La splendida Norchia rappresenta oggi una delle testimonianze archeologiche più potenti e silenziose della provincia di Viterbo, un intero insediamento che riposa tra le gole tufacee a pochi chilometri da Vetralla. Vi basti pensare che questa vasta area viene (talvolta) definita la “Piccola Petra d’Etruria” per via delle sue spettacolari facciate monumentali ricavate direttamente nei costoni di tufo, che richiamano la tecnica scultorea della città dei Nabatei.
Non parliamo perciò di qualche sepoltura isolata, ma di un organismo urbano complesso, rimasto attivo per almeno 3 secoli prima di scivolare in un oblio profondo. Collocata geograficamente in un punto strategico della Tuscia meridionale, questa antica città (il cui nome originale era probabilmente Orclae), sorgeva come un fondamentale crocevia commerciale.
La sua posizione risultava strategica, trovandosi a circa 10 chilometri da Tuscania e 11 chilometri da Blera, mentre la potente Tarquinia distava poco meno di 19 chilometri. Per comprendere l’importanza logistica del sito, serve immaginare i tempi di percorrenza dell’epoca, quando i carri procedevano a una passo lentissimo, spesso intorno ai 2 km l’ora: tale dato rendeva Norchia una tappa obbligata.
La conformazione del pianoro e le arterie della storia a Norchia
L’abitato principale occupava una rupe allungata e stretta, difesa naturalmente dalle valli scoscese scavate dal fiume Biedano e dal fosso Pile. Una vera e propria fortezza naturale che garantiva protezione sulle vie di comunicazione, prima fra tutte la Via Clodia. Tale arteria stradale scendeva verso il fondovalle per passare il corso d’acqua e risalire verso i centri limitrofi attraverso percorsi suggestivi chiamati Via Cava Buia o sentiero di Sferracavallo.
Foto: Di Massimiliano Masetti – Opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
Il periodo di massimo splendore si colloca tra il IV e il II secolo a.C., epoca in cui la città esprimeva una ricchezza architettonica monumentale senza pari nell’Italia centrale. Dopo una lenta decadenza sotto il dominio romano e una parziale ripresa in epoca medievale, il centro sparì gradualmente dai radar. Solo nel 1808, grazie all’intuito di Padre Pio Semeria e dello studioso Francesco Orioli, il sito tornò a svelare i suoi segreti, attirando l’attenzione di ricercatori come Luigi Anselmi e, in tempi più moderni, di illustri archeologi del calibro di Giovanni Colonna e Laura Ambrosini.
Architetture rupestri e necropoli monumentali
Visitare oggi questo luogo comporta l’esplorazione di ben 5 diverse aree sepolcrali che cingono l’antico pianoro. La necropoli del Pile, divisa in vari settori, accoglie chi scende da Pian delle Vigne con facciate modellate nella pietra. Tra queste meritano una menzione la Tomba Smurinas, la Tomba dei Ciarlanti e quella di Vel Ziluse, esempi straordinari di artigianato antico.
Foto: By Paolo Villa – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
Spostandosi verso sud, oltre il fosso, appare la Tomba delle Tre Teste, chiamata così per le protomi che ornano l’architrave, un reperto prezioso spesso nascosto dalla vegetazione selvaggia. Altrettanto celebre risulta la zona dell’Acqualta, dove si trovano le rare Tombe Doriche. Questi monumenti sono vere e proprie facciate a tempio, un caso particolare che conta solo 4 esemplari in tutta l’Etruria, divisi tra questo sito e Sovana (Toscana). I frontoni scolpiti e i piccoli fregi con il volto della Gorgone, noto come Gorgoneion, testimoniano un legame profondo con l’estetica greca rielaborata localmente.
Segreti nascosti tra le forre del Biedano
Sulla sponda opposta del fiume Biedano si nasconde la Tomba Lattanzi. Questo monumento colpisce per la presenza di una misteriosa sfinge etrusca scolpita, un dettaglio che conferisce alla struttura un’aura quasi esotica. Nelle vicinanze si trova anche la Tomba dei 40 letti funebri, una camera sotterranea di dimensioni eccezionali che suggerisce l’appartenenza a un clan familiare molto influente.
Foto: Di Ulrich Mayring – photo taken by Ulrich Mayring, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
La peculiarità di queste zone risiede nella loro natura ancora parzialmente inesplorata, laddove il lavoro degli studiosi incontra spesso le tracce lasciate dai ricercatori clandestini. Salendo invece sul pianoro sommitale, si entra nel cuore della città medievale. Spuntano i resti del castello (foto di copertina) appartenuto alla famiglia dei Di Vico e la pieve romanica di San Pietro, costruita nel IX secolo sopra un precedente tempio antico. Il contrasto tra le imponenti mura medievali e le sottostanti necropoli millenarie rende l’esperienza di scoperta assolutamente singolare.
Un patrimonio fragile da difendere
Se la si desidera visitare è importante sapere che Norchia, oggi, è in parziale stato di abbandono. Ciò vuol dire che la vegetazione, spesso composta da rovi e piante infestanti, rischia di cancellare in pochi decenni ciò che il tempo aveva preservato per millenni. Il crollo dei ponti che collegavano i vari settori del parco archeologico ha reso difficile il passaggio tra le necropoli, trasformando la visita in un’avventura per esploratori esperti.
Foto: By Fabien Bièvre-Perrin – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Molti sentieri appaiono ormai invisibili e le facciate delle tombe necessitano di interventi urgenti di pulizia. La salvaguardia di Norchia richiede consapevolezza diffusa del suo valore inestimabile come archivio a cielo aperto. Solo attraverso una manutenzione costante sarà possibile garantire alle generazioni future la possibilità di osservare la maestosità delle sue architetture. Eppure, nonostante tutto, il suo è un fascino a cui è impossibile resistere.
Foto di copertina: Di giovanni bidi, CC BY 3.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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