A pochi chilometri di distanza da Sorano, nel cuore della Toscana, resiste al tempo e alle intemperie una delle scoperte più folgoranti per chi ama il trekking archeologico. Il suo nome è Vitozza ed è un’antichissima città scolpita nel tufo dalle proporzioni colossali: supera per estensione e complessità quasi ogni altro insediamento rupestre d’Italia. Abitato dall’epoca etrusca fino alla fine del Settecento, è un pullulare di sentieri che si intrecciano tra pareti verticali, dando vita a una sorta di labirinto ipogeo in cui la storia dell’uomo e la forza della natura si sono fuse in un abbraccio indissolubile.
La metropoli delle grotte e i Colombari romani
È impossibile rimanere indifferenti di fronte alla grandiosità di Vitozza. L’antica città toscana, infatti, vanta una straordinaria organizzazione sociale modellata nella pietra e un’importante densità di strutture. Vi basti pensare che lungo il ciglio del pianoro si susseguono oltre 200 grotte, ciascuna con una personalità definita. Molte di queste “case” presentano ancora i segni della vita quotidiana: nicchie per le lucerne, giacigli rialzati e ingegnosi sistemi per la raccolta delle acque.
A colpire è anche la presenza di numerosi Colombari, strutture eccezionali caratterizzate da pareti interamente tempestate di piccole celle geometriche. Sebbene in epoca medievale fossero utilizzati per l’allevamento dei volatili, la loro precisione millimetrica rimanda a una sapienza costruttiva romana, regalando al visitatore la sensazione di trovarsi in un tempio sotterraneo dedicato al silenzio.
Fortezze medievali e la “Chiesaccia”
Proseguendo lungo il crinale, la vegetazione rivela i resti di una potenza passata. Il Primo Castello e il Secondo Castello dominano lo sperone roccioso, testimoni del controllo della famiglia Aldobrandeschi su questo territorio strategico.
A svettare solitari nel bosco ci sono poi i ruderi della Chiesaccia, una basilica medievale priva di tetto che non lascia indifferenti neanche oggi. Sì, è vero, vi abbiamo parlato di cose che sono “solo” degli scheletri di pietra. La verità però è che, oltre a essere testimoni delle nostre origini, sono anche tesori circondati da una vegetazione che sembra volerli proteggere, tanto che a emerge è un contrasto cromatico unico tra il grigio-marrone del tufo e il verde smeraldo della natura.
Foto diShadow Fixing – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Breve guida per l’esplorazione
Per vivere Vitozza con lo spirito giusto è necessario pianificare i dettagli tecnici:
- Punto di accesso: l’ingresso principale si trova a San Quirico di Sorano (Grosseto). Da qui è disponibile un ampio sentiero segnalato che conduce direttamente nell’area archeologica.
- Equipaggiamento: sono consigliati (e fondamentali) scarponcini da trekking con ottima aderenza. Il tufo, specialmente se umido, diventa estremamente viscido. Non è da sottovalutare anche l’ausilio di una torcia, in modo da poter osservare i dettagli più nascosti delle grotte.
- Durata e percorso: il tragitto completo richiede circa 3-4 ore. Oltre alle grotte, merita una deviazione la discesa verso la valle del fiume Lente per ammirare le cascate e le sorgenti.
- Ingresso: il sito è a libero accesso, un regalo per chi cerca un’esperienza autentica e priva di filtri turistici.
Il canyon del fiume Lente: una giungla in maremma
L’avventura può culminare scendendo verso il greto del fiume Lente. Qui il paesaggio cambia volto: il bosco si infittisce e l’umidità favorisce la crescita di felci giganti e muschi rari, trasformando l’ambiente in una sorta di canyon tropicale nel cuore dell’Italia centrale.
Le sorgenti d’acqua limpidissima che sgorgano dalla roccia completano un quadro di bellezza emozionante, rendendo Vitozza una meta imprescindibile per ogni amante dell’outdoor e della fotografia paesaggistica.
Vitozza, oltre a essere un sito archeologico, è un’esperienza sensoriale che parla di resilienza e adattamento, un luogo in cui il tempo pare essersi fermato al 1783, anno in cui gli ultimi abitanti lasciarono le loro case di pietra.
Foto Canva
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