla salute nonostante l&#8217;inquinamento. Anche se vivessimo a Delhi, una delle metropoli più inquinate al mondo.</p>
<p><strong>&gt; Leggi anche: <a href="https://www.sportoutdoor24.it/salute/camminare-e-la-miglior-medicina-del-mondo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Camminare è la miglior medicina del mondo</a></strong></p>
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		<title>La Top 10 delle città con l&#8217;aria più pulita (alla faccia dell&#8217;Europarlamento e del Dieselgate)</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/la-top-10-delle-citta-con-laria-piu-pulita-alla-faccia-delleuroparlamento-e-del-dieselgate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 05:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Molti di voi l&#8217;avranno letto nei giorni scorsi. All&#8217;inizio di febbraio, i dis-onorevoli dell&#8217;Europarlamento da noi votati hanno deciso l’approvazione di una modifica del <strong>regolamento che stabilisce il tetto delle emissioni di NOx</strong>, gli ossidi di azoto precursori delle polveri sottili. Lo hanno scritto (quasi) tutti i quotidiani.</p>
<blockquote><p>La dose ammessa per legge è stata generosamente raddoppiata. Le auto potranno inquinare, per gli NOx, il 110% in più di quello che era stato stabilito prima del dieselgate. Una volta scoppiato lo scandalo sono emersi infatti i trucchi di serie, il fatto che i laboratori di omologazione dei nuovi modelli, finanziati dalle case automobilistiche, ricorrevano a ogni sorta di stratagemmi (gomme super gonfie, lubrificanti speciali, aerodinamica modificata) per far sì che dalle prove in questi ambienti ovattati, dalle caratteristiche lunari, emergessero dati ben lontani da quelli misurabili sulle strade terrestri. E naturalmente molto più confortanti. Ora che bisogna fare sul serio, con test veri che mostrano quanto inquina realmente ogni auto, cambiano le norme. Il tetto si alza. Il regolamento europeo 715 del 2007 aveva stabilito che per i veicoli euro 6 il limite di emissione per gli ossidi di azoto (NOx) fosse di 80 milligrammi a chilometro. Il voto del Parlamento ha fatto passare la norma proposta dalla Commissione che alza i limiti per gli NOx del 110% nel periodo che va dal settembre 2017 al 31 dicembre 2018 e del 50% nel periodo successivo. Invece di respirare 80 milligrammi di NOX per ogni chilometro per ogni macchina in circolazione, l’anno prossimo ne respireremo 168&#8243;.</p>
<p><em>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2016/02/03/news/smog_l_europarlamento_raddoppia_i_limiti_respireremo_il_doppio_di_inquinanti-132649773/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Repubblica.it</a></em></p></blockquote>
<p>Ecco, da parte nostra, oltre ad invitarvi a rilassare lo stomaco che nel frattempo si sarà attorcigliato su sé stesso dal nervoso e a informarvi se il vostro politico di riferimento ha votato a favore di questo emendamento (in modo tale da non votarlo più alle prossime elezioni), possiamo solo invitarvi a leggere la nostra <strong>gallery sui dieci posti con l&#8217;aria più salubre d&#8217;Europa</strong>, secondo altrettante ricerche (speriamo non finanziate dall&#8217;Europarlamento).</p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cop21: perché la conferenza sul clima di Parigi ci riguarda da vicino</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/news/cop21-perche-la-conferenza-sul-clima-di-parigi-ci-riguarda-da-vicino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Nov 2015 13:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è aperta oggi a Parc des Expositions Paris le Bourget, Parigi, la 21^ Conferenza[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Cop21 Parigi Conferenza Clima" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/11/Cop21-Parigi-Conferenza-Clima-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Si è aperta oggi a Parc des Expositions Paris le Bourget, Parigi, la <strong>21^ Conferenza delle parti per la lotta ai cambiamenti climatici (Cop21)</strong>, il meeting dei capi di stato e di governo sul clima e sul riscaldamento globale.</p>
<p>Nonostante lo scetticismo che circonda sempre questi enormi incontri internazionali, ci sono molti buoni <strong>motivi per seguire con attenzione l’andamento dei lavori</strong>. Primo fra tutti il fatto che dal documento finale che verrà ratificato deriveranno conseguenze che ci riguardano molto da vicino.</p>
<h3>I cambiamenti climatici esistono e sono colpa dell’uomo</h3>
