Non sono molte le località che vantano la densità stratigrafica di questo insediamento situato nell’estremità meridionale dell‘Albania. Le pietre grigie che compongono le fondamenta del Parco Archeologico di Butrinto risalgono ai Caoni, popolazione di stirpe greca stanziata nell’Epiro ben prima dell’arrivo dei legionari romani.
La leggenda attribuisce la nascita della città a Eleno, figlio di Priamo, fuggito dalla distruzione di Troia verso lidi occidentali. Tale narrazione conferisce al sito un’aura epica, confermata dalla presenza delle imponenti fortificazioni perimetrali. Sono delle strutture difensive formate da blocchi incastrati a secco, talmente pesanti da suggerire interventi di giganti mitologici. La Porta del Leone, battezzata così per il rilievo raffigurante un predatore intento a divorare la testa di un toro, proteggeva l’accesso principale garantendo sicurezza agli abitanti contro incursioni dal mare Adriatico. E poi ci sono i canali e un fenomeno particolare, elementi che la fanno somigliare a una sorta di “Venezia Archeologica”.
Il culto del benessere e l’Asclepion di marmo
Il centro nevralgico della vita sociale di Butrinto ruotava attorno al santuario dedicato ad Asclepio, la divinità della medicina. I fedeli frequentavano il santuario per riti di guarigione e per atti di liberazione degli schiavi. Gli scavi hanno riportato alla luce un teatro semicircolare risalente al III secolo avanti Cristo, in grado di ospitare circa 2.000 spettatori.
I gradini di pietra calcarea conservano ancora iscrizioni riguardanti la liberazione degli schiavi, atti legali incisi per durare nei millenni. Accanto alla scena teatrale sorgono i resti delle terme, pavimentate con mosaici geometrici che testimoniano il lusso raggiunto durante l’epoca imperiale. Gli architetti di Roma ampliarono la zona urbana trasformando la colonia in un porto strategico per il controllo dei traffici verso la Grecia continentale.
Il fenomeno dell’innalzamento dell’acqua
Una delle unicità di Butrinto risiede nel suo rapporto simbiotico e conflittuale con l’elemento liquido. A differenza di Pompei o dei fori romani, qui le strutture antiche combattono costantemente contro l’innalzamento della laguna. Un fenomeno che rende i pavimenti dei templi specchi d’acqua naturali, trasformando le rovine in una sorta di Venezia Archeologica immersa nella macchia mediterranea.
Osservare le tartarughe d’acqua dolce nuotare sopra i mosaici romani del II secolo rappresenta un’esperienza visiva impossibile altrove. Tale ecosistema umido ha permesso la conservazione di reperti organici e pietre che, in climi più secchi, avrebbero subito un’erosione differente.
Cristianesimo primitivo e geometrie musive
Spostando lo sguardo verso le fasi tardo-antiche, a catturare l’attenzione è il Battistero di Butrinto, uno dei più grandi dell’area balcanica. Questo edificio circolare vanta un pavimento decorato con 64 medaglioni realizzati con tessere policrome. Le immagini ritraggono animali marini, uccelli esotici e tralci di vite, simboli complessi legati alla rigenerazione spirituale.
La manutenzione di tali tesori richiede spesso uno strato protettivo di sabbia per preservare i colori naturali dall’ossidazione atmosferica. Poco distante, la Grande Basilica manifesta l’importanza religiosa del posto durante il periodo bizantino. Le navate spoglie mantengono un’eleganza austera, mentre le finestre arcuate lasciano filtrare la luce radente del tramonto, illuminando i profili delle colonne sopravvissute ai terremoti e alle piene del fiume Pavllo.
La fortezza veneziana e la dominazione dei mari
L’influenza della Serenissima lasciò un’impronta indelebile sulla morfologia del territorio. I veneziani edificarono strutture militari per proteggere le peschiere, risorsa economica fondamentale per la Repubblica. La torre triangolare domina il Canale di Vivari, passaggio naturale che collega il bacino interno al mare aperto.
Tale avamposto serviva a monitorare le rotte marittime e a difendere i magazzini di sale, mentre il castello situato sulla sommità della collina, oggi sede del museo archeologico, restituisce una vista panoramica sull’isola di Corfù, distante poche miglia nautiche. I sentieri che attraversano la fitta macchia mediterranea profumano di alloro e mirto, ombreggiando i resti delle ville patrizie sommerse parzialmente dall’innalzamento del livello idrico. La coesistenza tra acqua e architettura rende Butrinto un ecosistema fragile, tutelato dall’UNESCO proprio per questa sua natura ibrida e selvaggia.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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