Ad appena 30 minuti di strada da Rennes, superate le colline che annunciano le prime correnti dell’Oceano Atlantico, si rivela un angolo di Francia nord-orientale carico di memorie antiche. Questa porzione di territorio, storicamente nota come Marche di Bretagna, costituiva il baluardo di confine tra il Ducato bretone e le potenze confinanti di Normandia, Angiò e Maine. Proprio nel punto in cui si incrociavano le grandi vie del commercio e i destini delle dinastie, sorge una struttura difensiva che sfida lo scorrere del tempo dall’anno 1000. Parliamo del maestoso Castello di Fougères, adagiato in una configurazione geografica alquanto bizzarra: emerge dal fondovalle scavato dal fiume Nançon.
Contrariamente alla logica militare che predilige le vette montane, questa imponente costruzione si sviluppa su uno sperone roccioso di scisto protetto naturalmente dai rilievi circostanti e dalle zone acquitrinose formate dal corso d’acqua. L’architettura in pietra, sopravvissuta ai mutamenti storici, rappresenta oggi la più vasta struttura fortificata di epoca medievale meglio conservata nell’intero continente europeo. Una passeggiata ravvicinata consente di cogliere l’essenza di un’epoca dominata da cavalieri e re, svelando le alterne fortune di un presidio nato per la guerra e trasformato dalla pace.
Dalle prime palizzate di legno ai cannoni ducali: breve storia del Castello di Fougères
La nascita dell’insediamento risale all’inizio dell’XI secolo, quando i primi signori locali scelsero l’ansa del fiume per edificare una classica fortificazione in terra e legname. La svolta strutturale avvenne nel 1176 per mano del barone Raoul II. Dopo un devastante incendio appiccato dalle truppe di Enrico II, re d’Inghilterra, il bretone guidò la rinascita del sito utilizzando i materiali estratti dai rilievi vicini. Lo scisto locale, economico e abbondante, andò a formare la spina dorsale delle cortine murarie, mentre il prezioso granito venne riservato alle rifiniture delle finestre, delle porte e delle basi delle torri per garantire la massima resistenza.
Foto: “Fougères (Ille-et-Vilaine)” di Daniel Jolivet, CC BY 2.0
La pianta assunse una caratteristica forma a mezzaluna, studiata appositamente per assecondare l’andamento del terreno. Nel XIV secolo, sotto la gestione dei conti di Alençon, la fortezza si arricchì di una splendida area residenziale, di una cappella e di spazi destinati alla vita quotidiana della guarnigione. Il secolo successivo vide l’intervento diretto dei duchi di Bretagna, i quali affrontarono l’avvento delle armi da fuoco edificando possenti strutture cilindriche adatte a ospitare l’artiglieria leggera, come la Torre Raoul e la Torre Surienne.
Nel 1532, il matrimonio tra la duchessa Claudia di Bretagna e il re Francesco I di Francia sancì l’unione definitiva del ducato alla corona francese. Venuta meno l’esigenza di presidiare il confine, la fortezza perse l’originaria utilità strategica, cambiando radicalmente impiego nel corso dei secoli successivi. Le antiche sale ospitarono dapprima i governatori militari, poi un carcere nel XVIII secolo e persino un calzaturificio in piena rivoluzione industriale, prima che il comune acquistasse la proprietà nel 1892 per avviarne il restauro definitivo.
Foto: “Fougères (Ille-et-Vilaine)” di Daniel Jolivet, CC BY 2.0
Un labirinto di pietra tra camminamenti e cortili
L’esplorazione del Castello di Fougères (che è esteso su ben 2 ettari di superficie complessiva) rivela una complessa architettura militare perfettamente leggibile. Il sistema difensivo si compone di 3 grandi cortili interni, concepiti per intrappolare gli assalitori in una sequenza di sbarramenti successivi. Varcando l’ingresso originario, protetto un tempo da una pesante saracinesca e da un ponte levatoio in legno che superava il fiume Nançon, ci si ritrova nella grande corte bassa. Questo spazio costituiva il cuore pulsante delle attività quotidiane medievali, dove operavano maniscalchi, stallieri e artigiani, e in cui la popolazione cittadina cercava rifugio in caso di assedio.
Il perimetro esterno è scandito da 13 torri difensive che interrompono le mura. Le prime torri a pianta quadrangolare, tra cui si fanno notare la Torre Coëtlogon e la Torre Saint-Hilaire, testimoniano le tecniche costruttive più antiche. Successivamente si passò alla realizzazione di strutture perfettamente circolari, quali la Torre Hallaye e la Torre Guémadeuc, introdotte per eliminare gli angoli ciechi e resistere meglio ai colpi delle macchine da lancio.
Il percorso di visita si sviluppa lungo il cammino di ronda elevato, da cui si gode una vista straordinaria sulle antiche case a graticcio del quartiere storico denominato bourg Vieil. La salita dei gradini interni conduce ai locali superiori, dove feritoie, caditoie e merli illustrano l‘evoluzione dell’arte della guerra. L’uscita dalla fortezza indirizza i passi verso la monumentale Porta Notre Dame, l’antico accesso stradale che immette direttamente nel tessuto urbano vecchio della cittadina a sua volta dominato dalla vicina chiesa di Saint-Sulpice.
Foto: By Gerd Eichmann – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
I tre belvedere fotografici e la sentinella della fata
L’elemento architettonico più impressionante dell’intero complesso è rappresentato dalla maestosa Torre Mélusine, un mastio circolare che svetta per 30 metri d’altezza con mura perimetrali spesse ben 3,5 metri. Si tratta di una massiccia costruzione che deve il nome alla celebre figura leggendaria della fata del folklore locale, protettrice della dinastia di Lusignan, che per lungo tempo mantenne il controllo del feudo. Oggi la sommità della struttura offre uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intera regione delle Porte di Bretagna.
Per gli amanti delle immagini, la fortezza riserva tre angolazioni fotografiche straordinarie:
- Sul lato destro dell’ingresso principale: da dove si abbraccia l’intero fronte murario lambito dalle acque fluviali.
- Sul camminamento compreso tra la Torre Raoul e la Torre Surienne: ideale per catturare il profilo del giardino pubblico cittadino e i tetti della città bassa.
- Il tratto di mura che collega la Torre Surienne alla Torre Mélusine: regala uno sguardo d’insieme sulla complessità dei cortili interni, mostrando il contrasto cromatico tra la pietra grigia e il verde del giardino della Val Nançon.
Foto di copertina: By Krzysztof Golik – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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