<p>Questo <strong>punto è stato stabilito fin dal primo “Summit della Terra” che si tenne nel 1992 a Rio de Janeiro</strong>, in Brasile: la Unfccc (United Nations Framework Convention on Climate Change) o Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici stabilì l’obiettivo di &#8220;<em>raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico</em>&#8220;.</p>
<p>Da questa prima, burocratica, assunzione derivò <strong>5 anni dopo il più celebre Protocollo di Kyoto, firmato da più di 180 Paesi</strong> in quell’occasione ed entrato in vigore solo il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia: il Protocollo di Kyoto vincolava nel periodo 2008-2014 a una riduzione delle emissioni di una serie di gas serra inquinanti in una misura non inferiore all&#8217;8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1985.</p>
<h3>Contenere entro +2°C l’innalzamento della temperatura sulla Terra</h3>
<p><strong>+2°C da qui al 2100 è l’innalzamento massimo di temperatura che la Terra può sopportare</strong> senza che avvengano cambiamenti irreversibili del clima sul nostro pianeta. Cambiamenti che potrebbero portare a conseguenze come l’aumento della frequenza e dell’intensità delle alluvioni disastrose, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari.</p>
<p>Il limite è stato fissato in occasione della Cop15 di Copenhagen nel 2009 e ratificato l’anno successivo a Cancun, Messico: benché ci siano pareri scientifici discordanti (c’è chi limiterebbe a 1.5°C l’aumento massimo della temperatura, e chi invece inserirebbe anche altri parametri oltre al solo aumento dei gradi sulla Terra) <strong>per raggiungere l’obiettivo bisognerebbe ridurre le emissioni di CO2 tra il 40 e il 70% entro il 2050</strong> e conquistare le emissioni zero (carbon neutrality) entro il 2100.</p>
<h3>A Parigi sono rappresentati il 95% della popolazione e il 94% delle emissioni globali</h3>
<p>Numeri freddi, ma numeri importanti: alla Cop21 di Parigi sono presenti <strong>179 Paesi in rappresentanza della quasi totalità della popolazione e delle emissioni mondiali</strong>: obiettivo della conferenza francese sarà ratificare e rendere operative le Indc (Intended national determined contribution) o promesse di riduzione dei gas serra e inquinanti.</p>
<p>Alla data del 1 ottobre erano state <strong>presentate 149 Indc per 176 nazioni</strong> (l’Unione Europea ha presentato un documento comune) con le azioni che ciascun paese (o Unione come nel caso della UE) intende mettere in atto a partire dal 2020 per raggiungere gli obiettivi della Convenzione quadro.</p>
<p>La vera partità si giocherà in funzione della firma dell’11 dicembre, a fine lavori: in quella data sapremo se gli Indc saranno vincolanti oppure no.</p>
<h3>Climate finance, 100 billion goal e Green Climate Fund</h3>
<p>Tra le <strong>misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra e al contenimento dell’innalzamento della temperatura</strong> sul nostro pianeta ce ne sono alcune anche di natura finanziaria chiamate in gergo “climate finance”. Tra queste c’è anche la cosiddetta <strong>100 billion goal, un accordo ancora da ratificare</strong> secondo il quale a partire dal 2020 i Paesi più ricchi e industrializzati indirizzeranno 100 miliardi di dollari l’anno verso il finanziamento di azioni di contrasto ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Secondo un <a href="http://www.oecd.org/env/cc/oecd-cpi-climate-finance-report.htm" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">rapporto dell’OECD</a> reso pubblico a Ottobre nell’incontro di Lima, in Perù, <strong>nel 2014 sono stati mobilizzati circa 62 miliardi di dollari</strong> (contro i 52 del 2013), per il 70% da finanze pubbliche e per il 25% da finanze private.</p>
<p>Secondo Laurent Fabius, presidente di Cop21 e Ministro degli Affari esteri francese:</p>
<blockquote><p>The goal of $100 billion per year by 2020 now seems to be within reach.<br />
<em>Fonte: <a href="http://www.cop21.gouv.fr/en/the-100-billion-goal-is-within-reach/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">cop21.gouv.fr</a></em></p></blockquote>
<p>Il Green Climate Fund invece, frutto dell’Accordo di Cancun Cop16 del 2010, è l’<strong>organo internazionale incaricato del trasferimento di fondi e tecnologie dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo</strong> per l’implementazione di politiche rivolte alla riduzione delle emissioni inquinanti. Nelle intenzioni dell’Accordo di Cancun dovrebbe essere l’attore principale per il raggiungimento del 100 Billion Goal.</p>
<h3>A Parigi si troverà un accordo?</h3>
