Sui problemi che i ciclisti scrivono dentro BikeClab, l’app che ho fatto per capire cosa non va nella bici, i freni sono la voce più grossa di tutte: 1 problema su 4 riguarda loro, più del cambio e più delle sospensioni. E dentro i freni la frase che torna più spesso non è la pastiglia consumata, è la leva che arriva al manubrio.
Perché la leva del freno va a fondo?
«Quando premo il freno posteriore la leva va tanto a fondo, e non frena, quando la tengo premuto da fermo e provo ad andare avanti fischia». «La leva del freno posteriore fa un suono strano tipo come se fosse spugnosa ma non lo è, spurgo fatto più volte in modo corretto ma il suono resta». «Le freni dopo un po’ di giorni di giri in bici non frena più come prima, la leva non è spugnosa, non fischiano, ma la forza frenante diminuisce».

Sono tre problemi diversi che sembrano lo stesso problema, e la differenza si trova da fermi in trenta secondi.
La prova che divide l’aria da tutto il resto
Bici appoggiata, ruota ferma, pompa la leva quattro o cinque volte di seguito. Se la corsa si accorcia mentre pompi e poi torna lunga quando lasci stare, nell’impianto c’è aria e serve lo spurgo. Se invece la corsa resta identica a ogni tirata, l’aria non c’entra e il problema è nel materiale che frena o nel disco.
Questa prova vale più di qualsiasi sensazione a mano. La leva spugnosa è la descrizione che tutti usano, ma spugnoso in bocca a due persone diverse vuol dire due cose diverse: il pompaggio invece dà una risposta che si vede.
Se non è aria, si guarda cosa c’è tra pastiglia e disco
Smonta le pastiglie e guarda il materiale frenante. Sotto il millimetro circa vanno sostituite. Ma prima ancora dello spessore guarda la superficie: se è lucida e specchiata, oppure unta, le pastiglie sono contaminate e non tornano indietro. È il caso di chi mi scrive questo: «Gli ho messo il WD-40 nel disco del freno nelle pastiglie ma solo una schizzata pensando che toglieva un cigolio, ma adesso la bici non frena tanto». Il materiale delle pastiglie è poroso e assorbe l’olio dentro di sé, quindi pulirle non serve: si buttano. Il disco invece si recupera con alcol isopropilico.

Poi c’è il caso opposto, quello di chi ha appena montato pastiglie nuove e frena meno di prima. Lì quasi sempre manca il rodaggio. Servono da 10 a 15 frenate progressive da media velocità fino quasi a fermarti, senza mai bloccare la ruota, finché senti che il freno inizia a mordere: è il passaggio in cui il materiale della pastiglia si trasferisce sul disco, e finché non è successo la potenza resta bassa qualsiasi pastiglia tu abbia comprato.
Sul disco vale la pena controllare anche lo spessore minimo, che quasi tutti i produttori stampano sul disco stesso, e il serraggio delle viti della pinza e del disco al mozzo.
Quando invece il freno è giusto ed è la bici a essere sbagliata
C’è una categoria di ciclisti che non ha nessun guasto: ha un impianto sano e montato bene, ma troppo piccolo per quello che ci fa. Su discese lunghe un disco da 160 mm scalda molto più di uno da 180 o 200, e quando scalda troppo la potenza cala mentre stai frenando. Se la tua descrizione del problema è che il freno va bene per i primi minuti e poi ti molla verso il fondo della discesa, non stai cercando un guasto, stai cercando un disco più grande, con gli adattatori giusti e la verifica di compatibilità con forcella e telaio.
Dove finisce il fai da te
Lo spurgo richiede il kit specifico e soprattutto il liquido corretto per la tua marca, olio minerale o DOT, che non sono intercambiabili e che mischiati rovinano le guarnizioni dell’impianto. Se vedi liquido uscire dalla leva, dal tubo o dalla pinza si smette e si va in officina, perché quello non è un freno debole, è un freno che a un certo punto non ci sarà. E se la potenza resta bassa anche con pastiglie nuove, rodate, e disco pulito, il problema è più a monte di quello che puoi raggiungere da casa.

Il resto, cioè la maggior parte dei casi che leggo, si chiude in garage con una pompata di leva e cinque minuti di attenzione a cosa c’è davvero tra la pastiglia e il disco.
Andrea Calvo ha 15 anni e vive a Milano. Ha creato BikeClab, l’app che aiuta i ciclisti a capire cosa non va nella loro bici partendo dal sintomo invece che dal pezzo. Su Instagram (@bikeclab) i suoi video sulla manutenzione superano il milione di visualizzazioni al mese. L’app è su bikeclab.com.
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