Tra palazzi senza soffitto e vicoli di pietra: il borgo abbandonato del Lazio dove il vuoto diventa meraviglia

Su uno sperone di tufo rossiccio, sorge uno dei borghi abbandonati più suggestivi del nostro Paese. Pietra, silenzio e un castello medievale ancora in piedi: Celleno Vecchio racconta secoli di storia con una voce sottile ma potente

Celleno, Lazio

Nella Tuscia, provincia di Viterbo, la campagna si increspa in forre e altipiani di tufo vulcanico, e su uno di questi speroni affacciati sul vuoto siede un paese che ha smesso di vivere ma non di esistere. Celleno, il vecchio centro storico, quello medievale, è uno dei borghi abbandonati più integri e meno affollati d’Italia, e questa combinazione oggi è rara quasi quanto il paesaggio che lo circonda.

La storia dell’abbandono è novecentesca e geologica insieme: il tufo su cui il paese era costruito da secoli ha cominciato a cedere lentamente, e nel corso (e poco prima) del secondo dopoguerra gli abitanti hanno lasciato le case di pietra per trasferirsi a circa 1,5 km di distanza, nel nuovo centro abitato costruito su terreno più stabile. Il borgo vecchio è rimasto lì, quasi sospeso, con le facciate scrostate, le porte murate e la vegetazione che prova a riprendersi i vicoli.

Eppure non è un rudere: è qualcosa di più ambiguo e affascinante, un insediamento medievale che ha mantenuto la sua forma, la sua planimetria e persino qualche edificio perfettamente conservato. Vederlo dall’esterno, dalla strada che lo raggiunge, fa capire immediatamente perché per secoli fosse considerato inespugnabile.

La rupe e il borgo che il tempo ha lasciato indietro

Avvicinarsi al centro storico equivale ad attraversare una scenografia che cambia ad ogni curva. La via del Ponte, il percorso principale, introduce alla piazza attraverso Porta Vecchia, una delle aperture originali nelle mura, e conduce direttamente al nucleo del castello. In alternativa si arriva da piazza del Mercato, uno degli spazi pubblici medievali ancora leggibili nella sua funzione originaria, anche se il mercato qui si è fermato da decenni.

Borgo di Celleno, Tuscia

Le strade interne sono strette, lastricate o in terra battuta, tagliate nel tufo rossastro che caratterizza tutta la Tuscia. Le case, prive d’intonaco, mostrano la pietra a vista (prevalentemente tufo, con inserti di pietra scura locale della zona di Bagnoregio), un materiale che assorbe la luce del pomeriggio in modo diverso rispetto al tufo più chiaro.

Il Castello Orsini e l’urbanistica del Medioevo

Al cuore di tutto c’è il Castello Orsini, l’edificio meglio conservato dell’intero paese e quello che struttura ancora oggi la lettura dello spazio urbano. La fortezza presenta ancora elementi difensivi tipici, tra cui una torre di guardia (la cosiddetta Torre Piccola) che emerge dal tessuto edilizio circostante con una verticalità decisa.

Il dettaglio che colpisce di più, però, è il ponte levatoio. La sua duplice arcata è ancora visibile, e fermarsi a guardarla significa ritrovarsi a ragionare su quanto lavoro, quanto calcolo e quanta paura stiano dietro a una struttura del genere. Il fossato che girava attorno alla fortezza è ancora riconoscibile nel dislivello del terreno, e passare lentamente attorno al perimetro delle mura aiuta a capire la logica difensiva dell’intero insediamento.

Vicoli di Celleno Vecchio, Lazio

Quello che rende Celleno Vecchio diverso da tanti altri borghi abbandonati è precisamente questo: la leggibilità. La struttura medievale è intatta, le relazioni tra spazi pubblici e privati sono ancora percepibili e il rapporto tra architettura e geografia racconta una logica che non ha bisogno di pannelli esplicativi per parlare.

Foto Canva

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