<p>Benché circoli già una bozza di accordo sottoscritta il 23 ottobre a Bonn, in Germania (<a href="http://unfccc.int/files/bodies/application/pdf/ws1and2@2330.pdf" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">qui il draft ufficiale</a>) i dubbi sul buon esito della Cop21 sono molteplici.</p>
<p>Principalmente il fatto che, finora, <strong>i paesi industrializzati che hanno assunto impegni vincolanti a partire da Kyoto riguardano appena il 37% delle emissioni globali</strong>, e tra questi non ci sono né gli Stati Uniti né la Cina.</p>
<p><strong>John Kerry, segretario di Stato Usa</strong>, ha dichiarato al Financial Times il 12 novembre che:</p>
<blockquote><p>Any agreement in Paris is definitively not going to be a treaty</p></blockquote>
<p>Come scritto dall’<a href="http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2015/11/30/le-speranze-della-conferenza-sul-clima" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">analista di politica internazionale Bernard Guetta</a> <strong>dalla parte di Kerry ci sono i Repubblicani e le lobby industriali USA, ma non il presidente Obama</strong>, il cui mandato scade tra un anno e che ha dalla sua l’opinione pubblica a stelle e strisce. La volontà presidenziale potrebbe anche saldarsi a quella della <strong>Cina, altro grande Paese inquinante ed energivoro</strong> che però avrebbe capito il rischio di avvelenare le proprie megalopoli con i conseguenti rischi di contestazione politica.</p>
<p>Trait d’union tra USA e Cina potrebbe essere proprio l’<strong>UE, che invece spinge fortemente per un accordo vincolante</strong> e che potrebbe trovare il sostegno di Australia e Canada. A frenare una firma vincolante invece ci sarebbero <strong>Brasile, Giappone e Russia, per i quali però entreranno in gioco anche considerazioni geopolitiche</strong> (così come per l’Arabia Saudita). E infine c’è l’incognita dell’Africa e dell’India, due realtà in bilico tra l’interesse per il sostegno finanziario (100 billion goal e Green Climate Fund) e desiderio di sviluppo industriale incontrollato.</p>
<p><em>Credits: <a href="https://pixabay.com/en/earth-globe-water-fire-flame-1023859/" target="_blank" data-wpel-link="external" rel="external noopener noreferrer">Pixabay</a></em></p>
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		<title>Palestre e città sono egualmente inquinate: meglio correre nei parchi</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/salute/palestre-e-citta-sono-egualmente-inquinate-meglio-correre-nei-parchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2015 05:40:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo studio dei ricercatori delle università di Lisbona e di Delft, in Olanda, non lascia[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="469" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Correre-Parco-Aria-Sana.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Correre Parco Aria Sana" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Correre-Parco-Aria-Sana.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Correre-Parco-Aria-Sana-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/04/Correre-Parco-Aria-Sana-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Lo studio dei ricercatori delle università di Lisbona e di Delft, in Olanda, non lascia dubbi: <strong>l’aria delle palestre è né più né meno inquinata di quella delle strade dei grandi centri urbani</strong>; anzi, in alcuni dei casi esaminati anche di più. La polvere, la sporcizia e la sudorazione di chi pratica attività indoor generano infatti un surplus di ozono, monossido di carbonio e anidride carbonica che rivaleggiano con i rilevamenti che abitualmente vengono fatti nelle strade.</p>
<p>E se pensiamo – venendo alle cose di casa nostra – che recenti studi hanno evidenziato come la Pianura Padana, per esempio, abbia <strong>la qualità dell’aria peggiore d’Europa</strong> assieme ad alcune aree industrializzate della Polonia, viene difficile decidere se respirare schifezze all&#8217;aperto o al chiuso.</p>
<p>La soluzione per chi ama fare sport, running in particolare? Sempre secondo i ricercatori dell’università di Lisbona è una sola: correre in un parco o comunque in un’area verde, in grado di assorbire i veleni dell’aria (<a title="8 consigli per correre in città" href="https://www.sportoutdoor24.it/sport/running/8-consigli-per-correre-in-citta/" data-wpel-link="internal">qui 8 consigli per correre in città</a>).</p>
<p><em>Credits: FlickrCC <a href="https://www.flickr.com/photos/palm_z/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Héctor Rodríguez</a></em></p>
