Nel cuore d’Italia c’è un sasso gigantesco che trema al tocco di una mano: la roccia più inquietante della Tuscia

Nel cuore di una faggeta antica dichiarata Patrimonio UNESCO, un masso di dimensioni straordinarie oscilla su se stesso sfidando ogni logica: il Sasso Menicante è uno di quei posti che non si spiegano

Faggeta Vetusta del Monte Cimino, Lazio

La prima volta che qualcuno descrive il Sasso Menicante, l’immagine che ne viene fuori sembra uscita da un racconto di Borges: un masso enorme, scuro e che si muove. Basta appoggiare un bastone sulla sua superficie, infatti, per avvertire un’oscillazione impercettibile ma reale, come se la roccia stesse respirando.

Siamo nel comune di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia ,un territorio che da secoli accumula strati di storia etrusca, medievale e vulcanica senza mai smettere di sorprendere. Il Sasso Menicante è conosciuto anche con altri nomi, tutti ugualmente evocativi. Lo chiamano Rupe Tremante, per quella sua caratteristica di vibrare al contatto umano.

C’è anche chi lo chiama Sasso Naticarello, soprannome dialettale che rimanda all’idea di qualcosa che “dondola”. Nei fatti si tratta di un masso erratico di trachite, una roccia vulcanica porosa e grigio-scura tipica dei Monti Cimini, con una forma e una collocazione che da sole basterebbero a renderlo straordinario.

Quello che rende il Sasso Menicante unico, però, è la sua posizione: si trova ai margini della Faggeta Vetusta del Monte Cimino, un bosco entrato nel 2017 nella lista del Patrimonio Naturale UNESCO come estensione seriale delle Foreste Primordiali dei Faggi dei Carpazi.

La roccia che oscilla senza ragione apparente

La domanda che viene spontanea davanti al Sasso Menicante è sempre la stessa: com’è possibile? Un masso di quelle dimensioni (circa 3 metri di altezza, 8 metri di lunghezza e 6 di larghezza, con una massa di quasi 250 tonnellate) che oscilla al contatto umano sembra contraddire qualunque intuizione fisica.

Sasso Menicante, Tuscia

By Dino Michelini – Own work, CC BY 3.0, via Wikimedia

La risposta sta nella geometria più che nella magia. La roccia poggia su una superficie di appoggio ridottissima rispetto alla sua massa, e il suo centro di gravità è posizionato in modo tale da permettere un’oscillazione controllata, quasi un pendolo imprigionato nella pietra. Le popolazioni locali gli hanno sempre attribuito poteri particolari e lo hanno considerato un punto di riferimento simbolico e geografico per chi abitava queste colline vulcaniche.

Tra faggi millenari e trachite vulcanica

Il Monte Cimino raggiunge i 1.053 metri di quota ed è il rilievo più elevato dei Monti Cimini, un complesso vulcanico ormai estinto che domina la Tuscia settentrionale.

La trachite che compone il Sasso Menicante è la stessa roccia usata dagli Etruschi per scolpire tombe e capitelli, e poi dai costruttori medievali per le mura di Viterbo. Toccandola si percepisce una superficie granulosa, molto diversa dal basalto che si immagina quando si pensa alla roccia vulcanica.

Monte Cimino, Tuscia

Il percorso che porta al masso attraversa la faggeta seguendo un sentiero segnato, con un dislivello contenuto adatto anche a chi non è abituato all’escursionismo. Il bosco, come si può immaginare, cambia faccia con le stagioni in modo radicale, al punto che in autunno diventa una tavolozza di gialli e arancioni bruciati.

Un luogo da scoprire con calma, lontano dalla folla

Soriano nel Cimino è un borgo medievale arroccato sul fianco del vulcano, con un castello che domina il paese dall’alto e un centro storico dove le vie strette in pietra lavica portano sempre da qualche parte di inaspettato. Il Sasso Menicante si raggiunge facilmente dal paese, ed è uno di quei posti che funzionano meglio fuori stagione. L’estate porta qualche visitatore in più, ma la faggeta non è mai affollata come le mete costiere laziali.

Soriano nel Cimino, Tuscia

Chi conosce la Tuscia sa che questa zona del Lazio ha una densità di curiosità per chilometro quadrato che pochi territori italiani eguagliano: dai siti rupestri etruschi fino alle ville tuscanesi del Rinascimento.

Foto Canva

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