Il segreto cobalto di Castel Sant’Angelo: viaggio nell’abisso senza fondo del Lago di Paterno

Tra le pieghe del reatino, proprio lungo l'antico tracciato della via Salaria, sorge uno specchio d’acqua dalle origini mitologiche che custodisce misteri profondi molti metri, perfetto per chi cerca la natura selvaggia e il fascino della storia romana

Lago di Paterno, Lazio

Pochi chilometri separano l’abitato di Cittaducale, in provincia di Rieti, da una depressione geologica di rara bellezza, nota agli esperti come sinkhole (dolina). Questa formazione naturale genera un bacino (quasi) perfettamente circolare, alimentato da sorgenti sottostanti che mantengono la temperatura costante tutto l’anno. Anticamente le popolazioni locali battezzarono tale luogo col nome di Lacus Cutiliae, centro spirituale di estrema rilevanza per il popolo dei Sabini. Essi consideravano queste sponde “L’ombelico d’Italia”, un punto di contatto diretto con le divinità infere.

Sulle rive sorgono ancora oggi i resti delle Terme di Vespasiano, testimonianza di quanto i romani apprezzassero le proprietà sulfuree del territorio. L’acqua appare di un blu intenso, quasi innaturale, dovuto alla profondità che raggiunge circa i 54 metri. Tale caratteristica rende il sito uno dei laghi carsici più profondi della penisola (in rapporto alla sua superficie ridotta).

I colori del Lago di Paterno

Foto: Rinaldi Marco – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

La leggenda dell’isola galleggiante

Plinio il Vecchio descriveva nei suoi testi un fenomeno bizzarro che rendeva unico questo bacino: la presenza di una isola rotante. Macchie di vegetazione, intrecciate a radici e fango, formavano una piattaforma naturale che si spostava assecondando i venti. Seneca rimase talmente colpito da tale bizzarria geologica da citarla nelle sue cronache scientifiche. Sebbene oggi tale isola sia scomparsa a causa dei mutamenti idrografici, il fascino del racconto persiste tra gli abitanti della frazione di Castel Sant’Angelo.

Esplorare il perimetro permette di scorgere i riflessi argentei dei pioppi che circondano lo specchio. Il fondale scende ripidissimo a pochi passi dalla riva, creando un contrasto cromatico emozionante tra il verde smeraldo del bagnasciuga e il blu notte del centro. Subacquei esperti frequentano spesso queste acque per testare la visibilità in profondità, sfidando correnti gelide che salgono direttamente dalle viscere della Terra.

Il misterioso Lago di Paterno

Foto: Alessandro Antonelli – Own work, CC BY 3.0, via Wikipedia

Percorsi tra archeologia e silvicultura

A disposizione dei visitatori ci sono diversi sentieri sterrati che collegano questo misterioso specchio d’acqua alle vicine sorgenti del Peschiera, una delle riserve idriche più importanti per la Capitale. Osservando attentamente i terreni, si notano formazioni calcaree particolari, segno dell’incessante lavoro erosivo dell’anidride carbonica. Le rovine archeologiche vicine, spesso chiamate Terme di Vespasiano, mostrano pareti in opus reticulatum che resistono all’umidità da millenni.

Soddisfazioni le hanno anche gli appassionati di birdwatching, che trovano rifugio tra i fitti cespugli di ginestre mentre osservano il volo di aironi e folaghe che popolano le zone meno accessibili. La fauna ittica risulta composta principalmente da lucci e carpe, protetti da una gestione della pesca molto rigorosa. Visitare questo angolo di Lazio significa confrontarsi con una geologia viva, che muta lentamente ma costantemente la propria fisionomia.

Terme di Vespasiano, Cittaducale

Foto: Alessandro Blasi from Rieti, Italy – Terme Vespasiano, Via Wikimedia

Un sentiero pianeggiante permette di circumnavigare l’intero perimetro in circa 20 minuti, con prospettive sempre diverse sulla piana sottostante. La luce del tramonto trasforma la superficie in una lastra metallica, evocando atmosfere che ricordano i racconti epici dell’antichità classica. Questo luogo rimane lontano dai flussi turistici eccessivi, tanto da mantenere un’autenticità rara che privilegia il silenzio e la contemplazione pura delle forze naturali.

Foto di copertina: RoccaCalascio – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia

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