Salendo lungo le colline che abbracciano il centro di Torino, appare una struttura che incarna perfettamente il periodo della Belle Époque. Il suo nome è Villa Scott e negli anni ’70 (per la precisione nel 1975) è stata uno dei luoghi più spaventosi d’Italia: venne scelta da Dario Argento come una delle location del film Profondo Rosso.
La nascita di questa residenza, concepita nel 1902, rappresenta lo zenit della ricerca di Pietro Fenoglio, architetto piemontese che scelse di abbandonare ogni rigidità accademica per inseguire una fluidità che sembra appartenere più al mondo biologico che a quello edile. La facciata vibra di una tensione nervosa, con ferri battuti che si arrampicano lungo i balconi.
Le aperture, dal canto loro, non seguono schemi banali, ma si spalancano con tagli ellittici che ricordano orbite monumentali. E poi ci sono le decorazioni floreali che perdono la loro funzione rassicurante per diventare artigli vegetali pronti a ghermire lo sguardo di chi osserva dal marciapiede.
Il set della Casa del Bambino Urlante
Come vi abbiamo già accennato, Dario Argento scelse proprio questa opulenza per dare un corpo fisico al trauma centrale della sua opera più celebre. La villa di Torino smise quindi di essere un esempio di prestigio borghese per trasformarsi in un contenitore di deliri visivi. Durante le riprese dell’epoca, la troupe dovette intervenire pesantemente sulle pareti esterne per nascondere o esaltare elementi funzionali al ritmo narrativo.
Di Dario Argento (director), Luigi Kuveiller (cinematographer), Seda Spettacoli (production) – Screenshot taken by Spinoziano from the film., Pubblico dominio, Via Wikimedia
Quei muri che oggi ospitano un convitto universitario femminile, un tempo risuonavano dell’eco straziante di un segreto d’infanzia, mentre David Hemmings grattava l’intonaco per rivelare la verità sepolta. La bellezza Liberty diventò perciò uno specchio deformante, uno spazio scenico in grado di trasmettere un disagio viscerale attraverso la sola forza delle proprie asimmetrie.
Un’eredità di celluloide preclusa al pubblico
Il massiccio cancello d’ingresso funge da confine invalicabile tra il mito cinematografico e la quotidianità delle studentesse che occupano gli interni. Ciò vuol dire che chi cerca di varcare la soglia per scovare le tracce del pianista Marc Daly resta deluso: la proprietà è rigorosamente privata, chiusa alle visite e priva di percorsi turistici interni.
Foto: di Emanuela Meme Giudic…, CC BY 3.0, Via Wikimedia
Se da una parte questo può rappresentare un punto a suo sfavore, è comunque vero che resta tuttavia la possibilità di studiare i dettagli del portico e le vetrate dalla strada, rintracciando i punti esatti delle inquadrature più celebri della storia del cinema mondiale. Del resto, la facciata conserva ancora una patina di mistero che il tempo fatica a scalfire, mantenendo intatta quella carica magnetica che continua a spingere alla visita centinaia di appassionati, che si fermano in silenzio davanti alla cancellata mentre alcune ombre si muovono dietro le finestre del piano nobile.
Foto di copertina: Enryonthecloud di Wikipedia in italiano, CC BY 4.0, Via Wikimedia
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