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		<title>Qualità dell&#8217;aria, la centralina portatile ti dice com&#8217;è</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/tecnologia/qualita-aria-centralina-portatile-inquinamento-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 17:01:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Hai voglia di uscire a correre o fare sport all&#8217;aperto, se vivi in una delle[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Breathe_warning_700.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="Breathe Samuel Cox" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Breathe_warning_700.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Breathe_warning_700-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2015/01/Breathe_warning_700-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Hai voglia di uscire a correre o fare sport all&#8217;aperto, se vivi in una delle città più inquinate d&#8217;Italia. Perché stare all&#8217;aperto ci piace sempre, ma <strong>se l&#8217;aria è carica di PM10 e inquinanti, forse è meglio sloggiare rapidamente</strong>. Ma come fare per capire la qualità dell&#8217;aria delle zone che frequentiamo ogni giorno? Certo, ci sarebbero le centraline dell&#8217;Arpa per il monitoriaggio, ma non sempre si possono avere i loro dati in tempo reale.</p>
<p>E così <a href="http://samuelcox.net/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Samuel Cox</a>, un digital designer inglese, si è inventato <a href="http://breathe.city/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Breathe</a>, un mini device che funziona da <strong>vera e propria centralina di monitoraggio dell&#8217;aria tascabile</strong>: è grande quanto un pacchetto di fiammiferi, si attacca ai jeans piuttosto che alla giacca o allo zaino come una clip, e si collega via Bluetooth all&#8217;app dedicata che <strong>tiene traccia in tempo reale dell&#8217;inquinamento dell&#8217;aria</strong>.</p>
<p>Le possibilità sono due: controllare a fine giornata, per evitare di tornare nelle zone più malsane della propria città, oppure <strong>attivare l&#8217;alert che manda un segnale non appena si superano alcuni parametri considerati pericolosi per la salute</strong>. Ma non solo: tutti i dati sono poi inviati a una piattaforma condivisa che tiene traccia di tutte le misurazioni del livello di inquinamento dell&#8217;aria.</p>
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		<title>Riscaldamento globale: ecco come cambia il mondo</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/riscaldamento-globale-ecco-come-cambia-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martino De Mori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2014 15:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo sappiamo, la temperatura globale cresce e le conseguenze per noi sono dure, animali compresi.[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-23566" alt="riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg" width="670" height="470" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/riscaldamento-globale-Gerard-Van-der-Leun-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></a>Lo sappiamo, la temperatura globale cresce e le conseguenze per noi sono dure, <a title="In 40 anni è scomparsa la metà degli animali selvatici del mondo" href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/living-planet-index-scomparsa-animali-selvatici-ultimi-40-ann/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">animali compresi</a>. A causa delle emissioni dei gas serra viviamo a una media di 0,8° C in più rispetto all&#8217;epoca preindustriale (con una proiezione di 1,5° per gli anni Trenta) e l&#8217;impatto di questo fenomeno <strong>sulla sicurezza alimentare e sulla disponibilità d&#8217;acqua</strong> è a dir poco preoccupante. Lo rivela il report della Banca Mondiale <a href="https://openknowledge.worldbank.org/handle/10986/20595" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">Turn Down the Heat : Confronting the New Climate Normal</a>.</p>
<p>E se non si interviene in tempo, racconta il documento, siamo destinati a un ulteriore aumento delle temperature: <strong>raggiungeremo il traguardo dei 2°C a metà di questo secolo</strong>, mentre nel 2080 arriveremo a 4°C in più.</p>
