I ghiacciai si sciolgono e sulle Alpi stanno nascendo nuovi laghi turchesi che non esistevano 5 anni fa

Mentre i ghiacciai alpini si ritirano, lasciano dietro di sé qualcosa di inatteso: specchi d’acqua nuovi, freddi e silenziosi che non figurano su nessuna mappa storica. Nelle sole Alpi svizzere ne sono comparsi oltre 1.200 dalla fine della Piccola Era Glaciale, e il ritmo sta accelerando. Alcuni sono già raggiungibili a piedi. Altri stanno ancora formandosi. Questa è la geografia che emerge dove c’era il ghiaccio.

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Aprire una cartina topografica delle Alpi stampata trent’anni fa e confrontarla con quella di oggi significa guardare due paesaggi diversi. I ghiacciai si sono ritirati, i profili di molte valli d’alta quota sono cambiati, e in certi punti, esattamente dove c’era il ghiaccio, c’è adesso dell’acqua. Nuovi laghi e laghetti, per la precisione. alpi-nuovi-òlaghi-eawagÈ un processo fisico: quando un ghiacciaio arretra, la depressione che lasciava sotto il proprio peso si riempie di acqua di fusione, dando origine a laghi che non hanno nome, che non figurano su nessuna guida, e che in alcuni casi non esistevano cinque anni fa.

Oltre 1.200 laghi nuovi sulle Alpi

La ricerca più estesa sul fenomeno è stata condotta dall’EAWAG, l’Istituto federale svizzero di scienze acquatiche: dall’analisi di fotografie aeree e immagini satellitari è emerso che nelle Alpi svizzere sono comparsi oltre 1.200 nuovi laghi dalla fine della Piccola Era Glaciale, cioè approssimativamente dalla seconda metà dell’Ottocento.
La maggior parte si è formata negli ultimi decenni, e il tasso di comparsa sta aumentando in parallelo con la velocità di scioglimento dei ghiacciai.l'autunno a Bormio

Uno studio pubblicato su Earth Surface Dynamics (Copernicus) ha provato a proiettare quanti altri ne nasceranno entro il 2100 in Svizzera, se il riscaldamento proseguirà secondo i modelli attuali: si parla di centinaia di nuovi bacini, alcuni di dimensioni considerevoli, in aree oggi ancora coperte dal ghiaccio.

Quali sono e dove si trovano

Tra i casi già documentati e visibili, il più noto a livello europeo è il lago pro-glaciale del Gornergletscher, nella regione di Zermatt. Il ghiacciaio del Gorner è il secondo per dimensioni in Svizzera, e negli ultimi anni la sua fronte in ritirata ha lasciato spazio a un bacino d’acqua che cresce di stagione in stagione. Chi sale verso il Monte Rosa oggi vede un paesaggio radicalmente diverso da quello che descrivono le guide alpine degli anni Novanta. lago-pilato-marche Nella zona del Ghiacciaio del Rodano, nei Grigioni, i modelli prevedono la formazione di un lago di grandi dimensioni man mano che il ghiacciaio continuerà a ritirarsi verso la testata della valle. Il Rodano è uno dei ghiacciai più monitorati d’Europa, anche perché la sua acqua alimenta il fiume omonimo fino al Mediterraneo.
Sull’Aletsch, il ghiacciaio più lungo delle Alpi (Patrimonio UNESCO), la ritirata sta modificando il profilo della zona terminale, con la formazione di piccoli bacini nella morena frontale.

In Italia: Trentino e Valle d’Aosta

Sul versante italiano le ricerche sistematiche sono meno numerose, ma i casi documentati non mancano.
In Trentino, nell’area del Parco Naturale Adamello Brenta, il ritiro del ghiacciaio dell’Adamello ha lasciato negli ultimi anni aree di roccia nuda con accumuli d’acqua in quota. Il Careser, in Val de la Mare, è uno dei ghiacciai più monitorati d’Italia: ridotto a una superficie residuale rispetto agli anni Cinquanta, ha lasciato dietro di sé una morfologia che i glaciologi usano come caso di studio per capire cosa succede dopo la scomparsa del ghiaccio.

In Valle d’Aosta, il discorso è più articolato. Il lago pro-glaciale del Grand Croux, nel massiccio del Gran Paradiso, è un caso citato spesso come esempio di bacino glaciale in evoluzione. In un recente anno di siccità straordinaria il lago non si è nemmeno formato, perché non c’era abbastanza acqua di fusione: un paradosso che illustra quanto questi nuovi specchi d’acqua siano sistemi giovani e instabili, non ancora in equilibrio con il paesaggio che li circonda.

Laghi giovani e instabili

Il punto meno intuitivo di tutta la storia è questo: i laghi pro-glaciali non sono solo belli da guardare. Sono anche pericolosi.
Un lago che si forma davanti a una fronte glaciale in ritirata è trattenuto da una diga naturale di detriti e ghiaccio morto, chiamata morena frontale. Quando quella diga cede, l’acqua si riversa a valle in modo improvviso. Il fenomeno ha un nome tecnico, GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), ed è già responsabile di alluvioni improvvise in diverse aree alpine, in Svizzera, in Austria e in Trentino.nuovi-òlaghi-eawagNon è fantascienza: è un rischio reale che i gestori dei parchi nazionali e delle aree alpine monitorano attivamente. Alcuni percorsi di alta quota in Svizzera e in Italia sono stati modificati proprio per tenere conto della presenza di questi nuovi bacini.

Cosa significa per chi frequenta la montagna

Per un escursionista o un trail runner che sale in quota, questi laghi sono una delle novità più sorprendenti degli ultimi anni. L’acqua è fredda, spesso turchese per la presenza di sedimenti glaciali in sospensione, circondata da roccia appena emersa dal ghiaccio che non ha ancora sviluppato vegetazione. È un paesaggio lunare, privo della patina verde che copre le valli alpine più conosciute.
Alcuni di questi bacini sono già raggiungibili con percorsi esistenti, anche se non sempre segnalati nelle guide. L’area del Gornergletscher, l’alta Val de la Mare in Trentino, e certe zone del massiccio dell’Adamello sono accessibili a chi conosce la quota e le condizioni.
Il paradosso: il cambiamento climatico sta cancellando un paesaggio e ne sta creando un altro. Quello che si vede adesso in quota è qualcosa che nessun alpinista dell’Ottocento ha mai visto, e che tra cinquant’anni sarà probabilmente già diverso.

Foto Pexels, Trentino.info,https://www.visitvaldisole.it/, EAWAG

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