Fat Bike: nelle bici “grasso è bello”

È da un po’ che frugo in Internet per ammirare questo nuovo fenomeno delle fat-bike, che in America è già in esaurimento e che in Italia non è ancora arrivato. O meglio, sta arrivando molto lentamente.

Era difficilissmo trovarne una, finchè qualcuno non ci ha pensato per me (per il mio compleanno): il mio compagno Alberto insieme al suo amico Franco, annusato il mio desiderio di affiancare alla mia bicilindrica una bicicletta di “spessore”, hanno deciso di affrontare le colline parmensi, in quel di Collecchio, per andare alla ricerca di un posto dove le bici vengono messe all’ingrasso: il Bike Cafè Shop di Paolo Magni, un locale al di fuori di ogni sospetto, camuffato da bar e caffetteria, ma che nasconde (si fa per dire) un vero e proprio ristoro per tutti gli appassionati di biciclette.

Gustando un panino o sorseggiando un caffè tra amici, si respira un aroma diverso: quello della passione che ti fa stare ore a parlare dei percorsi più suggestivi appena esplorati, del fascino della ruggine sul telaio, del manubrio appena cambiato, di come aggancia il pignone, del carbonio, dell’acciaio o dell’alluminio e della prossima gita fuori porta.
Un mondo che unisce il presente, il passato e il futuro. E quando il futuro non è facile da intuire e a volte nemmeno da accettare, ci voleva un visionario come Paolo per avere l’intuizione giusta.

In primo luogo quando nel settembre 2012 ha deciso di fare il grande passo aprendo il suo Bike Cafè Shop a Collecchio (la scelta non è stata casuale, visto che il negozio è vicinissimo a uno dei più bei parchi della provincia di Parma), lasciando il suo lavoro sicuro (nel mondo della fotografia digitale in una società di famiglia); in secondo luogo perché non vende biciclette normali, ma “oggetti” di ultima generazione da vero appassionato, quello che la bicicletta la vede quasi come un’opera d’arte. Tra questi ha portato in Italia il genere Fat Bike, una bicicletta grande e grossa nata per il cicloturismo, super attrezzata che è diventata ora un oggetto di culto. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e il fenomeno fat bike.

Da dove cominciamo? Hai mollato tutto per rischiare con un’attività imprenditoriale insolita in un periodo di crisi. Chi o cosa te l’ha fatto fare?
Proprio perché il lavoro non andava così bene, stavo cominciando a dare corpo ad un’idea che covavo da un po’ di tempo. Sono nato con due pedali e due ruote, un nonno “meccanico in casa” e una grandissima passione per la bicicletta, quindi per me è stato facile pensare di realizzare qualcosa inerente le bici. Ho girato con mia moglie il mondo in lungo e in largo allo scoperta di idee sulle due ruote. Nel 2012 ho aperto il Bike Cafè Shop. Mi è venuto naturale.

Cos’è esattamente il Bike Cafè Shop?
Il format del Bike Cafè Shop non l’ho inventato io, tengo a precisarlo; esistono altre realtà in Italia che nascono con questo spirito, come l’Up Cycle Cafè di Milano. Io però ho voluto dare un tocco in più: nel mio negozio entrano quasi esclusivamente appassionati di bicicletta (non i ciclo suonati, equiparabili agli smanettoni con moto da strada) che, oltre a condividere esperienze e conoscenze davanti ad un panino o un cafè, possono vedere all’opera i meccanici mentre sistemano o preparano le biciclette. Il mio valore aggiunto è proprio l’officina, dove il cliente può seguire di persona l’evoluzione del suo mezzo, e non solo.