<p>Secondo <strong>Jim Yong Kim, il presidente della World Bank</strong>, il report, redatto in occasione della recente <a href="http://unfccc.int/meetings/lima_dec_2014/meeting/8141.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">conferenza sul clima di Lima</a>, “conferma quello che gli scienziati dicono da tempo: le emissioni del passato hanno dato il via nei 20 anni scorsi a un&#8217;inevitabile corsa al riscaldamento, che va a impattare sulle popolazioni più povere. Non possiamo continuare a ignorare le crescenti emissioni”.</p>
<p><a href="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg" data-wpel-link="internal"><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-23580" alt="B5Yq1AHIEAAgC3J" src="https://www.sportoutdoor24.it/wp-content/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg" width="760" height="440" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J.jpg 760w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/12/B5Yq1AHIEAAgC3J-300x173.jpg 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></a></p>
<p>Le conseguenze sono numerose e già in atto, e <strong>ovviamente disastrose per il pianeta e per l&#8217;uomo.</strong> Ad esempio nelle Ande e in Asia centrale i ghiacciai si stanno sciogliendo, provocando inondazioni che mettono a rischio i raccolti. Entro la fine del secolo potrebbero sparire, con conseguenze opposte ancora più catastrofiche, ovvero la siccità.</p>
<p>La Foresta Amazzonica è a rischio. L&#8217;innalzamento e l&#8217;acidificazione degli oceani (che hanno assorbito il 30% della CO2 emessa da fattori umani) porta <strong>allo scatenarsi di tsunami più frequenti di quel che pensiamo e di altri fenomeni atmosferici estremi</strong>, che andranno a colpire America Latina e Caraibi. Qui l&#8217;ecosistema marino vedrà la riduzione del 50% delle sue specie animali e vegetali.</p>
<p>Il caldo estremo in Medio Oriente e Nord Africa è destinato ad aumentare, facendo crescere a 4 mesi il periodo di giornate di caldo insopportabile, cancellando quasi del tutto le piogge in alcune zone, <strong>riducendo le aree coltivabili e costringendo certe popolazioni a migrare,</strong> con relativi problemi sociali e possibili conflitti in agguato.</p>
<p>L&#8217;Europa orientale e l&#8217;Asia centrale avranno come conseguenza mutazioni nel ciclo dell&#8217;agricoltura e rischi di siccità, soprattutto fra Balcani e Russia, dove il disgelo del permafrost e <strong>le conseguenti emissioni di metano</strong> innalzeranno le temperature repentinamente.</p>
<p>Fra tutte queste previsioni desolanti ce n&#8217;è una buona, secondo il rapporto e il presidente Kim: stanno crescendo la consapevolezza del problema e il consenso sulla necessità di agire. E anche la convinzione che <strong>l&#8217;azione contro il riscaldamento globale può essere uno stimolo alla crescita economica</strong>, non un peso sui bilanci delle nazioni. Forse è proprio questa la molla che ci spingerà a salvarci dall&#8217;autodistruzione?</p>
<p><iframe loading="lazy" src="//www.youtube.com/embed/CQbOlI0YQNs" height="360" width="640" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><em>Credits foto apertura: Gerard Van der Leun</em></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Martino De Mori' src='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/b23be04ab8ba4dd7c4cd30a84f2cd303?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/martino-de-mori/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Martino De Mori</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor &#8211; tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Keep Karakorum Clean, 15 tonnellate di rifiuti raccolti su K2 e Baltoro</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/keep-karakorum-clean-15-tonnellate-di-rifiuti-raccolti-su-k2-e-baltoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Magni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Oct 2014 06:58:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
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					<description><![CDATA[Succede che a volte il desiderio dell&#8217;uomo di spingersi verso luoghi incontaminati arrivi a intaccare[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="670" height="470" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/k2-Muzaffar-Bukhari-1024x7551.jpg" class="attachment-full size-full wp-post-image" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/k2-Muzaffar-Bukhari-1024x7551.jpg 670w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/k2-Muzaffar-Bukhari-1024x7551-300x210.jpg 300w, https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/10/k2-Muzaffar-Bukhari-1024x7551-331x232.jpg 331w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /><br><br><p>Succede che a volte il desiderio dell&#8217;uomo di spingersi verso luoghi incontaminati arrivi a intaccare proprio ciò di cui era andato in cerca. Ed ecco i risultati: 1.825 kg di rifiuti solidi, 3675 kg di rifiuti umani, 29 carcasse di animali.<br />
