Nell’immaginario di molti, la Grecia è sinonimo di passeggiate rilassate e panorami emozionanti. Tutto ciò è certamente vero, ma è altrettanto reale che questo sorprendente paese cela luoghi cui la roccia smette di essere solo pietra e diventa preghiera. È il caso dell’incredibile Monastero di Panagia Hozoviotissa che, oltre a rappresentare il punto di rottura tra la terra e il cielo, sfida le leggi della fisica da quasi 1000 anni.
Ci troviamo ad Amorgos, l’isola più orientale delle Cicladi, in cui questo paradosso architettonico lungo 40 metri e largo appena 5 è letteralmente incollato a una scogliera che precipita per 300 metri verso l’Egeo. Fondato più di 9 secoli fa sotto Alessio I Comneno per proteggere un’icona della Vergine giunta miracolosamente via mare dalla Palestina (almeno secondo la tradizione), oggi è un affascinante baluardo di silenzio e pietra che pare reggersi per miracolo.
La scalata verso l’infinito: trekking tra roccia e sale
Visto dal mare, il Monastero di Panagia Hozoviotissa appare come una ferita di luce nella parete scura. Ma la vera prova inizia a terra: per raggiungerlo bisogna misurarsi con il carattere selvaggio delle Cicladi, battute dal vento Meltemi e scaldate da un sole che difficilmente concede tregua. Il sentiero si arrampica lungo il costone roccioso, trasformandosi presto in una scalinata monumentale di circa 300 gradini di pietra irregolare. È un’ascesa faticosa che mette alla prova gambe e sensi, eppure ogni passo verso l’alto svela una prospettiva nuova sul blu dell’Egeo che sembra farsi sempre più profondo.
Questo percorso è una deviazione del Paleatiani (Itinerario 1), il celebre trekking che percorre l’intera spina dorsale di Amorgos collegando la capitale Chora all’insediamento di Aegiali. Il terreno è roccioso, arido e crudo, ma una volta superata l’ultima rampa e varcata la minuscola soglia del monastero, la fatica svanisce e viene sostituita dalla sensazione di essere sospesi a metà strada tra l’abisso marino e la vetta della montagna.
Dentro il cuore del Monastero di Panagia Hozoviotissa
Varcata la minuscola porta d’ingresso, l’ampiezza dell’orizzonte scompare per essere sostituita da una penombra fresca e protettiva. L’architettura interna è un labirinto verticale, con 8 livelli collegati da scale strette e con pareti che, spesso, sono costituite dalla roccia nuda della montagna.
Lo sforzo della salita viene tradizionalmente premiato dai monaci con un bicchierino di psimeni raki, il liquore locale al miele e cannella, accompagnato da un loukoumi (dolcetto tipico). Ma non è di certo tutto, perché ci si può muovere tra manoscritti preziosi, paramenti sacri e l’icona miracolosa della Vergine giunta da Oriente.
Il percorso culmina in un balconcino così stretto e proteso nel nulla da dare l’illusione di trovarsi sulla prua di una nave di pietra. Da questo osservatorio privilegiato, la verticalità della scogliera si azzera e resta solo il dominio dell’azzurro.
Info utili per il visitatore
Per visitare il Monastero di Panagia Hozoviotissa occorre tenere a mente che serve decoro: pantaloni lunghi per lui, gonna lunga per lei (spesso fornite all’ingresso, ma meglio essere pronti), sono obbligatori, così come è fondamentale coprirsi le spalle. Gli orari di apertura abituali, invece, sono 08:00-13:00 e 17:00-19:00.
Ricordatevi di indossare anche scarpe con un buon grip. Il fatto che siano “solo” gradini, infatti, non riduce i rischi: la pietra è lucida e scivolosa.
Foto Canva
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