So che tra le tue “opere” hai ristrutturato di recente anche una vecchia Umberto Dei che ti ha dato grande soddisfazione; e con il “nuovo” come ti comporti?
Ho appena finito di customizzare una Dei (telaio del 1949 con ancora i freni a bacchetta): l’ho trasformata in single speed, e ho invertito la trasmissione e montato al contrario il manubrio e il fanale. In stile anni Quaranta ho riverniciato i cerchi in bianco e rosso, mantenendo la ruggine sul telaio. Questo è il mio lavoro, ma sono molto attento anche alle nuove tendenze. Ecco perché ho cominciato ad esplorare il mondo delle Fat Bike americane. Mi sono letto tutta la storia, per la cronaca la Fat Bike è nata in Minnesota per necessità, perché lì nevica per 8 mesi l’anno. E’ lì che ho scoperto la SURLY di Bloomington, l’azienda di biciclette che inizialmente aveva sperimentato la bici con ruote gemellate e che poi è approdata alle gomme grosse e grasse (dai 4 ai 5 pollici). Così ho cominciato ad importare le prime Fat Bikes. E altri materiale tecnologici: siamo importatori DannyShane e cerchiamo rivenditori in Italia!.

Oggi quante se ne vedono in Italia? Come gira il mercato?
Oggi se ne vedono veramente poche. In Italia il mercato deve ancora crescere. Le case italiane non rischiano e quindi non hanno prodotto nessun modello. All’Eurobike 2014 ho visto i nuovi modelli 2015 di Fat Bike prodotte solo da aziende americane che sono già nel mercato con modelli di mountain bike elaborati, il che riduce drasticamente il rischio d’impresa. Bisogna poi saper riconoscere la qualità oltre che il design di questi mezzi. Solo per fare un esempio, SURLY produce Fat Bike rigorosamente in acciaio inossidabile, proprio perché sono biciclette da “sbarco”, alla mercè delle intemperie e – geniale! – perché se ti si rompe un pezzo, è più facile trovare un contadino nella remota campagna con una saldatrice che non un’officina organizzata dove ti dicono che devi per forza cambiare il pezzo. Addirittura puoi montare il pignone anche sulla ruota anteriore per poterla sostituire con quelle posteriore nel caso in cui rompi il cambio (con un sistema rapido di aggancio della catena). Questo favorisce soprattutto l’escursionista solitario.

Cosa ti diverte di questo tipo di bicicletta?
Sono belle al naturale, ma a me piace allestirle in base alla richiesta dei miei clienti. Esistono molti accessori che rendono la Fat Bike una bicicletta multiuso: i portapacchi che possono essere montati sia davanti che dietro ad altezze diverse, le borse che possono essere laterali, singole, doppie e anche la frame bag, un marsupio da posizionare la centro del telaio dove inserire oggetti piccoli di uso veloce (documenti, cellulare, chiavi, ecc). Poi mi diverto con le gomme e i cerchi: quella di Federica ha montate delle gomme da 4 pollici tassellate, ma so che lei la userà anche in città quindi le ho procurato le gomme semi slick con scalinatura per il drenaggio dell’acqua in caso di pioggia forte. E poi sono sempre curioso di vedere i modelli nuovi: mi è arrivata la nuova Surly Ice Cream Truck, tutta blu glitterata che riprende il colore del ghiaccio e monta gomme da 5 pollici: una vera bici da inverno!

Gli americani tendono sempre ad aggregarsi e a fare raduni per esibire il proprio mezzo personalizzato: tu organizzi uscite?
Cerco di organizzare sempre qualcosa di divertente e di utile per i miei clienti; ho realizzato un corso Mtb per bambini, fatta da noi guide dell’accademia nazionale mountain bike, ed è stato un successo.

Qual è il futuro?
Senza dubbio la gravel bike (ghiaia), una bicicletta per le strade sconnesse. o strade bianche, il pavè e i sanpietrini, dotata di un telaio da corsa, non troppo estremo, gomme leggermente maggiorate e con un po’ di attrito e di una cavalcata comoda (telaio) per resistere nelle lunghe distanze. Una bici multiuso, ma agile, che a breve prenderà il posto di quella a scatto fisso. Ma questa è un’altra storia…

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