Sono questi i numeri delle campagne ambientali Keep Karakorum Clean e Keep K2 Clean 2014, due progetti promossi da <a href="http://www.evk2cnr.org/cms/it/comitato_evk2cnr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">EvK2CNR </a>che si pongono come obiettivo <strong>la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti abbandonati negli anni sui campi del K2 e del ghiacciaio del Baltoro</strong> (sede dei camp-site ai piedi dei grandi 8000 pakistani).</p>
<p>Le attività di raccolta, iniziate il primo giugno e durate 3 mesi, sono state parte integrante del <strong>progetto K2 60 Years Later Expedition</strong>, la spedizione alpinistica, scientifica e ambientale che, a 60 anni dall&#8217;impresa italiana, ha visto Michele Cucchi e sei pakistani membri del team raggiungere la vetta del K2.</p>
<p>L&#8217;associazione italiana EvK2CNR lavora da anni sulla creazione del <strong>Central Karakorum National Park</strong>, il parco naturale immaginato per la prima volta da Ardito Desio (l’uomo che guidò la <a title="Alla conquista del K2: la mostra" href="https://www.sportoutdoor24.it/alla-conquista-del-k2-in-mostra-la-leggenda-di-achille-compagnoni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">conquista italiana del K2 nel ‘54</a>). Proprio quest’anno è stato approvato in via definitiva il Piano di Gestione del Parco, che prevede tra le altre cose anche <strong>regole precise per la gestione dei rifiuti</strong>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I peggiori disastri ambientali della storia</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/i-peggiori-disastri-ambientali-della-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Maria Corno]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 12:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
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					<description><![CDATA[Recentemente l&#8217;Alta Corte di Londra si è pronunciata dichiarando la compagnia petrolifera Shell responsabile di[...]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[								
								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/06/1-credit-Flickr-Kerrie-in-Sydney.jpg" title="1 credit Flickr, Kerrie in Sydney" data-wpel-link="internal">
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								<a href="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/06/3-CREDIT-FLICKR-BHOPAL-MEDICAL-APPAREL.jpg" title="3 CREDIT FLICKR, BHOPAL MEDICAL APPAREL" data-wpel-link="internal">
									<img align="left" hspace="15" src="https://www.sportoutdoor24.it/app/uploads/2014/06/3-CREDIT-FLICKR-BHOPAL-MEDICAL-APPAREL-100x75.jpg" alt="3-credit-flickr-bhopal-medical-apparel" />
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								</a>
								
								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Recentemente l&#8217;Alta Corte di Londra si è pronunciata dichiarando <a href="http://www.theguardian.com/environment/2014/jun/20/shell-faces-payouts-nigerian-oil-spill-case" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">la compagnia petrolifera Shell responsabile</a> di una serie di perdite di petrolio che hanno <strong>totalmente distrutto un vasto ecosistema in Nigeria</strong>. L&#8217;ennesimo, dal 1976 ad oggi. Il processo comincerà l&#8217;anno prossimo, ma il problema è stato finalmente portato a conoscenza dell&#8217;opinione pubblica.</p>
<p>Detto che è virtualmente<strong> impossibile affermare che una catastrofe ambientale sia peggiore di un&#8217;altra</strong>, abbiamo provato a elencare le più gravi tragedie causate dall&#8217;uomo. Purtroppo siamo sicuri solo del fatto che l&#8217;elenco dovrà ben presto essere aggiornato.</p>
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<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Enrico Maria Corno' src='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/79cc9109370025a4fcc28b51a8029478?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image" loading='lazy'/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.sportoutdoor24.it/author/enrico-maria-corno/" class="vcard author" rel="author" data-wpel-link="internal"><span class="fn">Enrico Maria Corno</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>Enrico Maria Corno, giornalista per Corriere della Sera e Vanity Fair, vent’anni alla Rivista Sci e responsabile della passata edizione italiana del magazine americano Outside, collabora anche con enti di promozione turistica, federazioni e agenzie per l’organizzazione di eventi a tema outdoor, sport e sostenibilità. È con SportOutdoor24 fin dall&#8217;inizio.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div></div></div>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Questo ragazzo vuole ripulire gli oceani con un imbuto</title>
