La Val Grande, non è solo quella piemontese famosa per la sua wilderness: ce n’è una anche in Lombardia,, fa parte della Val Camonica ed è altrettando selvaggia.
Sale da Vezza d’Oglio verso il cuore del Parco Nazionale dello Stelvio ed è una valle ampia, aperta, che non ha la verticalità drammatica di certe zone delle Alpi orientali. I versanti salgono con gradualità, coperti di larici e abeti sempreverdi, e in fondo al corridoio naturale che si apre davanti a te, le cime dell’Adamello occupano lo skyline silenziose. 
La prima cosa che penso, quando mi fermo a guardare, è che qualcuno avrà soprannominato questo paesaggio un ‘piccoo Tibet’ (ormain in Italia non si contano più. Somiglia a certi fondovalle himalayani. Non per la quota, non per la vegetazione, ma per quella sensazione di spazio che non comprime, che lascia respirare.
A metà ottobre, con la luce obliqua del mattino che colora i larici di giallo e arancio, l’effetto è ancora più forte.
Sono venuto qui per sentire il bramito del cervo, che si sente di solito fino a metà-fine ottobre.
Siamo negli ultimi giorni stagionali in cui è possibile, e la Val Grande è uno di quei luoghi dove i cervi ci sono davvero, in numero consistente. Circa 700 esemplari sono censiti nel comprensorio del Parco dello Stelvio che si estende in questa porzione di Val Camonica.
Come si arriva e come funziona la salita
Da Vezza d’Oglio (1.080 m), piccolo comune della Val Camonica in provincia di Brescia, si entra in Val Grande seguendo il corso del torrente. Ci sono due opzioni: partire a piedi dal paese e affrontare una salita di circa 2 ore e mezza, oppure percorrere in auto la strada che sale nella valle fino al punto in cui la carreggiata finisce, parcheggiare e salire a bordo della navetta che porta al punto di attacco del sentiero, da dove bastano circa un’ora e mezza per arrivare al rifugio.
Il sentiero che sale è segnato come Alta Via Camuna n. 2, classificato EE per i tratti più alti verso i passi, ma la prima parte, quella che porta al rifugio, è comoda e adatta a tutti: il dislivello si accumula gradualmente, senza strappi, attraverso pascoli e tratti di bosco rada. Una camminata in cui si parla, ci si guarda intorno, ci si ferma ad ascoltare.
Il bramito dei cervi
Il cervo lo senti senti improvvisamente, come se qualcuno avesse alzato il volume del bosco. Un suono roco, una specie di rutto potente, che rimbalza tra i versanti e, sì, ti emoziona. Il bramito del cervo è il segnale che la stagione degli amori è in corso.
I cervi si muovono sui versanti durante il giorno, più in quota.
La mattina presto e la sera, scendono verso il fondovalle e si raggruppano. Con un binocolo si riesce a distinguere i maschi, con il palco già sviluppato, dalle femmine che li osservano a distanza.
Non sono animali granché avvicinabili, ma non è quello il punto. Il punto è camminare lungo la vallata sapendo che lì ci sono, aspettarli, seguire il suono verso la direzione giusta. È una forma di attenzione che non si usa spesso, un safari innocuo che ti fa stare bene.
Ho trascorso ore la mattina presto a salire lentamente sul versante sopra il rifugio, binocolo a tracolla. Ho sentito il bramito quattro o cinque volte. Ho visto tre maschi che si fronteggiavano a trecento metri di distanza.
Sono tornato al rifugio con quella sensazione rara di aver assistito a qualcosa di reale, non organizzato per me. Idem la sera, quando un branco di 23 cervi si è radunato lungo il torrente.
Il Rifugio Saverio Occhi: dormire a 2 mila metri
Il Rifugio Saverio Occhi si trova a 2.047 metri, in una posizione panoramica sul fondovalle aperto, con l’Adamello che chiude l’orizzonte a nord. Gestito da tre ragazzi che ci hanno messo cura e attenzione, è una struttura pulita, ben tenuta, con 48 posti letto in camerata o camere doppie. La cucina è semplice ma sostanziosa.
Restare a dormire al rifugio è la scelta giusta. Non solo per il bramito dell’alba, ma per quello che succede la notte.
La Via Lattea da qui si vede. Non la traccia sbiadita che a volte si intravede vicino alle città, ma la striscia densa che occupa metà cielo e fa capire perché per millenni ci hanno costruito sopra mitologie intere.
Con zero inquinamento luminoso intorno, il cielo della Val Grande in una notte di ottobre senza luna è uno di quegli spettacoli da cui non ti staccheresti mai.
C’è un’altra valle del Parco dello Stelvio dove ascoltare il bramito dei cervi, la Val Zebrù.
Le escursioni dal rifugio
Il Rifugio Occhi è un ottimo punto di partenza per chi vuole spingere più in alto. L’Alta Via Camuna prosegue verso nord attraverso la Val Grande fino alle quote d’alta montagna. Salendo oltre il rifugio si raggiunge progressivamente il Passo di Pietra Rossa, a circa 3.050 metri, con un tratto su terreno morenico e roccia che richiede attrezzatura adeguata e un po’ di esperienza. La tappa successiva porta al Bivacco Linge (2.273 m), con un passaggio attrezzato su una scarpata rocciosa particolarmente scenografico.
Per chi preferisce restare su quote più tranquille, i pianori attorno al rifugio si esplorano facilmente seguendo i versanti verso est, dove la presenza dei cervi è più costante. Tutta la zona fa parte del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei parchi alpini più estesi d’Europa, e la fauna che si incontra non si limita ai cervi: lungo i versanti più alti si trovano camosci, stambecchi e marmotte, e in quota non è raro vedere planare un’aquila reale.
Info pratiche
Vezza d’Oglio si raggiunge da Brescia via Valle Camonica, uscita Edolo sulla SS39, poi si risale la Valle Camonica verso nord. Dal casello di Brescia Centro sono circa 100 km, un’ora e tre quarti di strada. Dalla stazione di Edolo (raggiungibile con il Trenord da Brescia e da Iseo) Vezza d’Oglio è a circa 15 km.
Il Rifugio Saverio Occhi è aperto da maggio a fine ottobre. Per pernottamento e pasti è consigliata la prenotazione, specialmente nel periodo del bramito (settembre-ottobre), che è anche uno dei più frequentati. Il sentiero principale è classificato EE (Escursionisti Esperti) per i tratti alti, ma la camminata da Vezza al rifugio è adatta a tutti con scarpe da trekking.
Periodo migliore per il bramito: dalla seconda metà di settembre a fine ottobre. All’alba e al tramonto è il momento in cui i cervi sono più attivi e il suono si sente meglio.
Foto Martino De Mori
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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