Italian Bike Festival: il futuro della bicicletta elettrica secondo Trek

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Era inevitabile che, passeggiando lungo i viali dell’Italian Bike Festival 2020 di Rimini in corso durante questo weekend, avremmo constatato che il numero di e-bike a pedalata assistita esposte negli stand fosse elevatissimo, forse anche superiore a quelle “non elettriche”.
Ed è altrettanto inevitabile provare ad immaginare come sarà il nostro futuro, piacevolmente rivoluzionato da questo nuovo modo di vivere la bicicletta. Cioè la bicicletta elettrica.

Italian Bike Festival: il futuro della bicicletta elettrica secondo Trek

Abbiamo provato ad andare a fondo della questione insieme a Davide Brambilla, Contry Manager di Trek Italia, uno dei più noti brand a livello mondiale che fa dell’elettrico il proprio punto di forza.

Come sarà il mercato della bici a pedalata assistita tra dieci anni? In quale ambito c’è il maggior margine di crescita?
Il mondo della pedalata assistita di questi tempi sta subendo un’accelerazione impressionante. Tutto è cominciato 4 o 5 anni fa, all’inizio soprattutto nell’ambito della MTB perchè in salita e sullo sterrato il motore ha un impatto più rilevante e la domanda era superiore. Poi l’effetto del lockdown ha dato stimolo alla crescita dell’elettrico anche in città perchè, crescendo la necessità di spostarsi con il giusto distanziamento, la bicicletta è stata preferita ai mezzi pubblici. Il futuro del commuting (pendolarismo, ndr) è certamente con un mezzo elettrico. Nei prossimi anni la crescita del mercato dell’elettrico avverrà soprattutto nel mercato City – quindi nel prodotto trekking o ibrido. E non dimentichiamo un’altra categoria che sta crescendo in modo sostanziale – quella della bici da corsa con pedalata assistita che, fino a un anno e mezzo fa, era poco sentita mentre ora si sta manifestando in maniera decisamente più incisiva.

Fino ad ora il mercato Urban è stato sottovalutato dalle aziende che producono bici a pedalata assistita? Viene da pensare che le grandi aziende italiane e americane abbiano lasciato il mercato a quelle cinesi, dato che il prodotto Urban ha bisogno di meno tecnologia e garantisce meno margini di guadagno rispetto a una MTB.

Come saranno quindi le bici elettriche da città del futuro? Vedremo motori diversi per le esigenze urbane? Il mercato sarà sempre riservato alle bici low cost?
Oggi sta cambiando l’approccio del consumatore. È una evoluzione naturale. Prima alcuni prodotti cinesi avevano fatto credere che si potesse avere un prodotto City elettrico da 800 euro. Va da sè che la tecnologia dei motori “occidentali” sia molto più sofisticata e affidabile. Questo tipo di percezione sta cambiando e il consumatore comincia a comprendere che in città difficilmente si possa trovare un prodotto di qualità sotto i 2000 euro. Nei paesi nordici ciclisticamente evoluti il prezzo medio di una pedalata assistita urbana è già intorno ai 3000 euro. È una questione di approccio culturale alla bici, dell’abitudine del consumatore a usare prodotti di estrema qualità, comprendendone l’importanza.

Al di là della questione delle ciclabili, forse il tema più importante è quello di portare il limite di velocità per le biciclette a pedalata assistita a 45 km/h...
Anche in questo caso è un fatto culturale.

I ciclisti dei paesi dove la legge permette di arrivare a queste velocità in strada “non se ne approfittano” per fare gare sulle ciclabili, per sfrecciare a pochi centimetri dal prossimo nè modificano i motori perchè arrivino a 70 km/h…
Il problema culturale sta anche a motne del consumatore finale. Sta nelle leggi. Aprire il mercato e la circolazione alle bici elettriche che arrivano a 45 km/h cambierebbe le abitudini della gente. Purtroppo siamo in italia e le procedure per le immatricolazioni sono devastanti. Quindi si fatica a comunicare un prodotto nonostante possa fornire dei vantaggi impressionanti”.

Diciamocela tutta: se ci fossero bici elettriche che fanno i 45 km/h a Milano la vendita degli scooter si dimezzerebbe
Il prodotto e il motore sono fondamentalmente gli stessi delle bici attualmente in vendita: basta risettare il software del motore e della batteria e apportare altri minimi aggiustamenti sui sistemi di frenata e sull’affidabilità per trasformare una bici elettrica tradizionale che arriva a 25 km/h in una che raggiunge i 45. Il problema sono le leggi perché noi italiani amiamo complicare e non semplificare. La questione gira attorno all’immatricolazione della bici ma anche alla targatura, all’assicurazione e all’omologazione del caschetto (pare che sia stato richiesto l’uso del casco da moto per andare in bici mentre nei paesi scandinavi basta un casco di derivazione ciclistica, ndr). Sono problemi che in altri paesi non esistono.

E come sarà invece la bici elettrica tra dieci anni?
Vedremo delle biciclette con motori sempre più piccoli e performanti, sempre più leggeri e meno invasivi, con batterie che dureranno molto a lungo. Già tra quattro o cinque anni non riusciremo a riconoscere una bici elettrica da una muscolare. Nel 2025 è previsto che, sia a livello globale che a livello italiano, il mercato dell’elettrica varrà il 50% del totale, forse di più. Oggi siamo tra il 20 e il 25%.

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