L’altopiano della Serranía, in Andalusia, custodisce una perla rara che sembra voler provocare le leggi della gravità. Il suo nome è Ronda e svetta orgogliosa sopra un massiccio calcareo, divisa nettamente da una spaccatura vertiginosa prodotta millenni fa dal torrente Guadalevín.
Questa cittadina della provincia di Malaga è persino una delle mete più antiche della penisola iberica, vantando radici che affondano nell’epoca celtica prima di trasformarsi in un avamposto romano cruciale.
L’ingegneria del Tajo e la magnificenza del Puente Nuevo
Guardando verso il basso dal parapetto principale, si percepisce immediatamente la maestosità del Tajo, il profondo canyon che separa la zona moderna, chiamata El Mercadillo, dal nucleo storico medievale, noto come La Ciudad. Unire questi due lembi di terra richiese uno sforzo costruttivo durato oltre 40 anni durante il XVIII secolo. Il risultato fu il Puente Nuevo, una struttura monumentale in pietra che si eleva per più o meno 100 metri dal fondo della gola.
Osservando i blocchi di roccia estratti direttamente dal letto del fiume sottostante, si nota una perfetta simbiosi cromatica tra l’opera dell’uomo e la parete naturale. All’interno del pilastro centrale della campata principale si trova invece una piccola stanza che funse da prigione, un dettaglio spesso trascurato dai passanti distratti ma fondamentale per comprendere la durezza della vita passata.
Tradizione taurina e l’eredità dei Pedro Romero
Il resto della località si estende con vie acciottolate e, passo dopo passo, ci si imbatte nella Plaza de Toros de Ronda, inaugurata nel 1785. Qui c’è un’arena che possiede una particolarità architettonica evidente nel suo doppio ordine di archi sostenuti da eleganti colonne in pietra. Ronda viene considerata la culla della moderna corrida spagnola grazie alla dinastia dei Romero.
Il legame con questa disciplina è così radicato che la festa principale della città, la Feria de Pedro Romero, vede i partecipanti sfilare in costumi settecenteschi ispirati ai quadri di Goya. Molti scrittori celebri rimasero folgorati da questa atmosfera, inclusi Ernest Hemingway e Orson Welles.
Giardini segreti e fortificazioni moresche
Scendendo lungo i sentieri che costeggiano le mura difensive, si raggiunge la Casa del Rey Moro. Sebbene la struttura superiore sia un palazzo del XX secolo, le viscere della terra nascondono la vera meraviglia: la Mina de Agua.
Si tratta di una scalinata scavata direttamente nella roccia durante il periodo della dominazione islamica. Gli schiavi cristiani risalivano circa 250 gradini (per la tradizione 365, uno per ogni giorno dell’anno) trasportando otri colmi d’acqua per rifornire la cittadella durante gli assedi nemici.
Poco distanti, i Baños Árabes di Ronda appaiono come i meglio conservati dell’intera Spagna. Le aperture a forma di stella sul soffitto permettono alla luce solare di filtrare creando giochi geometrici suggestivi sopra le vasche di marmo. Queste terme servivano sia per l’igiene, sia come centro di aggregazione sociale cruciale prima dell’ingresso nella zona religiosa della città, marcata dalla presenza della chiesa di Santa María la Mayor.
Sapori della terra e sentieri selvaggi
L’outdoor nei dintorni regala scenari dominati da querce da sughero e uliveti secolari. La Serranía permette escursioni intense verso la Cueva del Gato, una grotta naturale con un laghetto di acque cristalline e gelide che sgorgano dalle profondità montane.
La gastronomia locale riflette questo ambiente rurale con piatti robusti a base di selvaggina e formaggi caprini artigianali. Degustare un bicchiere di vino rosso proveniente dalle cantine locali, prodotte in piccole tenute chiamate bodegas, conclude idealmente una giornata dedicata all’esplorazione dei rilievi circostanti.
Foto Canva
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