Dov’è Kharg: l’isoletta che tiene in scacco il mondo intero

Si chiama "dattero ancora acerbo" in persiano. È grande come un comune di provincia italiano. E in questo momento è l'oggetto più discusso nelle stanze del Pentagono, della Casa Bianca e dei mercati finanziari di mezzo mondo.

Kharg_island

Ci sono posti che non sai dove siano finché qualcosa di grosso non succede. Kharg è uno di questi. Un’isola di roccia calcarea nel Golfo Persico, otto chilometri di lunghezza per quattro di larghezza, a 25 chilometri dalla costa iraniana e 483 chilometri a nord-ovest dello Stretto di Hormuz.
Non la trovi nemmeno cercandola su Google Maps senza sapere già dove guardare. Eppure da lì passa il destino di qualcosa che riguarda tutti.

Perché è insostituibile

Kharg (o Khark)  trova nella provincia iraniana di Busherh, a 27 km dalla costa e a poco meno di 500 dallo stretto di Hormz. Gode di un vantaggio naturale che la rende unica: la profondità delle acque circostanti. Mentre gran parte del litorale persico è troppo basso per accogliere le superpetroliere, queste possono attraccare a Kharg con facilità. Il terminal ha la capacità di caricare dieci superpetroliere simultaneamente.petrolieraDall’isola passa il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano, il 90% del quale finisce in Cina. Non è un terminal petrolifero. È il polmone finanziario di uno stato. Togliere Kharg equivale a togliere l’ossigeno.

Una storia lunga tremila anni

Kharg non è solo petrolio. È uno dei posti più stratificati del Golfo Persico — e quasi nessuno lo sa. Le rocce più antiche dell’isola risalgono a tremila anni fa. Dario il Grande, dopo la conquista dell’India, ordinò di costruirvi una base per espandere la marina persiana. Sull’isola esistono tombe rupestri dell’epoca achemenide, i cui tratti architettonici ricordano le forme funerarie di Palmira, e i resti di un complesso monastico cristiano probabilmente risalente alla Chiesa d’Oriente dopo il VII secolo — il più grande documento di archeologia cristiana dell’intero Golfo Persico.

Nel 1753 l’impero coloniale olandese stabilì sull’isola un avamposto commerciale e un forte, dopo aver ottenuto la proprietà perpetua dell’isola in cambio di un presente da 2.000 rupie. Gli olandesi restarono fino al 1766, quando furono cacciati.
Oggi sull’isola resta ancora visibile un cimitero olandese — lapidi europee in mezzo al Golfo Persico, a pochi passi dalle condutture del petrolio.

Gazzelle, tombe persiane e dieci superpetroliere in rada

Kharg è una delle pochissime isole del Golfo Persico con riserve di acqua dolce naturale, raccolta nella roccia calcarea porosa. Questa particolarità ha permesso la sopravvivenza di popolazioni di gazzelle, che pascolano ancora oggi sull’isola, ignare di tutto.petroliere-iran

Gazzelle, tombe achemenidi, un cimitero olandese, un monastero cristiano del VII secolo e dieci superpetroliere in rada. Kharg è questo: un posto dove la storia si è sedimentata per tremila anni, e poi il petrolio ha cambiato tutto.

Già distrutta, già ricostruita

Non è la prima volta che il mondo fissa Kharg con preoccupazione. Già durante la guerra tra Iran e Iraq l’isola fu un obiettivo militare: nel 1986 i bombardamenti iracheni ridussero le sue infrastrutture a un cumulo di macerie fumanti.
La ricostruzione fu lenta, ma la capacità produttiva è tornata a livelli record: quattro milioni di barili al giorno. Una resilienza che dice tutto sulla sua importanza — e su quanto l’Iran abbia investito per renderla difficile da eliminare.

Cosa sta succedendo adesso

Il generale americano Keith Kellogg ha dichiarato pubblicamente: “Spero davvero che vadano a prendere l’isola di Kharg. Se si elimina quell’isola, si colpisce l’80-90% dell’utilizzo di petrolio degli iraniani. In sostanza, li si spegne economicamente.”
Secondo Axios, tra Stati Uniti e Israele è in corso una discussione sulla conquista dell’isola, che fornirebbe a Trump una moneta di scambio senza precedenti per negoziare quella che ha già definito una “resa incondizionata”. I

rischi però sono enormi: mine navali, attacchi di droni suicidi, il pericolo di un autosabotaggio iraniano con la distruzione deliberata delle condotte per innescare un disastro ecologico ed economico globale.
Un colpo su Kharg avrebbe come contraccolpo un inasprimento degli attacchi degli Houthi yemeniti contro le petroliere occidentali nel Canale di Suez, già pesantemente penalizzato.

Perché ci riguarda tutti

I barili iraniani cominciano il loro viaggio da Kharg con i transponder spenti, scaricando il petrolio in porti della Malesia o di Singapore, dove navi più piccole lo raccolgono per portarlo in Cina, spesso mescolato con altri greggi.

Un sistema di scatole cinesi che regge le sanzioni e alimenta l’economia iraniana da anni. Se Kharg venisse colpita o conquistata, questo sistema collasserebbe. Il prezzo del petrolio salirebbe. Il carburante aereo costerebbe di più. I voli costerebbero di più. Già la sola voce di un attacco a Kharg sta spingendo il prezzo del greggio verso la soglia psicologica dei 90 dollari al barile.

Foto Canva, Nasa

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