Situato nel comune di Tragöß, in Austria, il Grüner See rappresenta un fenomeno geologico e idrico fuori dal comune. Questo cristallino specchio d’acqua, durante i mesi invernali appare come un parco pubblico quasi asciutto, caratterizzato da sentieri polverosi, panchine in legno e piccoli ponti che attraversano conche poco profonde.
Con l’arrivo della primavera, invece, il calore solare scioglie le nevi perenni della catena montuosa del Hochschwab, permettendo all’acqua gelida di scivolare lungo i versanti carsici e riempire la depressione del terreno fino a sommergere completamente la vegetazione sottostante. Dopo mesi di scomparsa, dunque, il lago riappare nella sua vesta più pittoresca.
Il livello idrico raggiunge il picco massimo tra maggio e giugno, toccando profondità di circa 12 metri. In questo periodo, l’erba fresca e i prati fioriti finiscono sommersi, rimanendo perfettamente visibili attraverso uno strato liquido di estrema purezza.
Il segreto del colore smeraldo e il soprannome iconico
Il soprannome ci svela un’altra magia: è conosciuto anche come “Caraibi delle Alpi“. Il motivo risiede nelle sfumature cromatiche straordinarie che assume sotto la luce zenitale. A differenza dei mari tropicali, però, la tinta verde brillante non dipende da fondali corallini, bensì dalla rifrazione luminosa sull’erba sommersa e sulla roccia calcarea bianchissima.
La luce attraversa l’acqua povera di sedimenti, colpisce il manto erboso del fondo e torna verso l’occhio umano carica di pigmenti verdi vividi. Le vette circostanti (maestose, occorre dirlo) fungono da cornice protettiva, mantenendo il microclima ideale affinché questa trasformazione avvenga con precisione millimetrica anno dopo anno.
Risulta affascinante osservare come le foglie degli alberi situati lungo le sponde rimangano parzialmente immerse, mettendo in scena un paesaggio emozionante.
Tutela ambientale e fine dell’era subacquea
In passato, il sito attirava schiere di subacquei desiderosi di scattare fotografie mentre sedevano sulle panchine sott’acqua o attraversavano i sentieri pinneggiando. Questa attività ha rischiato di compromettere il delicato equilibrio chimico del bacino: il movimento delle pinne sollevava il sottile strato di limo, rischiando di opacizzare definitivamente la trasparenza leggendaria della conca.
Dal primo gennaio 2016, le autorità locali hanno imposto un divieto totale di balneazione, nuoto e immersioni. Tale scelta serve a preservare la purezza della risorsa idrica e a garantire che il ciclo naturale prosegua senza interferenze umane. Oggi i visitatori possono ammirare lo spettacolo solo dalle sponde esterne, seguendo percorsi tracciati che garantiscono la sicurezza del terreno e la protezione della flora alpina circostante.
Dinamiche di svuotamento e ritorno al paesaggio terrestre
Superato il mese di giugno, l’afflusso di acqua di fusione rallenta drasticamente. Il lago inizia a ritirarsi gradualmente attraverso il drenaggio naturale del terreno poroso. Entro l’autunno, gran parte dello specchio d’acqua sparisce, lasciando riemergere le strutture del parco. Le panchine tornano a essere utilizzabili dai passanti e i sentieri si asciugano, pronti per ospitare escursionisti durante il periodo autunnale e invernale.
Questo ritmo binario definisce l’identità del luogo: un’entità che nasce dalla neve e muore con l’arrivo dei primi freddi, per poi rinascere con l’inizio del nuovo ciclo solare.
Foto Canva
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