		<link>https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/ocean-cleanup-project-pulire-mare-plastica-spazzatura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2014 08:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
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								<hr style="visibility:hidden; height:1px; width:100%; display:block;" />
<p>Se l&#8217;idea vi sembra assurda, sappiate che al momento è anche la <strong>soluzione più semplice e intelligente per ripulire gli oceani</strong> dalle tonnellate di plastica che li infestano. Quella stessa plastica che <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/un-mare-di-spazzatura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">Legambiente ha trovato in grandi quantità anche sulle spiagge italiane</a>.</p>
<p>Il ragazzo si chiama Boyan Slat, ha 19 anni, è olandese e fino a tre anni fa faceva quello che fanno tutti gli adolescenti: andava a scuola, praticava sport e andava in vacanza con i genitori. Finché non è andato alle Azzorre e ha fatto un&#8217;immersione. Quando è tornato in spiaggia ha pensato: &#8220;<em>Che schifo, è pieno di rifiuti di plastica, non si può fare niente per ripulire il mare?</em>&#8221;</p>
<p>Ora, la soluzione più semplice sarebbe in effetti quella di <strong>non gettare la plastica in mare, ma di riciclarla</strong>, come stanno facendo per esempio <a href="https://www.sportoutdoor24.it/lifestyle/ambiente/lo-skate-fatto-con-la-plastica-del-mare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-wpel-link="internal">i ragazzi di Bureo Skateboards che ci costruiscono degli skateboard</a>. Però mari e oceani sono veramente invasi dai rifiuti plastici, e le soluzioni finora escogitate prevedevano di <strong>andare a raccogliere la plastica con speciali navi</strong> raccogli rifiuti. Come svuotare il mare con un cucchiaio, con l&#8217;aggravante di inquinare ulteriormente.</p>
<p>L&#8217;idea di Boyan è molto più semplice: la plastica e i rifiuti non sono ovunque, ma vengono <strong>portati dalle correnti in determinate zone del mondo</strong> dove poi finiscono per depositarsi sulle spiagge. Con tutte le conseguenze che conosciamo, compresa la morte di numerose specie animali, spesso per soffocamento.</p>
<p>E allora perché non <strong>mettere degli enormi imbuti proprio dove passano le correnti marine</strong>, in modo da intercettare la spazzatura del mare, raccoglierla e smaltirla? Se vi sembra ancora un&#8217;idea assurda, sappiate allora che è <a href="http://www.tedxdelft.nl/about-tedx/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">piaciuta prima a quelli di Ted</a>.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ROW9F-c0kIQ?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Poi l&#8217;idea è piaciuta anche a Intel, che pensa che Boyan sia <strong>uno dei 20 giovani imprenditori più promettenti del mondo</strong>. E infine a un sacco di gente che ha <a href="https://www.indiegogo.com/projects/the-ocean-cleanup-feasibility-study" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">donato dollari su dollari su Indiegogo</a> per sostenere lo studio di fattibilità del progetto <a href="http://www.theoceancleanup.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer external" data-wpel-link="external">The Ocean Cleanup</a>.</p>
<p>Gli 80mila dollari necessari alla fase di start-up sono stati raccolti velocemente (anche perché <strong>con 6 dollari ti pulivi la coscienza di 1 kg di spazzatura</strong> di plastica) e ora siamo a 330mila dei 2 milioni che servono a partire veramente con il progetto.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/6IjaZ2g-21E?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Insomma, se <strong>tra 10 anni nel Pacifico ci sarà la metà della schifezza che c&#8217;è oggi</strong>, il merito sarà di un ragazzo olandese di 19 anni che, dopo aver fatto un tuffo in acqua, ha pensato che si potessero ripulire gli oceani con un mega imbuto.</p>
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