Tra le colline andaluse, per la precisione nella provincia di Huelva, è custodito un segreto geologico antico migliaia di anni, ma che ancora sorprende chi lo scopre. Il sottosuolo di questo territorio, infatti, vanta una concentrazione massiccia di pirite e calcopirite, minerali ricchi di zolfo e ferro. Fin qui, niente di strano, ma solo perché, forse, c’è il sole: quando la pioggia penetra nelle fenditure rocciose, si scatena una reazione chimica naturale nota come drenaggio acido, che trasforma il letto del Rio Tinto in una striscia scarlatta permanente. Sì, un fiume rosso, come ci preannuncia il nome, uno scenario che, inevitabilmente, richiama la superficie di Marte. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che la NASA e altre agenzie spaziali considerano tale ecosistema un laboratorio a cielo aperto per simulare le condizioni di vita sul quarto pianeta del sistema solare.
Il bacino di Tharsis e le radici dell’Età del Rame
Prima di scoprire come visitare questo posto surreale, è necessario capire il contesto in cui si è formato. Il territorio di Huelva sorge sopra la Cintura di Pirite Iberica, che non è altro che una delle province metallogeniche più vaste della Terra, dove 5.000 anni fa le popolazioni dell’Età del Rame iniziarono a scalfire le rocce.
Fenici, Tartessi e Romani si stabilirono in questa zona per estrarre oro, argento e rame, metalli che finivano nelle monete dell’intero Impero Romano. L’attività umana ha rimosso montagne e spostato colline, creando un paesaggio in cui la natura originale è stata sostituita da un’architettura industriale involontaria. I resti di antiche scorie romane giacciono ancora oggi sotto gli strati di detriti più moderni, a dimostrazione di una continuità estrattiva quasi ininterrotta.
Lo sfruttamento delle miniere raggiunse il suo apice nell’Ottocento con l’arrivo dei capitali britannici. La Rio Tinto Company Limited plasmò l’intera regione, costruendo ferrovie e villaggi in perfetto stile vittoriano. Bellavista ne rimane l’esempio lampante, un quartiere inglese trapiantato nel sud della Spagna con campi da tennis e prati curati.
La Valle dei Giganti e la Corta Atalaya
Chi arriva nei pressi del Rio Tinto, dunque, nota che il paesaggio appare modellato da secoli di fatica umana. Lo dimostra, per esempio, la Corta Atalaya, ovvero il simbolo del potere industriale passato: è una delle miniere a cielo aperto più imponenti mai scavate. Le sue pareti gradonate scendono nelle profondità terrestri mostrando una stratigrafia di colori che variano dal giallo zolfo al viola scuro.
Un cratere artificiale che simboleggia l’epoca d’oro delle estrazioni, quando migliaia di operai scavavano il ventre della montagna per ricavarne rame e oro. Le scorie accumulate nei decenni hanno dato vita a dune artificiali prive di vegetazione che circondano il bacino, rafforzando l’aspetto alieno del territorio.
Binari d’epoca e orizzonti di ruggine
C’è persino un treno storico che percorre le vecchie tratte commerciali un tempo dedicate al trasporto dei materiali preziosi. Il visitatore può salire a bordo di vagoni in legno restaurati che sferragliano lungo le sponde color sangue, attraversando depositi di scorie che brillano sotto il sole iberico.
Le strutture metalliche dei vecchi moli di attracco, le locomotive abbandonate e i resti industriali mettono in scena un’atmosfera sospesa tra passato glorioso e abbandono suggestivo. Gli appassionati di fotografia trovano in questi chilometri di deserto minerario angoli di pura astrazione visiva, lontano dai classici circuiti turistici costieri.
Discese sotterranee e tunnel Romani
Oltre al treno, l’esplorazione prosegue a piedi dentro la Peña de Hierro. Si tratta di una miniera in cui i visitatori attraversano una galleria sotterranea di 200 metri fino a sbucare su un belvedere affacciato su un cratere scavato a cielo aperto.
Qui nasce ufficialmente il Rio Tinto e le sfumature della terra variano dall’ocra al viola intenso. Questa parte della visita permette di toccare con mano la roccia e comprendere meglio la fatica degli operai che, per secoli, hanno estratto minerali preziosi.
Percorsi trekking e vie Verdi
Gli amanti delle lunghe camminate possono sfruttare la Vía Verde de Riotinto. Parliamo di un sentiero che ricalca i tracciati ferroviari dismessi percorribile sia a piedi che in bicicletta. Si snoda attraverso vecchi ponti metallici e stazioni abbandonate, offrendo prospettive silenziose sul bacino minerario.
Esistono anche itinerari circolari, come quelli che partono da Nerva per arrivare a punti panoramici sopra le discariche di scorie.
Il Museo e la vita nel Barrio Inglés
L’esperienza si completa nel centro abitato di Minas de Riotinto, lì dove è custodito il Museo Minerario. Al suo interno si possono scoprire reperti archeologici e macchinari colossali, inclusa la riproduzione di una miniera romana.
A breve distanza sorge la Casa 21, un’abitazione vittoriana perfettamente conservata all’interno del quartiere di Bellavista.
Foto Canva
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