L’Isola Bisentina, il frammento più esteso delle terre emerse all’interno del bacino di Bolsena (che è sua volta è il lago vulcanico più grande d’Europa), si prepara ad accogliere nuovamente i visitatori con l’avvio della stagione 2026. L’annuncio definisce una programmazione precisa che parte dai giorni di Pasqua e Pasquetta, fissati per domenica 5 e lunedì 6 aprile. Il calendario prosegue poi con le finestre del 25 aprile e del primo maggio, tappe fondamentali per chi desidera esplorare questo lembo di terra nella Tuscia viterbese durante i ponti primaverili.
La continuità delle visite verrà garantita anche nel periodo compreso tra il 2 giugno e il primo novembre. In sostanza, è prevista un’organizzazione che permette di fruire del patrimonio storico e naturale di questo misterioso lembo di terra rimasto chiuso per anni prima dell’acquisizione e del restauro voluti dalla famiglia Rovati. L’accesso rimane regolato esclusivamente tramite prenotazione online, una misura necessaria per gestire i flussi verso questa proprietà privata di alto valore archeologico.
Navigazione e costi per raggiungere l’isola
Il trasferimento verso le rive della Bisentina avviene partendo da due punti principali della costa. Il molo di Bolsena, sulla sponda nord-orientale, richiede circa 35 minuti di navigazione. Chi preferisce un tragitto più breve può imbarcarsi a Capodimonte, a sud-ovest, riducendo il tempo in acqua a più o meno 15 minuti. Il prezzo per un passeggero adulto ammonta a 46,50 euro, somma che copre il trasporto in battello, il diritto di prenotazione e l’accompagnamento obbligatorio di una guida abilitata.
Per i ragazzi fino a 15 anni e per le persone con disabilità sono previste tariffe ridotte. Il pagamento della quota relativa alla visita si effettua sul portale web al momento della prenotazione, mentre il corrispettivo per il battello viene versato direttamente all’imbarco. Questa distinzione logistica assicura che il posto a bordo sia riservato automaticamente insieme all’ingresso.
Percorsi d’arte e architetture sotterranee
La visita si sviluppa lungo un tracciato di 2 chilometri che tocca alcune delle 7 cappelle rinascimentali distribuite sul territorio isolano. Tra le novità di quest’anno figura l’accesso alla Chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, edificio del 1588 recentemente restaurato. Il cammino permette di osservare la Rocchina, piccola costruzione ottagonale attribuita ad Antonio da Sangallo il Giovane, e l’Oratorio del Monte Calvario, scrigno di affreschi quattrocenteschi.
Oltre alle strutture religiose, l’escursione raggiunge la Malta dei Papi, una prigione ipogea scavata nel monte Tabor. Questo luogo di reclusione, citato anche nelle opere dantesche, rappresenta uno dei punti più suggestivi del tour per via della sua atmosfera cupa e del pozzo che fungeva da unico accesso. Il gruppo viene scortato attraverso il giardino all’italiana e la darsena, in un’esperienza che unisce il racconto storico alla scoperta di un ambiente vulcanico sorprendente.
Foto: Tifoitalia – Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia
Bisentina, l’isola dei misteri
Ciò che in molti non sanno è che l’Isola Bisentina trascina con sé un magnetismo oscuro che affonda le radici in epoche precedenti alla storia scritta. La sua natura di conetto vulcanico emerso dalle acque del Lago di Bolsena le conferisce una morfologia drammatica, ma è ciò che l’uomo ha scavato nel suo ventre a generare il mito.
Il cuore del mistero risiede nel monte Tabor, l’altura dell’isola. Qui si nasconde la Malta dei Papi, un luogo che trasuda angoscia e che Dante Alighieri citò nel IX canto del Paradiso. Si tratta di un antro ipogeo raggiungibile solo tramite un pozzo profondo 30 metri. In origine probabilmente destinata a riti etruschi legati al mondo sotterraneo, venne trasformata in una prigione perpetua per religiosi colpevoli di colpe innominabili.
Ma non è finita qui perché, prima che i Farnese la trasformassero in una residenza di delizia, la Bisentina era già un fulcro spirituale per gli Etruschi. Recenti indagini subacquee condotte intorno a questa magnifica terra lacustre hanno rivelato resti di abitati sommersi, come quello del Gran Carro, risalenti al IX secolo a.C.
Le ipotesi suggeriscono che l’isola fosse considerata un punto di contatto tra il mondo dei vivi e l’oltretomba. Vi basti pensare che la particolare conformazione geologica, unita alla presenza di sorgenti e tunnel scavati nel tufo, alimenta da secoli la leggenda che proprio sotto queste rocce si trovi un accesso ad Agarthi, il mitico regno sotterraneo citato in diverse dottrine esoteriche.
Infine le 7 cappelle costruite tra il Quattrocento e il Cinquecento: formano una sorta di Via Crucis o cammino spirituale che i pellegrini dell’epoca percorrevano per ottenere indulgenze. Ogni edificio, dalla minuscola Rocchina del Sangallo alla cupola del Garzoni, pare posizionato per dialogare con le forze naturali del lago.
Foto di copertina: Kasa Fue – Own work, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia. Dove non specificato foro Canva
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